Martina in Sacherland

Gianduiotti a colazione

Martina si svegliò di soprassalto in un bagno di sudore. Quel “bip-bip” persistente che nel suo incubo era una bomba pronta a farla esplodere, era in realtà la sveglia che la richiamava al suo dovere mattutino: preparare la colazione per le altre diciannove ragazze della casa. “Le cinque. Dannazione”.

Martina appoggiò i piedi nudi sulle piastrelle, cercò a tastoni la porta nel buio, cercando di non far rumore per non svegliare le altre e si trascinò in bagno. “Devo fare veloce, veloce”, diceva fra sé. Guardò la sua immagine riflessa nello specchio: era distrutta. Aveva dormito poco e male: un dolore persistente le martellava la tempia destra, aveva gli occhi gonfi e la riga del cuscino su una guancia. “Sono proprio uno zombie”, pensò. 

Cercò di sbrigare il più in fretta possibile la sua toilette mattutina e poi strisciò giù per le scale fino al piano terra. “Adesso scatta il conto alla rovescia” disse, entrando in cucina.

Un immaginario cronometro partì nel cervello di Martina che conosceva ormai a memoria le sequenze obbligate. “Prima cosa: mettere il latte a bollire.” Tirò fuori dall’armadio una grossa e pesante pentola in acciaio e vi versò quattro litri di latte; poi caricò la caffettiera da dodici e accese il gas alla massima potenza. Seconda cosa: tagliare circa quaranta fette di pane e versare la marmellata nelle ciotole. Terza cosa: apparecchiare il tavolo con venti tazze e cucchiai. Il tutto entro le 6, ora in cui avrebbe dovuto svegliare le altre ragazze. Da quel momento in poi non avrebbe più potuto entrare in cucina: questa era la regola. Troppi sbagli o ritardi le avrebbero causato il prolungamento di una settimana del suo impegno, il che significava ancora un’altra settimana con un’ora in meno di sonno. Siccome ne aveva fatte già due ed era allo stremo, avrebbe voluto caldamente evitarlo. 

“Non devo far uscire il latte: questo è il segreto”: sarebbe stato un vero disastro che le avrebbe fatto perdere preziosi minuti. Iniziò a correre fra la dispensa e la cucina tenendo sempre un occhio alla pentola, poi tirò fuori il coltello e iniziò a tagliare il pane. Il coltello non era affilato e doveva fare forza con tutto il braccio per andare a fondo; il muscolo le bruciava. “Più veloce, cavolo, più veloce”. I minuti passavano. Il coperchio era ancora al suo posto. “Trentacinque, trentasei…” Adesso doveva allontanarsi di nuovo per prendere la marmellata in dispensa. Alzò il coperchio: il latte era immobile. “Ho tempo”, pensò, “sono stata abbastanza veloce”. 

Martina andò in dispensa e scelse alcuni barattoli di marmellata di prugne. Quando all’improvviso li vide.

Su una mensola luccicavano, nella loro carta dorata e scintillante, alcune decine di cioccolatini dalla forma trapezoidale, i “gianduiotti”. Erano dolci riservati agli ospiti. “Sono proibiti”, formulò una voce dentro di lei. “Oh cavoli, sono mesi che non ne mangio uno!” pensò Martina, reprimendo quella voce scomoda. “E poi chi se ne accorgerà? Farò in modo che non si noti la differenza…” Martina prese il sacchetto ed estrasse il primo gianduiotto. Fu un tripudio di piacere. La pasta morbida si scioglieva a contatto con la lingua, sprigionando un sapore intenso di cioccolato e crema di nocciole. Ogni papilla gustativa lo assorbiva fino in fondo, come la lingua di un naufrago che finalmente trova dell’acqua. Al primo gianduiotto seguì un secondo, e poi un terzo, un quarto… “Basta, mi devo fermare o se ne accorgeranno”, disse dopo il decimo. Richiuse il sacchetto, cercando di metterlo nella stessa posizione in cui l’aveva trovato. Stava per uscire dalla dispensa quando la sua attenzione cadde su una grossa scatola di caramelle gommose. La aprì. Ogni caramella aveva la sua sede e c’erano già dei buchi vuoti. “Roba di lusso. Peccato che le riservino solo agli ospiti. Che ingiustizia…” disse fra sé addentando la prima caramella gommosa. Martina naufragava in quel piacere gommoso ignorando l’allarme che risuonava persistente nel suo cervello. Un allarme che cresceva col passare dei minuti. Ma Martina era sorda. 

