Dove eravamo rimasti?
3 - Ayana
La ragazza richiuse velocemente il portone dietro di lui. Ben la fissava con occhi increduli, sbigottito, appoggiandosi alle gambe per la fatica dovuta alla corsa.
«Giusto in tempo, eh? – sussurrò lei, spostandosi una ciocca di capelli – Vieni, siamo tutti di sopra.»
Ben seguì la ragazza latinoamericana dai capelli neri come il fondale dell’oceano. Indossava una canotta che le lasciava scoperte le spalle, sulle quali docilmente planavano i riccioli; non poté fare a meno di notarle. I pantaloni erano di quelli larghi, color verde militare. Percorsero due piani di scale polverose, la carta da parati, annoiatasi del posto che l’era stato assegnato, in più punti si stava ormai staccando dal muro. Entrarono in una stanza poco illuminata, affacciati alle finestre c’erano due adulti e un bambino.
«Mark è mio padre. Lei è mia madre, si chiama Elèna. Quella mezza calzetta è Rick. Io invece sono Ayana, puoi chiamarmi Ay, se preferisci.»
Ben le strinse la mano, presentandosi. Elèna gli domandò l’età.
«Compirò diciassette anni fra due mesi.»
«Sei quasi coetaneo di Ayana allora, lei ne ha diciotto.»
Ben si affacciò alla finestra, poi regalò fiato al pensiero che da alcuni minuti girovagava nella sua mente alla ricerca di una via d’uscita.
«Li ha uccisi quell’uomo?»
«Non tutti, figliolo… non tutti.»
Il volto severo del padre di Ay spinse Ben a non porre ulteriori domande.
«Credo che sia meglio andarcene da qui, guardate laggiù!»
Mark indicò in lontananza, dove sette belve assetate di sangue stavano avvicinandosi al loro portone, attirati dal rumore causato dall’uomo che continuava a sbattere i pugni contro il legno.
«L’uscita del palazzo è bloccata, dobbiamo andar via, ma da dove?», domandò Ayana.
Fu Elèna a trovare risposta:
«Aspetta… i tetti di questi palazzi sono comunicanti. Potremmo scendere dalle scale anti-incendio del palazzo qui accanto, affacciano su un’altra strada.»
Raccolsero in una sacca alcune bottigliette d’acqua e si armarono di coltelli, eccezion fatta per il piccolo Rick. Uscirono dall’appartamento e raggiunsero il tetto, aprirono la porta e si diressero verso il parapetto. La prima a passare fu Elèna, che aiutò poi con le braccia il figlio.
Toccava ad Ay, quando il portone che avevano da poco attraversato si aprì di colpo, lasciando libero accesso a quattro mostri non umani.
«Quelli sono… i Parrish? Cosa cazzo sta succedendo? Forza ragazzi, sbrigatevi!», Mark li incitò a scavalcare velocemente, poi li raggiunse.
I denti delle belve erano vicini, il gruppo iniziò a correre verso le scale, ma si trovò davanti altri cinque di quei mostri. Cambiarono immantinente direzione.
«Di qua, di qua, presto!»
Mark urlava come un disperato, i ragazzi percepivano l’affanno della corsa. Gli inseguitori sembravano instancabili. Ben e gli altri si avvicinarono al secondo parapetto, ma l’edificio accanto non era comunicante: un salto di poco più di due metri li separava dal palazzo dove si sarebbero potuti salvare. Mark, senza indugiare, prese in braccio Rick e saltò con lui. Rotolarono entrambi sulle ginocchia, sbucciandosele.
«Salta Ay, salta, dannazione!»
Ayana obbedì.
Le belve erano quasi arrivate, mostravano i denti acuminati sporchi di sangue.
«Forza mamma, salta!», il piccolo Rick urlava la sua preoccupazione.
«Sbrigati mamma, non c’è tempo!», anche Ay gridava, quasi piangendo, le vene sul collo le pulsavano per lo sforzo dovuto alla corsa.
Elèna si avvicinò al parapetto, guardò giù e si bloccò.
Cinque piani la separavano dall’asfalto. Indietreggiò e sbattè contro la schiena di Ben, che si voltò per incoraggiarla. I mostri ormai li avevano raggiunti. Elèna cercò il coraggio per saltare, mentre Benedikt fendeva l’aria con il coltello, cercando di tenere lontani quegli esseri.
