Dove eravamo rimasti?
E del resto questa era la vita, pensava.
Erich uscì per strada, aveva addosso un sorriso silenzioso, di quelli che ti riempiono il volto di colpo e ti solleticano le ore, magari davanti a un tramonto che conduce lontano, oltre le solite noie quotidiane. Aveva voglia di quei giorni su quel lungomare, ascoltare i tormenti del mare, immergersi nella costanza senza tregua delle ore di libertà, nei discorsi senza tempo di Samantha, che aveva una vita al di là del suo lavoro di notte, nel buio di un’auto, al di là dei pregiudizi della gente.
Fare qualcosa ci identifica quasi sempre, ci lascia addosso una cicatrice, che nessuno sa ascoltare, che nessuno può accarezzare, questo era un dato di fatto, o meglio ciò che aveva sempre creduto verità. Solo in quei giorni aveva compreso come ci sia molto di più nelle persone oltre ciò che fanno o non fanno, al di là di come appaiono, nonostante a volte la vita faccia di tutto per opprimere, per nascondere con un velo di naturale ipocrisia.
Si sa sempre poco della gente, pensava, eppure crediamo sempre di sapere abbastanza, se non tutto. A volte uno si trova semplicemente ad essere come non avrebbe mai voluto, adeguandosi alla mediocrità circostante o alle contingenze di vita, come navigare nei giorni, nelle sue timide battaglie.
Pensava a tutto questo Erich mentre si allontanava da casa in un modo che non aveva precedenti, con quell’aria da solitario, e del resto tutto ha un sapore differente in base al periodo della vita, alle stagioni interiori, ai pensieri. Andar via richiede sempre una grande dose di coraggio, lasciare le certezze per dei giorni evanescenti, immateriali. Ecco perché quella strada che aveva percorso tante volte con una naturalezza giovanile, ora gli appariva una riscoperta, come se non avesse mai visto i canali, i fiori cresciuti lì dove l’uomo non può arrivare, la palma maestosa, il limone timido. Gli era nuovo anche il semplice abbaio di quel cane che lo aveva sempre rincorso mentre si allontanava in motorino. Gli era nuova la vita, forse, e questo pensiero lo colse in un modo nuovo, come capita d’essere differente tra un periodo e un altro, tra una stagione e la stessa a distanza di anni, tra un amore e un altro.
Ora faceva davvero caso alle piccole cose, e gli suonava strano il semplice non essere stato così fino a poco tempo prima, come se ora non sarebbe potuto essere altro se non quella sconnessione illogica delle sue fragilità. Alcuni la chiamano maturità, continua crescita, e allora perché alcuni anziani, nonostante l’età, erano così lontani da quella sottile forma di poesia?
Passeggiare ora non era più un semplice spostamento da un punto ad un altro, un semplice modo per attendere nervosamente qualcosa, o meglio qualcuno. Passeggiare ora era muoversi in se stesso, in quel se stesso nuovo, come se qualcuno avesse tolto il filtro alla sua quotidianità.
Ricordava la frase di quell’amica, anni prima. Lui era così deciso, con le idee sempre in ordine, nessun dubbio, nessuna pozzanghera in cui incappare.
“Beato te che sei sempre così sicuro, che sai già tutto, davvero ti stimo. Io ho ancora tutto in disordine e faccio una fatica”
Lui la guardò con disprezzo, come se lei avesse detto un’assurdità senza ritorno, ma era quello, un cumulo di pensieri senza finestre sul mondo. E del resto a che serve far arieggiare una stanza se non si avverte l’aria consunta? La fragilità dell’animo non si comprende mai finché non ci viene a trovare mentre siamo su un bus e abbiamo paura di scendere, oppure siamo tra la gente in centro e tutto ci appare lontano, anche l’odore di una città che abbiamo nel cuore. Non si comprende mai del tutto finché ci troviamo tra amici, eppure ci sentiamo altrove, in perenne attesa di un qualcosa che non c’è e non sarà.
Erich si era riscoperto fragile e questo era il preludio di una nuova vita, quasi un ostacolo verso il suo nuovo se stesso, che ancora non aveva un odore, non aveva consistenza, se non quella tipica di chi vaga a caso, soffermandosi a volte sul nulla, a volte su un dettaglio saturo di pensieri tristi e malinconie varie.
