Dove eravamo rimasti?
Sull’uscio
Fu un brivido a fior di pelle, come un sibilo di zanzara: così com’era apparsa, la percezione del pericolo svanì. Il ragazzo delle consegne non sentì il bisogno d’interrogare la sua coscienza. Si può dire, anzi, che si guardò bene dal tenerla in considerazione. In chissà quale frazione di secondo, qualcuno o qualcosa aveva già soppesato costi e benefici di tale circostanza. L’economia del momento esigeva intraprendenza; esiste qualcosa di più rapido di una decisione?
Con due passi svelti il ragazzo si trovò ad auscultare la porta d’ingresso. Se ne stava acquattato in attesa che il legno parlasse, rivelando una presenza o tracce di vita dall’interno dell’abitazione. Sentì dei passi svelti avvicinarsi alla porta. Una voce maschile gridò a gran voce:
“Tina! Ommioddio, Tina!”.
Dal di fuori dell’appartamento qualcuno bussò tre volte. L’inflessione del vocione passò da straziante a sconvolta:
“Chi è là? Che volete?”, domandò alla porta chiusa.
“Sono il ragazzo delle consegne”, rispose quell’altro.
Che il caso agisca secondo logiche incomprensibili è verità inconfutabile. Capita, però, che a volte un pizzico di meccanicità negli avvenimenti deponga a favore di spiegazioni meno irrazionali di quanto possa apparire. È l’illusione che il caso abbia pietà dell’uomo e lo metta a parte di ciò che accade.
Una mandata rapidissima fece grugnire la serratura e la porta si spalancò. In quel momento due sguardi si incrociarono. Ci fu una tempesta di sfiducia, da cui piovvero sospetti.
“Tu non sei quello che ci ha appena portato le pizze” disse il meno giovane tentando di richiudere la porta, che il piede del ragazzo la bloccò per tempo.
“Il mio collega si è sbagliato – rispose, sornione, il ragazzo – e ha confuso le ordinazioni”.
“Fa nulla – replicò stizzito il primo – non ci interessa”.
“La prego di rendermi la pizza sbagliata, signore. Provvederemo subito a portarle la sua”.
“Le ho già detto che non importa. Se ne vada”.
“Insisto, signore: ne va del mio lavoro. Per lei è solo una pizza, per noi è un certificato di cattivo lavoro. E sa bene quanto conta per noi la fiducia del cliente”.
“Lei è proprio una scocciatura. Aspetti qui. Non un passo avanti o la caccerò a calci nel culo”.
“La ringrazio, signore. Aspetterò qui, mi troverà senza orme sul culo”.
L’urlo prima e l’animata discussione poi avevano solleticato la curiosità dei vicini. I loro appartamenti si sviluppavano alla sinistra e alla destra di quello centrale, e si distinguevano unicamente dal portaombrelli: la famiglia Riboni, ricca e tradizionalista, aveva optato per un tubo in argento intarsiato di swarovsky; i coniugi Barbieri, sofisticati adoratori dello chic, erano dotati di un portaombrelli in avorio su cui un artista sconosciuto aveva sbalzato l’immagine del dio della pioggia, stranamente simile ad un innaffiatoio. Sia i Riboni che i Barbieri avevano indagato la scena dai propri spioncini, piccoli oblò in vetro incastonati in grandi scudi in legno. Interessati al diverbio, avevano poi sciolto catene e catenacci aprendo leggermente il portone; perché passi esser ficcanaso, ma guai a chiamarli codardi.
Sia l’uomo che il ragazzo percepirono la curiosità degli spettatori. Tutta quell’attenzione rappresentava un evento inatteso nella strategia di entrambi. Per il primo, ora, non era più possibile scacciare il ragazzo senza scuse: litigare per un’inezia è un lusso che solo chi non ha nulla può permettersi. Per il secondo, una mossa troppo audace avrebbe svelato il suo gioco, mandando a monte il piano, se così si poteva definire.
