Non alzate quel tappeto

Dove eravamo rimasti?

Alì sa di non potersi più tirare indietro, il suo onore di uomo ne andrebbe distrutto. Qual è la sua ultima missione? Noleggiare un furgone presso l'agenzia Ryder di Manhattan e consegnarlo. (64%)

Prima Prova

L’agenzia di noleggio e trasporto Ryder si trova a Lower Manhattan. E’ situata in una via di passaggio, centinaia di persone ogni giorno della settimana si rispecchiano nelle sue vetrine sempre tirate a lucido. Nessuno fa caso a un’agenzia di noleggio, come non si notano le mercerie, le rivendite di lampadari o i negozi d’abiti usati, a meno che non la si stia cercando. E infatti la maggior parte delle migliaia di persone che passavano quel giorno davanti alla Ryder, o che lo faranno nei successivi tre anni, non degneranno di alcuna attenzione l’entrata e l’insegna. L’agenzia dovrà attendere ancora per diventare tristemente famosa. Il piano non è ancora pronto, c’è chi lo sta organizzando già da ora.

Alì Hawsawi è lì per quello, per la prima delle tre prove che verranno fatte nel corso di quei tre anni. Quella è la prova generale, dove calcolare tempistiche, orari, difficoltà e in base alla quale verranno modificati ordini e idee. Nel 1993 saranno pronti, ma adesso è solo un test e Alì è conscio del ruolo importante che ricopre. Ha paura, mentre rimane seduto nel vecchio pick up, è dal lato passeggero e quando il guidatore gli fa un cenno scende. E’ il suo momento, dovrà riportare un resoconto dettagliato di tutto quello che succederà da lì in avanti. Alle sue spalle sente il pick up allontanarsi nel traffico, il motore tossisce e si fa sempre più distante. Alì deglutisce, alza gli occhi al cielo, invoca la compagnia di Dio e fa due passi verso l’agenzia di noleggio e trasporto Ryder.

Il suo obiettivo è un furgone, l’impiegata molto gentile e disponibile gli consegna le chiavi di un esemplare giallo e nuovo di zecca. Il deposito è dietro l’angolo dell’isolato, Alì firma le carte presentando il documento falso che gli ha dato l’imam e si dirige al garage. Le chiavi gli gonfiano la tasca destra dei pantaloni, oggi si è vestito all’occidentale, jeans e t shirt. Gli consegnano il furgone spuntandone la targa da una lista, nient’altro. Nessun controllo per ora, si mette alla guida ed esce. Gira per quasi un’ora a Lower Manhattan per provare il mezzo, ma soprattutto per depistare eventuali curiosi. Deve mettere in conto sorveglianza, auto di pattuglia, telecamere, gira a vuoto come gli hanno prescritto. Soltanto con comodo e senza fretta si dirige con il furgone vuoto verso il World Trade Center.

E’ un complesso di sette maestosi grattacieli adibiti ad uffici, negozi, sedi di compagnie assicurative, studi legali, ristoranti. Svettano sui fiumi che circondano Manhattan e brillano tra le nuvole, una fiumana di gente li vive e attraversa ogni giorno. Ad Alì tutto questo non interessa, lui ha un incarico preciso da svolgere e non si perde ad ammirare il panorama del centro, le aiuole fiorite, le panchine, i baracchini di cibo, il sole che splende. Si dirige senza affanno nel parcheggio sotterraneo B-2, appena spegne il motore in un posto al centro dell’enorme garage, l’orologio che ha al polso batte le undici e trenta del mattino. L’orario è giusto e lui è lì, per le prossime due ore non deve preoccuparsi d’altro che di osservare l’ambiente che lo circonda, senza scendere dal furgone. Deve solo guardare, chi va, chi viene, quanto movimento c’è. Alì rilascia i muscoli della schiena e guarda.

Le sue parole avranno un peso notevole all’incontro che si svolgerà quella sera stessa. Fatma sarà presente, unica donna in un convivio maschile e segreto capeggiato dallo sceicco cieco. L’idea è sua e aspetta solo di essere organizzata fin nei minimi dettagli, la testimonianza di Alì è la prima pietra di una grande costruzione. Non si è mai sentito così fiero e orgoglioso di sé stesso, quando riferisce lo svolgimento del suo incarico davanti a quel gruppo di saggi ha il petto in fuori e il mento alto. Per la prima volta la vita gli ha dato un palcoscenico e sa di non poterlo sprecare. Dal giorno successivo a quell’incontro inizieranno i preparativi reali, uomini dovranno essere preparati e addestrati, materiali fatti spedire da lontano, pezzi comprati in banali negozi di elettronica sparsi per i quartieri cittadini e molto altro avrà da compiersi.

