Dove eravamo rimasti?
“Non so più chi sono...“
Era calato il silenzio in auto e si potevano sentire gli odori, i rumori delle onde, l’incedere dell’Alfa che andava sul lungo viale che costeggiava il mare, e che, a ben vedere, non era altro che una tendina delicata per quel panorama, che sconfinava in un’altra nazione.
Chire aveva chiuso gli occhi, come a voler ripensare a quella missione, compiuta solo per ritrovare Jane, ma evidentemente non pensava solo a quello. Pensava in generale alle persone conosciute su quel lungomare, e lo faceva in un modo che non gli apparteneva o, più precisamente, aveva ritenuto non gli appartenesse. Pensava che gli era piaciuto essere Erich per una volta nella vita, vestire i panni di qualche altro, evidentemente lontano dalla sua storia. Era stato davvero Erich, cioè non aveva finto, eppure aveva finto, nel senso stretto del termine, ma, come dire, quella ragazza aveva qualcosa in più di una semplice bocca per servire in quel modo volgare i clienti, e aveva più di un corpo. Eppure quante volte l’aveva vista in servizio, chinata, e l’aveva considerata una delle tante.
E se per ogni maschera sociale vi fosse una storia? E se le persone fossero molto più di ciò che fanno, di come appaiono? Erano pensieri che avevano generato quel silenzio imbarazzante che, improvvisamente, tutti avevano rispettato, come a ristabilire, dopo le battute, il naturale equilibrio gerarchico scandito dal legame di sangue tra Chire e Laos. Un legame che, in qualche modo, almeno nei pensieri di Erich stava sfumando, ma questo gli altri non potevano comprenderlo, né immaginarlo, chiusi in ordini ben precisi.
Patrick aveva ancora la mano sulla gamba tremante di Jane, ma nessuno ci aveva fatto più caso, tranne la ragazza, evidentemente.
“Ferma la macchina!” disse Chire
L’auto si arrestò, Chire si voltò verso i tre, compresa Jane, che occupavano i posti di dietro. Era scuro in volto, come se nel suo silenzio, avesse scoperto qualcosa di triste.
“Patrick non ha capito? Lei non si tocca! Non è più Jane, si chiama Samantha!”
Il ragazzo aveva colto il tono serio del figlio di Laos, quindi aveva immediatamente scostato la mano. La ragazza aveva il cuore in gola, che significava tutto questo? Era il residuo d’animo del mendicante a parlare o qualche progetto dei Torje?
L’auto rimase immobile, e del resto l’autista non si sarebbe mai permesso di avviarla senza un cenno di Chire. Tutto sembrava fermo, anche i respiri all’interno della Giulia. Si poteva vedere ancora la luce del faro, che orientava in questo lembo di terra fertile e senza più desideri.
Chire aveva gli occhi chiusi, come a leggere ancora nel passato per cogliere qualche tipo di inclinazione, qualche consiglio.
Poi s’un tratto scese dall’auto, si accese una Lucky blu, attraversò il viale, andò verso le panchine sul lungomare, come se avesse dimenticato qualcosa o cercasse, semplicemente, un ricordo.
Quindi, fece ritorno. Fece cenno a Samantha di scendere. La ragazza eseguì quello che non era un ordine, ma un invito, forse una promessa. Il tono era dolce, come lontano.
Insieme in silenzio guardarono il mare.
“Non ti ho mentito, voglio che tu lo sappia”
La ragazza non parlava.
“Sono stato davvero un mendicante, ero davvero Erich. Non so spiegartelo in altre parole, sai non mi appartengono le parole. Avrei dovuto prenderti con me e portarti da Laos, ma non ce l’ho fatta”
La ragazza ora aveva lo sguardo sul mare, come se avesse capito il dramma di Chire, dimenticandosi il suo, come spesso accade a chi dei drammi non fa drammi.
“Non so più chi sono, so solo che qui, a guardare il mare, in quel modo lì, sono stato felice”
La ragazza respirava piano, aveva ripreso il suo respiro, quello di chi sa di non essere più sola.
“Non verrai con me, non verrai con noi”
Dalla Giulia nessuno aveva osato guardare oltre, rivolgere lo sguardo verso quei due, che riprendevano a vivere, cullati dal mare e dai riflessi della luna.
“Chire…” la ragazza fu interrotta dalla mano del mendicante.
“Ti prego, non chiamarmi così, mi ricordi quella mia vita, e invece sono qui, alla ricerca di altro”.
Samantha comprese.
