Non alzate quel tappeto

Dove eravamo rimasti?

Chiudete gli occhi. Cosa vedete? ... Chi sarà il protagonista del prossimo episodio? Scarpe che macinano passi in direzione di casa. Alì. (47%)

Grandi cose

Il tramonto infiammava la via, oltre i grattacieli e i tetti gotici di ingombranti palazzine il sole si disfaceva tra le nuvole. Il viola predominava l’orizzonte, era ormai prossima la venuta della luna piena. Uno stormo di anatre americane tagliò di traverso il boulevard. Le persone, delle nazionalità più disparate quale solo una strada di New York a quel tempo poteva mostrare, sciamavano in ogni direzione. Chi diretto a casa per cena, chi in chiesa per la messa, chi a far spesa nei grandi supermercati, chi in attesa davanti a un’edicola per un biglietto della metropolitana.

Tra loro camminava anche un uomo con la pelle tonalità nocciola e la barba nera e ben curata. Indossava dei pantaloni di lino alla caviglia, dei sandali e il kandura, la tunica bianca maschile tipica dei territori arabi orientali. Sebbene fosse la tenuta che abitualmente indossava per recarsi in moschea non proveniva da lì, aveva saltato l’ultima preghiera per un incontro importante, che attendeva da più di un mese.

Alì Hawsawi s’incamminò in direzione di casa sua, non aveva fretta ma ogni tanto allungava il passo perché la moglie lo stava aspettando per cena. Gli si parò davanti agli occhi il suo bel viso e i suoi lunghi capelli, rallentò. Per quanto ancora avrebbe potuto tornare a casa e fare finta di niente? Quanti giorni mancavano alla resa dei conti, alla liberazione degli affanni, alla perdita della paura? Alì si passò una mano sulla testa, era leggermente sudato, forse il tepore in anticipo sull’estate, pensò.

E’ la paura. HO paura. Il sussurro gli arrivò come da lontano, ma non si voltò a cercarne l’origine, sapeva che proveniva dal suo stomaco.

Negli ultimi mesi aveva vissuto due vite parallele che non si erano mai scontrate, mai intralciate. Sapeva fin dall’inizio che un giorno sarebbe accaduto, era inevitabile, la menzogna si sarebbe palesata. E lui cos’avrebbe fatto a quel punto? Alì se lo domandava da giorni, la notte sognava di pensarci, ma mai trovava una risposta soddisfacente. Ricordava ancora la conversazione con l’imam, sei mesi prima, quando gli aveva detto che lui era il più devoto degli aiutanti e che contava sul suo appoggio negli eventi futuri. Alì, quel pomeriggio lontano, si era sentito investito di una responsabilità che prima di allora nessuno aveva mai voluto concedergli. Né i suoi genitori a Jeddah che lo consideravano un sempliciotto, buono solo a spaccarsi la schiena di lavoro; né sua moglie che gli voleva sinceramente bene, ma lo trattava come un ragazzino bisognoso e non come un uomo. Quando l’imam gli aveva parlato Alì si era subito ricordato dell’unica altra persona che aveva creduto in lui.

Erano nei campi lungo la strada di casa, lui aveva venti anni e Fatma dieci di più. Si erano fermati a soccorrere una capra ferita, mentre lui era indaffarato a legarle le zampe per poterla trasportare comodamente, la sorella l’aveva preso per le spalle e guardato negli occhi.

Alì, fratello, questo non è il tuo destino. Io lo so. Dio ti ha destinato a grandi cose, deve solo arrivare il tuo momento”.

Il giovane era rimasto profondamente impressionato, quelle parole si erano sedimentate dentro di lui, in profondità.

Dopo quella conversazione con l’imam erano arrivati i primi incarichi, cose da poco, inezie, ma le aveva assolte. L’ultimo mese era stato il più febbrile. L’arrivo dello sceicco e i suoi discorsi, Alì non si era mai reso conto che ci fossero così tante cose che non conosceva e temeva che una vita intera non gli sarebbe bastata per capirle. Poi erano iniziate le missioni, quelle vere e i giorni s’erano fatti bui e pieni di paura. Qualcosa gli sfuggiva lontano, una sorta di comprensione che ancora gli mancava. Avrebbe dovuto farla sua e presto, il tempo stava per scadere. L’arrivo di Fatma aveva messo il moto il meccanismo, il destino era prossimo a compiersi. Proprio quello di cui tanti anni prima gli aveva parlato, sotto il sole dei pascoli.

Mentre pensava a tutto questo, Alì camminava ponendo un sandalo dopo l’altro sul marciapiede polveroso della sua via. L’odore di curry era sparso ovunque, pareva filtrare dalle mura stesse degli edifici. Arrivò al portoncino del suo condominio, nella tasca dei pantaloni trovò le chiavi e l’aprì. L’interno era fresco, la sua pancia distinse il profumo delle lenticchie e salì le scale.

