Martina in Sacherland

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà il giorno seguente? Christine, la ragazza “perfetta”… (86%)

Christine, la ragazza “perfetta”

La mattina dopo, due sveglie squillarono nel buio turbando i sogni agitati delle ragazze. 

Martina si alzò e quando giunse in dispensa si lasciò tentare da una scatola di dolcetti libanesi al burro. 

Non era sola. Un’altra sagoma l’aveva seguita strisciando nell’ombra fino alla dispensa e si era appostata vicino alla porta, in silenzio. Martina gustava i dolci lentamente, uno per uno, senza sospettare nulla. 

All’improvviso un braccio teso uscì dal buio e spalancò la porta:

-Così sei tu, eh? Per quanto tempo ancora credevi di farla franca? – urlò Greta entrando in dispensa.

A Martina balzò il cuore in gola: aveva la scatola in mano, la bocca piena e le labbra unte di burro. Era stata colta in flagrante: non aveva scampo.

-Sei tu che vai a vomitare nei bagni, non è così? – proseguì Greta.

-Veramente io…

Martina era confusa. Avrebbe voluto sprofondare e riemergere dall’altra parte del globo, per poi svegliarsi e scoprire che era stato solo un brutto sogno.

-Allora dobbiamo ringraziare te se si è intasata la fossa biologica! – incalzava Greta.

Gli attimi si susseguivano lenti mentre il cervello di Martina cercava freneticamente una risposta.

-N-non sono stata io a vomitare in b-bagno…

Avrebbe voluto spiegare che lei andava sempre a vomitare in giardino, che non era mica stupida, che lei era sempre attenta a non lasciare tracce…ma che senso avrebbe avuto una giustificazione del genere? Sarebbe solo caduta dalla padella alla brace.

-E allora chi è stato, Babbo Natale?

-È vero, ho mangiato i dolci. Tanti. Tante volte. Ma non sono stata io a vomitare in bagno…

-E io dovrei crederti? Pensi forse che sono nata ieri? Ti ho presa con le mani nel sacco! Che bisogno c’è di altre prove?

-No, davvero, non sono stata io!

-Basta! Da oggi avrai un mese di “silenzio”. Ti verranno tolte tutte le responsabilità che hai in casa. Non potrai più guidare la macchina, non potrai più entrare in dispensa e lavorerai da sola, così avrai modo di riflettere sulla tua falsità.

Martina abbassò lo sguardo mentre le lacrime si accumulavano sotto le ciglia.

-Ah, ovviamente da domani non fai più la colazione – aggiunse Greta prima di andarsene, sbattendo la porta.

Martina si abbandonò sul pavimento e pianse.

***

Il “mese di silenzio” era un provvedimento che veniva utilizzato in casi estremi: quando qualcuno l’aveva fatta grossa, oppure quando si voleva far riflettere una persona recidiva, che non aveva intenzione di cambiare un comportamento sbagliato. Era un provvedimento duro: chi aveva il “silenzio” non poteva rivolgere la parola agli altri, e gli altri non potevano rivolgerla a lei. Nessuno poteva chiederle “Come stai?”. Nessuno poteva coinvolgerla in scherzi e battute. Per un mese sarebbe stata una specie di soprammobile animato, osservata a vista, ma privata di ciò che fa sentire una persona accettata e parte di una collettività: la possibilità di comunicare. A questo si aggiungeva un’altra difficoltà: essere tutto il giorno in balìa dei propri pensieri.

Martina passò il suo primo giorno di silenzio aiutando Mary a svuotare la fossa biologica. Mary si era scelta la parte peggiore del lavoro: tirava su lo sporco e passava i secchi a Martina, che andava a svuotarli, mortificata. 

Non era finita qui. Quando alle sette venne il tempo della cena, un’altra prova la attendeva: la torta salata fatta in casa. L’impasto non era lievitato ed era crudo: un vero mattone. Martina giocava con la forchetta per distrarsi e ingoiava lentamente, un boccone dopo l’altro. Più si sforzava di mangiarne, più le sembrava che la torta salata si moltiplicasse nel piatto. Non finiva mai. 

