Dove eravamo rimasti?
“Gianni, eccolo. Tira Gianni, tira”
In lontananza spuntavano, come partoriti dalle acque, le luci ardenti dei pescherecci, che si preparavano a solcare le onde silenziose, a rompere equilibri e gerarchie marine, sotto i raggi lunari freddi, nonostante la bella stagione.
La ragazza aveva ancora in corpo quella frase lasciata a metà, domata dalla tempesta di paure e pensieri interiori, e nascosta chissà dove in quel caos di parole, che le affollavano la mente, e che quel ragazzo aveva, ma solo per pochissimi attimi, orientato verso un’uscita, che poi era stata ostruita dal frastuono della città, così intenso, così nauseante, invadente.
“Abbiamo…Abbiamo”
E’ così assordante il rumore esterno, quando tenti di fare qualcosa, per cui, a ragione, sarebbe consigliabile il silenzio: comporre, mettere ordine in se stessi, scrivere un verso, vedere un film, carpire un rumore sordo proveniente da una stanza. In quel preciso istante, come per una congiunzione astrale, o coincidenza terrena, ecco materializzarsi ogni possibile fruscio di foglie, il vento che sbatacchia le persiane, l’abbaio scostante del cane, l’allarme sensibile di un’abitazione.
“Abbiamo…Abbiamo”
Così vicino quel cantico della materialità, che la ragazza iniziò a ridere d’un riso silenzioso, di quelli che riempiono le guance e le lasciano gonfie per minuti, forse a cercare qualcosa che quel tizio non aveva, pensiero che la faceva sentire in pace, come a ricordarle che, in fondo, manca sempre qualcosa a tutti, anche ai più felici.
Il ragazzo guardava i pescatori, immobile, come chi ha scoperto un mondo lontano, eppure così vicino, o semplicemente come chi, calato il silenzio, si finge interessato a qualcosa, incapace di scandagliare le parole rimaste incastrate in qualche vicolo d’anima, non sapendo dove orientare gli occhi, i sorrisi, i discorsi.
Era una scena da film. Ricorderete, lui si alza, spostando il cane di lato, ma preoccupandosi di ricoprirlo, di tenerlo al caldo, va verso lei, che è affacciata alla ringhiera, da cui guarda i pescatori, ascolta le loro preghiere mentre infilano con l’amo le acque, e poi il silenzio.
Da lontano un’auto s’avvicina molto velocemente, anticipata dal frastuono di una musica dance di cattivo gusto, che smuove le carte per terra, orchestra le foglie giovani sui rami dei tigli, e sospende la pace, quell’attimo rubato al mondo rapace, ingordo di istanti e attenzioni.
Un attimo, il tempo di inquinare i sensi, e quell’auto è già lontana, senza lasciare nostalgie dietro di sé. Il ragazzo muove l’indice e il pollice. come a imitare quel personaggio di quel racconto di quell’autore del quale non ricordava il nome, e neanche il titolo del racconto, chiaro. Li muove prima piano, poi aumenta d’intensità, poi di nuovo piano. La ragazza, colta dallo stesso tarlo mentale, muove all’unisono tutte le dita, come a suonare un piano invisibile, con i giorni per tasti e i pensieri per palco. Il ragazzo ora muove anche la testa, su e giù, su e giù. Stop. Poi ancora su e giù, su e giù, come a cogliere la melodia della ragazza, che nel frattempo ha preso ad alternare pollice, indice e medio, per poi finire in anulare e mignolo, accarezzando quei tasti, su cui splende la luna, e che sono sporchi di sabbia, come dorati da qualche ricordo lontano.
Il ragazzo affonda la mano destra nella barba, poi comincia a ticchettarsi all’altezza del mento, come a ripetere la melodia della ragazza, come contagiato dal fragore delle onde che arrivano sul bagnasciuga e poi s’immergono di nuovo e partono e si perdono tra i riflessi della luna.
“Eccolo, lo sento. Tira Gianni, tira Gianni”
La voce del pescatore rompeva minuti di pensieri, di vibrazioni dell’anima, e lo faceva a modo, esortando se stesso a non arrendersi alla forza di quel pesce che aveva abboccato, caduto nel tranello dell’esca infilzata all’amo, metafora esatta di ciò che luccica e non è, di ciò che appare e poi scompare.
Gli altri pescatori si erano tutti voltati verso il loro collega, qualcuno con un velo d’invidia negli occhi, qualche altro aspirando nervosamente quel toscano ormai flaccido, scrigno di pensieri e imprecazioni. Guardavano la lotta del collega contro quel pesce, che non voleva arrendersi.
