Non alzate quel tappeto

Dove eravamo rimasti?

Cosa vede Raja dalla finestra? Una donna velata incontra l'Imam e gli consegna delle valige. (62%)

Un nuovo giocatore

Il pomeriggio volgeva al termine, alla preghiera mancava appena mezz’ora. Sul blocknotes di Raja navigavano in solitaria il disegno di un sole e di una rondine. Non era successo nulla e lei non si era mai assentata dalla sua postazione, se non qualche manciata di secondi per prendere del succo di mirtillo dal frigorifero, ma sempre con un occhio alla finestra. Calma piatta, finché la donna non si avvicinò all’entrata principale della moschea.

Raja tentò di identificarla dall’andatura storta, ma senza successo. Aveva svoltato l’angolo a destra, ma lei con il sole contro non era riuscita a guardarla in faccia. Si limitò a seguirla con lo sguardo, camminava piano e con fatica, forse perché le due valige di pelle che portava erano molto pesanti. Sicuramente lo sembravano, viste da lassù. La donna aveva indosso un velo che, da nuovo, doveva essere stato di un arancione sgargiante e che adesso era ridotto a una tonalità di mattone sbiadito. Ai piedi calzava scarpe nere, la cui punta tonda emergeva a ogni passo dal bordo della tunica. Nessun indizio sulla capigliatura o sull’età. Raja prese dubbiosa qualche appunto e tentò di ricordarsi se aveva mai visto quel velo da qualche parte, aveva come la vivida sensazione di conoscerlo.

Intanto la donna arrancò con evidente fatica sino alla porta principale. Posò a terra le valigie e rimase immobile, senza addentrarsi nella moschea. Dopo pochi secondi uscì l’imam, dedusse che si fossero dati appuntamento. L’uomo si sistemò gli occhiali sul naso e iniziarono a parlare, ma era impossibile decifrarne le parole. Raja notò che parlava solo lui e lei si limitava ad annuire o dissentire muovendo la testa. L’incontro durò appena qualche minuto, poi la donna si guardò intorno con calma.

E fu soltanto quando si voltò per riprendere la strada da dov’era venuta che Raja riuscì a scorgere i lineamenti di metà del suo viso. Si alzò di scatto dalla sedia, che cadde per terra e ricacciò in gola un urlo di stupore. Si sporse d’istinto giù dalla finestra, per controllare, per confermare ciò che i suoi occhi gli avevano suggerito. Anche se erano passati anni dall’ultima volta che si erano viste, da quando erano partiti da Jeddah, Raja avrebbe riconosciuto quegli occhi verdi dovunque. Verdi e scaltri. Un brivido le solleticò la schiena.

Fatma Sabil aveva quarantuno anni, un’indole ribelle, una mente rigorosa e una notevole dose di furbizia. Nella vita le erano servite tutte queste caratteristiche in innumerevoli occasioni e negli ultimi tempi in modo particolare. Il marito, che lei considerava un buono a nulla, incapace di mantenere la sua famiglia e il decoro di fronte alla comunità, era rimasto a La Mecca, nella loro casa. Fatma non aveva bisogno di lui, ne era sempre stata convinta anche quando il padre e il nonno le avevano fatto capire senza mezzi termini che una donna non è niente se non ha un marito al suo fianco. Nonostante fosse dovuta scendere a patti con le sue tradizioni, non aveva mai cambiato idea sull’argomento.

Era sbarcata al JFK appena due giorni prima e già aveva ben chiaro cosa stesse succedendo, il ragazzo mandato a prenderla le aveva ripetuto a pappagallo il messaggio dell’imam. Non c’era bisogno che capisse il senso profondo di quelle parole, era solo un tramite utile allo scopo. Nessun uomo avrebbe potuto avvicinare una donna sposata e per l’imam sarebbe stato rischioso girare per l’aeroporto. Le avevano procurato una stanza in una pensione per stranieri, dove nessuno faceva domande e lei avrebbe potuto muoversi liberamente. I pochi uomini che la riconoscevano per strada chinavano il capo quando la incrociavano e ogni volta per lei era un gesto di estrema soddisfazione.

Per l’agente speciale dell’NSA Clara Fisher conoscere Fatma Sabil sarebbe stato come azzeccare un terno al lotto. La punta di diamante di tutta la sua carriera, avrebbe risolto un mistero che si bisbigliava dall’Arabia all’Egitto, dall’Afghanistan all’Occidente e che le agenzie mondiali rincorrevano a perdifiato. Non sempre, però, la fortuna è dalla parte dei giusti e infatti la polizia non aveva idea che la donna fosse sbarcata al JFK, né si preoccupavano del suo coinvolgimento in quella storia. In realtà, per loro, semplicemente, Fatma Sabil era solo una leggenda.