Il Destino non sembra molto interessato a cosa succede tra gli uomini, a volta pare far capolino e immischiarsi. Spesso suggerisce il bene, ma molto più sovente bisbiglia il peggio. Nessuno può contrastare i suoi ghiribizzi, l’unica soluzione è lasciarsi trasportare dalla corrente. E se necessario, quando possibile, trovare dei sassi o dei rami per rallentarla. O addirittura fermarla.

E’ quella è la sincera intenzione che ha Raja. Mentre Alì parla lei sta piegando il copriletto, in realtà sta prendendo tempo. Dovrebbe sbrigarsi, l’agente Fisher, dopo l’ultimo aggiornamento, le ha consigliato di allontanarsi da quella casa. In pratica dalla sua intera vita. Allontanarsi, ha usato proprio quel termine. Come se bastasse camminare guardando sempre dritto perché il destino non si volti a fissarti le spalle.

Ultimi due capitoli, quale filo della storia volete seguire?

  • Quello bianco: luce. (27%)
    27
  • Quello celeste: liberazione. (27%)
    27
  • Quello rosso: pericolo. (47%)
    47
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255 Commenti

  1. “…il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare.” è il riassunto intero di questa storia dal finale amaro ma tremendamente vero. Chi in nome di Dio, chi in nome dell’ego, chi in nome di una bandiera, tutti facciamo delle scelte. Nessuno può dirci con assoluta certezza se giuste o sbagliate. Bravissima, Serena.

  2. Grande finale, amaro e purtroppo autentico.
    Tutti facciamo delle scelte e questo di per sé dovrebbe terrorizzarci, perché non abbiamo quasi mai abbastanza informazioni per fare la scelta più giusta. Questo in un certo senso vale anche per chi prende certe strade di sangue ed è paradossalmente ciò che li rende fanaticamente convinti di essere nel giusto.
    Arrivederci al prossimo racconto!

  3. Quando un autore scrive una frase come questa: ” … il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare. …” , ha già vinto. Perchè, che tu l’abbia scritta coscientemente oppure no, questa frase racchiude il tema di tutta la storia e con esso gli intenti dei terroristi e delle vittime. Una metafora eccellente: non capisco dove si annida il male e lui mi ha già colpita al cuore. Ottimo e irreversibile, ormai sei consacrata come una vera scrittrice dotata di intuito poetico e raziocinio invidiabile.
    Niente tiene testa a un simile epitaffio. Il resto è noia, come diceva il califfo, poiché nessun “maltorto” giustifica la vendetta, se di vendetta si parla e non di complotto. Ma questa è un’altra storia. Tu hai vinto prima di cominciarla.

  4. Ecco perché non volevo il rosso!
    Un bel finale comunque, forse più vero così che non con un lieto fine. Te l’avrò già detto forse, ma questo modo di raccontare la Storia attraverso dei personaggi ti riesce molto bene(cfr. Il cestaio), forse grazie anche ai tuoi studi. Spero di rileggerti ancora, “anche” su questo sito 😉

    • Ciao! Sono contenta che ti sembri più vero un finale del genere, del resto la realtà è questa e non tutte le storie finiscono con un “vissero felici e contenti”. Giusto o sbagliato, è così.
      E grazie per tutto il resto 🙂 la storia è una mia passione, sono felice di riuscire a coniugarla con la fantasia.

  5. “Quanto spesso ci capita di prendere decisioni avventate e non badare all’istinto…” succede quando il destino è già scritto e niente può modificarne i piani. Mi è piaciuta la tua riflessione sul fatto che i personaggi di questo racconto sono finti ma, al tempo stesso, veri perché hanno fatto delle scelte ed è proprio in quel momento che si determina il destino proprio e di quelli che subiranno le conseguenze di quella scelta (vedi Fatma con Raja e le vittime dell’attentato). Che siano giuste o sbagliate non sta a noi determinarlo.
    Complimenti per la storia e la bravura che hai mostrato nello scriverla, torna presto. Un abbraccio 🙂

  6. Voto luce, in situazioni di intrighi e complotti la pr ferisco.
    Ogni tanto mi attardo e devo recuperare. Forse l’ho già scritto: che tristezza Alì, gli si addice proprio una frase/considerazione/titolo che ha coniato una grandissima: La banalità del Male.
    Quando scrivi sei efficace come un rasoio sopra un’appendice infiammata. 🙂

  7. Rosso, pericolo, ma… serena, il prossimo è l’ultimo!
    Troppo vero questo Alì, uno dei troppi oppressi dalla propria incapacità di decidere che quando ne hanno l’occasione fanno sempre la scelta sbagliata.
    Ci avviciniamo alla fine, forza Raja!
    Ciao Ciao

