Pizza ad omicidio

Dove eravamo rimasti?

Siamo agli sgoccioli: il ragazzo ha qualcosa di importante da dire. Ma cosa accadrà? Con un stratagemma riuscirà ad entrare e a parlare con Berretto blu. (75%)

Dietro ai sospetti

Tump-tump: ingenuo.
Tump-tump: illuso.
Tump-tump: poveraccio.
Da dentro il casermone nessuno si degnò. Non di aprire, no di certo, ma nemmeno di affacciarsi, di curiosare attorno a quel trambusto. Le orecchie rimasero pigre, il ragazzo delle consegne rimase fuori. Con la notte, la brezza e due cartoni in mano: uno farcito di pizza – fredda, disconosciuta, orfana di fame e desiderio – l’atro pieno di speranza, e nient’altro.

Tump-tump: “pizze, signori!”. Dall’altra parte della parete d’acciaio tre meccanismi scattarono uno dopo l’altro. L’ala metallica si dischiuse appena:

“Pizze?”, sussurrò l’ombra.
“Sì, una consegna”, mentì il ragazzo.
“Non le ha appena portate?”.
“Ha ragione, agente. Ma una l’ho confusa, ho qui quella corretta”.
“Ne è proprio sicuro?”.
“Sicuro? Accidenti se lo sono! Doveva sentire come strillava, il capitano. E non vorrei s’irritasse ancora di più. Anzi, sarebbe così gentile da consegnarle lei per me?”.
“Per carità!, non voglio rogne. Prego, e si sbrighi. Non abbiamo più celle libre stanotte”. 

Esistono al mondo un’infinità di alimenti. Ognuno ha una dote specifica: curativi, afrodisiaci, purganti… E poi c’è la pizza, tonda e profumata; principio attivo, lasciapassare. Un terrorista passerebbe inosservato persino in aeroporto se nascondesse il plastico in un cartone di pizza.
Ma non era certo una minaccia ciò che muoveva il ragazzo delle consegne. Scortato, arrivò all’ufficio del capitano, Sua Pensosità Berretto Blu. Non fece in tempo a ringraziare che l’ometto in divisa se l’era squagliata. Deglutì un bolo immaginario, e bussò, lentamente.

“Checcé? Checcé!”, sbraitò berretto blu.
“La prego capitano mi ascolti – disse il ragazzo entrano – faccia quel che vuole, mi ammanetti, mi sbatta in carcere, mi torturi ma la prego di ascoltarmi”.
“Fa’ che sia importante, seccatore a domicilio. Perché stavolta sono guai”. 

Rimasero a parlare, a discutere, a smentirsi. Litigarono di brutto, fecero la pace, e poi di nuovo la guerra. Si bombardarono di appellativi, di ingiurie e di insulti fino al quinto grado di parentela. Bisticciarono e tergiversarono; si odiarono in re minore e cedettero in quattro quarti. Era notte fonda e l’ultimo fiume dei pensieri sgorgava lì, in quell’ufficio, intrappolato nel casermone nel quartiere nord della città.

