Dove eravamo rimasti?
Una decisione
Mentre camminava spedita il pensiero più insistente che aveva per la testa era quanto fosse scomodo correre con la tunica lunga sino ai piedi. Ne sollevò un lembo di qualche centimetro appena, non doveva attirare l’attenzione, e velocizzò il passo barcollante. Aveva lasciato il pakistano e la signora Elsoudy al negozio, doveva avvertire subito Alì. Prima di scappare via aveva promesso alla donna che sarebbe andata a trovarla a casa sua appena possibile, forse sarebbe riuscita a carpire qualche altra informazione. La signora Elsoudy era famosa per conoscere gioie e dolori di tutti i musulmani del quartiere.
Raja svoltò l’angolo e vide l’edificio moderno della moschea luccicare sotto al sole, rallentò per non dare nell’occhio e riprese fiato. In quella via la conoscevano tutti ed ebbe la netta sensazione che chiunque incontrava la guardasse chi con biasimo chi con paura. Deglutì e proseguì, tentando di non incrociare altri sguardi. Spinse il portoncino della moschea ed entrò. All’interno l’aria era fresca e profumata di frutta, la ristorò all’istante. Attese che il battito cardiaco e il respiro tornassero silenziosi, intanto ripose le scarpe da ginnastica nello spazio apposito. Poi si lavò le mani e il viso alla fontanella dell’ingresso. Davanti si apriva un piccolo corridoio e tre aperture, quella centrale proprio di fronte a lei portava alla sala di preghiera più grande e destinata agli uomini, il passaggio a sinistra alla zona delle donne e quello a destra agli uffici dell’imam. Raja immaginò che Alì si trovasse in questi ultimi e si diresse da quella parte, diverse porte chiuse le si presentarono davanti. Non era mai entrata in quella parte della moschea, stava per attirare l’attenzione, ma sentì delle voci provenire dall’unica porta aperta. Si avvicinò con l’intenzione di non disturbare la conversazione.
“Tra qualche giorno ne sapremo di più, ora lasciamo passare il funerale”.
Raja riconobbe la voce dell’imam e subito dopo quella di suo marito. L’ultima parola l’aveva messa in allarme.
“Non capisco che bisogno c’era di arrivare a tanto, mia mo-” Alì fu interrotto.
“Noi dobbiamo confidare in Allah per ogni cosa, lui ci guiderà verso le risposte giuste. E dobbiamo fidarci di lui, io lo conosco da molti anni ed è un grande saggio. Se ha un piano al momento opportuno lo renderà noto. Abbi fede che questa è la volontà del Misericordioso”.
Raja fece ancora un passo avanti, i piedi senza scarpe si muovevano sul tappeto senza emettere alcun suono. Alì non rispondeva, fu di nuovo l’altro a parlare.
“Lo so che ti sembra tutto molto complicato e inestricabile adesso, ma devi crederci e tutto andrà per il meglio. Tu hai fatto il tuo dovere, tua moglie non deve sapere tutto, non ancora almeno. E’ anche per il suo bene non credi?”.
“Sì, ha ragione”.
“Sì. Quando sarà il momento saprà e capirà il tuo grande ruolo in questa vicenda. Per il momento non preoccuparti e stalle vicino in questo terribile lutto”.
Il cuore iniziò a batterle all’impazzata, ora era lei ad avere paura. Qualcosa nella sua testa iniziava a suggerirle perché quelle persone per strada l’avessero guardata in modo tanto strano, ma ancora non riusciva a comprenderlo del tutto. Indietreggiò appena, intenzionata a scappare via.
“Ora cosa devo fare?” era Alì.
“Vai a casa da tua moglie e dalle la triste notizia. Pregate”.
“Ormai l’avrà già saputo, qualcuno per strada…”.
“Non ha importanza. Il tuo ruolo adesso è consolarla e sbrigare le faccende per il funerale. Nessuno potrà mancarti di alcun rispetto, figliolo”.
Raja corse via lungo il corridoio. La sua corsa fu silenziosa, le sembrava di calpestare cumuli di fiori marci. Infilò velocemente le scarpe e riprese le borse, doveva tornare subito a casa e prepararsi a mentire.
—
Due ore più tardi i coniugi Hawsawi lavavano i corpi dei defunti zii, prima tappa del percorso funebre. Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno avrebbero pregato con la comunità e infine portato le bare al cimitero. Per tutta la giornata, fino a tarda sera, Raja e Alì non poterono scambiarsi che poche parole, circondati sempre dagli amici e dai vicini più cari. Alì passò tutto il tempo a osservare i volti sconosciuti tra la folla dei credenti e sua moglie a scrutare lui, alla spasmodica ricerca di un segno familiare.
