Una nuova Era

1 - Inizio

Era il 9 Giugno, l’orologio segnava le 15:21.
Quel pomeriggio afoso si preparava a diventare uno spartiacque, stava per giungere la fine del predominio dell’uomo e l’inizio di qualcosa di nuovo.

 I tifosi si ammassavano agli ingressi dello stadio, da lì a poco si sarebbero seduti sugli spalti e avrebbero atteso l’inizio della partita. I bambini sbirciavano al di là dei tornelli, appollaiati scontenti sulle spalle dei genitori; se avessero potuto decidere, sarebbero volentieri rimasti a casa a giocare alla Play Station. Il vociare delle persone era più fastidioso del caldo. Un ragazzino stringeva la mano al padre, mentre con la destra reggeva un guantone da baseball. Il genitore chiacchierava con un tifoso lì accanto, sorseggiando la birra gelata che si era portato da casa.
“Nossignore, non sia mai che io spenda la bellezza di dieci dollari per una lattina di birra comprata da questi cafoni ladri dello stadio. Me la porto da casa, ci risparmio!”
I riflessi del sole balenavano sui vetri delle auto parcheggiate, guizzando come linci verso gli occhi della folla in coda, ferendone la sensibilità. L’atmosfera era satura dell’odore di sudore e zucchero filato. 

Era il 9 Giugno, l’orologio segnava le 15:24.
Gli intrusi erano riusciti a penetrare nella base, John ne era sicuro, sentiva gli spari. Iniziò a digitare in fretta alcune righe di comando sul suo terminale, quando la porta che dava accesso alla sua postazione cadde in un tonfo fragoroso. Il terminalista si voltò di scatto, colto alla sprovvista da un evento che, in fin dei conti, sapeva sarebbe arrivato. Non era pronto per morire, ma nell’ipotesi in cui ciò sarebbe accaduto da lì a poco, doveva assolutamente completare la sequenza di comandi per evitare il lancio.
Riprese a digitare sulla tastiera, mentre gli intrusi vestiti in nero con dei passamontagna, gli urlavano ordini in una lingua a lui sconosciuta, minacciandolo con i fucili. Lui li ignorò, finché poté. Una scarica di proiettili gli attraversò il torace. John non riuscì a capire cosa successe, l’ultima immagine che i suoi occhi videro fu il messaggio del suo laptop: “ANNULLARE PROGRAMMA DI LANCIO? S/N”. Il cursore lampeggiava inerme in attesa di un input. John era morto. Uno dei criminali si avvicinò al portatile, sospirò, guardò gli altri dando loro l’addio, e digitò un codice. Il laptop comunicò loro la conferma di ciò che avevano fatto, facendo comparire per pochi secondi il messaggio “PROGRAMMA AVVIATO”. Poi si spense.

 Era il 9 Giugno, l’orologio segnava le 15:27.
Mancava ancora mezz’ora, all’inizio della partita: Benedikt non stava più nella pelle. Non era riuscito a racimolare i soldi necessari per comprare il biglietto così, come spesso accadeva quando giocavano i Boston Red Sox, si riuniva con gli amici (sette ragazzini dai tredici ai diciassette anni) per guardarla alla tv. Quella settimana era il turno di Brandon, a lui spettava l’onore di ospitare la combriccola. Benedikt si trovava da solo in giardino, stava per entrare, quando vide Monica, la ragazza per cui aveva una cotta, uscire dalla casa accanto. La guardò, lei sorrise, poi Ben aprì il portone e raggiunse gli amici in soggiorno.

Era il 9 Giugno, l’orologio segnava le 15:29.
Gli sguardi delle persone in coda allo stadio erano fissi sulla scia luminosa in cielo: aveva iniziato la discesa, puntandoli. Lo stupore e l’incredulità iniziale mutarono subito in panico e terrore, la folla capì che un missile stava per piombare sulle loro teste. Cominciarono a correre in tutte le direzioni, le urla sovrastavano i pianti dei bambini che, cadendo, finivano per essere calpestati dagli adulti. Il missile stava per schiantarsi. I giornalisti sugli elicotteri sopra lo stadio non avevano parole per descrivere la scena che si presentava sotto i loro occhi, mentre i piloti cercavano di allontanarsi da quel posto, prima di essere investiti dall’esplosione. I cameraman davanti all’ingresso abbandonarono le loro videocamere, cercando a tutti i costi di rifugiarsi all’interno dello stadio. L’impatto avvenne alle 15:30. L’onda d’urto fu violenta e investì l’intero quartiere. Dal punto in cui il missile si era schiantato, si levò in cielo un’enorme colonna di fuoco, mentre una nube tossica cominciò a espandersi dalla testa di ciò che rimaneva del missile. Passarono pochi minuti, la nube tossica si diradò, lasciando spazio solamente al silenzio e al crepitio del fuoco e delle carcasse delle auto. Corpi bruciati, senza vita, martoriati, erano sparsi su tutto il piazzale.

 Era il 9 Giugno, l’orologio segnava le 15:47.
Un’inviata speciale del telegiornale si trovava sul luogo dove il missile aveva mietuto la vita di centinaia di persone. C’erano corpi di bambini riversi per terra. Uno di loro si alzò, l’inviata lo notò e gli si avvicinò. Lui rimase immobile. Si osservava le scarpe, ogni tanto si avvicinava, dondolando, alla giornalista. Lei cercò di aiutarlo, quando il bambino aprì la bocca, ringhiò e le azzannò il collo, uccidendola.

