Dove eravamo rimasti?
2 - Primo contatto
«Devo andare a vedere che cosa sta succedendo.»
«Yo amico, tu sei proprio pazzo, non vedi come quello lì ha morso la tizia del telegiornale?»
Benedikt non rispose, i neri occhi vispi si limitarono a fissare per pochi secondi l’immagine mandata in onda dal notiziario:
“PROBLEMI TECNICI – RIPRENDEREMO LE TRASMISSIONI IL PRIMA POSSIBILE”.
«Non me ne starò qui seduto senza far nulla, Zeke. C’è gente che ha bisogno d’aiuto, là fuori!», urlò indicando il televisore.
L’immagine d’attesa con sottofondo di Beethoven continuava a campeggiare incontrastata.
«Devo andarci.»
Arrivò alla fermata del bus e attese una ventina di minuti. Se non fosse stato per le poche persone sedute sulle panchine lì davanti, la via sarebbe stata totalmente deserta.
“Forse hanno soppresso i mezzi pubblici a causa dell’attacco. Neanche la metropolitana sarà sicura.”
Decise di proseguire a piedi, impiegò mezzora per percorrere tre chilometri; per arrivare allo stadio doveva percorrerne altrettanti. Su Washington Street incrociò un viottolo, si voltò di scatto: gli parve di vedere una donna inseguita da qualcuno. Osservò il vicolo, sospirò e decise di abbandonare la via principale.
S’immise nella stradina, gli alti palazzi di mattoni tenevano a bada i soldati del sole, donando a quel regno una piacevole frescura, figlia della penombra.
«C’è qualcuno? – nessuno gli rispose – Avete bisogno d’aiuto?»
Camminò per un paio di metri, poi un rumore su Washington Street lo convinse a tornare indietro. Lanciò un’ultima occhiata al fondo del vicolo, la sua mente non si era del tutto arresa alla convinzione di ciò aveva visto, – o gli era parso di vedere – ma preferì non indagare ulteriormente. Quel posto gli metteva i brividi.
Più avanti un paio di corvi si erano appollaiati su un balcone al terzo piano di un palazzo, gracchiavano senza sosta. Ben cercò di ignorarli, immettendosi su Sam Adam’s Avenue, dove trovò un discreto numero di persone riunite in un folto capannello. Discutevano animatamente su ciò che era appena successo, li superò senza fermarsi. Arrivò all’incrocio con Hancock’s Road, la via era deserta. Più si avvicinava al centro dell’esplosione, più il numero di persone che incontrava diminuiva. Pensò che non ci fosse nulla di strano.
“E’ normale che la gente si allontani da quel posto, no? Normale per gli altri forse, a quanto pare non per me!”
Uno spettacolo agghiacciante gli si parò davanti, non appena s’immise in Paul Revere’s Road: c’erano cadaveri lungo la strada, distesi per terra. Grandi pozze di sangue si addensavano attorno ai corpi senza vita. I negozi ai lati della strada erano deserti, alcune vetrate erano state sfondate. Un cadavere si era affacciato all’interno della vetrina del centro commerciale, lame di vetro gli si erano conficcate in gola. Ben guardò in alto, altri corvi erano appollaiati sui balconi e sui lampioni. Il silenzio colmava quel posto, persino gli uccelli tacevano, in un mesto rispetto dei dipartiti. Percorse pochi metri, quando vide un uomo, all’interno di un negozio dalla porta scardinata. Aveva il capo piegato verso il basso, il collo formava con il resto del corpo un angolo innaturale. Era come se l’uomo si stesse guardando le scarpe, piegando la testa in misura maggiore rispetto a quanto era consentito a qualsiasi essere vivente che non avesse voluto rompersi l’osso del collo. Oscillava debolmente da destra a sinistra, dalla bocca gli cadevano gocce di bava rossastra.
Ben si avvicinò cautamente, un passo dopo l’altro. Quello degli scricchiolii sommessi, causati dalla rottura dei piccoli cocci di vetro che calpestava, era l’unico suono che fino a quel momento si era udito in Paul Revere’s Road. Fino a quel momento.
«Signore, sta bene?»
L’uomo non parlò, si limitò a mugugnare, aumentando la velocità con cui oscillava da destra a sinistra. Benedikt sentiva il cuore pulsargli nelle tempie, quasi volesse eruttare sangue dalle orecchie. Ogni passo verso l’uomo immobile acuiva il suo timore.
