Non alzate quel tappeto

Dove eravamo rimasti?

Da dove inizierà l'indagine di Raja? Dalla casa degli zii (73%)

Increspature

Attese con pazienza che Alì si svegliasse, facesse colazione e uscisse di casa. Solo a quel punto si coprì e uscì, diretta alla casa dei suoi zii. Le sembrava il luogo più consono da cui cominciare, forse avrebbe trovato risposta ai tanti quesiti che sentiva nel cuore.

La casa era una villetta a schiera, indipendente, in un quartiere periferico. Dovette prendere un autobus per venti minuti per raggiungerla. La chiave l’aveva tenuta con sé dal giorno prima, quando si era recata lì con il marito per preparare i parenti al funerale. Ora la casa e il vicinato apparivano silenziosi e assopiti. Si chiuse la porta d’ingresso alle spalle, diede un giro di chiave e si sentì più tranquilla. Nessuno poteva pensare che fosse lì, avrebbe avuto tutto il tempo di guardarsi intorno. E così fece. Due piani, due camere da letto, due bagni, una cucina spaziosa, un ripostiglio, una cantina e un salotto. Iniziò da quest’ultimo e si mise a ispezionare tutto, con un certo imbarazzo misto a vergogna. Non era certo nel suo carattere ficcanasare nelle questione private di chi conosceva, ma in quella strana situazione le sembrava il modo migliore per fare qualche passo avanti. Sempre che avesse scoperto qualcosa di utile.

Dopo tre ore l’unica cosa forse interessante che aveva trovato era un foglio ripiegato in un cassetto della cucina, riconobbe subito la calligrafia di sua zia. Aveva segnato cinque numeri di telefono, con relativi indirizzi e nomi dei proprietari. Il foglio la incuriosì perché poteva riconoscere quattro nominativi su cinque senza difficoltà. Il proprio, quello di sua madre a Jeddah, cugina dello zio ucciso, l’indirizzo di un prozio che abitava a Boston e infine il numero dell’imam di Brooklyn. Il quinto numero presentava, subito di fianco, la lettera G. e un indirizzo di Edison, poco distante da New York. Non conosceva nessuno in quella città, prese il foglio e lo mise in borsa.

Al piano di sopra, dopo un’accurata indagine soprattutto dei mobili della camera da letto principale, scovò una busta sigillata. Preferì aprirla più tardi a casa, ma decise di tenerla con sé perché il mittente era qualcuno di Edison. Infilò anche quella in borsa e poco dopo lasciò la casa. Non aveva trovato alcuna traccia dell’omicidio, neanche una goccia di sangue sul pavimento. Era strano.

—-

Cos’hai fatto oggi?” le chiese Alì.

Era sera, ora di cena ed erano entrambi seduti in cucina. Raja aveva appena messo in tavola una ciotola di riso bianco fumante, del pollo speziato e una salsa di cetrioli e peperoncino. Quando lui le rivolse la parola era intenta a riempirgli il piatto.

Le solite cose. La spesa” rispose.

Non sei stata in giro tutta la mattina?”.

Raja si accorse che Alì la osservava in modo strano, come non aveva mai fatto, quasi che non le credesse. Le fu immediatamente chiaro che, da quel momento in poi, avrebbe dovuto stare attenta a ciò che faceva e diceva davanti a lui. Sentiva come delle increspature, si stavano formando sotto i suoi occhi.

Sono solo passata dalla casa degli zii, volevo chiudere le finestre e le porte. Credo che qualcuno dovrà poi occuparsi di svuotarla delle loro cose” si sedette, il suo piatto ancora vuoto.

Non è compito tuo” Alì iniziò a mangiare.

No, certo” alzò le spalle “Qualcuno ci penserà” attese.

Non voglio che stai troppo in giro da sola” la fissò, poi distolse lo sguardo al pollo “Intendo che.. forse dopo ciò che è accaduto non è prudente”.

Raja osservò il marito e annuì, biascicò qualcosa sottovoce e si riempì il piatto. Aveva capito molto più di quel che avrebbe voluto. Le cose sarebbero cambiate. Ripensò alla lettera chiusa nella borsa e respirò a fondo. Mangiarono in silenzio, come non accadeva più da diversi mesi. Raja evitò di osservare lo sguardo affranto e combattuto di Alì, continuò a mangiare lentamente. Lui, immerso nei suoi pensieri, neanche si accorse di essere a tavola con l’amata moglie a cui non avrebbe voluto mentire.

La luna oscurò ponti e tetti. Raja lavò i piatti e chiuse la finestra, scostò appena la tenda per guardare il cielo, ma era buio e non vide alcuna stella. Andò a dormire un sonno agitato e senza pace. Alì rimase sveglio fino a tarda notte, sudato e febbricitante. Riempì il posacenere della sala di mozziconi unti, bevve mezza bottiglia di latte e si addormentò sulla poltrona fino all’alba. I sogni non furono di casa quella notte.

