Non alzate quel tappeto

Dove eravamo rimasti?

Chi sarà il protagonista della storia? Raja Hawsawi (64%)

Una donna

[Chiedo profondamente scusa a tutti voi lettori per quest’assenza così lunga, ma era dovuta a cause di forza maggiore. Non succederà più e il terzo episodio arriverà, come sempre, tra una settimana. Grazie ancora per essere rimasti a seguirmi. Un abbraccio 🙂 ]

                                                                       ——

Raja era vissuta tutta la vita con una precisa convinzione. Fino ai diciotto anni aveva creduto con fermezza che la parola di suo padre fosse il più grande ricettacolo di giustizia, amore e onestà. Non c’era mai stata una sola occasione in cui avesse avuto bisogno di mettere in dubbio questa certezza. Poi aveva pensato di poter trasmutare quest’idea dalla figura dell’anziano padre a quella nuova di suo marito Alì. Ma fin dall’inizio aveva compreso con chiarezza che c’era qualcosa che non andava e dopo qualche anno aveva capito senza alcun dubbio che lui non avrebbe mai avuto la bontà di cuore e la grande empatia di suo padre. Mai, nonostante le infinite possibilità che gli aveva concesso per farle mutare opinione.

Questo era il motivo principale, oltre alle lenticchie all’aglio di sua madre e la risata di sua sorella minore, per cui sentiva nostalgia di Jeddah, di casa sua. Era una villa maestosa, bianca come il latte e sorgeva su un’altura alle porte della città. Il campo, la fattoria, le capre che mangiavano i petali di rosa abyssinica in giardino, le mancava tutto. Sbirciando fuori dalla finestra della cucina nell’appartamento di New York sentiva il profumo del deserto e le si stringeva lo stomaco.

Abitavano lì da due anni, si erano trasferiti dall’altra parte del mondo perché secondo Alì ci sarebbero stata più possibilità di lavoro per lui. Aveva iniziato lavorando in una sartoria, poi in un colorificio, piccoli lavori saltuari con cui pagava le lezioni private di teologia alla grande moschea di Brooklyn. Si ergeva a simbolo d’aggregazione per tutta la comunità proprio nella loro via, un centinaio di metri a destra, Raja la vedeva sempre dalla finestra.

Alì era un uomo semplice, ma con grandi ambizioni spirituali e artistiche. Avrebbe voluto una vita completamente diversa da quella che gli era capitata tra le mani, ma non si era arreso e confidava sempre di potersi migliorare. Il suo grande sogno era di diventare uno studioso del Corano, ma la sua famiglia non si era mai potuta permettere di farlo studiare a lungo. Ora, a New York, tentava di far coincidere i suoi doveri con i suoi sogni. Raja l’aveva sempre sostenuto, benché non condividesse nulla con lui gli voleva bene e lo spronava in tutto.

Un mattino di luglio Raja guardava fuori da quella finestra, Alì era scappato via di corsa dicendole che sarebbe rientrato dopo cena. Era un giorno speciale, che lui aspettava da mesi. Non le aveva detto molto, se non che sarebbe arrivato dall’Africa un uomo importante, un teologo egiziano che voleva incontrare. Raja vide il marito scomparire oltre il portoncino della moschea e poco dopo l’ora di pranzo una jeep fermarsi lì davanti, era una macchina inusuale nel quartiere. Ne scesero tre giovani, scortavano un uomo dalla barba grigia e gli occhiali scuri.

Il giorno dopo Raja uscì per fare la spesa, indossò la tunica blu e il velo che le lasciava scoperto solo l’ovale del viso. Il negozio di alimentari da cui si serviva era un pakistano a un quarto d’ora di distanza, sito sulla via principale. Fu appena fuori dal locale che incontrò la signora Elsoudy. Questa le corse incontro, era spettinata e alcune ciocche nere le uscivano dal velo giallo.

Oh Raja, ragazza mia!”.

Lei si avvicinò preoccupata Signora, cosa succede? Non si sente bene?” le sfiorò il braccio, era bollente.

Hai saputo cosa è successo stanotte?” la donna chiuse gli occhi, aggrappandosi al suo polso “Che Dio ci protegga”.

Raja si sentiva frastornata, scosse la testa e si guardò intorno. Sembrava tutto come ogni altra mattina, il sole era alto nel cielo e le macchine rombavano per la strada. No signora, non so…”.

La donna la strattonò in preda all’agitazione “Mustafa e Jasmina sono morti! Li hanno uccisi…” annuì.

