Waves catcher – Cacciatore di onde

Dove eravamo rimasti?

Siamo arrivati alla nona puntata, grazie per avermi seguita fino a qui. Nel decimo e ultimo capitolo troveremo... Una spiaggia (41%)

Lancillotto

L’oceano sommerse spiagge, dune e rocce e si richiuse ribollendo sopra ogni cosa. Bastiano vide l’occhio sul fondo che lo fissava e finì nel vortice generato dall’occhio stesso, che lo risucchiò verso il basso.

Si svegliò di soprassalto e le molle del letto cigolarono; dopo tre anni sognava ancora l’isola e aveva gli incubi. Rosana dormiva accanto a lui, la luce della luna illuminava appena i capelli corvini e i fianchi morbidi. Nella cesta, la piccola Sofia avvolta in un lenzuolo di lino, si era appena addormentata dopo la poppata notturna, e stringeva tra le mani un sonaglino che le aveva regalato Luz. Bastiano le sfiorò la guancia con le labbra, poi si fermò a guardarla incantato. Lei era il regalo più bello che la vita gli aveva riservato.

All’alba prese l’albero sotto braccio e andò al porto, dove lo aspettavano gli allievi della scuola di pesca. Erano due fratellini delle favelas che avevano voglia di imparare un mestiere. Nino era piccolo e svelto, Thiago invece, era alto e taciturno e aveva gli occhi perennemente tristi.

L’oceano era calmo e la barca scivolò sull’acqua al buio e anche se i ragazzi avevano sonno, nessuno si lamentava, piuttosto si guardavano intorno stropicciandosi gli occhi per vedere se c’erano altre barche e se andavano più veloci. Una volta al largo, Bastiano prese le lenze e gli insegnò a innescare gli ami con le sardine. Le gettarono in acqua e le guardarono scendere a piombo in mezzo al plancton. Era un buon posto per pescare.

Nino fu il primo a rompere il silenzio:”L’altra volta ci hai lasciato nel momento più bello: eri vicino al tesoro con l’acqua alla cintura. E poi cosa è successo?”

Bastiano sorrise e tirò indietro il cappello come fanno i cowboy. Certe volte si chiedeva se i ragazzi venissero alla scuola di pesca per sentire le sue storie, piuttosto che per imparare a pescare. Ma non poteva negare che gli piaceva raccontare, perciò si preparò a farlo ancora una volta.

“Be’, ci volle un po’ prima che l’acqua sommergesse tutto. Nel frattempo arrivò Sir Lancillotto.”

“Chi?” fecero i ragazzi in coro.

Quella era la parte che Bastiano preferiva. Volse lo sguardo verso le nuvole che scivolano veloci e gli parve di rivedere la sagoma di un aereo d’argento che tagliava in due il cielo, come quel giorno in cui Jacinto era venuto in suo aiuto. Il metallo scintillante gli era sembrato quello di un’armatura e Jacinto era il cavaliere che era venuto a salvarlo. Per tirare fuori Luis invece, avevano dovuto attendere la bassa marea perché le grotte, dopo l’esplosione, erano sigillate. Per fortuna nella stanza del tesoro s’era formata una sacca d’aria con una discreta riserva di ossigeno e Luis si era salvato, ma il tesoro, come era prevedibile, era finito nelle mani del governo.

Jacinto e i federali nel frattempo, avevano sgominarono la banda dei narcotrafficanti e Pablo Honorato era fuggito in qualche località segreta. Luz non sposò mai Ignazio, che, tra l’altro, ne fu ben felice, visto che aveva già un fidanzato. Ma questa parte ai ragazzini non piaceva, in genere smettevano di ascoltare appena sfumava la prospettiva di mettere le mani sul tesoro e Bastiano con grande disappunto, non riusciva a raccontare neppure del matrimonio tra Luis e Luz.

Al rientro un uccello marino prese a volteggiare sopra la barca e i ragazzini lo seguivano con lo sguardo.

“Quello è il famoso uccello di Lancillotto?” chiese Thiago. “Nero come la notte, se avesse avuto il piumaggio più chiaro, avrei detto che era una sterna.”

Bastiano lo guardò con benevolenza. Thiago era intelligente e certe volte gli ricordava Luis: pochi muscoli e memoria di ferro.

“Vediamo se è lui!” esclamò e si alzò al centro della barca con le gambe divaricate e il braccio sollevato. Subito l’uccello si posò sull’avambraccio e lanciò un grido stridulo. Bastiano lo accarezzò cercando con le dita tracce della giuntura sull’ala che aveva curato. Poi sfilò il biglietto che aveva legato sulla zampa e lesse con un po’ di fatica.

“Chiesa a mezzogiorno”. Sorrise compiaciuto; le lezioni di padre Nereo avevano dato buoni frutti, l’unica seccatura era recarsi tutte le domeniche a messa.

L’ultima volta che aveva visto Jacinto era per il battesimo di Sofia, ma era già trascorso un anno. Jacinto in realtà si chiamava John “qualcosa” e lavorava per il governo degli Stati Uniti. Non gli aveva detto altro. Però, gli aveva promesso una bottiglia di Chianti dall’Italia che avrebbero bevuto insieme a padre Nereo, in memoria dei vecchi tempi.

Quando Bastiano arrivò sulla sommità collina, vide un enorme uccello d’argento che scendeva in picchiata sui campi. Amava l’oceano e non ne avrebbe mai fatto a meno, ma da laggiù, sul viale polveroso che portava alla chiesa, gli pareva di sentire la brezza del vento d’alta quota e immaginò la gioia purissima di volare al di sopra delle cose, nell’immensità del cielo, dove gli uomini giocano a fare gli dei.

Dalla spiaggia arrivavano le grida dei ragazzini che si tuffavano tra le onde e sognavano tesori sommersi.

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