Dove eravamo rimasti?
“Mi vergogno da morire...“
Le parole del ragazzo erano libere in lei, infrangendosi in ogni valle lasciata incontaminata dai ricordi, sulle note del vento che arrossava gli occhi e spettinava i capelli. Pensava al motivo per cui si era lasciata andare così con lui, rivelando un passato che era ancora lancinante, alla luce dei pescherecci e della luna, abbandonando le paure, spogliandosi dei pensieri.
Pensava a quel nome, Erich, che forse aveva già letto in qualche racconto, da qualche parte, forse nell’attesa di un cliente, in silenzio. Pensava al nome d’arte del ragazzo, Van Loon, e qui la sua mente aveva ripescato una canzone.
“Van Loon, Van Loon, Che cosa porti dentro, quando tace la mente e la stagione si dà pace? Insegui un’ombra o quella stessa pace l’hai in te?”
Così faceva, ma non ne era poi così certa, e del resto non ricordava neanche l’autore di quel brano, che le aveva fatto scoprire un cliente che aveva sempre il sigaro in bocca, forse per paura di doverla baciare.
Aveva preso a canticchiare quel pezzo, quasi sussurrandolo, ma il ragazzo era lontano, come in viaggio, in qualche ricordo, sorretto da un vento dell’anima, che lo scagliava in un altrove indecifrabile.
“Dicevi, scusami…”
Il ragazzo si era scrollato quel ricordo di dosso e ora guardava la ragazza, aspettando una risposta. Lei aveva sorriso.
“Ogni tanto ti perdi tu, eh…”
Erich aveva sorriso, lei aveva ricambiato. Ora ridevano insieme di un riso che, insieme al vento, rapiva le parole, rendendo lucidi gli occhi. Erano rimasti così, forse perché certe frasi non necessitano di risposte, forse perché il ragazzo non sapeva che dire in merito a quella frase che gli aveva, per la prima volta, tolto il velo di dosso.
“Comunque, prima canticchiavo un canzone, ma nulla di importante”
“Voglio sentirla, come fa?”
“Mi vergogno da morire a cantarla ancora, sono stonata”
Il silenzio era come un lago, quando esplodeva nella natura, prendendo ogni parola, ogni frammento di vita, ogni chiacchiera, ogni sguardo. Era calato ancora tra i due, proprio mentre, come d’incanto, le luci dei lampioni del lungomare si erano spente, come succede spesso in occasione dei fuochi d’artificio, che s’accendono in cielo, incendiando il cielo di lacrime, e la sabbia di pensieri.
“Se per te non ci sono problemi, ti chiamerò Samantha”
“E’ un nome così bello”
Erich sorrise.
“Samantha , ora che fai nella vita”
“Fino a qualche mese fa ero una tua collega, ora sono tutto e niente”
Erich la guardava come si guarda un tramonto, a sera, che abbraccia un lembo di terra, baciato dal mare, e che s’infrange sugli scogli. La guardava in un modo nuovo, come non gli succedeva da molto, e lei ricambiava, percependo il motivo del suo nomignolo in quella città di confine.
“Credo di non aver capito, sono un mendicante d’anime, ma con le parole non ci so fare”
“Lavoro con le parole, ma non mi pagano, scrivo testi, articoli, Se piacciono mi fanno delle offerte di pochi spiccioli, che io non posso rifiutare”
Ora Samantha guardava lontano, osservando i pescatori che, avevano riposto le esche in un secchiello, piantato la canna nella sabbia, in attesa che quella sfuriata della natura terminasse.
“Siamo ancora colleghi, quindi. Io scrivo per pochi spiccioli, tu ascolti per passare il tempo e alleggerire il cuore alla gente”
Erich non aveva mai pensato in quel modo lì, che il suo, in realtà, fosse una specie di volontariato ambulante, un confessionale aperto anche di notte, magari sotto i fumi dell’alcool, tra gli odori dei platani.
“Scrivi ancora canzoni?”
“No, credo che quella mia vena si sia esaurita, non so suonare neanche più la chitarra. Tu, invece, suoni il violino?”
Gli occhi di Samantha osservavano quel vecchio violino, che spuntava da sotto la coperta del cane.
“Lo suonavo, ma quello non è mio. Me l’ha regalato un vecchio maestro d’orchestra, in pensione, che ogni tanto passa da qui”
“Mi suoni qualcosa?”
“Mi vergogno da morire…”.
La ragazza era scoppiata a ridere di gusto.
Erich, poi, iniziò a suonare e la ragazza ripensò a quell’Alexander, incontrato per caso, in un sera di settembre, a Trieste.