Le gambe le cedettero all’istante e dovette appoggiarsi al muro, il pakistano uscì fuori dal negozio correndo per aiutarla. Non riusciva a pensare ad altro che a quei due nomi, le rimbombavano nella testa come biglie lanciate in una scodella. I suoi zii.

Alcuni segreti saranno svelati. Dopo essersi ripresa dallo shock, Raja...

  • Si precipita all'ufficio postale più vicino e spedisce qualcosa. (8%)
    8
  • Corre a casa dei suoi zii, poco distante e trova qualcosa. (38%)
    38
  • Va a cercare Alì in moschea e sente qualcosa. (54%)
    54
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255 Commenti

  1. “…il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare.” è il riassunto intero di questa storia dal finale amaro ma tremendamente vero. Chi in nome di Dio, chi in nome dell’ego, chi in nome di una bandiera, tutti facciamo delle scelte. Nessuno può dirci con assoluta certezza se giuste o sbagliate. Bravissima, Serena.

  2. Grande finale, amaro e purtroppo autentico.
    Tutti facciamo delle scelte e questo di per sé dovrebbe terrorizzarci, perché non abbiamo quasi mai abbastanza informazioni per fare la scelta più giusta. Questo in un certo senso vale anche per chi prende certe strade di sangue ed è paradossalmente ciò che li rende fanaticamente convinti di essere nel giusto.
    Arrivederci al prossimo racconto!

  3. Quando un autore scrive una frase come questa: ” … il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare. …” , ha già vinto. Perchè, che tu l’abbia scritta coscientemente oppure no, questa frase racchiude il tema di tutta la storia e con esso gli intenti dei terroristi e delle vittime. Una metafora eccellente: non capisco dove si annida il male e lui mi ha già colpita al cuore. Ottimo e irreversibile, ormai sei consacrata come una vera scrittrice dotata di intuito poetico e raziocinio invidiabile.
    Niente tiene testa a un simile epitaffio. Il resto è noia, come diceva il califfo, poiché nessun “maltorto” giustifica la vendetta, se di vendetta si parla e non di complotto. Ma questa è un’altra storia. Tu hai vinto prima di cominciarla.

  4. Ecco perché non volevo il rosso!
    Un bel finale comunque, forse più vero così che non con un lieto fine. Te l’avrò già detto forse, ma questo modo di raccontare la Storia attraverso dei personaggi ti riesce molto bene(cfr. Il cestaio), forse grazie anche ai tuoi studi. Spero di rileggerti ancora, “anche” su questo sito 😉

    • Ciao! Sono contenta che ti sembri più vero un finale del genere, del resto la realtà è questa e non tutte le storie finiscono con un “vissero felici e contenti”. Giusto o sbagliato, è così.
      E grazie per tutto il resto 🙂 la storia è una mia passione, sono felice di riuscire a coniugarla con la fantasia.

  5. “Quanto spesso ci capita di prendere decisioni avventate e non badare all’istinto…” succede quando il destino è già scritto e niente può modificarne i piani. Mi è piaciuta la tua riflessione sul fatto che i personaggi di questo racconto sono finti ma, al tempo stesso, veri perché hanno fatto delle scelte ed è proprio in quel momento che si determina il destino proprio e di quelli che subiranno le conseguenze di quella scelta (vedi Fatma con Raja e le vittime dell’attentato). Che siano giuste o sbagliate non sta a noi determinarlo.
    Complimenti per la storia e la bravura che hai mostrato nello scriverla, torna presto. Un abbraccio 🙂

  6. Voto luce, in situazioni di intrighi e complotti la pr ferisco.
    Ogni tanto mi attardo e devo recuperare. Forse l’ho già scritto: che tristezza Alì, gli si addice proprio una frase/considerazione/titolo che ha coniato una grandissima: La banalità del Male.
    Quando scrivi sei efficace come un rasoio sopra un’appendice infiammata. 🙂

  7. Rosso, pericolo, ma… serena, il prossimo è l’ultimo!
    Troppo vero questo Alì, uno dei troppi oppressi dalla propria incapacità di decidere che quando ne hanno l’occasione fanno sempre la scelta sbagliata.
    Ci avviciniamo alla fine, forza Raja!
    Ciao Ciao

  8. Ciao Serena,
    dico “rosso e pericolo” poiché penso che questa storia potrebbe finire in azione, sospesa. Come sospeso è tutto ciò che riguarda il terrorismo. Non ha mai una precisa collocazione, una direzione, non è dato sapere il dove il come il quando… e per cui…
    Mi hai ricordato moltissimo nelle intenzioni narrative il secondo episodio di Fort Island, Eve – la protagonista – aveva indagato sui fatti accaduti al WTC di NY durante l’attentato del 1993 e stava facendo un documentario per quello, quando la sequestrarono per portarla a FI. Ed è ragionevolmente nello stesso luogo, le torri gemelle, che la storia si chiude… era un fade-in fade-off.. ma non penso che lo avessero colto tutti 😉 però queste storie un po’ di cronaca un po’ di fantasia sono eccezionali, o almeno lo sono per me e per te, a quanto mi pare di capire. Grande Serena! Ti abbraccio.

