Non alzate quel tappeto

Dove eravamo rimasti?

Entriamo nel vivo. La lettera porterà Raja a mettersi in contatto con una persona. Chi è? Leo Golfind. Ore 2 p.m. a Manhattan (Segretezza) (73%)

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Non era mai stata a Central Park. L’uomo le aveva detto che si sarebbero visti vicino alla gelateria italiana e Raja si era fermata proprio lì davanti. Aveva detto ad Alì che doveva far visita a una signora, ma che non avrebbe fatto tardi. Ormai mentire le sembrava l’azione più naturale del mondo. La giornata era limpida e calda, il parco e le strade piene di persone. Nessuno fece caso alla donna vestita con la tunica e il velo blu scuro, era proprio da quel colore che l’uomo l’avrebbe riconosciuta.

Leo Golfind aveva quarantaquattro anni e il tipico aspetto da americano in salute. Di cose nella vita ne aveva viste parecchie, belle e brutte. E parecchie di queste le aveva create lui stesso. Arrivò un’ora prima dell’appuntamento, si mangiò un gelato e vide arrivare l’araba. La osservò, erano entrambi in anticipo. Aveva fatto qualche breve ricerca su di lei, ma non c’era niente di interessante da scoprire. Una giovane donna nata in Arabia Saudita, la famiglia era tutta di brava gente, sposata e trasferita a Brooklyn. I dati che gli interessavano erano due: l’ubicazione del suo appartamento e suo marito. Mentre la osservava si rese conto della sua straordinaria bellezza e quando lei si girò nella sua direzione ne fu quasi imbarazzato.

Signora Hawsawi?” si avvicinò.

Lei si girò di scatto e annuì, quasi spaventata.

Piacere di conoscerla, Leo Golfind”.

Raja si calmò, aveva riconosciuto la voce al telefono. Le indicò una panchina e si avviarono.

Ieri al telefono mi ha accennato di aver trovato il mio numero privato in una lettera, dico bene?” presero posto entrambi.

Si esatto, come le ho detto la lettera era indirizzata a mio zio Mustafa Ahmin, gli era arrivata un mese fa secondo il timbro sulla busta, ma lui non l’aveva aperta. Il mittente è un certo Abdul Rohani Saal, di Edison. Non è lontano da qui, giusto?”.

Golfind ascoltava con estrema attenzione ogni parola, era pensieroso “No, non molto”.

Raja annuì “Sì, ecco… leggendo la lettera, alla fine, c’era scritto di contattare quel numero, il suo, in caso di estrema emergenza. Tutto qua” intanto tirò fuori la lettera e la passò a lui.

L’uomo gli diede una rapida occhiata e molte cose cominciarono a chiarificarsi, come il viso di Abdul e il perché avesse dato il suo numero. Deglutì e richiuse la lettera. “Perché mi ha contattato, signora Hawsawi?” la guardò.

Raja abbassò lo sguardo. Si torceva le dita bronzee che fuoriuscivano dalle ampie maniche della tunica “I miei zii, Mustafa e sua moglie, sono stati uccisi signor Golfind, pugnalati appena qualche giorno fa. Non avevano nemici e io non ho idea di cosa stia accadendo, voglio scoprirlo” finalmente lo guardò dritto negli occhi “Credo che mio marito sia implicato in questa storia, ma non mi chieda in che modo perché davvero non lo so” sospirò, come se si fosse tolta un macigno dalle spalle.

Golfind aveva già fatto ricerche su Alì e si era fatto un quadro preciso. Gli mancavano comunque dei tasselli e osservando Raja pensò che avrebbe potuto darglieli proprio lei. Prima di tutto doveva parlare al Direttore e farsi autorizzare, se ci fosse riuscito sarebbe stato il colpo giusto per la sua carriera stagnante. Quel seme che aveva piantato tanti anni prima con Abdul ora rivelava i primi frutti.

Lei è una specie di poliziotto? Dal tono della lettera sembrava che..” Raja lo scrutava.

Golfind si guardò intorno, ma c’erano solo bambini e cani “Abdul Saal era un mio contatto e sì, lo sono, una specie. Lavoro per l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale e mi occupo di molte questioni”.

Lei comprese che l’uomo non le avrebbe mai detto tutta la verità, capì in quel momento che forse avrebbe potuto aiutarla, ma che avrebbe sempre dovuto pensare per sé stessa. Nessuno l’avrebbe fatto al suo posto.

Mi dica almeno perché pensa che suo marito sia implicato. Avrà qualche prova, immagino” la guardò.

Non proprio. Mio marito frequenta molto la nostra moschea, questo non è un male naturalmente.. ma è molto strano da quando è arrivato l’ospite dall’Africa”.

Golfind sentì qualcosa lungo la colonna vertebrale, come se qualcuno gliela stesse accarezzando con un vetro appuntito. Cercò di mantenere la calma. L’ospite?” chiese.