«Serve aiuto?»
Il ragazzo allungò il braccio, la sua pelle nera entrò in contrasto con la carnagione chiara dell’uomo. La maglia color cachi e i pantaloncini beige accentuavano quest’effetto. Benedikt si avvicinò di un altro passo, la mano era tesa come se volesse aiutarlo mantenendosi però a distanza di sicurezza. L’uomo aumentò ancora una volta la velocità con cui oscillava, i mugugni mutarono in accentuati colpi di tosse. Bava rossa
“E’ sangue?”
cadde dalle fauci dell’uomo che, dopo l’ennesimo richiamo da parte di Ben, finalmente lo guardò. I suoi occhi erano chiarissimi, celeste tendente al bianco. La bocca era sporca di rosso, così come i denti messi in mostra.
“E’ sangue… è proprio… SANGUE…”
Il panico s’impossessò del ragazzo, cominciò a correre lontano dall’uomo, ma quello prese a rincorrerlo.
Ben quasi cadde, inciampando sul braccio di un cadavere davanti a lui. Non sapeva dove andare, quando la voce di una ragazza lo chiamò dall’interno dal portone di un palazzo.
«Qui, presto, corri!»
E adesso?
- L'uscita del palazzo è bloccata. Dobbiamo andar via, ma da dove? Aspetta... i tetti di questi palazzi sono comunicanti! (71%)
- E' più sicuro rimanere all'interno del palazzo, là fuori non si sa cosa possiamo incontrare (14%)
- E' pericoloso rimanere dentro il palazzo, chissà se gli altri condomini si sono "trasformati" (14%)

19/10/2016 at 05:48
Arriveranno a Joliet…
Bel capitolo, hai saputo mostrare molto bene il senso di smarrimento e paura del piccolo Rick, la responsabilità di occuparsi del fratellino che grava su Ayana nonostante abbia bisogno anche lei di essere consolata dalla mamma. Mi piace l’incontro con il soldato e, anche se si tratta di un horror, ci vedrei benissimo una parentesi rosa…
06/10/2016 at 09:55
Arriveranno a Joliet
Umanità profonda. Viva.
Mi è piaciuto questo capitolo, direi introspettivo. Ho trovato ben descritti e veri i sentimenti dei ragazzi, in balia di un universo che non ha più regole e gli deve sembrare – quello sì – assurdo e irreale.
Bravo
Ciao ciao
30/09/2016 at 12:55
Mi sono inconsapevolmente unita alla maggioranza, ma l’opzione che riguardava i problemi con gli umani mi affascinava parecchio. Tante volte sono gli esseri umani a comportarsi come mostri, soprattutto in una simile situazione di tensione; sono sicura che l’avresti sviluppato in modo molto interessante.
Toccante il modo in cui hai descritto la semplice umanità dei due ragazzi, così giovani e già costretti ad affrontare un’apocalisse. Bravo sempre 🙂
23/09/2016 at 17:04
Problemi coi mostri!, così Ben potrà mostrare o scoprire da che parte sta.
Le esigenze e i sentimenti molto umani dei bambini li rendono realistici, dando efficacia alla narrazione.
Ciao ciao
18/09/2016 at 16:27
Facciamoli arrivare a Joliet,
Bel capitolo, si ride e si piange. Toccante e reso bene, a mio parere, il rapporto tra i fratellini e la psicologia del piccolino.
Ciao a presto
15/09/2016 at 08:36
Ciao lucrash!
Devo dire che ti sei sbloccato molto bene! Il capitolo mi è piaciuto veramente tanto e sono curiosa di scoprire il ruolo di questo nuovo personaggio.
Molto belle anche le descrizioni, i colori e i profumi che hai mostrato all’inizio del capitolo.
Io direi di farli arrivare a Joliet… chissà poi cosa troveranno in quel luogo…
Complimenti! Alla prossima! 😉
13/09/2016 at 19:45
Arriveranno a Joliet, ma lì li attenderà qualcosa d’inatteso.
Ciao e al prossimo 😉
13/09/2016 at 17:20
Torniamo nel solco del classico, dopo la parentesi nella mente del mostro/Ben. Resto nel classico anche io arriviamo a destinazione ma con sorpresa.
