A Ferranova i treni arrivano sempre in ritardo!

Dove eravamo rimasti?

Fasi della vita. Ognuna ha le sue gioie e i suoi problemi. Chi incontreremo? Bambino (55%)

Luna: lezione di Geografia!

Oggi mi sento particolarmente stanco, sarà che non sono più un ragazzino o sarà tutta colpa di questi benedetti pantaloni che stringono. Ma si son stretti loro, mica mi sono allargato io, eh!

“Signore, signore, tra quanto arriva il treno?” – mi domanda attraverso il vetro una piccola viaggiatrice.

“Beh, tra dieci minuti dovrebbe essere qui!”

Mi sorride e corre a sedersi accanto alla donna, suppongo la madre.

Passano sì e no due minuti che la bambina ritorna.

“Signore, sono passati i dieci minuti?”

“Luna, non disturbare, per favore!” – interviene la donna con voce ferma ma gentile.

Faccio cenno alla bambina di aspettare ed esco dall‘ufficio.

“Non si preoccupi, Signora. Questo scricciolo non mi dà alcun fastidio.”

“Mia figlia sa essere molto insistente!”

La piccola sorride, avrà circa 10 anni e uno sguardo da birbante.

“Non dici nulla?” – mi chiede.

Lì per lì non capisco, forse si riferisce all’orario del treno.

“Qui, i treni sono sempre in ritardo…”

“Ma no, no!” – mi interrompe, alzando la manina.

E io davvero non capisco. Lancio uno sguardo alla donna che sorride sorniona.

“Non dici nulla? La mamma è bianca bianchissima e io nera nerissimissima!” – mi spiega seriamente.

Io rido.

“Sì che ho visto.” – le dico sinceramente.

“E non fai commenti?”

Comincio a capire. Solo che io con i bambini non ho molta dimestichezza.

“No, piccola. Il rapporto tra una mamma e il suo cucciolo non ha bisogno delle parole degli altri.”

Mi guarda non molto convinta. In realtà, neanche io ho capito bene cosa volessi dirle.

“Io mi chiamo Mario e tu?”

“Io sono Zakiya e lei è Angela. Molto piacere! Ti va di ascoltare la mia favola?”

“Zakiya!” – la richiama la donna.

“Certo, mi farebbe piacere. Signora, davvero, non ci sono problemi.”

“Allora. Vedi io mi chiamo Zakiya e non sono nata dalla pancia di mamma Angela, ma dal suo cuore. E dal cuore di papà Simone. Io, però, non sono sempre stata con loro. Vengo dal Botswana. Ma tu lo sai dove si trova?”

E’ una birbante, confermo.

“Ehm… Africa?”

“Questo lo sanno tutti!” – e alza gli occhi al cielo.

“Non sono stato un bravo studente, sai?” – cerco di rimediare.

“Invece, a me piace studiare. Soprattutto, la Ge-o-gra-fi-a.” – e ridacchia.

Ecco, uno scricciolo mi sta mettendo al tappeto.

“Comunque” – riprende – “il Botswana è uno Stato dell’Africa del Sud e confina con la Namibia, lo Zimbabwe, la Zambia e il Sudafrica…almeno questo lo conosci, no?”

“Ehm…sì!”

“Se fossi la tua maestra, ti darei 4!”

“Ah, severa!”

“Io sono nata lì, la mia mamma di pancia era sola e molto giovane…è volata in Cielo.” – gli occhi si incupiscono, ma continua – “questo me l’hanno detto le suore e poi mamma e papà. Sono venuti nel centro dove stavo e sono diventata figlia loro. Non subitissimo, però!”- mi spiega.

“E tu sei contenta?”- domando stupidamente.

“Certo! Sono genitori pazzeschi. Sai perché mi chiamano anche Luna?”

“No, racconta!” – dico.

“Perché la prima volta che m’hanno vista si sono innamorati dei miei occhi color e… mamma dici tu, dai!”

La donna sorride. “Sì, ci colpì il suo piccolo viso sul quale spuntavano due occhi profondi ma con una luce particolare. Sa, nelle notti limpide il chiarore della luna che risplende e illumina il cielo? Così sono i suoi occhi.”

Annuisco. Mi sento commosso.

“E tu preferisci Luna o Zakiya?”

“Entrambi. Uno rappresenta la mia parte italiana e la mia vita qui, l’altro mi ricorda dove sono nata. Mamma e papà mi hanno spiegato che non bisogna dimenticare le origini e, soprattutto, non vergognarsi.”

“Ed è giusto! Sai chi deve vergognarsi? Chi fa cose brutte e cattive.” – le dico.

“Non sai la geografia, però sei forte!” – mi mostra la manina – “Batti il cinque!”

Rido. Unisco la mia mano alla sua. Come mi sento bene.

“Sai, però non è stato e non è tutto facile! All’inizio, mi sentivo strana, tutti a guardarmi, a fare mille domande a mamma e papà…”

“Piccola, la gente è curiosa…”

“Mmmm… I grandi, però!”

Scacco matto. Quanta ragione che ha!

“I bambini non mi hanno fatto mai tante domande…perché siamo tutti uguali! Gli stessi giochi, le stesse lacrime, le parolacce che non si dicono, l’odio per la verdura e i fagioli, l’amore per il cioccolato…e per i genitori!” – spiega, tutta sorridente.

“Sei una forza, Signorina!”

“Ora dobbiamo andare a trovare nonna Giovanna che è scivolata. Domani pomeriggio, poi, ci raggiunge papà!”

“Ti prenderai cura della nonna, allora.”

“Di nonna Giovanna, sì! Mi prepara cose buonissime e poi è così morbida quando mi stringe. Invece, l’altra nonna non sa cucinare e va sempre di fretta.”

“Zakiya!”.

“E’ la sua mamma, perciò mi rimprovera. Però anche questa nonna qui mi stringe sempre…solo che non è morbida! Hai capito, no?”

Mi viene da ridere.

“Anche tu sei morbido, secondo me!”

“Lo penso anche io!” – rido, battendomi una mano sulla pancia.

E’ proprio vero che l’innocenza e la semplicità dei bambini ti fanno vedere le cose con occhi differenti.

Guardo Zakiya e la sua mamma e non vedo colori o tratti somatici differenti. Vedo il rapporto unico e speciale che lega un genitore al figlio.

 

 

 

Storia frequente: tradimento. Chi ce lo racconterà?

  • Amante ( potrà essere sia una Lei che un Lui). (68%)
    68
  • Una donna tradita. (7%)
    7
  • Un uomo tradito. (25%)
    25
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