Non alzate quel tappeto

Dove eravamo rimasti?

Il male vince sempre. O forse no? Ditemelo voi cosa sentite… Stridio di freni (38%)

Incoscienza

Prima di perdere i sensi Raja sentì uno stridio di freni, ma non vide la donna che usciva dal SUV e correva verso di loro. Quando si risvegliò erano passate due ore e la prima sensazione che percepì fu il freddo. Poi vide il metallo, mise a fuoco sbattendo le palpebre. Un tavolo, una sedia d’acciaio. Capì di essere stesa su un lettino, le doleva il fianco destro e il braccio. Dove si trovava?

In pieno giorno? A Central Park?” chiese.

Sì signore, non eravamo preparati a un’eventualità del genere” rispose la donna “Sono più organizzati di quel che pensavamo, tutti i reparti si stanno aggiornando”.

Ormai è troppo tardi. Bisognava essere pronti prima, agente Fisher”.

Ha ragione” abbassò lo sguardo.

Goldfind?”.

E’ morto, signore. Ci stiamo già occupando dei media”.

Il Direttore si limitò ad annuire e la congedò, non c’era altro da aggiungere. Clara Fisher attraversò il corridoio, prese l’ascensore e si diresse all’infermeria. Camminava a passo spedito, cercava di non pensare a Leo, al suo sorriso, al modo in cui l’aveva sempre spalleggiata e aiutata. Se solo le avesse detto dove stava andando, cos’aveva in mente… forse. Scacciò ogni pensiero, ora la matassa era finita nelle sue mani e doveva districarla, senza altre vittime.

Passò il badge sotto l’apposito meccanismo ed entrò nella stanza. Vide la donna sdraiata, ma sveglia. Aveva il busto e il braccio destro fasciati. Fisher sospirò e si avvicinò. Signora Hawsawi” sussurrò.

Raja sobbalzò e tentò di alzarsi, l’agente l’aiutò a sedersi sul bordo della barella.

Lei chi è? Dove sono? Il signor Golfind…” era spaesata e spaventata.

Per l’ora successiva rimase immobile, mentre l’agente le raccontava dell’agguanto di Al Qaeda e tutto ciò che ne era conseguito. Raja capì di trovarsi sotto custodia e mentre ascoltava quella donna dai capelli rossi si rese conto che le stava raccontando una parte della sua stessa vita. Cose che lei non aveva mai visto né immaginato, nascoste sotto uno strato di abitudine e fedeltà.

Una volta sua madre le disse una cosa, erano sedute in veranda nella grande cascina a Jeddah. Il sole era alto e Raja aveva sette anni, si era appena buttata in mezzo alla strada, davanti a un grosso camion scoperto, per salvare la vita a una colomba zoppa. E ora la teneva stressa al petto, accarezzandola come una bambola. La madre aveva assistito alla scena raggelata e aveva urlato tanto dalla paura che per la settimana successiva poté solo bisbigliare. Seduta là fuori la donna accarezzò la colomba, poi guardò sua figlia.

Hai un gran coraggio nel cuore, ma troppa incoscienza ti scorre nel sangue”.

Raja non aveva capito davvero cosa volesse dire sua madre, era solo una bambina. Adesso quasi vent’anni dopo si rese conto del significato, le apparve improvvisamente chiaro quando girò la chiave nella toppa del suo appartamento a Brooklyn. Quello che stava facendo era molto più incosciente e pazzo che buttarsi in mezzo alla strada. Posò la borsa e con pazienza, a causa del braccio fasciato e irrigidito, iniziò a preparare il riso al latte. Alì rientrò in casa come ogni sera, il tramonto si stava impossessando della città e Raja lo accolse con la tavola imbandita, come d’abitudine.

Cosa ti è successo al braccio?” era sconvolto.

A casa della signora Mamud, l’ho accompagnata a fare delle spese, fa sempre più fatica a camminare. Ci hanno aggredite dei teppisti fuori dal negozio, è stato terribile” Raja lo guardò negli occhi, pensando ad altre cose terribili.

Che Dio ci aiuti! Ti sei fatta molto male?” si avvicinò.

Solo un braccio fasciato, non è grave. Hanno chiamato un’ambulanza, ma non c’è stato bisogno dell’ospedale. Sono molto stanca ora”.

Certo, certo, siediti. Faccio io, non dovresti affaticare il braccio. Ti riprenderai vedrai” le sorrise debolmente e Raja si rese conto che non lo faceva da mesi, un pugno le strinse le tonsille.

Questo mondo sta andando a rotoli” Alì scosse la testa e iniziò a riempire i piatti “Non si può più uscire in pace, troppi pericoli. Erano degli americani, eh, vero?” la guardò.

Raja si limitò ad annuire, non aveva più la forza di aggiungere altre menzogne. Lui continuò a borbottare. Mangiarono in silenzio e con insolita lentezza.

