Dove eravamo rimasti?
In altri termini
Occhi chiusi e testa china. Quattro zampate e poi un balzo; il corpo slanciato in avanti: il ragazzo delle consegne era di nuovo fuori dall’appartamento. Il cuore aveva ripreso a martellare come un fabbro alle prese con gli arretrati. Un tuono metallico richiuse la porta alle sue spalle. Si voltò. La porta stava ancora lì, tutt’attorno allo spioncino. Dietro, il finimondo.
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“Allora, ricapitoliamo – fece il tizio con il berretto blu –: eri nell’appartamento del signor Burti e della signora Nichelson. Per quale motivo?”.
“Gliel’ho già detto – rispose il ragazzo delle consegne buttando la testa indietro – c’era stato un errore nella consegna delle pizze”.
“Seh, seh… volevi rimediare allo sbaglio. La verità, la verità sai qual è? È che stavi ficcanasando in casa di persone per bene: lo sai cosa significa questo?”.
“Un mese di reclusione, oppure una multa così salata che i miei nipoti prima del cognome erediteranno il mutuo. È la terza volta che me lo ripete, possiamo andare avanti?”.
“Senti signorino, chiariamo subito la situazione: io venga mica a dirti che quando porti le pizze la farcitura sembra uscita dalla centrifuga? Ti ho mai spiegato che se prenoto per le 20.30 è perché le pizze le voglio per quell’ora e non con 15 minuti dopo? Insomma, ti ho mai detto come accidenti fare il tuo lavoro? Te lo dico io: no!, nonostante ne avrei tutto il diritto. Quindi, per piacere, lasciami fare il mio lavoro come dico io. Ora riprendiamo da dov’eravamo rimasti. Cos’è successo mentre eri là dentro?”
Più che una deposizione, al ragazzo delle consegne sembrò la trascrizione di una biografia.
Mentre spiegava il motivo per cui aveva valicato lo zerbino, il corpo della signora Nichelson uscì dall’appartamento avvolto in un lenzuolo. Per qualche secondo l’intero pianerottolo ammutolì. Occhi lucidi e occhi in lacrime; occhi tristi e sconcertati; occhi sdegnati e rabbiosi: tutti seguirono la processione dei barellieri senza fiatare. Dietro, a pochi passi di distanza, il signor Burti uscì di scena con i polsi stretti dietro la schiena e la testa piegata sul petto. Due uomini in divisa lo scortavano standogli a fianco, quasi a proteggerlo dalle lance d’odio che provenivano dai vicini.
Mentre berretto blu trascriveva le ultime domande sul taccuino, un uomo in divisa, con due cartoni della pizza in mano, si impalò a un metro da lui e dal ragazzo delle consegne, in una sorta di triangolo equilatero della comunicazione: democratico ma rispettoso. Si schiarì la voce un paio di volte, senza successo. Accennò un colpo di tosse, inghiottito dall’indifferenza generale. Provò allora con un robusto E-ehm!, ma anche quel tentativo evaporò nel suono dell’andirivieni che aleggiava sul pianerottolo.
“Chiedo scusa, capitano”, disse infine l’uomo in divisa.
“L’abbiamo capito che ha mal di gola, agente – rispose berretto blu – ma ora sono impegnato. La farmacia è tra la quindicesima e la ventesima, appena sotto il calzolaio. Sappia comunque che non le concederò nemmeno un giorno di malattia”.
“Non è per quello, capitano. È per la pizze che abbiamo trovato in cucina: che facciamo, la buttiamo?”
“Apra i cartoni”.
L’uomo in divisa eseguì l’ordine, aprendone uno alla volta. Il primo cartone sbadigliò mostrando una grande fantasia alimentare:
“Insalata, uova, olive, tonno”, sentenziò berretto blu.
“E acciughe!”, aggiunse fiero l’uomo in divisa.
“Più che una pizza sembra un insulto al gusto. Ogni tanto mi domando se le mangino per davvero o se invece ne conservino i condimenti”.