Qualcuno bussò alla porta della camera in affitto. Fatma non si preoccupò di controllare il velo nello specchio arrugginito sopra alla sedia, sapeva che era in perfetto ordine.

Avanti”.

La sua voce sensuale sorprendeva sempre, aveva un tono femminile e suadente in netto contrasto con la sua figura autoritaria. Ma la persona dall’altra parte la conosceva bene..

Sorella mia, che Dio ti progetta, sei qui finalmente” disse l’uomo, andandole incontro. Le baciò le mani.

Mi sei mancato fratello, ti porto notizie da casa. Nostra madre è in forze e vive serenamente” annuì “Chiede sempre di te”.

Ti sono grato di essere qui”.

Ora andrà tutto per il meglio. Siamo pronti” gli sorrise.

Fatma e Alì si guardarono, ringraziando la benevolenza del Signore.

Chiudete gli occhi. Cosa vedete? ... Chi sarà il protagonista del prossimo episodio?

  • Occhi verdi che riflettono mondi alternativi. Fatma. (40%)
    40
  • Scarpe che macinano passi in direzione di casa. Alì. (47%)
    47
  • Dita che volano su una piccola tastiera. Raja. (13%)
    13
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255 Commenti

  1. “…il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare.” è il riassunto intero di questa storia dal finale amaro ma tremendamente vero. Chi in nome di Dio, chi in nome dell’ego, chi in nome di una bandiera, tutti facciamo delle scelte. Nessuno può dirci con assoluta certezza se giuste o sbagliate. Bravissima, Serena.

  2. Grande finale, amaro e purtroppo autentico.
    Tutti facciamo delle scelte e questo di per sé dovrebbe terrorizzarci, perché non abbiamo quasi mai abbastanza informazioni per fare la scelta più giusta. Questo in un certo senso vale anche per chi prende certe strade di sangue ed è paradossalmente ciò che li rende fanaticamente convinti di essere nel giusto.
    Arrivederci al prossimo racconto!

  3. Quando un autore scrive una frase come questa: ” … il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare. …” , ha già vinto. Perchè, che tu l’abbia scritta coscientemente oppure no, questa frase racchiude il tema di tutta la storia e con esso gli intenti dei terroristi e delle vittime. Una metafora eccellente: non capisco dove si annida il male e lui mi ha già colpita al cuore. Ottimo e irreversibile, ormai sei consacrata come una vera scrittrice dotata di intuito poetico e raziocinio invidiabile.
    Niente tiene testa a un simile epitaffio. Il resto è noia, come diceva il califfo, poiché nessun “maltorto” giustifica la vendetta, se di vendetta si parla e non di complotto. Ma questa è un’altra storia. Tu hai vinto prima di cominciarla.

  4. Ecco perché non volevo il rosso!
    Un bel finale comunque, forse più vero così che non con un lieto fine. Te l’avrò già detto forse, ma questo modo di raccontare la Storia attraverso dei personaggi ti riesce molto bene(cfr. Il cestaio), forse grazie anche ai tuoi studi. Spero di rileggerti ancora, “anche” su questo sito 😉

    • Ciao! Sono contenta che ti sembri più vero un finale del genere, del resto la realtà è questa e non tutte le storie finiscono con un “vissero felici e contenti”. Giusto o sbagliato, è così.
      E grazie per tutto il resto 🙂 la storia è una mia passione, sono felice di riuscire a coniugarla con la fantasia.

  5. “Quanto spesso ci capita di prendere decisioni avventate e non badare all’istinto…” succede quando il destino è già scritto e niente può modificarne i piani. Mi è piaciuta la tua riflessione sul fatto che i personaggi di questo racconto sono finti ma, al tempo stesso, veri perché hanno fatto delle scelte ed è proprio in quel momento che si determina il destino proprio e di quelli che subiranno le conseguenze di quella scelta (vedi Fatma con Raja e le vittime dell’attentato). Che siano giuste o sbagliate non sta a noi determinarlo.
    Complimenti per la storia e la bravura che hai mostrato nello scriverla, torna presto. Un abbraccio 🙂

  6. Voto luce, in situazioni di intrighi e complotti la pr ferisco.
    Ogni tanto mi attardo e devo recuperare. Forse l’ho già scritto: che tristezza Alì, gli si addice proprio una frase/considerazione/titolo che ha coniato una grandissima: La banalità del Male.
    Quando scrivi sei efficace come un rasoio sopra un’appendice infiammata. 🙂

  7. Rosso, pericolo, ma… serena, il prossimo è l’ultimo!
    Troppo vero questo Alì, uno dei troppi oppressi dalla propria incapacità di decidere che quando ne hanno l’occasione fanno sempre la scelta sbagliata.
    Ci avviciniamo alla fine, forza Raja!
    Ciao Ciao