Rompendo gli indugi, l’uomo aveva abbandonato il ragazzo sull’uscio e stava andando a recuperare il cartone della pizza. Il ragazzo, ancora una volta, sentì l’aria più frizzante. E il dubbio, stavolta, assunse le sembianze di un vero dilemma.
L'atteggiamento dell'uomo è sospetto, e il mistero non è ancora stato risolto: che fare?
- Chiedere ai vicini di chiamare le forze dell'ordine: non vedono che qualcosa non va?! (0%)
- Stare sulla porta ed attendere la pizza, come da accordi. L'incolumità prima di tutto. (20%)
- Rischiare ed entrare in casa, sfidando le minacce: bisogna andare a fondo del mistero. (80%)

28/12/2015 at 12:01
troppo veloce… non son riuscito a seguire la tua avventura
io sono tornato per la conclusione, se ci sei. ti aspetto
ciao
P.S. mi spiace per la lunga assenza, problemi seri purtroppo
02/12/2015 at 15:43
Un finale noir per un giallo intrigante e ben strutturato.
Complimenti Jaques.
02/12/2015 at 19:53
Sempre troppo gentile, Anna. Ancora grazie! 🙂
01/12/2015 at 23:49
Bella l’idea delle iniziali, anche se quello che mi è piaciuto di più del racconto è stato il lessico e l’uso di metafore ricercate, gli ho trovati simpaticamente rococò 🙂
02/12/2015 at 19:53
Mi fa molto piacere, Gabriele, e grazie per il complimento! 🙂
01/12/2015 at 18:45
Chiusa ironica, che chiude il cerchio… Spiegone finale necessario, che ti ha costretto a tenere un po’ a freno il tuo estro. Ti rinnovo i complimenti e spero di ritrovarti presto. Un solo consiglio: la prossima volta cerca di non essere troppo precipitoso e lascia passare più tempo tra un episodio e l’altro… Bravo davvero
02/12/2015 at 19:51
Grazie mille, Lou! La prossima volta cercherò di far le cose per bene 😉
30/11/2015 at 14:16
Bello, bravo. Anche ottima soluzione al mistero e non solo, bel finale. La chiusa con lui che torna alla sua quotidianità mi piace. Complimenti.
30/11/2015 at 20:27
Troppo gentile, davvero. Ancora grazie, e a presto! 🙂
29/11/2015 at 20:55
HELP….fantastico finale, complimenti 😉
30/11/2015 at 20:26
Esagerato! Ti ringrazio tanto, Danio. 🙂
29/11/2015 at 18:01
Bel finale! 🙂 solo, potevi aggiungerci anche gli ingredienti, così si sapevano (ingrediente con la U non mi viene in mente niente…. se ho capito bene) 🙂 alla prossima storia!
29/11/2015 at 19:27
Ciao Giulia! Hai ragione, tuttavia ho preferito non ripeterli; li ho messi nel capitolo 4 e riepilogarli adesso mi sembrava poco “professionale”, per berretto blu.
Grazie mille, buona continuazione a te!
p.s. Era così: acciughe, insalata, uova, tonno e olive. 😉
29/11/2015 at 20:53
Uova! Non ci avevo pensato! Grande! Sì, in effetti per berretto blu non sarebbe stato professionale… 🙂 😉
28/11/2015 at 20:06
Ho votato per l’opzione più scontata: spiegazione del caso. Sono per un finale da giallo classico, anche se tu per nove episodi ti sei divertito a sovvertire tutti gli stereotipi del genere. Ho letto i tre episodi che mi ero perso tutti di un fiato e devo dire che mi hai conquistato… Se dovessi ordinate una pizza direi: Grana Emmental Noci Insalatina e Olive…
29/11/2015 at 14:31
Non c’è che dire, Lou: hai davvero dei buoni gusti. 😉
Speriamo l’ultimo episodio non deluda! (Ci vediamo al tuo decimo)
28/11/2015 at 16:21
A conclusione del caso ci vuole la spiegazione del ragazzo delle consegne.
