Dove eravamo rimasti?
Dietro ai sospetti
Tump-tump: ingenuo.
Tump-tump: illuso.
Tump-tump: poveraccio.
Da dentro il casermone nessuno si degnò. Non di aprire, no di certo, ma nemmeno di affacciarsi, di curiosare attorno a quel trambusto. Le orecchie rimasero pigre, il ragazzo delle consegne rimase fuori. Con la notte, la brezza e due cartoni in mano: uno farcito di pizza – fredda, disconosciuta, orfana di fame e desiderio – l’atro pieno di speranza, e nient’altro.
Tump-tump: “pizze, signori!”. Dall’altra parte della parete d’acciaio tre meccanismi scattarono uno dopo l’altro. L’ala metallica si dischiuse appena:
“Pizze?”, sussurrò l’ombra.
“Sì, una consegna”, mentì il ragazzo.
“Non le ha appena portate?”.
“Ha ragione, agente. Ma una l’ho confusa, ho qui quella corretta”.
“Ne è proprio sicuro?”.
“Sicuro? Accidenti se lo sono! Doveva sentire come strillava, il capitano. E non vorrei s’irritasse ancora di più. Anzi, sarebbe così gentile da consegnarle lei per me?”.
“Per carità!, non voglio rogne. Prego, e si sbrighi. Non abbiamo più celle libre stanotte”.
Esistono al mondo un’infinità di alimenti. Ognuno ha una dote specifica: curativi, afrodisiaci, purganti… E poi c’è la pizza, tonda e profumata; principio attivo, lasciapassare. Un terrorista passerebbe inosservato persino in aeroporto se nascondesse il plastico in un cartone di pizza.
Ma non era certo una minaccia ciò che muoveva il ragazzo delle consegne. Scortato, arrivò all’ufficio del capitano, Sua Pensosità Berretto Blu. Non fece in tempo a ringraziare che l’ometto in divisa se l’era squagliata. Deglutì un bolo immaginario, e bussò, lentamente.
“Checcé? Checcé!”, sbraitò berretto blu.
“La prego capitano mi ascolti – disse il ragazzo entrano – faccia quel che vuole, mi ammanetti, mi sbatta in carcere, mi torturi ma la prego di ascoltarmi”.
“Fa’ che sia importante, seccatore a domicilio. Perché stavolta sono guai”.
Rimasero a parlare, a discutere, a smentirsi. Litigarono di brutto, fecero la pace, e poi di nuovo la guerra. Si bombardarono di appellativi, di ingiurie e di insulti fino al quinto grado di parentela. Bisticciarono e tergiversarono; si odiarono in re minore e cedettero in quattro quarti. Era notte fonda e l’ultimo fiume dei pensieri sgorgava lì, in quell’ufficio, intrappolato nel casermone nel quartiere nord della città.
“Per quanto sensate – sentenziò berretto blu – sono poco più che suggestioni. Comunque ormai la macchina giudiziaria si è convinta: tutti gli indizi inchiodano il portapizze. Anche volendo, non potremmo far nulla”.
“Forse; non è detto. Se mi consente, avrei un’idea…”.
~~~
La lampadina al secondo piano esalò l’ultima onda luminosa. Gli specchi smisero di riflettere e gli oggetti di apparire. Il turno era finito. Tutto il palazzo si godeva in silenzio la tregua urbana. Anche il signor Burti riposava felice, nel tepore delle coperte. Era a un paio di sogni dalla fase Rem, quando un rumore lo riportò alla realtà.
Sulle frequenze casalinghe mandavano Paranoia night live. Piccole vibrazioni danzavano leggiadre sulle pareti; un paio di scarpe scivola leggero sul pavimento; l’aria soffiava tra corridoio e camera da letto.
Accese la luce e smontò dal letto. Si diresse verso il corridoio. Per un attimo il respiro si incastrò a metà polmoni. Vide un uomo, col volto tumefatto di cattiveria.
”Jerry?!”, disse.
“Ciao”, rispose il portapizze.
“Tu?! Non dovresti…”.
“Già: dovrei. Ma tu non hai rispettato la promessa”.
“Mi serve tempo: i soldi, sai, oggi non potevo… Si sarebbero insospettiti!”.
“Dovevi starci te là dentro”.
“Ci sono stato. Ma tu…”.
“Hai preferito vendermi. Avevi paura”.