Sì, è arrivato da poco. Dal Sudan, mi pare d’aver capito. Un pezzo grosso, un grande studioso del Corano. Mio marito ci teneva molto al suo arrivo” sospirò “Era con degli uomini e una grossa macchina, blindata sembrava. Da quel giorno Alì è stato molto strano, introverso, mi nasconde qualcosa. E poi c’è la conversazione..” Raja gli raccontò tutto.

Golfind aveva in mente soltanto un nome: Omar Abdel-Rahman, lo sceicco cieco di Al Qaeda. Aveva tentato di tenerlo d’occhio e ora sentiva di averlo a un soffio di distanza.

Il primo sparo riecheggiò tra le querce mentre lui aveva quella vivida sensazione e lei era impegnata a domandarsi se quell’uomo avrebbe potuto davvero aiutarla. Soltanto in un secondo momento si rese conto che la tunica blu stava diventando nera. Golfind si alzò, un attimo dopo aveva l’arma in mano e rispondeva al fuoco.

Il male vince sempre. O forse no? Ditemelo voi cosa sentite…

  • Stridio di freni (38%)
    38
  • Sapore di medicina (31%)
    31
  • Profumo di fiori di pesco (31%)
    31
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255 Commenti

  1. “…il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare.” è il riassunto intero di questa storia dal finale amaro ma tremendamente vero. Chi in nome di Dio, chi in nome dell’ego, chi in nome di una bandiera, tutti facciamo delle scelte. Nessuno può dirci con assoluta certezza se giuste o sbagliate. Bravissima, Serena.

  2. Grande finale, amaro e purtroppo autentico.
    Tutti facciamo delle scelte e questo di per sé dovrebbe terrorizzarci, perché non abbiamo quasi mai abbastanza informazioni per fare la scelta più giusta. Questo in un certo senso vale anche per chi prende certe strade di sangue ed è paradossalmente ciò che li rende fanaticamente convinti di essere nel giusto.
    Arrivederci al prossimo racconto!

  3. Quando un autore scrive una frase come questa: ” … il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare. …” , ha già vinto. Perchè, che tu l’abbia scritta coscientemente oppure no, questa frase racchiude il tema di tutta la storia e con esso gli intenti dei terroristi e delle vittime. Una metafora eccellente: non capisco dove si annida il male e lui mi ha già colpita al cuore. Ottimo e irreversibile, ormai sei consacrata come una vera scrittrice dotata di intuito poetico e raziocinio invidiabile.
    Niente tiene testa a un simile epitaffio. Il resto è noia, come diceva il califfo, poiché nessun “maltorto” giustifica la vendetta, se di vendetta si parla e non di complotto. Ma questa è un’altra storia. Tu hai vinto prima di cominciarla.

  4. Ecco perché non volevo il rosso!
    Un bel finale comunque, forse più vero così che non con un lieto fine. Te l’avrò già detto forse, ma questo modo di raccontare la Storia attraverso dei personaggi ti riesce molto bene(cfr. Il cestaio), forse grazie anche ai tuoi studi. Spero di rileggerti ancora, “anche” su questo sito 😉

    • Ciao! Sono contenta che ti sembri più vero un finale del genere, del resto la realtà è questa e non tutte le storie finiscono con un “vissero felici e contenti”. Giusto o sbagliato, è così.
      E grazie per tutto il resto 🙂 la storia è una mia passione, sono felice di riuscire a coniugarla con la fantasia.

  5. “Quanto spesso ci capita di prendere decisioni avventate e non badare all’istinto…” succede quando il destino è già scritto e niente può modificarne i piani. Mi è piaciuta la tua riflessione sul fatto che i personaggi di questo racconto sono finti ma, al tempo stesso, veri perché hanno fatto delle scelte ed è proprio in quel momento che si determina il destino proprio e di quelli che subiranno le conseguenze di quella scelta (vedi Fatma con Raja e le vittime dell’attentato). Che siano giuste o sbagliate non sta a noi determinarlo.
    Complimenti per la storia e la bravura che hai mostrato nello scriverla, torna presto. Un abbraccio 🙂

  6. Voto luce, in situazioni di intrighi e complotti la pr ferisco.
    Ogni tanto mi attardo e devo recuperare. Forse l’ho già scritto: che tristezza Alì, gli si addice proprio una frase/considerazione/titolo che ha coniato una grandissima: La banalità del Male.
    Quando scrivi sei efficace come un rasoio sopra un’appendice infiammata. 🙂

  7. Rosso, pericolo, ma… serena, il prossimo è l’ultimo!
    Troppo vero questo Alì, uno dei troppi oppressi dalla propria incapacità di decidere che quando ne hanno l’occasione fanno sempre la scelta sbagliata.
    Ci avviciniamo alla fine, forza Raja!
    Ciao Ciao