Raja era in piedi, la colse tra il ripiano della cucina e il tavolo, intenta con una mano a mescolare e con l’altra a sorreggere un capiente piatto blu di porcellana. Le lenticchie fumavano e quella colonna grigia le intorbidiva i lineamenti. Improvvisamente la desiderò e sentì come un pungolo alla base del cuore, spingeva verso l’alto e gli fece mancare il fiato. Capì, nell’attimo in cui fece un passo verso di lei, sorridente, che era un dolore che si chiamava senso di colpa.

E subito dopo si rese conto che non poteva più scacciarlo.

Alì sa di non potersi più tirare indietro, il suo onore di uomo ne andrebbe distrutto. Qual è la sua ultima missione?

  • Scortare Fatma a un incontro. (18%)
    18
  • Noleggiare un furgone presso l'agenzia Ryder di Manhattan e consegnarlo. (64%)
    64
  • Eliminare la moglie, l'inganno di Raja è stato scoperto. (18%)
    18
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255 Commenti

  1. “…il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare.” è il riassunto intero di questa storia dal finale amaro ma tremendamente vero. Chi in nome di Dio, chi in nome dell’ego, chi in nome di una bandiera, tutti facciamo delle scelte. Nessuno può dirci con assoluta certezza se giuste o sbagliate. Bravissima, Serena.

  2. Grande finale, amaro e purtroppo autentico.
    Tutti facciamo delle scelte e questo di per sé dovrebbe terrorizzarci, perché non abbiamo quasi mai abbastanza informazioni per fare la scelta più giusta. Questo in un certo senso vale anche per chi prende certe strade di sangue ed è paradossalmente ciò che li rende fanaticamente convinti di essere nel giusto.
    Arrivederci al prossimo racconto!

  3. Quando un autore scrive una frase come questa: ” … il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare. …” , ha già vinto. Perchè, che tu l’abbia scritta coscientemente oppure no, questa frase racchiude il tema di tutta la storia e con esso gli intenti dei terroristi e delle vittime. Una metafora eccellente: non capisco dove si annida il male e lui mi ha già colpita al cuore. Ottimo e irreversibile, ormai sei consacrata come una vera scrittrice dotata di intuito poetico e raziocinio invidiabile.
    Niente tiene testa a un simile epitaffio. Il resto è noia, come diceva il califfo, poiché nessun “maltorto” giustifica la vendetta, se di vendetta si parla e non di complotto. Ma questa è un’altra storia. Tu hai vinto prima di cominciarla.

  4. Ecco perché non volevo il rosso!
    Un bel finale comunque, forse più vero così che non con un lieto fine. Te l’avrò già detto forse, ma questo modo di raccontare la Storia attraverso dei personaggi ti riesce molto bene(cfr. Il cestaio), forse grazie anche ai tuoi studi. Spero di rileggerti ancora, “anche” su questo sito 😉

    • Ciao! Sono contenta che ti sembri più vero un finale del genere, del resto la realtà è questa e non tutte le storie finiscono con un “vissero felici e contenti”. Giusto o sbagliato, è così.
      E grazie per tutto il resto 🙂 la storia è una mia passione, sono felice di riuscire a coniugarla con la fantasia.

  5. “Quanto spesso ci capita di prendere decisioni avventate e non badare all’istinto…” succede quando il destino è già scritto e niente può modificarne i piani. Mi è piaciuta la tua riflessione sul fatto che i personaggi di questo racconto sono finti ma, al tempo stesso, veri perché hanno fatto delle scelte ed è proprio in quel momento che si determina il destino proprio e di quelli che subiranno le conseguenze di quella scelta (vedi Fatma con Raja e le vittime dell’attentato). Che siano giuste o sbagliate non sta a noi determinarlo.
    Complimenti per la storia e la bravura che hai mostrato nello scriverla, torna presto. Un abbraccio 🙂

  6. Voto luce, in situazioni di intrighi e complotti la pr ferisco.
    Ogni tanto mi attardo e devo recuperare. Forse l’ho già scritto: che tristezza Alì, gli si addice proprio una frase/considerazione/titolo che ha coniato una grandissima: La banalità del Male.
    Quando scrivi sei efficace come un rasoio sopra un’appendice infiammata. 🙂

  7. Rosso, pericolo, ma… serena, il prossimo è l’ultimo!
    Troppo vero questo Alì, uno dei troppi oppressi dalla propria incapacità di decidere che quando ne hanno l’occasione fanno sempre la scelta sbagliata.
    Ci avviciniamo alla fine, forza Raja!
    Ciao Ciao