“Hai ragione. Scusa. Ma ora è tutto risolto, no?”.
“No. Mi hai costretto ad uccidere tua moglie e volevi fregarmi il denaro”.
“No, ce lo saremmo spartiti. Devi fidarti!”.
“Non mi fido di chi fa uccidere sua moglie”.
“Non facciamo i moralisti su – disse Burti riprendendosi – i soldi facevano gola a entrambi. È solo questione di tempo: riscatterò l’eredità e spartiremo”.
“Hai voluto che ammazzassi tua moglie”.
“Non buttiamola in tragedia, Jerry”.
“Mi ha pagato per drogarla”.
“Jerry…”.
“Ammettilo, cazzo!”.
“E va bene, merda, sì: ti ho pagato per ucciderla, per i soldi. E allora?”.
“E allora siamo fottuti tutt’e due”, sussurrò Jerry.
Fu in quel momento che berretto blu irruppe nell’appartamento. Con lui anche un poker di uomini in divisa e occhiaie. Cinsero i polsi del signor Burti e di Jerry il portapizze con due paia di gelidi polsini in acciaio. Li caricarono sulle gazzelle, che schizzarono via veloci lasciando una scia blu nel nero pesto della notte.
I cattivi in galera, i buoni al loro posto. Cosa manca?
- Nulla. (0%)
- Una brioche al cioccolato per Berretto blu, (20%)
- La spiegazione del caso, quella del ragazzo delle consegne. (80%)

28/12/2015 at 12:01
troppo veloce… non son riuscito a seguire la tua avventura
io sono tornato per la conclusione, se ci sei. ti aspetto
ciao
P.S. mi spiace per la lunga assenza, problemi seri purtroppo
02/12/2015 at 15:43
Un finale noir per un giallo intrigante e ben strutturato.
Complimenti Jaques.
02/12/2015 at 19:53
Sempre troppo gentile, Anna. Ancora grazie! 🙂
01/12/2015 at 23:49
Bella l’idea delle iniziali, anche se quello che mi è piaciuto di più del racconto è stato il lessico e l’uso di metafore ricercate, gli ho trovati simpaticamente rococò 🙂
02/12/2015 at 19:53
Mi fa molto piacere, Gabriele, e grazie per il complimento! 🙂
01/12/2015 at 18:45
Chiusa ironica, che chiude il cerchio… Spiegone finale necessario, che ti ha costretto a tenere un po’ a freno il tuo estro. Ti rinnovo i complimenti e spero di ritrovarti presto. Un solo consiglio: la prossima volta cerca di non essere troppo precipitoso e lascia passare più tempo tra un episodio e l’altro… Bravo davvero
02/12/2015 at 19:51
Grazie mille, Lou! La prossima volta cercherò di far le cose per bene 😉
30/11/2015 at 14:16
Bello, bravo. Anche ottima soluzione al mistero e non solo, bel finale. La chiusa con lui che torna alla sua quotidianità mi piace. Complimenti.
30/11/2015 at 20:27
Troppo gentile, davvero. Ancora grazie, e a presto! 🙂
29/11/2015 at 20:55
HELP….fantastico finale, complimenti 😉
30/11/2015 at 20:26
Esagerato! Ti ringrazio tanto, Danio. 🙂
29/11/2015 at 18:01
Bel finale! 🙂 solo, potevi aggiungerci anche gli ingredienti, così si sapevano (ingrediente con la U non mi viene in mente niente…. se ho capito bene) 🙂 alla prossima storia!
29/11/2015 at 19:27
Ciao Giulia! Hai ragione, tuttavia ho preferito non ripeterli; li ho messi nel capitolo 4 e riepilogarli adesso mi sembrava poco “professionale”, per berretto blu.
Grazie mille, buona continuazione a te!
p.s. Era così: acciughe, insalata, uova, tonno e olive. 😉
29/11/2015 at 20:53
Uova! Non ci avevo pensato! Grande! Sì, in effetti per berretto blu non sarebbe stato professionale… 🙂 😉
28/11/2015 at 20:06
Ho votato per l’opzione più scontata: spiegazione del caso. Sono per un finale da giallo classico, anche se tu per nove episodi ti sei divertito a sovvertire tutti gli stereotipi del genere. Ho letto i tre episodi che mi ero perso tutti di un fiato e devo dire che mi hai conquistato… Se dovessi ordinate una pizza direi: Grana Emmental Noci Insalatina e Olive…
29/11/2015 at 14:31
Non c’è che dire, Lou: hai davvero dei buoni gusti. 😉
Speriamo l’ultimo episodio non deluda! (Ci vediamo al tuo decimo)
28/11/2015 at 16:21
A conclusione del caso ci vuole la spiegazione del ragazzo delle consegne.