Vagava con questi pensieri e osservava ogni panchina, ogni angolo vissuto per la prima volta con Samantha, si fermava, a volte sembrava vedere immagini già viste, si manifestavano odori che già conosceva. Aveva atteso ore vicino a quel semaforo dove l’aveva vista quel giorno ora così lontano, in cui lui era già Erich e lei diveniva di colpo Samantha. Aveva assistito per ore all’alternanza cromatica del semaforo e alle auto che gli si fermavano accanto. Aveva visto gli occhi dei passanti che non si spiegavano il motivo per cui, nonostante il verde, non si decidesse ad attraversare. E lui pensava, oramai avvezzo a questa tecnica che consuma giorni, divora le ore. Pensava che è così difficile attraversare mentre si è in attesa di se stessi o di qualcuno, non si sa mai che strada prendere. Pensava che le strade, in quelle ore, avevano la consistenza delle cose che non sono o che sono state e non possono più essere.
E del resto questa era la vita, pensava.

27/12/2016 at 17:06
Bravo Giuseppe… molto bella l’immagine di Erich che non attraversa con il verde… un capitolo finale con riflessioni profonde, come tutto il racconto…
Alla prossima
01/01/2017 at 20:27
Ciao Gabriele, grazie per questo commento. Sono davvero felice che ti sia piaciuta la storia e l’ultimo capitolo.
A prestissimo e buon anno 🙂
27/12/2016 at 09:54
Ciao Giuseppe
Capitolo riflessivo e intimista, in cui mi sembra tu trovi il tuo modo migliore d’espressione.
Finale sul cambiamento, sulla chiusura di un percorso a cerchio che ognuno di noi si trova a fare, prima o poi, ad un certo momento della propria vita.
In un punto qualsiasi di detto percorso, più o meno preciso, più o meno chiaro ai nostri occhi, ci siamo noi puntuali all’appuntamento, in attesa di essere presentati a noi stessi “tutto ha un sapore differente in base al periodo della vita, alle stagioni interiori, ai pensieri. Andar via richiede sempre una grande dose di coraggio, lasciare le certezze per dei giorni evanescenti, immateriali” e ancora “Passeggiare ora era muoversi in se stesso”.
Allora mi chiedo, se quello che normalmente chiamiamo cambiamento personale non sia altro che un ritrovarsi, nelle cose che ci sono congeniali, un riconoscersi in quello che già eravamo senza esserne pienamente consapevoli. Rimuovendo gli ostacoli che ci separano dalla conoscenza di noi, possiamo finalmente scivolare dentro la nostra identità ritrovata con la leggerezza, comodità e conforto con cui entrano le nostre dita in un morbido e aderente guanto.
A rileggerti
Ciaoooo
PS mi dispiace non averti avuto tra i lettori del mio racconto 🙂
01/01/2017 at 20:26
Che bel commento, grazie di cuore. Hai colto nel segno, mi piacciono molto i capitoli riflessivi, che tendono ad analizzare quello che non appare e che, nonostante tutto, è.
Mi spiace non aver letto il tuo racconto, soprattutto dispiace non averlo “condizionato”, ma purtroppo sono stato un po’ lontano da questo sito, ahimè, come il troppo tempo impiegato per finire la storia dimostra.
Punto a leggerlo ugualmente, così come il tuo prossimo.
A prestissimo e buon anno 🙂
26/12/2016 at 15:04
Caro Giuseppe, l’ultima volta purtroppo non sono riuscita a commentare, pur avendo letto il tuo nono capitolo. Io avrei scelto di vedere Erich e Samantha ritrovarsi per caso lì dove si erano (ri)conosciuti. Sono però contenta di aver letto questo capitolo, molto riflessivo e introspettivo. Mi è piaciuto molto, sembra davvero giusto per lui, per la storia. L’ho trovato esatto, vero, tuo. Grazie per la compagnia e al prossimo racconto 😉
26/12/2016 at 19:56
Ma che bel commento, Cate 🙂 Sono davvero felice che quest’ultimo capitolo sia stato di tuo gradimento 😀 A prestissimo con i tuoi racconti e un’altra mia storia 😀
23/10/2016 at 10:39
Ciao Giuseppe
Mi chiedevo che fine avessi fatto.
Questo capitolo mi è sembrato meno curato degli altri, anche se la sostanza c’è.