Il piano era semplice, rischioso, ma elementare. Clara Fisher le aveva dato un telefonino per tenersi in contatto, Raja l’aveva nascosto con cura. Doveva usarlo in caso di pericolo, per esempio se loro si fossero accorti che era tornata a casa sana e salva. E sarebbe successo, naturalmente.

Aveva comprato un quaderno e ora, alle dieci del mattino, stava seduta sulla sedia alla finestra della cucina. Poteva vedere tutti e nessuno si accorgeva di lei, almeno per ora. L’entrata della moschea era ben visibile, l’angolazione era perfetta. Per la porta sul retro avrebbe dovuto spostarsi in camera da letto, ma per il momento pensava di non averne bisogno. Non le sarebbe servito alcun binocolo, era tutto lì di fronte a lei e aveva un’ottima vista.

Aprì il quaderno sul davanzale, ci posò sopra la matita e attese.

Cosa vede Raja dalla finestra?

  • Una donna velata incontra l'Imam e gli consegna delle valige. (62%)
    62
  • Nel pomeriggio Alì esce dal retro litigando con un altro uomo. (8%)
    8
  • Lo sceicco Abdel-Rahman si presenta per la preghiera del mezzogiorno, seguito da centinaia di fedeli (31%)
    31
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255 Commenti

  1. “…il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare.” è il riassunto intero di questa storia dal finale amaro ma tremendamente vero. Chi in nome di Dio, chi in nome dell’ego, chi in nome di una bandiera, tutti facciamo delle scelte. Nessuno può dirci con assoluta certezza se giuste o sbagliate. Bravissima, Serena.

  2. Grande finale, amaro e purtroppo autentico.
    Tutti facciamo delle scelte e questo di per sé dovrebbe terrorizzarci, perché non abbiamo quasi mai abbastanza informazioni per fare la scelta più giusta. Questo in un certo senso vale anche per chi prende certe strade di sangue ed è paradossalmente ciò che li rende fanaticamente convinti di essere nel giusto.
    Arrivederci al prossimo racconto!

  3. Quando un autore scrive una frase come questa: ” … il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare. …” , ha già vinto. Perchè, che tu l’abbia scritta coscientemente oppure no, questa frase racchiude il tema di tutta la storia e con esso gli intenti dei terroristi e delle vittime. Una metafora eccellente: non capisco dove si annida il male e lui mi ha già colpita al cuore. Ottimo e irreversibile, ormai sei consacrata come una vera scrittrice dotata di intuito poetico e raziocinio invidiabile.
    Niente tiene testa a un simile epitaffio. Il resto è noia, come diceva il califfo, poiché nessun “maltorto” giustifica la vendetta, se di vendetta si parla e non di complotto. Ma questa è un’altra storia. Tu hai vinto prima di cominciarla.

  4. Ecco perché non volevo il rosso!
    Un bel finale comunque, forse più vero così che non con un lieto fine. Te l’avrò già detto forse, ma questo modo di raccontare la Storia attraverso dei personaggi ti riesce molto bene(cfr. Il cestaio), forse grazie anche ai tuoi studi. Spero di rileggerti ancora, “anche” su questo sito 😉

    • Ciao! Sono contenta che ti sembri più vero un finale del genere, del resto la realtà è questa e non tutte le storie finiscono con un “vissero felici e contenti”. Giusto o sbagliato, è così.
      E grazie per tutto il resto 🙂 la storia è una mia passione, sono felice di riuscire a coniugarla con la fantasia.

  5. “Quanto spesso ci capita di prendere decisioni avventate e non badare all’istinto…” succede quando il destino è già scritto e niente può modificarne i piani. Mi è piaciuta la tua riflessione sul fatto che i personaggi di questo racconto sono finti ma, al tempo stesso, veri perché hanno fatto delle scelte ed è proprio in quel momento che si determina il destino proprio e di quelli che subiranno le conseguenze di quella scelta (vedi Fatma con Raja e le vittime dell’attentato). Che siano giuste o sbagliate non sta a noi determinarlo.
    Complimenti per la storia e la bravura che hai mostrato nello scriverla, torna presto. Un abbraccio 🙂

  6. Voto luce, in situazioni di intrighi e complotti la pr ferisco.
    Ogni tanto mi attardo e devo recuperare. Forse l’ho già scritto: che tristezza Alì, gli si addice proprio una frase/considerazione/titolo che ha coniato una grandissima: La banalità del Male.
    Quando scrivi sei efficace come un rasoio sopra un’appendice infiammata. 🙂

  7. Rosso, pericolo, ma… serena, il prossimo è l’ultimo!
    Troppo vero questo Alì, uno dei troppi oppressi dalla propria incapacità di decidere che quando ne hanno l’occasione fanno sempre la scelta sbagliata.
    Ci avviciniamo alla fine, forza Raja!
    Ciao Ciao