  9. Ciao,
    Voto il furgone.
    Non elimina la moglie, l’hai tratteggiato piuttosto bene: è un uomo come troppi di noi sono, usciamo da casa di mamma chiedendo che ci considerino mariti quando continuiamo a comportarci da figli: lui le vuole dire:” ‘Mamma’, sono cresciuto” perché lei glielo possa confermare, abbattendo la sua insicurezza 🙂
    ‘Vero mamma che sono bravo?’
    Bello, mi piace. Sento molto veri i sentimenti di questo debole disgraziato, il tuo mi pare davvero un atteggiamento da ‘storico’: delinei l’ambiente e individui i moventi delle persone.
    O da investigatrice 😉
    Ciao a presto

  10. Ciao, mi piace la cura spesa nella definizione dei comportamenti dei personaggi coerentemente con la loro cultura, e le righe finali che lasciano intendere la preparazione di qualche piano: voto per mostrare cosa intende Fatma per mondi alternativi, se un’alternativa allo scontro fa culture oppure un vero e proprio cambio di prospettive. A presto!

  11. Fatma che riflette mondi alternativi, cosa può essere più emozionante?
    Sempre molto brava, Serena.
    Sarebbe importante conoscere il tuo parere alla mia scrittura, non dico adesso, sembrerebbe un invito fastidioso, ma magari del mio vecchio racconto concluso, tanto per sapere cosa ne pensi 😉

  12. Eccomi, un po’ in ritardo!
    Parli di intensità, tu, che ogni volta che ti leggo sono tentato di scrivere una mail alla redazione chiedendo perché a te concedano millemila caratteri in più oltre i 5mila di noi mortali. Poi li conto e scopro con sorpresa che semplicemente tu li usi meglio. Sei una bimba che gioca con un sacchetto d costruzioni e ne tira fuori cose che i coetanei si sognano.
    Brava, rinnovo i complimenti. e voto per la tastiera.

    • Jaw eh.. che dire.. mi fai anche un po’ arrossire (e non in senso metaforico :P). Ti ringrazio sul serio, anche per il paragone con la bimba e le costruzioni. Mi piace tantissimo :).
      E comunque anche io litigo molto con i caratteri, sono una maledizione e spesso le storie meriterebbe più respiro… ma che ci vuoi fare!

  13. Cavoli! Io dico lo sceicco…
    E poi il telefono mi aveva tolto il segui la storia, scusa l’ho riabilitato, ma che ne so non si può toccare un tasto che fa un casino, sai che penso? meglio usare un computer… mi dispiace di averti letta in ritardo. Sei bravissima, Serena.

  14. Ciao,
    Ho scoperto il tuo racconto un po’ tardi e l’ho letto solo ora.
    Mi piace la tua prosa (come si dice?) rigorosa e densa, mi ha fatto pensare a Tom Clancy.
    Credo di aver visto Alì uscire dal retro della moschea, stava litigando con un altro uomo…
    P.S.: con ‘valige’ mi hai messo in crisi, poi ho verificato che aveva ragione anche il mio ‘valigie’

    Ciao Ciao

  15. Ciao, ribadisco casa degli zii.
    Il tuo stile è molto coinvolgente, i pensieri estemporanei della protagonista (il vestito lungo), le sue personalissime sensazioni (i fiori marci), le immagini bizzarre (la luna/limone) la rendono più vera, ‘tridimensionale’. Mi piace molto e soprattutto mi piacerebbe saper fare qualcosa di simile!

  16. Ciao,

    Idea molto intrigante la tua, interessante.
    Dalla Trama vedo che punti molto nel coinvolgimento dei lettori per scegliere la direzione che dovrà prendere il racconto e questo è notevole, considerato che molti autori aggirano il vincolo proponendo domande che causano variazioni minime nella storia.
    Voto Raja Hawsawi, mi sembra quella più ‘libera’ e estranea tra i tre.

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