Ho votato … passato di Laos…
al prossimo, non dopo natale please… 🙂
23/10/2016 at 16:13
Ciao Maria 🙂
Forse hai ragione, meno curato, forse c’è un perché, però 🙂
grazie per il voto e il commento.
al prossimo, così ci scambiamo auguri di buone feste 😀
23/10/2016 at 17:46
Tu che hai un animo poetico e perciò t’intendi di emozioni, farai un salto da me?
🙂 🙂
23/10/2016 at 19:02
Ovvio che verrò a leggere, ci mancherebbe 🙂
25/06/2016 at 08:11
Voto Serbia…
Non me lo aspettavo questo colpo di scena, le cose si fanno complicate 😉
25/06/2016 at 08:30
Grazie Gabriele per il commento e per la scelta. E’ stato duro il partorire questo capitolo. Vediamo un po’ quale opzione ha la meglio 😀
22/06/2016 at 23:52
andiamo nell’Italia meridionale va, non si sa mai che l’incontro 😉
ottimo lavoro, la suspance cresce e nasconde ancora la meta.
23/06/2016 at 00:33
Grazie mille per il commento e per la scelta 😀
Speriamo di riuscire a chiudere entro le prossime 15000 battute 😀
21/06/2016 at 17:23
Giuseppe bravissimo…. il tuo stile è incredibilmente poetico! 🙂 Hai mai pubblicato qualcosa?
Andiamo dal papà!
21/06/2016 at 18:57
Ciao Pinkella, grazie mille per il commento e per i complimenti, che mi fanno arrossire e non poco. Comunque ho pubblicato alcune poesie in una raccolta, e ho partecipato a un thriller con altri due autori, in vendita su Amazon. Aspetto la grande occasione, come tutti 😀
21/06/2016 at 13:06
Triste.
Comunque sei sempre bravo. Mi chiedo come tu faccia a conciliare la prosa poetica con l’aridità dei “Codici”.
🙂
21/06/2016 at 14:04
Ciao Maria, eh me lo chiedo anche io, alle volte 😀 Grazie per il commento, e per la fiducia 😀
12/06/2016 at 15:08
Scegliere è sempre così difficile. Sei proprio bravo a creare opzioni valide e interessanti scenari. Cosa succederà ora? E soprattutto cosa c’è dietro? Sento che tanto bolle in pentola e io ho troppa fame per aspettare di assaggiare. 🙂
13/06/2016 at 12:07
Grazie Cate per la costanza con cui segui la storia. Ancora poche ore e il settimo capitolo sarà on line 🙂
14/06/2016 at 11:17
Non potrei non seguire la storia e assaporare ogni nuovo episodio. Grazie a te! 🙂
06/06/2016 at 17:26
Avrei pensato di più al suo “capo” ma anche cliente va bene. Anche se l’idea di un borderline fissato con le navi da crociera mi affascina. 🙂
Bel capitolo!
06/06/2016 at 18:25
Ciao Gabriele, sono curioso anche io della scelta perché non vedo già l’ora di scrivere il prossimo capitolo. Grazie mille per aver apprezzato e per essere passato da qui, ti aspetto per il prossimo 😀
06/06/2016 at 09:43
Questo episodio mi fa venire voglia di…avere il prossimo già pronto per essere letto 😀
il ragazzo deve essere un borderline 🙂 bel lavoro 😀
06/06/2016 at 12:49
Grazie mille per il commento, vediamo un po’ cosa cosa mi consigliate di fare 😀
A prestissimo 🙂
25/05/2016 at 09:23
Ciao Giuseppe
episodio ben scritto. A dire il vero mi aspettavo che tu spostassi il focus sul ragazzo che li spiava (opzione più votata) e a cui hai dedicato solo poche righe.
Vediamo di capire perché è lì, solo così capiremo perché i due scappano via (opzione che ho votato).
a presto
🙂
25/05/2016 at 09:31
Carissima Maria, vero, però ho preferito rendere inquietante l’incontro, tra i due è calato di nuovo il silenzio dopo aver visto quella macchina. La butto lì: e se conoscessero entrambi quel tizio? 😀
A prestissimo 🙂
25/05/2016 at 00:47
bene bene! Mi piacciono un sacco questi ”giochi di luce” con i personaggi e con l’ambiente. Spero di vedere sempre più colori,magari il blu della Giulia! 🙂
25/05/2016 at 08:47
Grazie per il commento e per il consiglio, la Giulia è dietro l’angolo a quanto vedo 😀