Dove eravamo rimasti?
Grazie, Ralf
Martina non seppe dire quanti giorni era rimasta a Sacherland. Si ricordava con esattezza, però, il momento in cui dovette tornare.
Una sera, mentre passeggiava nel prato con Ralf, a un certo punto si girò e non lo vide più. Affannata, si voltò e vide dietro di lei il magazzino degli attrezzi, il posto dove si era nascosta prima di intraprendere il viaggio. Con il cuore che le batteva forte, corse nel prato chiamando:
-Ralf! Ralf!
Nessuno rispose: Ralf non c’era più. Erano spariti anche il campo da baseball, il locale, la spiaggia…c’era solo il prato incolto del vicino.
Si sentì persa, mentre le lacrime rigavano le sue guance.
-Così è arrivato il momento di tornare alla realtà! Come avrei voluto che non succedesse mai!-disse piangendo. -Come faccio a tornare alla vita di prima?
Si abbandonò a sedere su una pietra e pianse sconsolata. Mentre teneva gli occhi chiusi, a un certo punto si ricordò di quello che le aveva detto Ralf:
-Non sarai da sola…noi saremo sempre con te per aiutarti. Te lo prometto.
Guardò il sole. Era al tramonto, esattamente come la prima volta in cui aveva visto Ralf. Era come se il tempo si fosse fermato dal momento in cui era partita per Sacherland.
Con circospezione, aggirò il magazzino e si nascose dietro un albero. Le ragazze erano dall’altra parte del giardino e stavano guardando una mongolfiera. Martina sgattaiolò di cespuglio in cespuglio ed entrò in refettorio; il calendario era rimasto sulla stessa pagina del giorno in cui era partita. “Possibile?” rifletteva tra sé. “Qui non è passato neanche un giorno…” Posò il calendario. Quanto era difficile tornare alla realtà…
***
L’indomani Martina fu messa sotto la sorveglianza di Ingrid, una tedesca inflessibile sul rispetto delle regole. Lavorarono insieme tutto il giorno – senza dialoghi, perché Martina aveva il ‘silenzio’ – e Ingrid la seguì dappertutto, persino in bagno, aspettandola fuori dalla porta.
A cena, il primo piatto era una minestra con la pasta a forma di letterine. Nel piatto di Martina emersero in superficie alcune lettere a formare la scritta: ‘Siamo con te – non mollare’. Si guardò a destra e a sinistra per vedere se qualcun altro l’aveva notato, ma no: Ingrid era troppo affamata e concentrata sulla sua minestra. Contemplò ancora per qualche secondo la scritta, poi iniziò a mangiare cercando di non distruggerla col cucchiaio. Nessuna si accorse di niente.
Il giorno dopo a colazione c’erano gli anelli di cereali al miele. Quando Martina ne versò un po’ dentro la sua tazza di latte, emersero alcuni anelli a formare uno smile. Sbalordita, di nuovo guardò con la coda dell’occhio per vedere se qualcuno se n’era accorto. Niente: ognuna era impegnata a fare conversazione con la sua vicina.
Di episodi simili ne successero molti altri, come il sabato sera per esempio, quando i pezzi di wurstel sulla pizza di Martina si disposero a formare un cuore sotto i suoi occhi. Oppure quando a merenda ricevette uno yogurt dove al posto della marca c’era scritto ‘Ti vogliamo bene’.
Sta di fatto che Martina non sentì più il bisogno di vomitare. Ora il Cibo le era simpatico, la divertiva, persino; ai pasti andava più volentieri e la sensazione di sazietà non la disturbava più. Ingrid notò che Martina era più serena e se ne stupì – senza tuttavia allentare la sorveglianza.
Nei giorni seguenti si trovarono ancora dei bagni sporchi di vomito. Quando la responsabile chiamò Ingrid a rapporto, lei dichiarò:
-Impossibile: io afere controllato lei tutto il ciorno. Non essere stata lei. Io sicura di kvesto.
Greta restò spiazzata. Come era possibile? Si fidava di Ingrid, ma se non era stata Martina, allora chi?…
Proprio in quei giorni Christine, la ragazza “perfetta”, aveva iniziato a fare i capricci dicendo che voleva andare a casa. Portò Greta all’esasperazione finché non ebbe il permesso di telefonare ai suoi genitori, che alla fine sborsarono 500 dollari per pagare il biglietto di ritorno della figlia negli Stati Uniti.
Da quando Christine se n’era andata, nessuno vomitò più.
Martina fu scagionata, ma confessò di avere vomitato parecchie volte in giardino, in passato. Greta decise comunque di premiare la sua sincerità e le tolse il ‘silenzio’, allentando gradualmente la sorveglianza e ridandole fiducia.
Martina si comportò bene nei mesi successivi e fece tali progressi che, in un tempo relativamente breve, si sentì pronta per uscire dalla comunità.
***
La prima cosa che fece quando tornò a casa, fu andare in pasticceria e comprare una torta Sacher; poi contattò gli amici che non rivedeva da anni e li invitò a casa sua per festeggiare quella sera stessa.
Tirò la torta fuori dal frigo e la scartò: al posto della scritta ‘Sacher’ ora c’era scritto ‘Bentornata a casa!’
-Grazie, Ralf – disse.
Passando davanti al grande specchio in soggiorno, si fermò a contemplare la sua immagine riflessa. A volte ancora non si accettava. Sarebbe durata tutta la vita, questa lotta? Non sapeva dirlo. Ma adesso che non era più da sola, si sentiva pronta per affrontare il suo nuovo viaggio.

21/08/2015 at 15:20
Piacevole e originale.
21/08/2015 at 15:19
Piacevole e originele.
20/08/2015 at 18:35
L’ho letto tutto di fila ^^ Molto carino e scorrevole, la versione golosa di Alice in Wonderland :p Mi unisco agli altri nei complimenti per il tema scelto… ^^
20/08/2015 at 18:37
Grazie per la pazienza nell’aver letto tutto il racconto, anche se era già finito! Appena ho un attimo leggo anche il tuo.
21/08/2015 at 10:13
Ma che pazienza? E’ stato divertente ^_^
In realtà l’ho seguito un po’ prima che finisse, ma ho sempre dimenticato di commentare, chiedo scusa 🙂 Ti ringrazio in anticipo se vorrai passare ^_^
19/08/2015 at 14:51
Bel finale!! Avrei giurato che era christina a vomitare nel bagno 😀
aspetterò la prossima storia allora! 🙂
19/08/2015 at 22:14
Grazie mille per aver seguito la storia fino alla fine! alla prossima! 😀