Una ragazza seduta vicino a lei la osservava: era Christine. Entrata da pochi mesi in comunità per problemi lievi – diceva lei – era una ragazza modello: non trasgrediva mai una regola, faceva sempre tutti i lavori in modo perfetto e non mancava di far notare alle altre quando stavano sbagliando; “Non si fa così: guarda, devi fare così”, era una delle sue frasi preferite.

-Qualcosa non va, Martina? Vedo che fai fatica – esordì Christine.

-No, va tutto bene – mormorò Martina.

-Sembra che stai ingoiando un elefante! Non hai fame?

-Christina, non puoi parlare con lei: ha il “silenzio” – intervenne Mary.

-Oh, scusa, che sbadata! – disse Christine, con l’aria dispiaciuta. Ma con la coda dell’occhio continuava a fissare Martina, che si sentì prima infastidita e poi esasperata. Odiava che qualcuno la guardasse mentre mangiava, e specialmente in quel modo. Divenne rossa per la rabbia e le salirono nuovamente le lacrime agli occhi. “Odio questa ragazza”, pensava. “Lo fa apposta per farmi male. Non ne posso più.”

Finita la cena Martina si svincolò dall’attenzione delle altre e corse attraverso il giardino, raggiunse il magazzino e si nascose lì dietro. Prese a calci un masso, si fece male al piede e alla fine crollò di nuovo sul prato piangendo. 

-Basta! Che vita di merda! Voglio andarmene da qui! – si lamentava.

A un certo punto, fra le lacrime, vide nel prato una grossa sagoma rotonda che si avvicinava verso di lei…

Come reagisce Martina all'arrivo del personaggio misterioso?

  • Cerca di fuggire, presa dal panico. (17%)
    17
  • Rimane paralizzata dalla paura. (50%)
    50
  • Prende un bastone per difendersi. (33%)
    33
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121 Commenti

  1. Un epilogo giusto. Né favolistico né rigido, ma equo. la situazione era giusto si concludesse con con una buona dose di solidarietà che sopperisse alle mancanze covate da Martina per lungo tempo. Che fosse scagionata poteva essere ovvio, ma si affacciasse a uno specchio dopo una capatina in pastecceria per poi dire a se stessa che la battaglia sarà lunga ma non impossibile, è la cosa più giusta che tu potessi immaginare. Un messaggio importante e ben dato, complimenti.

  2. Mi sa che ti ho pareggiato due opzioni…. ho votato per trovare la colpevole, da un lato perchè le altre mi sembravano un pò troppo frettolose (uscire dalla comunità così all’improvviso non mi sembra nè semplice nè giusto – l’altra perchè un pò troppo fiabesca 🙂 )dall’altra perchè desidero chesia fatta giustizia!
    Comunque mi compkimento ancora per l’idea, decisamente originale l’approccio… e anche comico, la costellazione del pentolino… ahahahahahah ma come ti è venta in mente???? Geniale! 😉

  3. Molto interessante la vita parallela: quella in cui si rischia di affogare nella panna montata ma ci si diverte, si è spenzierati, rispetto invece a quella di sempre in cui lei non vuole essolutamente ornare… c’è sempre psicologia nelle sequenze che racconti, brava.

    E, dato che ci avviamo al gran finale, direi che i suoi nuovi amici manterranno la promessa 😉

  4. Ciao, sia questo episodio che il precedente (l’avevo perso) sono carinissimi!
    L’ultima parte di questo episodio mi ha fatto tornare alla mente una frase di Seneca che amo moltissimo: “E’ l’animo che devi cambiare, non il cielo sotto il quale vivi”.
    Per quanto riguarda il finale, io unirei le prime due opzioni: prima viene fuori la vera colpevole, poi Martina potrà tornare alla sua vita. Comunque ho votato la prima.
    🙂

  5. Perché l’opzione rivela che ci saranno altre rivelazioni, ho scelto il falò.
    Anche se, a rigor di logica, se gli inservienti stanno togliendo i tavoli la festa dovrebbe svolgersi nel locale. Non riesco a immaginarmi un falò nel locale, piuttosto i immagino il locale ridotto a un falò. Scherzo. 🙂

  6. Mi ispirano falò e rivelazioni…
    Devo dirti che ho trovato in alcuni passaggi di questo episodio un po’ di ridondanza, di tematiche trattate in modo un po’ didascalico. Cose dette che potevano essere mostrate in modo più sottile e meno esplicito, voglio dire. Però mi è piaciuto 😉