Lui uscì soltanto dopo l’ora di pranzo, Raja si mosse irrequieta per la casa tutta la mattina, in attesa di poter tirare fuori la lettera. Osservò Alì camminare per strada ed entrare alla lavanderia all’angolo, dove lavorava da tre mesi. Lei tirò finalmente fuori la busta. Il destinatario era suo zio, il mittente Abdul Rohani Saal di Edison, New York. Il timbro postale risaliva a un mese prima, ma non era mai stata aperta. Perché? Raja era convinta che non avrebbe mai risposto a quella domanda, quindi la mise da parte e aprì la busta beige.

Dentro un foglio scritto a mano. Lesse.

Entriamo nel vivo. La lettera porterà Raja a mettersi in contatto con una persona. Chi è?

  • Dareen MacCrown. Ore 5 p.m. telefono pubblico di Foster Avenue (Paura) (0%)
    0
  • Malina Simari. Ore 10 a.m. a Coney Island (Confidenza) (27%)
    27
  • Leo Golfind. Ore 2 p.m. a Manhattan (Segretezza) (73%)
    73
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255 Commenti

  1. “…il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare.” è il riassunto intero di questa storia dal finale amaro ma tremendamente vero. Chi in nome di Dio, chi in nome dell’ego, chi in nome di una bandiera, tutti facciamo delle scelte. Nessuno può dirci con assoluta certezza se giuste o sbagliate. Bravissima, Serena.

  2. Grande finale, amaro e purtroppo autentico.
    Tutti facciamo delle scelte e questo di per sé dovrebbe terrorizzarci, perché non abbiamo quasi mai abbastanza informazioni per fare la scelta più giusta. Questo in un certo senso vale anche per chi prende certe strade di sangue ed è paradossalmente ciò che li rende fanaticamente convinti di essere nel giusto.
    Arrivederci al prossimo racconto!

  3. Quando un autore scrive una frase come questa: ” … il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare. …” , ha già vinto. Perchè, che tu l’abbia scritta coscientemente oppure no, questa frase racchiude il tema di tutta la storia e con esso gli intenti dei terroristi e delle vittime. Una metafora eccellente: non capisco dove si annida il male e lui mi ha già colpita al cuore. Ottimo e irreversibile, ormai sei consacrata come una vera scrittrice dotata di intuito poetico e raziocinio invidiabile.
    Niente tiene testa a un simile epitaffio. Il resto è noia, come diceva il califfo, poiché nessun “maltorto” giustifica la vendetta, se di vendetta si parla e non di complotto. Ma questa è un’altra storia. Tu hai vinto prima di cominciarla.

  4. Ecco perché non volevo il rosso!
    Un bel finale comunque, forse più vero così che non con un lieto fine. Te l’avrò già detto forse, ma questo modo di raccontare la Storia attraverso dei personaggi ti riesce molto bene(cfr. Il cestaio), forse grazie anche ai tuoi studi. Spero di rileggerti ancora, “anche” su questo sito 😉

    • Ciao! Sono contenta che ti sembri più vero un finale del genere, del resto la realtà è questa e non tutte le storie finiscono con un “vissero felici e contenti”. Giusto o sbagliato, è così.
      E grazie per tutto il resto 🙂 la storia è una mia passione, sono felice di riuscire a coniugarla con la fantasia.

  5. “Quanto spesso ci capita di prendere decisioni avventate e non badare all’istinto…” succede quando il destino è già scritto e niente può modificarne i piani. Mi è piaciuta la tua riflessione sul fatto che i personaggi di questo racconto sono finti ma, al tempo stesso, veri perché hanno fatto delle scelte ed è proprio in quel momento che si determina il destino proprio e di quelli che subiranno le conseguenze di quella scelta (vedi Fatma con Raja e le vittime dell’attentato). Che siano giuste o sbagliate non sta a noi determinarlo.
    Complimenti per la storia e la bravura che hai mostrato nello scriverla, torna presto. Un abbraccio 🙂

  6. Voto luce, in situazioni di intrighi e complotti la pr ferisco.
    Ogni tanto mi attardo e devo recuperare. Forse l’ho già scritto: che tristezza Alì, gli si addice proprio una frase/considerazione/titolo che ha coniato una grandissima: La banalità del Male.
    Quando scrivi sei efficace come un rasoio sopra un’appendice infiammata. 🙂

  7. Rosso, pericolo, ma… serena, il prossimo è l’ultimo!
    Troppo vero questo Alì, uno dei troppi oppressi dalla propria incapacità di decidere che quando ne hanno l’occasione fanno sempre la scelta sbagliata.
    Ci avviciniamo alla fine, forza Raja!
    Ciao Ciao

