A Ferranova i treni arrivano sempre in ritardo!

La Signora Evelina!

A Ferranova i treni arrivano sempre in ritardo. Per quale motivo non lo so. E io, che mi chiamo Mario e sono il capostazione da 30 anni, vi posso assicurare che mai e – dico mai – un treno sia arrivato puntuale. Questo dà la possibilità alle persone di fermarsi (visto che oggi si va sempre di corsa) e come, per una strana atmosfera, c’è sempre qualcuno che comincia a raccontarsi.

La prima ve la racconto io. E’ una storia che mi è rimasta nel cuore. Da allora sono diventato il testimone di tanti racconti in questa stazione un po’ “magica“. Storie di vita.

Lavoravo da alcuni mesi alla stazione, ero giovane e insofferente verso quel mestiere, ma era il cosiddetto “posto fisso.”

Era il 2 Febbraio (me lo ricordo bene!) e faceva un freddo incredibile, il vento gelido sferzava l’aria, gli alberi sembravano sul punto di spiccare il volo. Io me ne stavo al caldo, quel mattino si videro due tre persone prendere il treno. Ad un certo punto, vidi una donna anziana attraversare il piccolo atrio della stazione e dirigersi verso il binario.

Era piccoletta, portava un bel cappotto col collo di pelliccia e un cappello nero con la veletta.

“Signora, Signora…” – la chiamai – “il treno arriverà tra più di un’ora!”

Lei non si voltò, ma mi fece un segno con la mano. 

“Si buscherà una bronchite!” pensai. Poi, mi feci un’alzata di spalle. Sì, allora ero un ragazzotto superficiale.

Dopo un po’, passò a salutarmi il mio amico Gualtiero. “Ehilà, Mario. Oggi non si vede nessuno, eh?”

“E con questo tempo chi vuoi che ci sia…” risposi.

“Già, io devo correre in farmacia che il piccolino ha la febbre e me ne ritorno in fretta a casa.”

“Capisco…Ah, sai, lì fuori c’è una signora anziana, l’ho avvisata, ma non m’ha dato retta…”

“Quella col cappello e il collo di pelliccia? Quella è tutta matta, senti a me…” mi rispose Gualtiero, ridendo.

Io non dissi nulla.

“Vado. Ciao Mario.”

“Ciao, ciao.”

Ricordo che la risata del mio amico m’aveva infastidito e che un piccolo senso di colpa stava cominciando a farsi strada e, allora, misi cappello e guanti e uscii dal mio ufficio.

La signora era ferma sulla banchina. In piedi. Il vento pareva voler portarsela via. Mi avvicinai.

“Signora…”

Lei si voltò. Su un viso rugoso, si aprirono due grandi occhi celesti velati di tristezza.

“Signora” – ripresi – “venga dentro, si congela fuori. Per il treno ci vorrà tempo e, poi, qui arrivano pure in ritardo!”

“Perché qui il tempo si ferma! Lei lo sa cosa pensa di me la gente?” – mi chiese.

“No, Signora.”

“Che son matta, io. Vuole sapere perché?”

“Sì, ma venga dentro…”

“No, devo aspettare qui. Perché oggi il treno sarà puntuale e io devo rimanere qui.”

Io pensai che fosse davvero un po’ matta.

“Era il 1925. 2 Febbraio 1925” – cominciò a raccontare la donna – “avevo 16 anni, una donna fatta per quell’epoca. La mia famiglia era ricca, mio padre era un possidente e teneva molte persone a servizio. Io non ero bella ed ero pure timida.”

La donna si interruppe, ma io non riuscivo a capire. Allora attesi e lei continuò.