“Non si può fingere quel tipo di vita, o la vivi o non puoi saperne nulla. Tu non eri un altro, eri proprio quel tipo di persone perse che s’incontrano sul lungomare di questo paese ai confini del mondo”
Erich non disse nulla, guardò ancora il mare, quella distesa che solo in quei giorni aveva compreso.
“Non avere più paura, sei libera di essere, non nasconderti più, nessuno può farti del male, te lo prometto”
Poi s’allontanò, entrò in auto e diede ordine di ripartire.
Nessuno aveva osato parlare, segno evidente di una gerarchia ristabilita. Solo l’autista chiese la destinazione, a cui Chire rispose con un semplice “nessun cambio di programma”.
Arrivati da Laos, scese solo Erich, che abbracciò il padre, che non capiva.
“Amore, libertà e felicità”, queste furono le parole di Chire.
Il padre si voltò dall’altra parte. Gli era tutto chiaro.
Erich lo raggiunse alla finestra.
“Credo siano state tutte e tre, nessuna incertezza”.
Era scirocco, del resto.
Che significa "Amore, libertà, felicità?
- Ha a che fare con il passato di Laos (33%)
- Ricorda una storia del passato (0%)
- E' una via di fuga dalla realtà (67%)

27/12/2016 at 17:06
Bravo Giuseppe… molto bella l’immagine di Erich che non attraversa con il verde… un capitolo finale con riflessioni profonde, come tutto il racconto…
Alla prossima
01/01/2017 at 20:27
Ciao Gabriele, grazie per questo commento. Sono davvero felice che ti sia piaciuta la storia e l’ultimo capitolo.
A prestissimo e buon anno 🙂
27/12/2016 at 09:54
Ciao Giuseppe
Capitolo riflessivo e intimista, in cui mi sembra tu trovi il tuo modo migliore d’espressione.
Finale sul cambiamento, sulla chiusura di un percorso a cerchio che ognuno di noi si trova a fare, prima o poi, ad un certo momento della propria vita.
In un punto qualsiasi di detto percorso, più o meno preciso, più o meno chiaro ai nostri occhi, ci siamo noi puntuali all’appuntamento, in attesa di essere presentati a noi stessi “tutto ha un sapore differente in base al periodo della vita, alle stagioni interiori, ai pensieri. Andar via richiede sempre una grande dose di coraggio, lasciare le certezze per dei giorni evanescenti, immateriali” e ancora “Passeggiare ora era muoversi in se stesso”.
Allora mi chiedo, se quello che normalmente chiamiamo cambiamento personale non sia altro che un ritrovarsi, nelle cose che ci sono congeniali, un riconoscersi in quello che già eravamo senza esserne pienamente consapevoli. Rimuovendo gli ostacoli che ci separano dalla conoscenza di noi, possiamo finalmente scivolare dentro la nostra identità ritrovata con la leggerezza, comodità e conforto con cui entrano le nostre dita in un morbido e aderente guanto.
A rileggerti
Ciaoooo
PS mi dispiace non averti avuto tra i lettori del mio racconto 🙂
01/01/2017 at 20:26
Che bel commento, grazie di cuore. Hai colto nel segno, mi piacciono molto i capitoli riflessivi, che tendono ad analizzare quello che non appare e che, nonostante tutto, è.
Mi spiace non aver letto il tuo racconto, soprattutto dispiace non averlo “condizionato”, ma purtroppo sono stato un po’ lontano da questo sito, ahimè, come il troppo tempo impiegato per finire la storia dimostra.
Punto a leggerlo ugualmente, così come il tuo prossimo.
A prestissimo e buon anno 🙂
26/12/2016 at 15:04
Caro Giuseppe, l’ultima volta purtroppo non sono riuscita a commentare, pur avendo letto il tuo nono capitolo. Io avrei scelto di vedere Erich e Samantha ritrovarsi per caso lì dove si erano (ri)conosciuti. Sono però contenta di aver letto questo capitolo, molto riflessivo e introspettivo. Mi è piaciuto molto, sembra davvero giusto per lui, per la storia. L’ho trovato esatto, vero, tuo. Grazie per la compagnia e al prossimo racconto 😉
26/12/2016 at 19:56
Ma che bel commento, Cate 🙂 Sono davvero felice che quest’ultimo capitolo sia stato di tuo gradimento 😀 A prestissimo con i tuoi racconti e un’altra mia storia 😀
23/10/2016 at 10:39
Ciao Giuseppe
Mi chiedevo che fine avessi fatto.
Questo capitolo mi è sembrato meno curato degli altri, anche se la sostanza c’è.