  7. I disturbi alimentari sono un tema difficile e sofferto, una vera e propria malattia (anche se in troppi non la riconoscono come tale, c’e’ un’ignoranza generale in merito), che per essere sanata richiede grandi sforzi.
    Faccio il tifo per Martina! 🙂

  8. Voto per il gruppo di condivisione.
    La tua storia mia piace. L’unico dubbio è su come riuscirai a raccontare il cambiamento in Martina nei soli tre episodi che ti sono rimasti. Perché leggendo la trama, viene la speranza che la tua protagonista guarisca.
    Comunque, ti seguo. 😉

  9. Disco.party.
    Episodio geniale.
    Per come la vedo io è una metafora. Niente può andare peggio di così… ma poi anche un ortaggio diventa suo amico…. trovo un sottotesto incredibile e spero di non sbagliarmi. Ce lo faremo sapere… 😉

  10. Questo episodio mi ha ricordato la scena in cui Alice vede il Bianconiglio e lo segue fino al Paese delle Meraviglie. Mi pare ovvio che anche in questo caso sia un sogno. Per quanto riguarda le opzioni, mi piacciono sia quella del Pomodoro che quella del disco-party, ma voto per il Pomodoro!! 😀

  11. Ciao, Mary.
    Scusami, ci ho messo un po’ per finire di leggere tutta la storia. Fa riflettere, è molto profonda, ci si ferma a pensare spesso, non è che scorre come niente. Mi piace l’approccio tematico, trovo anche equilibrata la nota drammatica, né troppo scevra, né troppo austera. Sempre misurata per essere credibile e al contempo sensibile. Complimenti fin qui.
    Seguo 😉

    Panico. Fuga…

  12. Complimenti per il coraggio! Hai scelto un tema delicato e difficile da trattare in modo originale, eppure ci stai riuscendo bene. Mi hai fatto appassionare al destino di queste ragazze e vorrei arrivare subito in fondo per sapere cosa succede a tutte loro. Il titolo, poi, è eccezionale! Lavora molto sui tuoi personaggi. Quando ce ne sono molti, il rischio è si appiattiscano e perdano la loro unicità. Fai in modo che questo non accada. Continua così!

    • Grazie! E’ vero, è un tema delicato e difficile da affrontare: quasi un “tabù” per la nostra società moderna.
      Dopo i primi episodi a carattere “drammatico”, cercherò nei prossimi di sdrammatizzare, anche per dimostrare che non si tratta di un “tabù”: se ne può parlare, purché si affronti l’argomento con rispetto.
      Grazie per l’attenzione e per i consigli!

  13. Secondo me, la ragazza che vomita nel begno è proprio Christine.
    Martina la scopre, ma, essendo in silenzio e senza prove, non può dirlo a nessuno.

    Che Martina prenda un bastone per difendersi non credo che vada bene. Penso che l’opzione migliore sia quella in cui rimane paralizzata dalla paura.

  14. Potrei votare per il viaggio nella fossa biologia e far trovare a Mary il corpo senza vita di Ivonne, ma questa storia non è un horror (purtroppo :D).
    Opterò per la prima opzione, con la seguente sfumatura: le ragazze si divideranno in “festeggiatrici” e “moraliste”. Lascio a voi capire i punti di vista di queste due fazioni.

    • Eh, eh! Che fantasia! Già, il genere di questo racconto non è “horror”, ma potrebbe essere lo spunto per un racconto successivo!
      Ho provato a mettere insieme le due opzioni: le ragazze che si prendono qualche libertà e Mary che apre la fossa biologica. Purtroppo non c’era abbastanza spazio per sviluppare una situazione di anarchia in assenza della responsabile: non avevo più caratteri. Pazienza! Ho fatto del mio meglio.
      Buona lettura 🙂

  15. Ho votato che venga scoperta e punita. Anche se, a parer mio, dovrebbe essere solo ammonita. L’ammonimento sortisce l’effetto voluto e Martina non mangia più di nascosto. Purtroppo un’ltra ragazza mangia di nascosto e fa ricadere la colpa sulla protagonista ed ORA verrebbe punita.

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