“Era il 2 Febbraio 1925. Da due anni il mio cuore palpitava per un giovane contadino di mio padre. Aveva pochi anni in più. Era bello e sorrideva sempre, il mio Antonio. E gli piacevo. Io, Evelina, piacevo finalmente a qualcuno. Cominciammo a vederci di nascosto. Le promesse si consumavano così come i nostri baci. Poi, un giorno, un mio fratello ci scoprì e lo pestò di brutto. Il mio Antonio si prese tutte le botte. Io piangevo, incapace di fare qualcosa. Lui tra le lacrime che si mescolavano al sangue mi disse “Evelina, vado a fare ricchezze e ritornerò per portarti via!”

“Era il 2 Febbraio 1925. Avevo 16 anni, una donna fatta per quell’epoca. Era il 2 Febbraio 1925 e il mio Antonio prese il treno delle 12:10. Io non potetti neanche salutarlo, mi tenevano chiusa in casa, sorvegliata dai miei fratelli. Ero uno scandalo, io. Io, la timida e insignificante Evelina.”

“Era il 2 Febbraio 1925 e il mio Antonio non è più tornato. Avevo 16 anni e mi diedero in sposa ad un uomo molto più grande che aveva terreni confinanti con i nostri. Mio padre mi disse di ringraziare Dio se quell’uomo mi sposava. Quell’uomo sapeva di me e Antonio e fu brutale la notte di quelle dannate nozze. Per fortuna – e che il Signore non me ne voglia – un infarto se lo portò via dopo due anni di violenze. Ma non mi sono mai ripresa.”

“Era il 2 Febbraio 1925 e io vengo qui ogni anno. Vengo per salutare il mio Antonio. Vengo per ricordare un sogno. La gente dice che sono matta. Forse, lo sono. Era il 2 Febbraio 1925 quando qualcosa in me si spezzò definitivamente.”

La donna tacque. Io mi sentii emotivamente sconvolto. Il treno arrivò.

“Vede? Il 2 Febbraio il treno arriva sempre puntuale!”- così dicendo si voltò e a passo lento se ne andò.

Quel giorno capii che dietro ognuno c’è una storia. Un dolore che ci ha spento. Una violenza che ci ha segnato. Una gioia che ci tiene vivi.

Da quel giorno, non me ne stetti più chiuso nel mio ufficio.

Ma fuori, tra la gente.

 Perché c’è sempre qualcuno che vuole raccontarsi.

Spero vi piaccia l'idea, ma aspetto commenti e critiche 🙂 . Nel prossimo chi si racconterà?

  • Il professore musicista. (30%)
    30
  • Il medico poeta. (15%)
    15
  • L'avvocato pittore. (55%)
    55
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433 Commenti

  • Mi ero persa il finale, ma quando ho visto la tua nuova storia ho capito che dovevo leggere la storia di Mario, che mi lascia senza parole.
    Una lacrima sulla guancia, un sorriso affettuoso per onorare questo 10 che, per me, non è solo l’ultimo passo di un racconto, ma un plauso a tutta la storia.
    Brava! 🙂

    • Ciao Mrs 😉 In effetti, Mario è entrato un po’ nel cuore di tutti e ne posso essere solo felice… è la cosa migliore che abbia fatto… 🙂 Grazie mille per essere stata in nostra compagnia… e grazie perché significa che sono riuscita ad emozionare.

  • Ho imparato a conoscere Mario nel corso di ogni suo incontro alla stazione. Una persona bella e buona, capace di tirare fuori il meglio dagli altri. E ora che ho conosciuto anche la sua di storia, non posso che provare una profonda stima per questo personaggio e sperare che ne esistano davvero, di persone come lui. Un ultimo capitolo toccante, intimo e che deve far riflettere. E una storia bellissimo, macchiata da un unico difetto: è già finita. Sinceramente, i miei complimenti!

  • Ciao Pink, bellissimo finale, non avresti potuto concluderlo in maniera migliore. Che brutte esperienze quelle di Mario, ma non si è affranto e ha trasformato la sua debolezza in amore per gli altri, che si può vedere bene in tutti i capitoli precedenti. Sono un po’ triste che sian già finiti i capitoli, del resto scivolavano via veloci…
    Alla prossima storia allora 😉

  • Ciao pinkerella,

    Mi sono perso qualche episodio ma mi sono rimesso in pari. Per non sbagliare più d’ora in poi ti seguo come autrice. Bello, in 10 episodi hai raccontato un piccolo universo con sensibilità e maestria.
    All’ultima scelta avrei votato come la maggioranza, non perché questo racconto mi abbia stufato, ma perché sono curioso di vederti affrontare una sfida tutta nuova.