Ho votato … passato di Laos…
al prossimo, non dopo natale please… 🙂
23/10/2016 at 16:13
Ciao Maria 🙂
Forse hai ragione, meno curato, forse c’è un perché, però 🙂
grazie per il voto e il commento.
al prossimo, così ci scambiamo auguri di buone feste 😀
23/10/2016 at 17:46
Tu che hai un animo poetico e perciò t’intendi di emozioni, farai un salto da me?
🙂 🙂
23/10/2016 at 19:02
Ovvio che verrò a leggere, ci mancherebbe 🙂
25/06/2016 at 08:11
Voto Serbia…
Non me lo aspettavo questo colpo di scena, le cose si fanno complicate 😉
25/06/2016 at 08:30
Grazie Gabriele per il commento e per la scelta. E’ stato duro il partorire questo capitolo. Vediamo un po’ quale opzione ha la meglio 😀
22/06/2016 at 23:52
andiamo nell’Italia meridionale va, non si sa mai che l’incontro 😉
ottimo lavoro, la suspance cresce e nasconde ancora la meta.
23/06/2016 at 00:33
Grazie mille per il commento e per la scelta 😀
Speriamo di riuscire a chiudere entro le prossime 15000 battute 😀
21/06/2016 at 17:23
Giuseppe bravissimo…. il tuo stile è incredibilmente poetico! 🙂 Hai mai pubblicato qualcosa?
Andiamo dal papà!
21/06/2016 at 18:57
Ciao Pinkella, grazie mille per il commento e per i complimenti, che mi fanno arrossire e non poco. Comunque ho pubblicato alcune poesie in una raccolta, e ho partecipato a un thriller con altri due autori, in vendita su Amazon. Aspetto la grande occasione, come tutti 😀
21/06/2016 at 13:06
Triste.
Comunque sei sempre bravo. Mi chiedo come tu faccia a conciliare la prosa poetica con l’aridità dei “Codici”.
🙂
21/06/2016 at 14:04
Ciao Maria, eh me lo chiedo anche io, alle volte 😀 Grazie per il commento, e per la fiducia 😀
12/06/2016 at 15:08
Scegliere è sempre così difficile. Sei proprio bravo a creare opzioni valide e interessanti scenari. Cosa succederà ora? E soprattutto cosa c’è dietro? Sento che tanto bolle in pentola e io ho troppa fame per aspettare di assaggiare. 🙂
13/06/2016 at 12:07
Grazie Cate per la costanza con cui segui la storia. Ancora poche ore e il settimo capitolo sarà on line 🙂
14/06/2016 at 11:17
Non potrei non seguire la storia e assaporare ogni nuovo episodio. Grazie a te! 🙂
06/06/2016 at 17:26
Avrei pensato di più al suo “capo” ma anche cliente va bene. Anche se l’idea di un borderline fissato con le navi da crociera mi affascina. 🙂
Bel capitolo!
06/06/2016 at 18:25
Ciao Gabriele, sono curioso anche io della scelta perché non vedo già l’ora di scrivere il prossimo capitolo. Grazie mille per aver apprezzato e per essere passato da qui, ti aspetto per il prossimo 😀
06/06/2016 at 09:43
Questo episodio mi fa venire voglia di…avere il prossimo già pronto per essere letto 😀
il ragazzo deve essere un borderline 🙂 bel lavoro 😀
06/06/2016 at 12:49
Grazie mille per il commento, vediamo un po’ cosa cosa mi consigliate di fare 😀
A prestissimo 🙂
25/05/2016 at 09:23
Ciao Giuseppe
episodio ben scritto. A dire il vero mi aspettavo che tu spostassi il focus sul ragazzo che li spiava (opzione più votata) e a cui hai dedicato solo poche righe.
Vediamo di capire perché è lì, solo così capiremo perché i due scappano via (opzione che ho votato).
a presto
🙂
25/05/2016 at 09:31
Carissima Maria, vero, però ho preferito rendere inquietante l’incontro, tra i due è calato di nuovo il silenzio dopo aver visto quella macchina. La butto lì: e se conoscessero entrambi quel tizio? 😀
A prestissimo 🙂
25/05/2016 at 00:47
bene bene! Mi piacciono un sacco questi ”giochi di luce” con i personaggi e con l’ambiente. Spero di vedere sempre più colori,magari il blu della Giulia! 🙂
25/05/2016 at 08:47
Grazie per il commento e per il consiglio, la Giulia è dietro l’angolo a quanto vedo 😀