Suonava e quelle note alleggerivano la vita stessa, proprio come allora, in quella città fredda, ma intrigante.
La ragazza aveva preso a cantare, mossa dalle note scagliate nel vento dal ragazzo, ed Erich credeva di conoscere quel pezzo, quella storia.
Le luci della città cominciarono timidamente a illuminare le panchine in legno del lungomare, e il vento sembrava meno forte, e di nuovo ci fu la bellezza del lancio dell’amo in acqua.
Il silenzio era, invece, interrotto dal rombo di una Giulia blu, che sostava sul lato opposto della strada, con i finestrini posteriori abbassati e una mano che, di tanto in tanto, sporgeva per gettare la cenere della sigaretta. Al volante un tipo in giacca e cravatta guardava lontano, ma non verso il lungomare, in attesa di un segnale. Lo sportello destro posteriore si aprì, uscì un ragazzo, poi l’auto scorrazzò verso il centro città.
Era calato il silenzio sui due ragazzi, si sentivano solo le onde del mare.
Che succede?
- Il ragazzo s'incammina verso di loro, sigaretta in mano, e in lontananza si sente il rombo della Giulia (60%)
- Erich e Jane prendono il cane, il violino e scappano via (40%)
- Il ragazzo sceso dalla Giulia si perde nella città (0%)

27/12/2016 at 17:06
Bravo Giuseppe… molto bella l’immagine di Erich che non attraversa con il verde… un capitolo finale con riflessioni profonde, come tutto il racconto…
Alla prossima
01/01/2017 at 20:27
Ciao Gabriele, grazie per questo commento. Sono davvero felice che ti sia piaciuta la storia e l’ultimo capitolo.
A prestissimo e buon anno 🙂
27/12/2016 at 09:54
Ciao Giuseppe
Capitolo riflessivo e intimista, in cui mi sembra tu trovi il tuo modo migliore d’espressione.
Finale sul cambiamento, sulla chiusura di un percorso a cerchio che ognuno di noi si trova a fare, prima o poi, ad un certo momento della propria vita.
In un punto qualsiasi di detto percorso, più o meno preciso, più o meno chiaro ai nostri occhi, ci siamo noi puntuali all’appuntamento, in attesa di essere presentati a noi stessi “tutto ha un sapore differente in base al periodo della vita, alle stagioni interiori, ai pensieri. Andar via richiede sempre una grande dose di coraggio, lasciare le certezze per dei giorni evanescenti, immateriali” e ancora “Passeggiare ora era muoversi in se stesso”.
Allora mi chiedo, se quello che normalmente chiamiamo cambiamento personale non sia altro che un ritrovarsi, nelle cose che ci sono congeniali, un riconoscersi in quello che già eravamo senza esserne pienamente consapevoli. Rimuovendo gli ostacoli che ci separano dalla conoscenza di noi, possiamo finalmente scivolare dentro la nostra identità ritrovata con la leggerezza, comodità e conforto con cui entrano le nostre dita in un morbido e aderente guanto.
A rileggerti
Ciaoooo
PS mi dispiace non averti avuto tra i lettori del mio racconto 🙂
01/01/2017 at 20:26
Che bel commento, grazie di cuore. Hai colto nel segno, mi piacciono molto i capitoli riflessivi, che tendono ad analizzare quello che non appare e che, nonostante tutto, è.
Mi spiace non aver letto il tuo racconto, soprattutto dispiace non averlo “condizionato”, ma purtroppo sono stato un po’ lontano da questo sito, ahimè, come il troppo tempo impiegato per finire la storia dimostra.
Punto a leggerlo ugualmente, così come il tuo prossimo.
A prestissimo e buon anno 🙂
26/12/2016 at 15:04
Caro Giuseppe, l’ultima volta purtroppo non sono riuscita a commentare, pur avendo letto il tuo nono capitolo. Io avrei scelto di vedere Erich e Samantha ritrovarsi per caso lì dove si erano (ri)conosciuti. Sono però contenta di aver letto questo capitolo, molto riflessivo e introspettivo. Mi è piaciuto molto, sembra davvero giusto per lui, per la storia. L’ho trovato esatto, vero, tuo. Grazie per la compagnia e al prossimo racconto 😉
26/12/2016 at 19:56
Ma che bel commento, Cate 🙂 Sono davvero felice che quest’ultimo capitolo sia stato di tuo gradimento 😀 A prestissimo con i tuoi racconti e un’altra mia storia 😀
23/10/2016 at 10:39
Ciao Giuseppe
Mi chiedevo che fine avessi fatto.