Quella notte Raja non riuscì a dormire, la passò in cucina. Fuori dalla finestra la luna era piena come un limone. Si rese conto che non aveva ancora avuto il tempo di piangere i suoi zii, una grande quantità di pensieri le occupava la mente. Mentre sopraggiungeva l’alba ripensò a quello che aveva sentito. Qual’era il vero significato della conversazione? Non riusciva a trovare una risposta.
Aveva solo due indizi. Il primo che Alì era in qualche modo coinvolto, ma non sapeva quanto e come. Il secondo, forse più significativo, era che i suoi zii erano stati pugnalati a morte. Sentiva che tra queste due informazioni c’era una storia intera da conoscere e si rese conto che avrebbe fatto tutto per scoprirla.
Da dove inizierà l'indagine di Raja?
- Dalla casa degli zii (73%)
- Da una telefonata a Jeddah (9%)
- Dalla signora Elsoudy (18%)

26/05/2016 at 18:54
“…il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare.” è il riassunto intero di questa storia dal finale amaro ma tremendamente vero. Chi in nome di Dio, chi in nome dell’ego, chi in nome di una bandiera, tutti facciamo delle scelte. Nessuno può dirci con assoluta certezza se giuste o sbagliate. Bravissima, Serena.
23/05/2016 at 17:48
Spettacolare! Bravissima!
Un finale emozionante ed intenso! Complimenti!
Al prossimo racconto! 😉
21/05/2016 at 16:35
Ottimo finale, davvero brava!!! 🙂 al prossimo racconto.
20/05/2016 at 13:26
Grande finale, amaro e purtroppo autentico.
Tutti facciamo delle scelte e questo di per sé dovrebbe terrorizzarci, perché non abbiamo quasi mai abbastanza informazioni per fare la scelta più giusta. Questo in un certo senso vale anche per chi prende certe strade di sangue ed è paradossalmente ciò che li rende fanaticamente convinti di essere nel giusto.
Arrivederci al prossimo racconto!
19/05/2016 at 20:29
Quando un autore scrive una frase come questa: ” … il pensiero non fa in tempo a raggiungere la coscienza che il buco che ha in fronte inizia a sanguinare. …” , ha già vinto. Perchè, che tu l’abbia scritta coscientemente oppure no, questa frase racchiude il tema di tutta la storia e con esso gli intenti dei terroristi e delle vittime. Una metafora eccellente: non capisco dove si annida il male e lui mi ha già colpita al cuore. Ottimo e irreversibile, ormai sei consacrata come una vera scrittrice dotata di intuito poetico e raziocinio invidiabile.
Niente tiene testa a un simile epitaffio. Il resto è noia, come diceva il califfo, poiché nessun “maltorto” giustifica la vendetta, se di vendetta si parla e non di complotto. Ma questa è un’altra storia. Tu hai vinto prima di cominciarla.
19/05/2016 at 21:07
Ciao AmoMarta e… grazie! Sei davvero troppo buona, prendo ogni complimento e lo custodisco con cura e sinceramente. Grazie davvero.
Hai descritto meglio tu l’importante di quella frase, te ne sono grata. 🙂
19/05/2016 at 19:40
Ecco perché non volevo il rosso!
Un bel finale comunque, forse più vero così che non con un lieto fine. Te l’avrò già detto forse, ma questo modo di raccontare la Storia attraverso dei personaggi ti riesce molto bene(cfr. Il cestaio), forse grazie anche ai tuoi studi. Spero di rileggerti ancora, “anche” su questo sito 😉
19/05/2016 at 21:05
Ciao! Sono contenta che ti sembri più vero un finale del genere, del resto la realtà è questa e non tutte le storie finiscono con un “vissero felici e contenti”. Giusto o sbagliato, è così.
E grazie per tutto il resto 🙂 la storia è una mia passione, sono felice di riuscire a coniugarla con la fantasia.
19/05/2016 at 19:10
“Quanto spesso ci capita di prendere decisioni avventate e non badare all’istinto…” succede quando il destino è già scritto e niente può modificarne i piani. Mi è piaciuta la tua riflessione sul fatto che i personaggi di questo racconto sono finti ma, al tempo stesso, veri perché hanno fatto delle scelte ed è proprio in quel momento che si determina il destino proprio e di quelli che subiranno le conseguenze di quella scelta (vedi Fatma con Raja e le vittime dell’attentato). Che siano giuste o sbagliate non sta a noi determinarlo.
Complimenti per la storia e la bravura che hai mostrato nello scriverla, torna presto. Un abbraccio 🙂
19/05/2016 at 21:04
Grazie Anna, hai compreso benissimo il mio intento e il mio pensiero riguardo a questa storia. Ti ringrazio di avermi fatto compagnia per tutta l’avventura:)