Benedikt si trova dal lato opposto della città. Cosa farà?

  • Corre dai genitori, spaventato da ciò che ha visto al telegiornale. (21%)
    21
  • Corre dalla ragazza che le piace, sperando di trovarla in casa. (7%)
    7
  • Uscirà per andare a vedere lui stesso cosa sta succedendo. (71%)
    71
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151 Commenti

  • Arriveranno a Joliet…
    Bel capitolo, hai saputo mostrare molto bene il senso di smarrimento e paura del piccolo Rick, la responsabilità di occuparsi del fratellino che grava su Ayana nonostante abbia bisogno anche lei di essere consolata dalla mamma. Mi piace l’incontro con il soldato e, anche se si tratta di un horror, ci vedrei benissimo una parentesi rosa…

  • Arriveranno a Joliet
    Umanità profonda. Viva.
    Mi è piaciuto questo capitolo, direi introspettivo. Ho trovato ben descritti e veri i sentimenti dei ragazzi, in balia di un universo che non ha più regole e gli deve sembrare – quello sì – assurdo e irreale.
    Bravo
    Ciao ciao

  • Mi sono inconsapevolmente unita alla maggioranza, ma l’opzione che riguardava i problemi con gli umani mi affascinava parecchio. Tante volte sono gli esseri umani a comportarsi come mostri, soprattutto in una simile situazione di tensione; sono sicura che l’avresti sviluppato in modo molto interessante.

    Toccante il modo in cui hai descritto la semplice umanità dei due ragazzi, così giovani e già costretti ad affrontare un’apocalisse. Bravo sempre 🙂

  • Ciao lucrash!
    Devo dire che ti sei sbloccato molto bene! Il capitolo mi è piaciuto veramente tanto e sono curiosa di scoprire il ruolo di questo nuovo personaggio.
    Molto belle anche le descrizioni, i colori e i profumi che hai mostrato all’inizio del capitolo.
    Io direi di farli arrivare a Joliet… chissà poi cosa troveranno in quel luogo…
    Complimenti! Alla prossima! 😉

  • Oggi ci sentiamo un po’ buoni.
    Facciamo arrivare i nostri protagonisti a Joliet.
    Ma cerchiamo di non esserlo troppo!
    Ci hai promesso qualcosa di inatteso.
    Mi aspetto una catastrofe, mi aspetto la distruzione totale, mi aspetto l’apocalisse.
    Ok, forse così sto diventando troppo cattivo, ma confido che con una situazione tanto pericolosa Ben entri in azione… in un modo o nell’altro.

    Complimenti!
    Ti aspetto con il prossimo capitolo 🙂

    • Ciao AmoMarta 🙂
      Mi piacerebbe scrivere un paragrafo simile, molto descrittivo, con loro tre che parleranno, rifletteranno e si conosceranno a vicenda, lo ammetto. Però come scrivevo sotto a Mika, mancano quattro capitoli e vorrei che questa storia fosse autoconclusiva con un possibile finale aperto su un prosieguo (che non arriverà comunque subito dopo il decimo capitolo) 😀 Mi sa che dovrò accelerare un po’ i tempi. Grazie mille 🙂 a presto!

  • Ciao! 😀
    Mi è piaciuto molto come hai descritto la situazione di Ayana e Rick, scaraventati nel baratro della disperazione, ma disposti a non arrendersi per uscirne. *w*
    Tutte e tre le opzioni sono molto interessanti: ho votato che arrivino a Joliet, ma troveranno qualcosa di inatteso! 😉
    Alla prossima!

  • Ho recuperato i vecchi capitoli, dato che sto iniziando oggi a leggere qualche storia. Ovviamente ero “costretto” per passione ad iniziare con un horror. All’inizio ho pensato “ecco un’altra variante di the walking dead” (che a me piace), poi mi è completamente piaciuta (per me una novità) il punto di vista da parte dello zombie e la visione cromatica che ha (come la vista dell’aquila di assassin creed, non so se giochi hai videogames). Questo cambiamento di punto di vista, pur rimanendo lo stesso protagonista, mi ha fatto appassionare. Quel che ho scelto è che i due fratelli saranno in pericolo, immaginando magari che lo stesso protagonista venga prima del peggio a salvarli, ma chissà cosa ti frulla per la testa. Mi piacerebbe che lo zombie da carnefice dei suoi diventasse il momentaneo eroe. Amante dell’horror preferirei poi una netta ricaduta. Sto viaggiando di fantasia, merito della tua storia!

    • Ciao 🙂 Son felice di ritrovarti qui!
      Sono molto contento del fatto che ti sia piaciuto e che hai trovato tempo per leggermi 🙂 Spero di mantenere un tocco di originalità durante il resto della storia, il nuovo capitolo è in lavorazione, conto (spero) di pubblicarlo nell’arco di pochi giorni 🙂
      Ho visto che hai pubblicato il secondo capitolo del tuo racconto, dopo passerò a dare un’occhiata.
      PS. gioco, ma non ad assassin creed, lo conosco solamente di fama 🙂
      Ancora grazie per tutto, a presto!

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