  8. Ciao Serena,
    dico “rosso e pericolo” poiché penso che questa storia potrebbe finire in azione, sospesa. Come sospeso è tutto ciò che riguarda il terrorismo. Non ha mai una precisa collocazione, una direzione, non è dato sapere il dove il come il quando… e per cui…
    Mi hai ricordato moltissimo nelle intenzioni narrative il secondo episodio di Fort Island, Eve – la protagonista – aveva indagato sui fatti accaduti al WTC di NY durante l’attentato del 1993 e stava facendo un documentario per quello, quando la sequestrarono per portarla a FI. Ed è ragionevolmente nello stesso luogo, le torri gemelle, che la storia si chiude… era un fade-in fade-off.. ma non penso che lo avessero colto tutti 😉 però queste storie un po’ di cronaca un po’ di fantasia sono eccezionali, o almeno lo sono per me e per te, a quanto mi pare di capire. Grande Serena! Ti abbraccio.

  9. Ciao,
    Voto il furgone.
    Non elimina la moglie, l’hai tratteggiato piuttosto bene: è un uomo come troppi di noi sono, usciamo da casa di mamma chiedendo che ci considerino mariti quando continuiamo a comportarci da figli: lui le vuole dire:” ‘Mamma’, sono cresciuto” perché lei glielo possa confermare, abbattendo la sua insicurezza 🙂
    ‘Vero mamma che sono bravo?’
    Bello, mi piace. Sento molto veri i sentimenti di questo debole disgraziato, il tuo mi pare davvero un atteggiamento da ‘storico’: delinei l’ambiente e individui i moventi delle persone.
    O da investigatrice 😉
    Ciao a presto

  10. Ciao, mi piace la cura spesa nella definizione dei comportamenti dei personaggi coerentemente con la loro cultura, e le righe finali che lasciano intendere la preparazione di qualche piano: voto per mostrare cosa intende Fatma per mondi alternativi, se un’alternativa allo scontro fa culture oppure un vero e proprio cambio di prospettive. A presto!

  11. Fatma che riflette mondi alternativi, cosa può essere più emozionante?
    Sempre molto brava, Serena.
    Sarebbe importante conoscere il tuo parere alla mia scrittura, non dico adesso, sembrerebbe un invito fastidioso, ma magari del mio vecchio racconto concluso, tanto per sapere cosa ne pensi 😉

  12. Eccomi, un po’ in ritardo!
    Parli di intensità, tu, che ogni volta che ti leggo sono tentato di scrivere una mail alla redazione chiedendo perché a te concedano millemila caratteri in più oltre i 5mila di noi mortali. Poi li conto e scopro con sorpresa che semplicemente tu li usi meglio. Sei una bimba che gioca con un sacchetto d costruzioni e ne tira fuori cose che i coetanei si sognano.
    Brava, rinnovo i complimenti. e voto per la tastiera.

    • Jaw eh.. che dire.. mi fai anche un po’ arrossire (e non in senso metaforico :P). Ti ringrazio sul serio, anche per il paragone con la bimba e le costruzioni. Mi piace tantissimo :).
      E comunque anche io litigo molto con i caratteri, sono una maledizione e spesso le storie meriterebbe più respiro… ma che ci vuoi fare!

  13. Cavoli! Io dico lo sceicco…
    E poi il telefono mi aveva tolto il segui la storia, scusa l’ho riabilitato, ma che ne so non si può toccare un tasto che fa un casino, sai che penso? meglio usare un computer… mi dispiace di averti letta in ritardo. Sei bravissima, Serena.

  14. Ciao,
    Ho scoperto il tuo racconto un po’ tardi e l’ho letto solo ora.
    Mi piace la tua prosa (come si dice?) rigorosa e densa, mi ha fatto pensare a Tom Clancy.
    Credo di aver visto Alì uscire dal retro della moschea, stava litigando con un altro uomo…
    P.S.: con ‘valige’ mi hai messo in crisi, poi ho verificato che aveva ragione anche il mio ‘valigie’

    Ciao Ciao

  15. Ciao, ribadisco casa degli zii.
    Il tuo stile è molto coinvolgente, i pensieri estemporanei della protagonista (il vestito lungo), le sue personalissime sensazioni (i fiori marci), le immagini bizzarre (la luna/limone) la rendono più vera, ‘tridimensionale’. Mi piace molto e soprattutto mi piacerebbe saper fare qualcosa di simile!

  16. Ciao,

    Idea molto intrigante la tua, interessante.
    Dalla Trama vedo che punti molto nel coinvolgimento dei lettori per scegliere la direzione che dovrà prendere il racconto e questo è notevole, considerato che molti autori aggirano il vincolo proponendo domande che causano variazioni minime nella storia.
    Voto Raja Hawsawi, mi sembra quella più ‘libera’ e estranea tra i tre.

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