Siamo pronti, ora c’è anche il soldato 😉
Molto bello il “dove doveva ritornare?”
13/09/2016 at 14:56
Oggi ci sentiamo un po’ buoni.
Facciamo arrivare i nostri protagonisti a Joliet.
Ma cerchiamo di non esserlo troppo!
Ci hai promesso qualcosa di inatteso.
Mi aspetto una catastrofe, mi aspetto la distruzione totale, mi aspetto l’apocalisse.
Ok, forse così sto diventando troppo cattivo, ma confido che con una situazione tanto pericolosa Ben entri in azione… in un modo o nell’altro.
Complimenti!
Ti aspetto con il prossimo capitolo 🙂
13/09/2016 at 11:01
Il loro percorso è già stato più volte minato, direi di farli arrivare a Joliet magari facendo conoscenza. Poi però una volta lì troveranno qualcosa di inaspettato.
Mi è piaciuto questo episodio, bravo! 😉
13/09/2016 at 14:19
Ciao AmoMarta 🙂
Mi piacerebbe scrivere un paragrafo simile, molto descrittivo, con loro tre che parleranno, rifletteranno e si conosceranno a vicenda, lo ammetto. Però come scrivevo sotto a Mika, mancano quattro capitoli e vorrei che questa storia fosse autoconclusiva con un possibile finale aperto su un prosieguo (che non arriverà comunque subito dopo il decimo capitolo) 😀 Mi sa che dovrò accelerare un po’ i tempi. Grazie mille 🙂 a presto!
13/09/2016 at 10:04
Ciao! 😀
Mi è piaciuto molto come hai descritto la situazione di Ayana e Rick, scaraventati nel baratro della disperazione, ma disposti a non arrendersi per uscirne. *w*
Tutte e tre le opzioni sono molto interessanti: ho votato che arrivino a Joliet, ma troveranno qualcosa di inatteso! 😉
Alla prossima!
13/09/2016 at 14:18
Ciao Mika 🙂
Mi sarebbe piaciuto concentrarmi di più sul loro dolore, ma sono al sesto capitolo e come si dice in gergo, devo “quagliare” 😀 devo darmi una mossa 🙂
Grazie mille, passo dopo a leggere il tuo nuovo capitolo 😉
12/09/2016 at 21:25
Continua a piacermi ed interessanti, la scena iniziale mi ha ricordato molto Anna di Ammaniti (non so se lo conosci), molto interessante anche l incontro con il soldato che sicuramente renderà tutto ancora più interessante. Complimenti per tutto.
13/09/2016 at 14:16
Ciao Fray, grazie mille 🙂 No purtroppo non lo conosco, vedrò di informarmi 🙂
A presto e grazie ancora!
10/09/2016 at 09:26
Ho recuperato i vecchi capitoli, dato che sto iniziando oggi a leggere qualche storia. Ovviamente ero “costretto” per passione ad iniziare con un horror. All’inizio ho pensato “ecco un’altra variante di the walking dead” (che a me piace), poi mi è completamente piaciuta (per me una novità) il punto di vista da parte dello zombie e la visione cromatica che ha (come la vista dell’aquila di assassin creed, non so se giochi hai videogames). Questo cambiamento di punto di vista, pur rimanendo lo stesso protagonista, mi ha fatto appassionare. Quel che ho scelto è che i due fratelli saranno in pericolo, immaginando magari che lo stesso protagonista venga prima del peggio a salvarli, ma chissà cosa ti frulla per la testa. Mi piacerebbe che lo zombie da carnefice dei suoi diventasse il momentaneo eroe. Amante dell’horror preferirei poi una netta ricaduta. Sto viaggiando di fantasia, merito della tua storia!
10/09/2016 at 15:12
Ciao 🙂 Son felice di ritrovarti qui!
Sono molto contento del fatto che ti sia piaciuto e che hai trovato tempo per leggermi 🙂 Spero di mantenere un tocco di originalità durante il resto della storia, il nuovo capitolo è in lavorazione, conto (spero) di pubblicarlo nell’arco di pochi giorni 🙂
Ho visto che hai pubblicato il secondo capitolo del tuo racconto, dopo passerò a dare un’occhiata.
PS. gioco, ma non ad assassin creed, lo conosco solamente di fama 🙂
Ancora grazie per tutto, a presto!