  8. Ciao Serena,
    dico “rosso e pericolo” poiché penso che questa storia potrebbe finire in azione, sospesa. Come sospeso è tutto ciò che riguarda il terrorismo. Non ha mai una precisa collocazione, una direzione, non è dato sapere il dove il come il quando… e per cui…
    Mi hai ricordato moltissimo nelle intenzioni narrative il secondo episodio di Fort Island, Eve – la protagonista – aveva indagato sui fatti accaduti al WTC di NY durante l’attentato del 1993 e stava facendo un documentario per quello, quando la sequestrarono per portarla a FI. Ed è ragionevolmente nello stesso luogo, le torri gemelle, che la storia si chiude… era un fade-in fade-off.. ma non penso che lo avessero colto tutti 😉 però queste storie un po’ di cronaca un po’ di fantasia sono eccezionali, o almeno lo sono per me e per te, a quanto mi pare di capire. Grande Serena! Ti abbraccio.

  9. Ciao,
    Voto il furgone.
    Non elimina la moglie, l’hai tratteggiato piuttosto bene: è un uomo come troppi di noi sono, usciamo da casa di mamma chiedendo che ci considerino mariti quando continuiamo a comportarci da figli: lui le vuole dire:” ‘Mamma’, sono cresciuto” perché lei glielo possa confermare, abbattendo la sua insicurezza 🙂
    ‘Vero mamma che sono bravo?’
    Bello, mi piace. Sento molto veri i sentimenti di questo debole disgraziato, il tuo mi pare davvero un atteggiamento da ‘storico’: delinei l’ambiente e individui i moventi delle persone.
    O da investigatrice 😉
    Ciao a presto

  10. Ciao, mi piace la cura spesa nella definizione dei comportamenti dei personaggi coerentemente con la loro cultura, e le righe finali che lasciano intendere la preparazione di qualche piano: voto per mostrare cosa intende Fatma per mondi alternativi, se un’alternativa allo scontro fa culture oppure un vero e proprio cambio di prospettive. A presto!

  11. Fatma che riflette mondi alternativi, cosa può essere più emozionante?
    Sempre molto brava, Serena.
    Sarebbe importante conoscere il tuo parere alla mia scrittura, non dico adesso, sembrerebbe un invito fastidioso, ma magari del mio vecchio racconto concluso, tanto per sapere cosa ne pensi 😉

  12. Eccomi, un po’ in ritardo!
    Parli di intensità, tu, che ogni volta che ti leggo sono tentato di scrivere una mail alla redazione chiedendo perché a te concedano millemila caratteri in più oltre i 5mila di noi mortali. Poi li conto e scopro con sorpresa che semplicemente tu li usi meglio. Sei una bimba che gioca con un sacchetto d costruzioni e ne tira fuori cose che i coetanei si sognano.
    Brava, rinnovo i complimenti. e voto per la tastiera.

    • Jaw eh.. che dire.. mi fai anche un po’ arrossire (e non in senso metaforico :P). Ti ringrazio sul serio, anche per il paragone con la bimba e le costruzioni. Mi piace tantissimo :).
      E comunque anche io litigo molto con i caratteri, sono una maledizione e spesso le storie meriterebbe più respiro… ma che ci vuoi fare!

  13. Cavoli! Io dico lo sceicco…
    E poi il telefono mi aveva tolto il segui la storia, scusa l’ho riabilitato, ma che ne so non si può toccare un tasto che fa un casino, sai che penso? meglio usare un computer… mi dispiace di averti letta in ritardo. Sei bravissima, Serena.

  14. Ciao,
    Ho scoperto il tuo racconto un po’ tardi e l’ho letto solo ora.
    Mi piace la tua prosa (come si dice?) rigorosa e densa, mi ha fatto pensare a Tom Clancy.
    Credo di aver visto Alì uscire dal retro della moschea, stava litigando con un altro uomo…
    P.S.: con ‘valige’ mi hai messo in crisi, poi ho verificato che aveva ragione anche il mio ‘valigie’

    Ciao Ciao

  15. Ciao, ribadisco casa degli zii.
    Il tuo stile è molto coinvolgente, i pensieri estemporanei della protagonista (il vestito lungo), le sue personalissime sensazioni (i fiori marci), le immagini bizzarre (la luna/limone) la rendono più vera, ‘tridimensionale’. Mi piace molto e soprattutto mi piacerebbe saper fare qualcosa di simile!

  16. Ciao,

    Idea molto intrigante la tua, interessante.
    Dalla Trama vedo che punti molto nel coinvolgimento dei lettori per scegliere la direzione che dovrà prendere il racconto e questo è notevole, considerato che molti autori aggirano il vincolo proponendo domande che causano variazioni minime nella storia.
    Voto Raja Hawsawi, mi sembra quella più ‘libera’ e estranea tra i tre.

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