  8. Ciao Serena,
    dico “rosso e pericolo” poiché penso che questa storia potrebbe finire in azione, sospesa. Come sospeso è tutto ciò che riguarda il terrorismo. Non ha mai una precisa collocazione, una direzione, non è dato sapere il dove il come il quando… e per cui…
    Mi hai ricordato moltissimo nelle intenzioni narrative il secondo episodio di Fort Island, Eve – la protagonista – aveva indagato sui fatti accaduti al WTC di NY durante l’attentato del 1993 e stava facendo un documentario per quello, quando la sequestrarono per portarla a FI. Ed è ragionevolmente nello stesso luogo, le torri gemelle, che la storia si chiude… era un fade-in fade-off.. ma non penso che lo avessero colto tutti 😉 però queste storie un po’ di cronaca un po’ di fantasia sono eccezionali, o almeno lo sono per me e per te, a quanto mi pare di capire. Grande Serena! Ti abbraccio.

  9. Ciao,
    Voto il furgone.
    Non elimina la moglie, l’hai tratteggiato piuttosto bene: è un uomo come troppi di noi sono, usciamo da casa di mamma chiedendo che ci considerino mariti quando continuiamo a comportarci da figli: lui le vuole dire:” ‘Mamma’, sono cresciuto” perché lei glielo possa confermare, abbattendo la sua insicurezza 🙂
    ‘Vero mamma che sono bravo?’
    Bello, mi piace. Sento molto veri i sentimenti di questo debole disgraziato, il tuo mi pare davvero un atteggiamento da ‘storico’: delinei l’ambiente e individui i moventi delle persone.
    O da investigatrice 😉
    Ciao a presto

  10. Ciao, mi piace la cura spesa nella definizione dei comportamenti dei personaggi coerentemente con la loro cultura, e le righe finali che lasciano intendere la preparazione di qualche piano: voto per mostrare cosa intende Fatma per mondi alternativi, se un’alternativa allo scontro fa culture oppure un vero e proprio cambio di prospettive. A presto!

  11. Fatma che riflette mondi alternativi, cosa può essere più emozionante?
    Sempre molto brava, Serena.
    Sarebbe importante conoscere il tuo parere alla mia scrittura, non dico adesso, sembrerebbe un invito fastidioso, ma magari del mio vecchio racconto concluso, tanto per sapere cosa ne pensi 😉

  12. Eccomi, un po’ in ritardo!
    Parli di intensità, tu, che ogni volta che ti leggo sono tentato di scrivere una mail alla redazione chiedendo perché a te concedano millemila caratteri in più oltre i 5mila di noi mortali. Poi li conto e scopro con sorpresa che semplicemente tu li usi meglio. Sei una bimba che gioca con un sacchetto d costruzioni e ne tira fuori cose che i coetanei si sognano.
    Brava, rinnovo i complimenti. e voto per la tastiera.

    • Jaw eh.. che dire.. mi fai anche un po’ arrossire (e non in senso metaforico :P). Ti ringrazio sul serio, anche per il paragone con la bimba e le costruzioni. Mi piace tantissimo :).
      E comunque anche io litigo molto con i caratteri, sono una maledizione e spesso le storie meriterebbe più respiro… ma che ci vuoi fare!

  13. Cavoli! Io dico lo sceicco…
    E poi il telefono mi aveva tolto il segui la storia, scusa l’ho riabilitato, ma che ne so non si può toccare un tasto che fa un casino, sai che penso? meglio usare un computer… mi dispiace di averti letta in ritardo. Sei bravissima, Serena.

  14. Ciao,
    Ho scoperto il tuo racconto un po’ tardi e l’ho letto solo ora.
    Mi piace la tua prosa (come si dice?) rigorosa e densa, mi ha fatto pensare a Tom Clancy.
    Credo di aver visto Alì uscire dal retro della moschea, stava litigando con un altro uomo…
    P.S.: con ‘valige’ mi hai messo in crisi, poi ho verificato che aveva ragione anche il mio ‘valigie’

    Ciao Ciao

  15. Ciao, ribadisco casa degli zii.
    Il tuo stile è molto coinvolgente, i pensieri estemporanei della protagonista (il vestito lungo), le sue personalissime sensazioni (i fiori marci), le immagini bizzarre (la luna/limone) la rendono più vera, ‘tridimensionale’. Mi piace molto e soprattutto mi piacerebbe saper fare qualcosa di simile!

  16. Ciao,

    Idea molto intrigante la tua, interessante.
    Dalla Trama vedo che punti molto nel coinvolgimento dei lettori per scegliere la direzione che dovrà prendere il racconto e questo è notevole, considerato che molti autori aggirano il vincolo proponendo domande che causano variazioni minime nella storia.
    Voto Raja Hawsawi, mi sembra quella più ‘libera’ e estranea tra i tre.

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