“Per quanto sensate – sentenziò berretto blu – sono poco più che suggestioni. Comunque ormai la macchina giudiziaria si è convinta: tutti gli indizi inchiodano il portapizze. Anche volendo, non potremmo far nulla”.
“Forse; non è detto. Se mi consente, avrei un’idea…”. 

~~~

La lampadina al secondo piano esalò l’ultima onda luminosa. Gli specchi smisero di riflettere e gli oggetti di apparire. Il turno era finito. Tutto il palazzo si godeva in silenzio la tregua urbana. Anche il signor Burti riposava felice, nel tepore delle coperte. Era a un paio di sogni dalla fase Rem, quando un rumore lo riportò alla realtà.
Sulle frequenze casalinghe mandavano Paranoia night live. Piccole vibrazioni danzavano leggiadre sulle pareti; un paio di scarpe scivola leggero sul pavimento; l’aria soffiava tra corridoio e camera da letto.
Accese la luce e smontò dal letto. Si diresse verso il corridoio. Per un attimo il respiro si incastrò a metà polmoni. Vide un uomo, col volto tumefatto di cattiveria.

”Jerry?!”, disse.
“Ciao”, rispose il portapizze.
“Tu?! Non dovresti…”.
“Già: dovrei. Ma tu non hai rispettato la promessa”.
“Mi serve tempo: i soldi, sai, oggi non potevo… Si sarebbero insospettiti!”.
“Dovevi starci te là dentro”.
“Ci sono stato. Ma tu…”.
“Hai preferito vendermi. Avevi paura”.
“Hai ragione. Scusa. Ma ora è tutto risolto, no?”.
“No. Mi hai costretto ad uccidere tua moglie e volevi fregarmi il denaro”.
“No, ce lo saremmo spartiti. Devi fidarti!”.
“Non mi fido di chi fa uccidere sua moglie”.
“Non facciamo i moralisti su – disse Burti riprendendosi – i soldi facevano gola a entrambi. È solo questione di tempo: riscatterò l’eredità e spartiremo”.
“Hai voluto che ammazzassi tua moglie”.
“Non buttiamola in tragedia, Jerry”.
“Mi ha pagato per drogarla”.
“Jerry…”.
“Ammettilo, cazzo!”.
“E va bene, merda, sì: ti ho pagato per ucciderla, per i soldi. E allora?”.
“E allora siamo fottuti tutt’e due”, sussurrò Jerry. 

Fu in quel momento che berretto blu irruppe nell’appartamento. Con lui anche un poker di uomini in divisa e occhiaie. Cinsero i polsi del signor Burti e di Jerry il portapizze con due paia di gelidi polsini in acciaio. Li caricarono sulle gazzelle, che schizzarono via veloci lasciando una scia blu nel nero pesto della notte.

I cattivi in galera, i buoni al loro posto. Cosa manca?

  • Nulla. (0%)
    0
  • Una brioche al cioccolato per Berretto blu, (20%)
    20
  • La spiegazione del caso, quella del ragazzo delle consegne. (80%)
    80
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121 Commenti

  • Ultimo capitolo, quindi c’è da fare un commento etico, oltre che narrativo: per quel che riguarda il secondo direi che la spiegazione del caso non può mancare (voglio vedere se l’ho azzeccata!); a livello etico, la brioche per berretto blu mi sembra un buon premio (in tutti i sensi) per gli sbattimeti e la fiducia al ragazzo. Aspetto il finale! 🙂

  • Storia a tratti fumosa per i periodi lunghi e un tergiversare evitabilissimo, ( soprattutto nel primo episodio in cui lui ce la mette tutta per farci perdere la pazienza 😉 ) tuttavia trama intelligente, ben congegnata e titolo incredibilmente accattivante. Sei stato più veloce della luce a pubblicare tutti gli episodi, starti dietro non mi sarebbe stato possibile, non riesco a venire spesso in The Incipit, ma leggerti è stato un piacere.
    Il ragazzo delle consegne, prima di chiudere il sipario, deve darci qualche spiegazione, che dici? 😉

    • Anzitutto grazie, e dico davvero. 🙂
      Suppongo il ragazzo abbia ancora qua sa da dire; quindi, chissà! Per quanto riguarda la storia non hai certo torto: sono andato veloce per non perdere la trama. Inoltre, mi sono dovuto “adattare” alla struttura, ma la prossima volta cercherò di ragionarla meglio e lasciare più tempo ai veri protagonisti.
      A presto! 😉

  • La spiegazione delle iniziali delle pizza non l’ho mica capita… ho pareggiato due opzioni, ma inserire la brioche al cioccolato costa niente in confronto a una spiegazione che dovrai tirare fuori dal cappello! 😀 cmq scrivi come un treno, ho dovuto recuperare anche il capitolo precedente! Dovresti dare un pò più di tempo ai lettori… ma capisco la fregola di finire o di procedere prima che le idee scappino! 😉 son curiosa della chiusura, quindi in questo caso… su su! XD

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