“Gianni, eccolo. Tira Gianni, tira”
E’ così bello incoraggiarsi da soli, almeno si è certi di non nascondere nulla, ma solo tensione e felicità. Gianni, diamo per scontato che si chiami così lui e non sia, invece, un semplice modo di apostrofare la preda, intervallava quelle frasi a dei lamenti simili a quelli che i tennisti partoriscono in battuta.
“Ah…Ohh…Uhh”
La ragazza componeva ancora qualcosa, il ragazzo le stava dietro, come se sentisse sua quella melodia silenziosa, che, le loro anime stavano mescolando dal primo minuto, fors’anche ancor prima di quell’incontro.
Gianni aveva vinto, il pesce s’opponeva, ma ormai era fuor d’acqua.
“Gianni, che hai tirato?”
“Una boga”
Avevano riso i colleghi. Poi era ritornato il silenzio, intervallato dai soliti lamenti in battuta.
Il ragazzo e la ragazza componevano ancora al chiaro di luna.
Che succede?
- Il cane abbaia, vuole mangiare, la ragazza s'avvicina e lo accarezza (0%)
- La ragazza prende a parlare, rompendo i lamenti dei pescatori (100%)
- Prosegue il silenzioso parlarsi della ragazza e del ragazzo (0%)

27/12/2016 at 17:06
Bravo Giuseppe… molto bella l’immagine di Erich che non attraversa con il verde… un capitolo finale con riflessioni profonde, come tutto il racconto…
Alla prossima
01/01/2017 at 20:27
Ciao Gabriele, grazie per questo commento. Sono davvero felice che ti sia piaciuta la storia e l’ultimo capitolo.
A prestissimo e buon anno 🙂
27/12/2016 at 09:54
Ciao Giuseppe
Capitolo riflessivo e intimista, in cui mi sembra tu trovi il tuo modo migliore d’espressione.
Finale sul cambiamento, sulla chiusura di un percorso a cerchio che ognuno di noi si trova a fare, prima o poi, ad un certo momento della propria vita.
In un punto qualsiasi di detto percorso, più o meno preciso, più o meno chiaro ai nostri occhi, ci siamo noi puntuali all’appuntamento, in attesa di essere presentati a noi stessi “tutto ha un sapore differente in base al periodo della vita, alle stagioni interiori, ai pensieri. Andar via richiede sempre una grande dose di coraggio, lasciare le certezze per dei giorni evanescenti, immateriali” e ancora “Passeggiare ora era muoversi in se stesso”.
Allora mi chiedo, se quello che normalmente chiamiamo cambiamento personale non sia altro che un ritrovarsi, nelle cose che ci sono congeniali, un riconoscersi in quello che già eravamo senza esserne pienamente consapevoli. Rimuovendo gli ostacoli che ci separano dalla conoscenza di noi, possiamo finalmente scivolare dentro la nostra identità ritrovata con la leggerezza, comodità e conforto con cui entrano le nostre dita in un morbido e aderente guanto.
A rileggerti
Ciaoooo
PS mi dispiace non averti avuto tra i lettori del mio racconto 🙂
01/01/2017 at 20:26
Che bel commento, grazie di cuore. Hai colto nel segno, mi piacciono molto i capitoli riflessivi, che tendono ad analizzare quello che non appare e che, nonostante tutto, è.
Mi spiace non aver letto il tuo racconto, soprattutto dispiace non averlo “condizionato”, ma purtroppo sono stato un po’ lontano da questo sito, ahimè, come il troppo tempo impiegato per finire la storia dimostra.
Punto a leggerlo ugualmente, così come il tuo prossimo.
A prestissimo e buon anno 🙂
26/12/2016 at 15:04
Caro Giuseppe, l’ultima volta purtroppo non sono riuscita a commentare, pur avendo letto il tuo nono capitolo. Io avrei scelto di vedere Erich e Samantha ritrovarsi per caso lì dove si erano (ri)conosciuti. Sono però contenta di aver letto questo capitolo, molto riflessivo e introspettivo. Mi è piaciuto molto, sembra davvero giusto per lui, per la storia. L’ho trovato esatto, vero, tuo. Grazie per la compagnia e al prossimo racconto 😉
26/12/2016 at 19:56
Ma che bel commento, Cate 🙂 Sono davvero felice che quest’ultimo capitolo sia stato di tuo gradimento 😀 A prestissimo con i tuoi racconti e un’altra mia storia 😀
23/10/2016 at 10:39
Ciao Giuseppe
Mi chiedevo che fine avessi fatto.