  8. Ciao Serena,
    dico “rosso e pericolo” poiché penso che questa storia potrebbe finire in azione, sospesa. Come sospeso è tutto ciò che riguarda il terrorismo. Non ha mai una precisa collocazione, una direzione, non è dato sapere il dove il come il quando… e per cui…
    Mi hai ricordato moltissimo nelle intenzioni narrative il secondo episodio di Fort Island, Eve – la protagonista – aveva indagato sui fatti accaduti al WTC di NY durante l’attentato del 1993 e stava facendo un documentario per quello, quando la sequestrarono per portarla a FI. Ed è ragionevolmente nello stesso luogo, le torri gemelle, che la storia si chiude… era un fade-in fade-off.. ma non penso che lo avessero colto tutti 😉 però queste storie un po’ di cronaca un po’ di fantasia sono eccezionali, o almeno lo sono per me e per te, a quanto mi pare di capire. Grande Serena! Ti abbraccio.

  9. Ciao,
    Voto il furgone.
    Non elimina la moglie, l’hai tratteggiato piuttosto bene: è un uomo come troppi di noi sono, usciamo da casa di mamma chiedendo che ci considerino mariti quando continuiamo a comportarci da figli: lui le vuole dire:” ‘Mamma’, sono cresciuto” perché lei glielo possa confermare, abbattendo la sua insicurezza 🙂
    ‘Vero mamma che sono bravo?’
    Bello, mi piace. Sento molto veri i sentimenti di questo debole disgraziato, il tuo mi pare davvero un atteggiamento da ‘storico’: delinei l’ambiente e individui i moventi delle persone.
    O da investigatrice 😉
    Ciao a presto

  10. Ciao, mi piace la cura spesa nella definizione dei comportamenti dei personaggi coerentemente con la loro cultura, e le righe finali che lasciano intendere la preparazione di qualche piano: voto per mostrare cosa intende Fatma per mondi alternativi, se un’alternativa allo scontro fa culture oppure un vero e proprio cambio di prospettive. A presto!

  11. Fatma che riflette mondi alternativi, cosa può essere più emozionante?
    Sempre molto brava, Serena.
    Sarebbe importante conoscere il tuo parere alla mia scrittura, non dico adesso, sembrerebbe un invito fastidioso, ma magari del mio vecchio racconto concluso, tanto per sapere cosa ne pensi 😉

  12. Eccomi, un po’ in ritardo!
    Parli di intensità, tu, che ogni volta che ti leggo sono tentato di scrivere una mail alla redazione chiedendo perché a te concedano millemila caratteri in più oltre i 5mila di noi mortali. Poi li conto e scopro con sorpresa che semplicemente tu li usi meglio. Sei una bimba che gioca con un sacchetto d costruzioni e ne tira fuori cose che i coetanei si sognano.
    Brava, rinnovo i complimenti. e voto per la tastiera.

    • Jaw eh.. che dire.. mi fai anche un po’ arrossire (e non in senso metaforico :P). Ti ringrazio sul serio, anche per il paragone con la bimba e le costruzioni. Mi piace tantissimo :).
      E comunque anche io litigo molto con i caratteri, sono una maledizione e spesso le storie meriterebbe più respiro… ma che ci vuoi fare!

  13. Cavoli! Io dico lo sceicco…
    E poi il telefono mi aveva tolto il segui la storia, scusa l’ho riabilitato, ma che ne so non si può toccare un tasto che fa un casino, sai che penso? meglio usare un computer… mi dispiace di averti letta in ritardo. Sei bravissima, Serena.

  14. Ciao,
    Ho scoperto il tuo racconto un po’ tardi e l’ho letto solo ora.
    Mi piace la tua prosa (come si dice?) rigorosa e densa, mi ha fatto pensare a Tom Clancy.
    Credo di aver visto Alì uscire dal retro della moschea, stava litigando con un altro uomo…
    P.S.: con ‘valige’ mi hai messo in crisi, poi ho verificato che aveva ragione anche il mio ‘valigie’

    Ciao Ciao

  15. Ciao, ribadisco casa degli zii.
    Il tuo stile è molto coinvolgente, i pensieri estemporanei della protagonista (il vestito lungo), le sue personalissime sensazioni (i fiori marci), le immagini bizzarre (la luna/limone) la rendono più vera, ‘tridimensionale’. Mi piace molto e soprattutto mi piacerebbe saper fare qualcosa di simile!

  16. Ciao,

    Idea molto intrigante la tua, interessante.
    Dalla Trama vedo che punti molto nel coinvolgimento dei lettori per scegliere la direzione che dovrà prendere il racconto e questo è notevole, considerato che molti autori aggirano il vincolo proponendo domande che causano variazioni minime nella storia.
    Voto Raja Hawsawi, mi sembra quella più ‘libera’ e estranea tra i tre.

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