    • Ciao Jaw, grazie mille… Ti perdono solo perché ti sei rimesso in pari! Scherzo, ovviamente…
      Guarda io non amo molto dividere le storie in più parti, però a questa mi sono particolarmente affezionata, perché ogni racconto è un po’ come se l’avessi vissuto… 🙂 Io cerco di scandagliare un po’ l’animo umano e, a volte, rinchiuderlo in un genere mi risulta un po’ difficoltoso, ma cerco di mettercela tutta.
      Grazie ancora e a presto! 🙂

  • Che dire? Sono basito, senza parole… ho continuato a fissare l’ultima frase per alcuni secondi, dopo aver letto il tuo episodio.. meraviglioso, commovente, spettacolare.
    Non è solo quello che la sorte ha fatto a Mario a farmi commuovere, ma la forza con cui il tuo protagonista si è rialzato, e quella frase, il divieto che continua a rispettare… emozioni pure!
    Bravissima pink, complimenti!

  • Non riesco a fermarle, sono un fiume in piena. Sto piangendo come una bambina e te ne sono grata perché, per quanto possa essere insopportabile il dolore per la morte di un figlio e del coniuge, l’amore che si prova nei loro confronti non ha prezzo. E tu sei stata cosi brava da farmi immedesimare nel protagonista e il solo pensiero di trovarmi al suo posto mi ha fatto raggelare il sangue nelle vene. Ammiro molto Mario, non solo per la grande forza d’animo che lo aiuta ad affrontare ogni singolo giorno, ma soprattutto per aver saputo trasformare in solidarietà e amore verso gli altri il suo martirio. Un finale davvero emozionante Pinkerella, bravissima.
    Torna presto con una storia meravigliosa come questa. Ti aspetto.

    • Ciao Anna! Grazie mille… 🙂 Mentre la scrivevo (di getto, in tutto ciò, senza cambiare neanche una virgola) mi si stringeva il cuore e non lo dico tanto per dire… questa storia fa e farà parte di me… Piccole e grandi emozioni che spero ci riscalderanno il cuore. La forza di “convertire” il dolore è qualcosa di straordinario… Non so se sarò capace di scrivere una nuova storia, regalandovi le stesse emozioni… Come puoi ben vedere, io sono più intimista, mi piace scavare a fondo nell’anima e nelle emozioni e nei pensieri più reconditi… I viaggi personali, le lotte con il sé.

  • Cara Pinkerella. Ho visto soltanto adesso il gran finale. Mi perdoni?
    Cosa devo aggiungere? Come hai iniziato hai finito. Chi ben comincia…
    Da un lato mi dispiace che tu abbia finito, così potevo continuare a leggere, ma sono contenta per te, ne farai un romanzo, sennò sarebbe un peccato.

    • Danio, grazie mille. Grazie a te per avermi seguita e incoraggiata. E io ho cercato di dare il massimo… Questo racconto l’ho scritto veramente col cuore. Volevo dare emozioni…e mi riempie di gioia sapere di esserci riuscita un po’.
      Grazie mille, ancora!

  • Gran bel finale pink…. sarà che sono una persona molto sensibile ma ho gli occhi rossi per le lacrime! È vero la vita ci pone davanti sempre ostacoli che sembrano insormontabili e la morte è purtroppo come si dice spesso, l’unica cosa a cui non si puó porre rimedio ma sono i bei momenti e ricordi a mantenere vive le persone a noi care e con Mario sei riuscita a dimostrarlo…. Beh speravo in un continuo della storia per leggere altre storie emozionanti proprio come questa! Brava pink!

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