Questo capitolo mi è sembrato meno curato degli altri, anche se la sostanza c’è.
Ho votato … passato di Laos…
al prossimo, non dopo natale please… 🙂
23/10/2016 at 16:13
Ciao Maria 🙂
Forse hai ragione, meno curato, forse c’è un perché, però 🙂
grazie per il voto e il commento.
al prossimo, così ci scambiamo auguri di buone feste 😀
23/10/2016 at 17:46
Tu che hai un animo poetico e perciò t’intendi di emozioni, farai un salto da me?
🙂 🙂
23/10/2016 at 19:02
Ovvio che verrò a leggere, ci mancherebbe 🙂
25/06/2016 at 08:11
Voto Serbia…
Non me lo aspettavo questo colpo di scena, le cose si fanno complicate 😉
25/06/2016 at 08:30
Grazie Gabriele per il commento e per la scelta. E’ stato duro il partorire questo capitolo. Vediamo un po’ quale opzione ha la meglio 😀
22/06/2016 at 23:52
andiamo nell’Italia meridionale va, non si sa mai che l’incontro 😉
ottimo lavoro, la suspance cresce e nasconde ancora la meta.
23/06/2016 at 00:33
Grazie mille per il commento e per la scelta 😀
Speriamo di riuscire a chiudere entro le prossime 15000 battute 😀
21/06/2016 at 17:23
Giuseppe bravissimo…. il tuo stile è incredibilmente poetico! 🙂 Hai mai pubblicato qualcosa?
Andiamo dal papà!
21/06/2016 at 18:57
Ciao Pinkella, grazie mille per il commento e per i complimenti, che mi fanno arrossire e non poco. Comunque ho pubblicato alcune poesie in una raccolta, e ho partecipato a un thriller con altri due autori, in vendita su Amazon. Aspetto la grande occasione, come tutti 😀
21/06/2016 at 13:06
Triste.
Comunque sei sempre bravo. Mi chiedo come tu faccia a conciliare la prosa poetica con l’aridità dei “Codici”.
🙂
21/06/2016 at 14:04
Ciao Maria, eh me lo chiedo anche io, alle volte 😀 Grazie per il commento, e per la fiducia 😀
12/06/2016 at 15:08
Scegliere è sempre così difficile. Sei proprio bravo a creare opzioni valide e interessanti scenari. Cosa succederà ora? E soprattutto cosa c’è dietro? Sento che tanto bolle in pentola e io ho troppa fame per aspettare di assaggiare. 🙂
13/06/2016 at 12:07
Grazie Cate per la costanza con cui segui la storia. Ancora poche ore e il settimo capitolo sarà on line 🙂
14/06/2016 at 11:17
Non potrei non seguire la storia e assaporare ogni nuovo episodio. Grazie a te! 🙂
06/06/2016 at 17:26
Avrei pensato di più al suo “capo” ma anche cliente va bene. Anche se l’idea di un borderline fissato con le navi da crociera mi affascina. 🙂
Bel capitolo!
06/06/2016 at 18:25
Ciao Gabriele, sono curioso anche io della scelta perché non vedo già l’ora di scrivere il prossimo capitolo. Grazie mille per aver apprezzato e per essere passato da qui, ti aspetto per il prossimo 😀
06/06/2016 at 09:43
Questo episodio mi fa venire voglia di…avere il prossimo già pronto per essere letto 😀
il ragazzo deve essere un borderline 🙂 bel lavoro 😀
06/06/2016 at 12:49
Grazie mille per il commento, vediamo un po’ cosa cosa mi consigliate di fare 😀
A prestissimo 🙂
25/05/2016 at 09:23
Ciao Giuseppe
episodio ben scritto. A dire il vero mi aspettavo che tu spostassi il focus sul ragazzo che li spiava (opzione più votata) e a cui hai dedicato solo poche righe.
Vediamo di capire perché è lì, solo così capiremo perché i due scappano via (opzione che ho votato).
a presto
🙂
25/05/2016 at 09:31
Carissima Maria, vero, però ho preferito rendere inquietante l’incontro, tra i due è calato di nuovo il silenzio dopo aver visto quella macchina. La butto lì: e se conoscessero entrambi quel tizio? 😀
A prestissimo 🙂
25/05/2016 at 00:47
bene bene! Mi piacciono un sacco questi ”giochi di luce” con i personaggi e con l’ambiente. Spero di vedere sempre più colori,magari il blu della Giulia! 🙂
25/05/2016 at 08:47
Grazie per il commento e per il consiglio, la Giulia è dietro l’angolo a quanto vedo 😀