«Salti signora, si sbrighi o moriremo!»
Ben riuscì a colpire i primi due mostri che gli si stavano scagliando contro, ferendoli alle guance. Elèna era appena salita sul parapetto, cercando di non guardare giù.
«Salta Elèna, cazzo!», imprecò Mark.
«Forza mamma, ce la puoi fare!», gli fece eco Ay agitando le braccia.
Rick piangeva.
Ben continuava a tenere a bada gli esseri, colpendoli alle braccia con la lama o tirando loro calci sugli stinchi. Quelli sembravano non sentire dolore. Finalmente Elèna riuscì a saltare, riunendosi con la famiglia che incitò il ragazzo affinché anche lui li raggiungesse. Ben non se lo fece ripetere, si voltò ma, nel momento in cui stava per iniziare la rincorsa, uno dei mostri lo afferrò per la caviglia, facendolo cadere. Sbattè sul bordo del parapetto, il sangue caldo gli invase la bocca, lo sputò.
Cercò di accoltellare il mostro che lo aveva afferrato, ma altri si stavano avvicinando a lui, attirati dall’odore del sangue, pronti a contenderselo.
Un dolore lancinante lo colpì al polpaccio, era stato morso.
La fitta gli fece socchiudere gli occhi, quando un’ombra
“Ayana?”
compì un balzo nella sua direzione e iniziò a tirare fendenti alle belve.
Poi Ben svenne.
Morso.
- Dovremmo portare Ben dalla madre (19%)
- Dobbiamo arrivare alla macchina e rifugiarci in una casa lontana dal centro abitato (56%)
- Dobbiamo andare all'ospedale (25%)

19/10/2016 at 05:48
Arriveranno a Joliet…
Bel capitolo, hai saputo mostrare molto bene il senso di smarrimento e paura del piccolo Rick, la responsabilità di occuparsi del fratellino che grava su Ayana nonostante abbia bisogno anche lei di essere consolata dalla mamma. Mi piace l’incontro con il soldato e, anche se si tratta di un horror, ci vedrei benissimo una parentesi rosa…
06/10/2016 at 09:55
Arriveranno a Joliet
Umanità profonda. Viva.
Mi è piaciuto questo capitolo, direi introspettivo. Ho trovato ben descritti e veri i sentimenti dei ragazzi, in balia di un universo che non ha più regole e gli deve sembrare – quello sì – assurdo e irreale.
Bravo
Ciao ciao
30/09/2016 at 12:55
Mi sono inconsapevolmente unita alla maggioranza, ma l’opzione che riguardava i problemi con gli umani mi affascinava parecchio. Tante volte sono gli esseri umani a comportarsi come mostri, soprattutto in una simile situazione di tensione; sono sicura che l’avresti sviluppato in modo molto interessante.
Toccante il modo in cui hai descritto la semplice umanità dei due ragazzi, così giovani e già costretti ad affrontare un’apocalisse. Bravo sempre 🙂
23/09/2016 at 17:04
Problemi coi mostri!, così Ben potrà mostrare o scoprire da che parte sta.
Le esigenze e i sentimenti molto umani dei bambini li rendono realistici, dando efficacia alla narrazione.
Ciao ciao
18/09/2016 at 16:27
Facciamoli arrivare a Joliet,
Bel capitolo, si ride e si piange. Toccante e reso bene, a mio parere, il rapporto tra i fratellini e la psicologia del piccolino.
Ciao a presto
15/09/2016 at 08:36
Ciao lucrash!
Devo dire che ti sei sbloccato molto bene! Il capitolo mi è piaciuto veramente tanto e sono curiosa di scoprire il ruolo di questo nuovo personaggio.
Molto belle anche le descrizioni, i colori e i profumi che hai mostrato all’inizio del capitolo.
Io direi di farli arrivare a Joliet… chissà poi cosa troveranno in quel luogo…
Complimenti! Alla prossima! 😉
13/09/2016 at 19:45
Arriveranno a Joliet, ma lì li attenderà qualcosa d’inatteso.
Ciao e al prossimo 😉
13/09/2016 at 17:20
Torniamo nel solco del classico, dopo la parentesi nella mente del mostro/Ben. Resto nel classico anche io arriviamo a destinazione ma con sorpresa.