Questo capitolo mi è sembrato meno curato degli altri, anche se la sostanza c’è.
Ho votato … passato di Laos…
al prossimo, non dopo natale please… 🙂
23/10/2016 at 16:13
Ciao Maria 🙂
Forse hai ragione, meno curato, forse c’è un perché, però 🙂
grazie per il voto e il commento.
al prossimo, così ci scambiamo auguri di buone feste 😀
23/10/2016 at 17:46
Tu che hai un animo poetico e perciò t’intendi di emozioni, farai un salto da me?
🙂 🙂
23/10/2016 at 19:02
Ovvio che verrò a leggere, ci mancherebbe 🙂
25/06/2016 at 08:11
Voto Serbia…
Non me lo aspettavo questo colpo di scena, le cose si fanno complicate 😉
25/06/2016 at 08:30
Grazie Gabriele per il commento e per la scelta. E’ stato duro il partorire questo capitolo. Vediamo un po’ quale opzione ha la meglio 😀
22/06/2016 at 23:52
andiamo nell’Italia meridionale va, non si sa mai che l’incontro 😉
ottimo lavoro, la suspance cresce e nasconde ancora la meta.
23/06/2016 at 00:33
Grazie mille per il commento e per la scelta 😀
Speriamo di riuscire a chiudere entro le prossime 15000 battute 😀
21/06/2016 at 17:23
Giuseppe bravissimo…. il tuo stile è incredibilmente poetico! 🙂 Hai mai pubblicato qualcosa?
Andiamo dal papà!
21/06/2016 at 18:57
Ciao Pinkella, grazie mille per il commento e per i complimenti, che mi fanno arrossire e non poco. Comunque ho pubblicato alcune poesie in una raccolta, e ho partecipato a un thriller con altri due autori, in vendita su Amazon. Aspetto la grande occasione, come tutti 😀
21/06/2016 at 13:06
Triste.
Comunque sei sempre bravo. Mi chiedo come tu faccia a conciliare la prosa poetica con l’aridità dei “Codici”.
🙂
21/06/2016 at 14:04
Ciao Maria, eh me lo chiedo anche io, alle volte 😀 Grazie per il commento, e per la fiducia 😀
12/06/2016 at 15:08
Scegliere è sempre così difficile. Sei proprio bravo a creare opzioni valide e interessanti scenari. Cosa succederà ora? E soprattutto cosa c’è dietro? Sento che tanto bolle in pentola e io ho troppa fame per aspettare di assaggiare. 🙂
13/06/2016 at 12:07
Grazie Cate per la costanza con cui segui la storia. Ancora poche ore e il settimo capitolo sarà on line 🙂
14/06/2016 at 11:17
Non potrei non seguire la storia e assaporare ogni nuovo episodio. Grazie a te! 🙂
06/06/2016 at 17:26
Avrei pensato di più al suo “capo” ma anche cliente va bene. Anche se l’idea di un borderline fissato con le navi da crociera mi affascina. 🙂
Bel capitolo!
06/06/2016 at 18:25
Ciao Gabriele, sono curioso anche io della scelta perché non vedo già l’ora di scrivere il prossimo capitolo. Grazie mille per aver apprezzato e per essere passato da qui, ti aspetto per il prossimo 😀
06/06/2016 at 09:43
Questo episodio mi fa venire voglia di…avere il prossimo già pronto per essere letto 😀
il ragazzo deve essere un borderline 🙂 bel lavoro 😀
06/06/2016 at 12:49
Grazie mille per il commento, vediamo un po’ cosa cosa mi consigliate di fare 😀
A prestissimo 🙂
25/05/2016 at 09:23
Ciao Giuseppe
episodio ben scritto. A dire il vero mi aspettavo che tu spostassi il focus sul ragazzo che li spiava (opzione più votata) e a cui hai dedicato solo poche righe.
Vediamo di capire perché è lì, solo così capiremo perché i due scappano via (opzione che ho votato).
a presto
🙂
25/05/2016 at 09:31
Carissima Maria, vero, però ho preferito rendere inquietante l’incontro, tra i due è calato di nuovo il silenzio dopo aver visto quella macchina. La butto lì: e se conoscessero entrambi quel tizio? 😀
A prestissimo 🙂
25/05/2016 at 00:47
bene bene! Mi piacciono un sacco questi ”giochi di luce” con i personaggi e con l’ambiente. Spero di vedere sempre più colori,magari il blu della Giulia! 🙂
25/05/2016 at 08:47
Grazie per il commento e per il consiglio, la Giulia è dietro l’angolo a quanto vedo 😀