  8. Ciao Serena,
    dico “rosso e pericolo” poiché penso che questa storia potrebbe finire in azione, sospesa. Come sospeso è tutto ciò che riguarda il terrorismo. Non ha mai una precisa collocazione, una direzione, non è dato sapere il dove il come il quando… e per cui…
    Mi hai ricordato moltissimo nelle intenzioni narrative il secondo episodio di Fort Island, Eve – la protagonista – aveva indagato sui fatti accaduti al WTC di NY durante l’attentato del 1993 e stava facendo un documentario per quello, quando la sequestrarono per portarla a FI. Ed è ragionevolmente nello stesso luogo, le torri gemelle, che la storia si chiude… era un fade-in fade-off.. ma non penso che lo avessero colto tutti 😉 però queste storie un po’ di cronaca un po’ di fantasia sono eccezionali, o almeno lo sono per me e per te, a quanto mi pare di capire. Grande Serena! Ti abbraccio.

  9. Ciao,
    Voto il furgone.
    Non elimina la moglie, l’hai tratteggiato piuttosto bene: è un uomo come troppi di noi sono, usciamo da casa di mamma chiedendo che ci considerino mariti quando continuiamo a comportarci da figli: lui le vuole dire:” ‘Mamma’, sono cresciuto” perché lei glielo possa confermare, abbattendo la sua insicurezza 🙂
    ‘Vero mamma che sono bravo?’
    Bello, mi piace. Sento molto veri i sentimenti di questo debole disgraziato, il tuo mi pare davvero un atteggiamento da ‘storico’: delinei l’ambiente e individui i moventi delle persone.
    O da investigatrice 😉
    Ciao a presto

  10. Ciao, mi piace la cura spesa nella definizione dei comportamenti dei personaggi coerentemente con la loro cultura, e le righe finali che lasciano intendere la preparazione di qualche piano: voto per mostrare cosa intende Fatma per mondi alternativi, se un’alternativa allo scontro fa culture oppure un vero e proprio cambio di prospettive. A presto!

  11. Fatma che riflette mondi alternativi, cosa può essere più emozionante?
    Sempre molto brava, Serena.
    Sarebbe importante conoscere il tuo parere alla mia scrittura, non dico adesso, sembrerebbe un invito fastidioso, ma magari del mio vecchio racconto concluso, tanto per sapere cosa ne pensi 😉

  12. Eccomi, un po’ in ritardo!
    Parli di intensità, tu, che ogni volta che ti leggo sono tentato di scrivere una mail alla redazione chiedendo perché a te concedano millemila caratteri in più oltre i 5mila di noi mortali. Poi li conto e scopro con sorpresa che semplicemente tu li usi meglio. Sei una bimba che gioca con un sacchetto d costruzioni e ne tira fuori cose che i coetanei si sognano.
    Brava, rinnovo i complimenti. e voto per la tastiera.

    • Jaw eh.. che dire.. mi fai anche un po’ arrossire (e non in senso metaforico :P). Ti ringrazio sul serio, anche per il paragone con la bimba e le costruzioni. Mi piace tantissimo :).
      E comunque anche io litigo molto con i caratteri, sono una maledizione e spesso le storie meriterebbe più respiro… ma che ci vuoi fare!

  13. Cavoli! Io dico lo sceicco…
    E poi il telefono mi aveva tolto il segui la storia, scusa l’ho riabilitato, ma che ne so non si può toccare un tasto che fa un casino, sai che penso? meglio usare un computer… mi dispiace di averti letta in ritardo. Sei bravissima, Serena.

  14. Ciao,
    Ho scoperto il tuo racconto un po’ tardi e l’ho letto solo ora.
    Mi piace la tua prosa (come si dice?) rigorosa e densa, mi ha fatto pensare a Tom Clancy.
    Credo di aver visto Alì uscire dal retro della moschea, stava litigando con un altro uomo…
    P.S.: con ‘valige’ mi hai messo in crisi, poi ho verificato che aveva ragione anche il mio ‘valigie’

    Ciao Ciao

  15. Ciao, ribadisco casa degli zii.
    Il tuo stile è molto coinvolgente, i pensieri estemporanei della protagonista (il vestito lungo), le sue personalissime sensazioni (i fiori marci), le immagini bizzarre (la luna/limone) la rendono più vera, ‘tridimensionale’. Mi piace molto e soprattutto mi piacerebbe saper fare qualcosa di simile!

  16. Ciao,

    Idea molto intrigante la tua, interessante.
    Dalla Trama vedo che punti molto nel coinvolgimento dei lettori per scegliere la direzione che dovrà prendere il racconto e questo è notevole, considerato che molti autori aggirano il vincolo proponendo domande che causano variazioni minime nella storia.
    Voto Raja Hawsawi, mi sembra quella più ‘libera’ e estranea tra i tre.

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