Ciao Jaques, credo che tu debba valutare seriamente l’ipotesi di darti all’humor, il tuo stile è davvero esilarante, mi piace molto. Complimenti, al gran finale.
29/11/2015 at 14:27
Ciao Anna, ti ringrazio molto! Nel prossimo racconto, magari, ci proverò – anche se rimanere “nel genere” è sempre difficilissimo. 🙂
28/11/2015 at 12:02
Ultimo capitolo, quindi c’è da fare un commento etico, oltre che narrativo: per quel che riguarda il secondo direi che la spiegazione del caso non può mancare (voglio vedere se l’ho azzeccata!); a livello etico, la brioche per berretto blu mi sembra un buon premio (in tutti i sensi) per gli sbattimeti e la fiducia al ragazzo. Aspetto il finale! 🙂
28/11/2015 at 12:45
Be’, non hai tutti i torti. Credevo Berretto blu sarebbe risultato più antipatico, invece in molti lo vorrebbero viziare. Vedremo cosa accadrà nella’episodio finale. E grazie del commento 🙂
27/11/2015 at 14:24
Storia a tratti fumosa per i periodi lunghi e un tergiversare evitabilissimo, ( soprattutto nel primo episodio in cui lui ce la mette tutta per farci perdere la pazienza 😉 ) tuttavia trama intelligente, ben congegnata e titolo incredibilmente accattivante. Sei stato più veloce della luce a pubblicare tutti gli episodi, starti dietro non mi sarebbe stato possibile, non riesco a venire spesso in The Incipit, ma leggerti è stato un piacere.
Il ragazzo delle consegne, prima di chiudere il sipario, deve darci qualche spiegazione, che dici? 😉
28/11/2015 at 11:55
Anzitutto grazie, e dico davvero. 🙂
Suppongo il ragazzo abbia ancora qua sa da dire; quindi, chissà! Per quanto riguarda la storia non hai certo torto: sono andato veloce per non perdere la trama. Inoltre, mi sono dovuto “adattare” alla struttura, ma la prossima volta cercherò di ragionarla meglio e lasciare più tempo ai veri protagonisti.
A presto! 😉
27/11/2015 at 00:09
Tanto curiosa di arrivare alla soluzione completa del caso, quanto dispiaciuta che stia per terminare questo racconto! 🙂
28/11/2015 at 11:48
Sempre fin troppo lusinghiera. Arrossisco! 🙂
26/11/2015 at 21:47
La spiegazione delle iniziali delle pizza non l’ho mica capita… ho pareggiato due opzioni, ma inserire la brioche al cioccolato costa niente in confronto a una spiegazione che dovrai tirare fuori dal cappello! 😀 cmq scrivi come un treno, ho dovuto recuperare anche il capitolo precedente! Dovresti dare un pò più di tempo ai lettori… ma capisco la fregola di finire o di procedere prima che le idee scappino! 😉 son curiosa della chiusura, quindi in questo caso… su su! XD
26/11/2015 at 21:51
No, ok, scusa, avevo letto troppo di fretta per recuperare l’episodio e mi sono sbagliata! Ho capito le iniziali! 🙂 perdon!
28/11/2015 at 11:47
Ciao Giulia, hai ragione: avevo la storia a fil di dito e non volevo perderla. La prossima la lascerò decantare per bene!
P.s. l’ultimo capitolo lo pubblicherò in settimana, credo. 🙂
26/11/2015 at 21:06
Beh una brioche al cioccolato… come rifiutare??
28/11/2015 at 11:44
Peccati di gola: i più difficili da evitare! 😀
26/11/2015 at 20:53
Una brioche al cioccolato per Berretto blu, credo ne abbia proprio bisogno!
28/11/2015 at 11:43
Fosse per me sarebbe già a pane e cipolle. Ma, pensandoci, una ricompensa la meriterebbe anche lui. 🙂
26/11/2015 at 20:33
La spiegazione, come in un classico giallo, visto che non è un classico giallo 🙂
28/11/2015 at 11:41
Chiaro, lineare, ineccepibile. 😉