Ciao Jaques, credo che tu debba valutare seriamente l’ipotesi di darti all’humor, il tuo stile è davvero esilarante, mi piace molto. Complimenti, al gran finale.
29/11/2015 at 14:27
Ciao Anna, ti ringrazio molto! Nel prossimo racconto, magari, ci proverò – anche se rimanere “nel genere” è sempre difficilissimo. 🙂
28/11/2015 at 12:02
Ultimo capitolo, quindi c’è da fare un commento etico, oltre che narrativo: per quel che riguarda il secondo direi che la spiegazione del caso non può mancare (voglio vedere se l’ho azzeccata!); a livello etico, la brioche per berretto blu mi sembra un buon premio (in tutti i sensi) per gli sbattimeti e la fiducia al ragazzo. Aspetto il finale! 🙂
28/11/2015 at 12:45
Be’, non hai tutti i torti. Credevo Berretto blu sarebbe risultato più antipatico, invece in molti lo vorrebbero viziare. Vedremo cosa accadrà nella’episodio finale. E grazie del commento 🙂
27/11/2015 at 14:24
Storia a tratti fumosa per i periodi lunghi e un tergiversare evitabilissimo, ( soprattutto nel primo episodio in cui lui ce la mette tutta per farci perdere la pazienza 😉 ) tuttavia trama intelligente, ben congegnata e titolo incredibilmente accattivante. Sei stato più veloce della luce a pubblicare tutti gli episodi, starti dietro non mi sarebbe stato possibile, non riesco a venire spesso in The Incipit, ma leggerti è stato un piacere.
Il ragazzo delle consegne, prima di chiudere il sipario, deve darci qualche spiegazione, che dici? 😉
28/11/2015 at 11:55
Anzitutto grazie, e dico davvero. 🙂
Suppongo il ragazzo abbia ancora qua sa da dire; quindi, chissà! Per quanto riguarda la storia non hai certo torto: sono andato veloce per non perdere la trama. Inoltre, mi sono dovuto “adattare” alla struttura, ma la prossima volta cercherò di ragionarla meglio e lasciare più tempo ai veri protagonisti.
A presto! 😉
27/11/2015 at 00:09
Tanto curiosa di arrivare alla soluzione completa del caso, quanto dispiaciuta che stia per terminare questo racconto! 🙂
28/11/2015 at 11:48
Sempre fin troppo lusinghiera. Arrossisco! 🙂
26/11/2015 at 21:47
La spiegazione delle iniziali delle pizza non l’ho mica capita… ho pareggiato due opzioni, ma inserire la brioche al cioccolato costa niente in confronto a una spiegazione che dovrai tirare fuori dal cappello! 😀 cmq scrivi come un treno, ho dovuto recuperare anche il capitolo precedente! Dovresti dare un pò più di tempo ai lettori… ma capisco la fregola di finire o di procedere prima che le idee scappino! 😉 son curiosa della chiusura, quindi in questo caso… su su! XD
26/11/2015 at 21:51
No, ok, scusa, avevo letto troppo di fretta per recuperare l’episodio e mi sono sbagliata! Ho capito le iniziali! 🙂 perdon!
28/11/2015 at 11:47
Ciao Giulia, hai ragione: avevo la storia a fil di dito e non volevo perderla. La prossima la lascerò decantare per bene!
P.s. l’ultimo capitolo lo pubblicherò in settimana, credo. 🙂
26/11/2015 at 21:06
Beh una brioche al cioccolato… come rifiutare??
28/11/2015 at 11:44
Peccati di gola: i più difficili da evitare! 😀
26/11/2015 at 20:53
Una brioche al cioccolato per Berretto blu, credo ne abbia proprio bisogno!
28/11/2015 at 11:43
Fosse per me sarebbe già a pane e cipolle. Ma, pensandoci, una ricompensa la meriterebbe anche lui. 🙂
26/11/2015 at 20:33
La spiegazione, come in un classico giallo, visto che non è un classico giallo 🙂
28/11/2015 at 11:41
Chiaro, lineare, ineccepibile. 😉