A Ferranova i treni arrivano sempre in ritardo!

Dove eravamo rimasti?

Ottavo... Una parola: Ricordo. (38%)

Rosario: la voce del ricordo!

Il sabato la stazione è più animata; un andirivieni di persone che mi salutano, che mi fanno un sorriso, che scambiano una parola.

Un giovane, seduto sulla panchina, dall’aria alquanto trasandata, mi apostrofa: “C’è una bella atmosfera, qui… E lei deve essere benvoluto. Di solito, le stazioni sono fredde e tristi e la gente va di corsa senza il tempo di sorridere.”

“Ma, giovanotto, questo è pure un piccolo paese, c’è un ritmo tranquillo e io ci lavoro da 30 anni!”

“Un bel traguardo!”

“Beh, sì, grazie. Poi, la stazione è un po’ magica…Qui, la gente parla, si racconta e io ascolto.”

“Saper ascoltare è un dono bellissimo!”

“Direi di sì.” – rispondo convinto.

“Ascoltare significa dimenticare l’egoismo e concedere una parte di noi stessi all’altro e non è facile…”

“Hai ragione…oggi siamo diventati tutti un po’ sordi.”

Vedo il giovane annuire. Mi incuriosisce.

“Qualche brutto pensiero?” – domando.

“Oh, solo un ricordo…”

“Di una bella ragazza?” – butto lì, senza riflettere.

Il giovane si volta e vedo una risata scoppiare sul suo viso. Ha quasi le lacrime tanto il riso è irrefrenabile.

“Scusami, a volte, mi escono delle battute infelici e…”

“Ma no” – mi interrompe, alzandosi – “piacere, sono Don Rosario.”

Mi sento proprio io, infelice. Don. E’ un prete e io ho fatto una battuta da osteria. Farfuglio il mio nome e qualche parola senza senso.

“Non si preoccupi. Non sono sempre stato un prete…anzi, non sono sempre stata una brava persona. Questo, ricordavo!”

Mi rilasso. Questo giovane…cioè, questo prete m’è simpatico!

“Sono stato un ragazzo di strada. A 15 anni ero insofferente ad ogni obbligo, rifiutavo il bene e mi consolavo nel male…anche se ,poi, ho scoperto essere concetti labili e nebulosi… No, nessuna famiglia disastrata o disagiata alle spalle…anzi, due genitori amorevoli e attenti… Ma io avevo come un male dell’anima, un’inquietudine, una specie di animale che mi portavo dentro e non mi faceva stare tranquillo. Cercavo in ogni modo di cacciarmi in un pasticcio e i guai mi cercavano con la stessa intensità. Il male di vivere! E io la mia giovane vita la sfidavo, eccome!”

Si ferma. Gli faccio un cenno del capo. Riprende.

“Botte, gare coi motorini, atti vandalici, bullismo…I miei tentavano di aiutarmi in ogni modo, ma io rifiutavo tutto e imperterrito continuavo la mia discesa agli inferi. Poi, cominciai con l’erba, ma non mi bastava, non mi dava nulla… Ci voleva roba pesante. E iniziai a drogarmi. Ogni giorno cadevo sempre più in basso…fino a quando non incontrai Don Lucio. Mi trovò tra due bidoni della spazzatura, non più un umano, ma un sacchetto di rifiuti…e mi salvò. Era un uomo anziano, ma con una forza e determinazione uniche. Il mio fu un percorso lungo e difficile, ma ce la feci. Ce l’ho fatta! Don Lucio seppe trovare il modo per scovare quella bestia che mi portavo dentro…Lui e la mia famiglia non mi hanno mai abbandonato. Mi avvicinai a Dio e cominciai a studiare la religione.”

“E’ stata la tua salvezza!”- dico.

“No, la mia salvezza è stata trovare Don Lucio, un prete di strada, uno tra gli ultimi. Quando ci ha lasciati, tutti lo abbiamo pianto. Sinceramente. Non faceva dell’abito uno specchio di moralità o punizione. Era la sua arma dolce e forte per salvare i più deboli, gli autolesionisti come me, gli ultimi…”

“Beh, così dovrebbe essere…Non circondati di oro e ricchezza, predicando la povertà. Condannando i divorzi e avere loro stessi, magari, amanti e figli…”

“Loro inquinano la Chiesa…non verrò a dire che sono pochi, che non bisogna guardare le loro azioni…Io capisco quanto male facciano!”

“Io non ho un gran rapporto con la religione.”

“Mario, io penso che bisogna essere prima di tutto persone generose e altruiste, con questi buoni sentimenti è facile far germogliare la parola di Cristo.”

Faccio un sorriso.

“Ma non sono qui per convertirla. Io seguo la scia di Don Lucio. La mia storia la racconto! Molti pensano che dovrei vergognarmi o che mi faccio grande perché ora sono prete…Io uso la mia storia come promemoria, come insegnamento e vivo per strada. Parlo di continuo ai giovani che, apparentemente, non hanno problemi, ma che in realtà sono vuoti e soli, perché così li stiamo crescendo; tutte le sere mi becco le minacce dei protettori di quelle povere ragazze, spesso minorenni, vendute agli ipocriti perbenisti; senza sosta mostro ai tossici che si può uscire dal tunnel della dipendenza…La mia missione è aiutare il prossimo, così come Dio ci ha insegnato. Mi ha scelto e salvato, mi ha dato la forza e io e la uso tutta ogni attimo della mia vita. E quando non riesco, mi rifugio nel suo immenso conforto.”

“Ti sei scelto un duro lavoro, Don Rosario!”

Mi sorride. “Anche il suo, Mario, è un bel lavoro!”

“Il mio?” – chiedo stupito.

“Sì, il suo…Ascoltare…Perché, sa, spesso le persone di questo hanno bisogno: di essere ascoltate.”

Sorrido come a ringraziarlo. Lo ammiro davvero questo prete e gli auguro di poter riuscire sempre nella sua missione.

Aiuta e ama il prossimo tuo…

 

 

 

 

Siamo al nono e non me ne sono accorta... Chi incontreremo?

  • Il sindaco di Ferranova. (13%)
    13
  • La pettegola di Ferranova. (50%)
    50
  • Il mago di Ferranova. (37%)
    37
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