Siamo pronti, ora c’è anche il soldato 😉
Molto bello il “dove doveva ritornare?”
13/09/2016 at 14:56
Oggi ci sentiamo un po’ buoni.
Facciamo arrivare i nostri protagonisti a Joliet.
Ma cerchiamo di non esserlo troppo!
Ci hai promesso qualcosa di inatteso.
Mi aspetto una catastrofe, mi aspetto la distruzione totale, mi aspetto l’apocalisse.
Ok, forse così sto diventando troppo cattivo, ma confido che con una situazione tanto pericolosa Ben entri in azione… in un modo o nell’altro.
Complimenti!
Ti aspetto con il prossimo capitolo 🙂
13/09/2016 at 11:01
Il loro percorso è già stato più volte minato, direi di farli arrivare a Joliet magari facendo conoscenza. Poi però una volta lì troveranno qualcosa di inaspettato.
Mi è piaciuto questo episodio, bravo! 😉
13/09/2016 at 14:19
Ciao AmoMarta 🙂
Mi piacerebbe scrivere un paragrafo simile, molto descrittivo, con loro tre che parleranno, rifletteranno e si conosceranno a vicenda, lo ammetto. Però come scrivevo sotto a Mika, mancano quattro capitoli e vorrei che questa storia fosse autoconclusiva con un possibile finale aperto su un prosieguo (che non arriverà comunque subito dopo il decimo capitolo) 😀 Mi sa che dovrò accelerare un po’ i tempi. Grazie mille 🙂 a presto!
13/09/2016 at 10:04
Ciao! 😀
Mi è piaciuto molto come hai descritto la situazione di Ayana e Rick, scaraventati nel baratro della disperazione, ma disposti a non arrendersi per uscirne. *w*
Tutte e tre le opzioni sono molto interessanti: ho votato che arrivino a Joliet, ma troveranno qualcosa di inatteso! 😉
Alla prossima!
13/09/2016 at 14:18
Ciao Mika 🙂
Mi sarebbe piaciuto concentrarmi di più sul loro dolore, ma sono al sesto capitolo e come si dice in gergo, devo “quagliare” 😀 devo darmi una mossa 🙂
Grazie mille, passo dopo a leggere il tuo nuovo capitolo 😉
12/09/2016 at 21:25
Continua a piacermi ed interessanti, la scena iniziale mi ha ricordato molto Anna di Ammaniti (non so se lo conosci), molto interessante anche l incontro con il soldato che sicuramente renderà tutto ancora più interessante. Complimenti per tutto.
13/09/2016 at 14:16
Ciao Fray, grazie mille 🙂 No purtroppo non lo conosco, vedrò di informarmi 🙂
A presto e grazie ancora!
10/09/2016 at 09:26
Ho recuperato i vecchi capitoli, dato che sto iniziando oggi a leggere qualche storia. Ovviamente ero “costretto” per passione ad iniziare con un horror. All’inizio ho pensato “ecco un’altra variante di the walking dead” (che a me piace), poi mi è completamente piaciuta (per me una novità) il punto di vista da parte dello zombie e la visione cromatica che ha (come la vista dell’aquila di assassin creed, non so se giochi hai videogames). Questo cambiamento di punto di vista, pur rimanendo lo stesso protagonista, mi ha fatto appassionare. Quel che ho scelto è che i due fratelli saranno in pericolo, immaginando magari che lo stesso protagonista venga prima del peggio a salvarli, ma chissà cosa ti frulla per la testa. Mi piacerebbe che lo zombie da carnefice dei suoi diventasse il momentaneo eroe. Amante dell’horror preferirei poi una netta ricaduta. Sto viaggiando di fantasia, merito della tua storia!
10/09/2016 at 15:12
Ciao 🙂 Son felice di ritrovarti qui!
Sono molto contento del fatto che ti sia piaciuto e che hai trovato tempo per leggermi 🙂 Spero di mantenere un tocco di originalità durante il resto della storia, il nuovo capitolo è in lavorazione, conto (spero) di pubblicarlo nell’arco di pochi giorni 🙂
Ho visto che hai pubblicato il secondo capitolo del tuo racconto, dopo passerò a dare un’occhiata.
PS. gioco, ma non ad assassin creed, lo conosco solamente di fama 🙂
Ancora grazie per tutto, a presto!