  8. Ciao Serena,
    dico “rosso e pericolo” poiché penso che questa storia potrebbe finire in azione, sospesa. Come sospeso è tutto ciò che riguarda il terrorismo. Non ha mai una precisa collocazione, una direzione, non è dato sapere il dove il come il quando… e per cui…
    Mi hai ricordato moltissimo nelle intenzioni narrative il secondo episodio di Fort Island, Eve – la protagonista – aveva indagato sui fatti accaduti al WTC di NY durante l’attentato del 1993 e stava facendo un documentario per quello, quando la sequestrarono per portarla a FI. Ed è ragionevolmente nello stesso luogo, le torri gemelle, che la storia si chiude… era un fade-in fade-off.. ma non penso che lo avessero colto tutti 😉 però queste storie un po’ di cronaca un po’ di fantasia sono eccezionali, o almeno lo sono per me e per te, a quanto mi pare di capire. Grande Serena! Ti abbraccio.

  9. Ciao,
    Voto il furgone.
    Non elimina la moglie, l’hai tratteggiato piuttosto bene: è un uomo come troppi di noi sono, usciamo da casa di mamma chiedendo che ci considerino mariti quando continuiamo a comportarci da figli: lui le vuole dire:” ‘Mamma’, sono cresciuto” perché lei glielo possa confermare, abbattendo la sua insicurezza 🙂
    ‘Vero mamma che sono bravo?’
    Bello, mi piace. Sento molto veri i sentimenti di questo debole disgraziato, il tuo mi pare davvero un atteggiamento da ‘storico’: delinei l’ambiente e individui i moventi delle persone.
    O da investigatrice 😉
    Ciao a presto

  10. Ciao, mi piace la cura spesa nella definizione dei comportamenti dei personaggi coerentemente con la loro cultura, e le righe finali che lasciano intendere la preparazione di qualche piano: voto per mostrare cosa intende Fatma per mondi alternativi, se un’alternativa allo scontro fa culture oppure un vero e proprio cambio di prospettive. A presto!

  11. Fatma che riflette mondi alternativi, cosa può essere più emozionante?
    Sempre molto brava, Serena.
    Sarebbe importante conoscere il tuo parere alla mia scrittura, non dico adesso, sembrerebbe un invito fastidioso, ma magari del mio vecchio racconto concluso, tanto per sapere cosa ne pensi 😉

  12. Eccomi, un po’ in ritardo!
    Parli di intensità, tu, che ogni volta che ti leggo sono tentato di scrivere una mail alla redazione chiedendo perché a te concedano millemila caratteri in più oltre i 5mila di noi mortali. Poi li conto e scopro con sorpresa che semplicemente tu li usi meglio. Sei una bimba che gioca con un sacchetto d costruzioni e ne tira fuori cose che i coetanei si sognano.
    Brava, rinnovo i complimenti. e voto per la tastiera.

    • Jaw eh.. che dire.. mi fai anche un po’ arrossire (e non in senso metaforico :P). Ti ringrazio sul serio, anche per il paragone con la bimba e le costruzioni. Mi piace tantissimo :).
      E comunque anche io litigo molto con i caratteri, sono una maledizione e spesso le storie meriterebbe più respiro… ma che ci vuoi fare!

  13. Cavoli! Io dico lo sceicco…
    E poi il telefono mi aveva tolto il segui la storia, scusa l’ho riabilitato, ma che ne so non si può toccare un tasto che fa un casino, sai che penso? meglio usare un computer… mi dispiace di averti letta in ritardo. Sei bravissima, Serena.

  14. Ciao,
    Ho scoperto il tuo racconto un po’ tardi e l’ho letto solo ora.
    Mi piace la tua prosa (come si dice?) rigorosa e densa, mi ha fatto pensare a Tom Clancy.
    Credo di aver visto Alì uscire dal retro della moschea, stava litigando con un altro uomo…
    P.S.: con ‘valige’ mi hai messo in crisi, poi ho verificato che aveva ragione anche il mio ‘valigie’

    Ciao Ciao

  15. Ciao, ribadisco casa degli zii.
    Il tuo stile è molto coinvolgente, i pensieri estemporanei della protagonista (il vestito lungo), le sue personalissime sensazioni (i fiori marci), le immagini bizzarre (la luna/limone) la rendono più vera, ‘tridimensionale’. Mi piace molto e soprattutto mi piacerebbe saper fare qualcosa di simile!

  16. Ciao,

    Idea molto intrigante la tua, interessante.
    Dalla Trama vedo che punti molto nel coinvolgimento dei lettori per scegliere la direzione che dovrà prendere il racconto e questo è notevole, considerato che molti autori aggirano il vincolo proponendo domande che causano variazioni minime nella storia.
    Voto Raja Hawsawi, mi sembra quella più ‘libera’ e estranea tra i tre.

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