“Ffsss…” Un fischio acuto la riportò alla dura realtà: il latte traditore era uscito. Si precipitò verso il gas. Troppo tardi: la spuma aveva debordato come un vulcano e un laghetto bianco-giallastro si era riversato nelle vaschette d’acciaio sotto i bruciatori. Doveva smontarlo pezzo per pezzo. Guardò l’orologio: 5.45. Martina imprecava dentro di sé mentre sollevava la pesantissima pentola, vuotava le vasche nel lavandino cercando di non ustionarsi e ripuliva le griglie di ghisa una per una. Poi corse all’impazzata come in una staffetta per recuperare tazze, cucchiai e cestini del pane. 

Le 6.00. Un pensiero la trattenne sul primo gradino: la scatola. Non l’aveva chiusa. Si precipitò in dispensa, la afferrò e cercò di chiuderla con le mani che tremavano. Il coperchio non si incastrava. La schiacciò. “Stupida scatola!” Le 6.01: poteva ancora andare. 

-“Buongiorno ragazze, sono le 6!” disse Martina, con un’espressione di falsa tranquillità.

Cosa succederà in casa nel corso della giornata?

  • Uno strano fenomeno inizia a verificarsi in casa. (60%)
    60
  • Martina riesce a farla franca e mangia di nascosto altro cibo. (0%)
    0
  • Martina viene scoperta e punita. (40%)
    40
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121 Commenti

  • Complimenti per il coraggio! Hai scelto un tema delicato e difficile da trattare in modo originale, eppure ci stai riuscendo bene. Mi hai fatto appassionare al destino di queste ragazze e vorrei arrivare subito in fondo per sapere cosa succede a tutte loro. Il titolo, poi, è eccezionale! Lavora molto sui tuoi personaggi. Quando ce ne sono molti, il rischio è si appiattiscano e perdano la loro unicità. Fai in modo che questo non accada. Continua così!

    • Grazie! E’ vero, è un tema delicato e difficile da affrontare: quasi un “tabù” per la nostra società moderna.
      Dopo i primi episodi a carattere “drammatico”, cercherò nei prossimi di sdrammatizzare, anche per dimostrare che non si tratta di un “tabù”: se ne può parlare, purché si affronti l’argomento con rispetto.
      Grazie per l’attenzione e per i consigli!

  • Ciao,
    Ho votato per far rimanere Martina paralizzata dalla paura, anche se non credo che possa essere in pericolo.
    Questo racconto non è proprio il massimo dell’allegria, tra vomiti e fosse biologiche, però è ben scritto e avvincente! Mi piace 🙂

  • Secondo me, la ragazza che vomita nel begno è proprio Christine.
    Martina la scopre, ma, essendo in silenzio e senza prove, non può dirlo a nessuno.

    Che Martina prenda un bastone per difendersi non credo che vada bene. Penso che l’opzione migliore sia quella in cui rimane paralizzata dalla paura.

  • Potrei votare per il viaggio nella fossa biologia e far trovare a Mary il corpo senza vita di Ivonne, ma questa storia non è un horror (purtroppo :D).
    Opterò per la prima opzione, con la seguente sfumatura: le ragazze si divideranno in “festeggiatrici” e “moraliste”. Lascio a voi capire i punti di vista di queste due fazioni.

    • Eh, eh! Che fantasia! Già, il genere di questo racconto non è “horror”, ma potrebbe essere lo spunto per un racconto successivo!
      Ho provato a mettere insieme le due opzioni: le ragazze che si prendono qualche libertà e Mary che apre la fossa biologica. Purtroppo non c’era abbastanza spazio per sviluppare una situazione di anarchia in assenza della responsabile: non avevo più caratteri. Pazienza! Ho fatto del mio meglio.
      Buona lettura 🙂

  • Ho votato che venga scoperta e punita. Anche se, a parer mio, dovrebbe essere solo ammonita. L’ammonimento sortisce l’effetto voluto e Martina non mangia più di nascosto. Purtroppo un’ltra ragazza mangia di nascosto e fa ricadere la colpa sulla protagonista ed ORA verrebbe punita.

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