“Se posso, capitano, non credo li conservino. Una volta cotti non avrebbe più senso rimetterli via”.
“Era una domanda retorica, agente. Comunque faccia come crede: indaghiamo su un omicidio, non sull’appetito. E ora torniamo a noi – disse rivolgendosi al ragazzo delle consegne – hai altro da dichiarare?”.
“No signore – rispose il ragazzo – non credo”.
“Bene, allora possiamo tornare tutti a casa”.
“Finisce così, quindi?”.
“Forse sì, forse no. Dipenderà dal responso della scientifica. Rimane da capire cosa ha ucciso la signora Nichelson; quel che è certo è che per lei non c’è più nulla da fare. Con te, invece, non ho ancora finito: quello che hai fatto è illegale. Vedremo se il giudice aprirà un procedimento, nel qual caso ti verrà comunicato”.
“Posso farle una domanda, capitano?”, domandò prima di andarsene il ragazzo.
“Dimmi”.
“Chi era la signora Nichelson?”
La signora Nichelson è morta e di lei non si sa poi un granché. È importante scoprire qualcosa di più?
- Non ora: magari basterebbe un paragrafo verso la fine del racconto. (17%)
- Sì: sapere chi era può tornare molto utile, sia al protagonista che al lettore. (83%)
- No: ciò che conta sono l'omicidio e la scena del crimine. (0%)

28/12/2015 at 12:01
troppo veloce… non son riuscito a seguire la tua avventura
io sono tornato per la conclusione, se ci sei. ti aspetto
ciao
P.S. mi spiace per la lunga assenza, problemi seri purtroppo
02/12/2015 at 15:43
Un finale noir per un giallo intrigante e ben strutturato.
Complimenti Jaques.
02/12/2015 at 19:53
Sempre troppo gentile, Anna. Ancora grazie! 🙂
01/12/2015 at 23:49
Bella l’idea delle iniziali, anche se quello che mi è piaciuto di più del racconto è stato il lessico e l’uso di metafore ricercate, gli ho trovati simpaticamente rococò 🙂
02/12/2015 at 19:53
Mi fa molto piacere, Gabriele, e grazie per il complimento! 🙂
01/12/2015 at 18:45
Chiusa ironica, che chiude il cerchio… Spiegone finale necessario, che ti ha costretto a tenere un po’ a freno il tuo estro. Ti rinnovo i complimenti e spero di ritrovarti presto. Un solo consiglio: la prossima volta cerca di non essere troppo precipitoso e lascia passare più tempo tra un episodio e l’altro… Bravo davvero
02/12/2015 at 19:51
Grazie mille, Lou! La prossima volta cercherò di far le cose per bene 😉
30/11/2015 at 14:16
Bello, bravo. Anche ottima soluzione al mistero e non solo, bel finale. La chiusa con lui che torna alla sua quotidianità mi piace. Complimenti.
30/11/2015 at 20:27
Troppo gentile, davvero. Ancora grazie, e a presto! 🙂
29/11/2015 at 20:55
HELP….fantastico finale, complimenti 😉
30/11/2015 at 20:26
Esagerato! Ti ringrazio tanto, Danio. 🙂
29/11/2015 at 18:01
Bel finale! 🙂 solo, potevi aggiungerci anche gli ingredienti, così si sapevano (ingrediente con la U non mi viene in mente niente…. se ho capito bene) 🙂 alla prossima storia!
29/11/2015 at 19:27
Ciao Giulia! Hai ragione, tuttavia ho preferito non ripeterli; li ho messi nel capitolo 4 e riepilogarli adesso mi sembrava poco “professionale”, per berretto blu.
Grazie mille, buona continuazione a te!
p.s. Era così: acciughe, insalata, uova, tonno e olive. 😉
29/11/2015 at 20:53
Uova! Non ci avevo pensato! Grande! Sì, in effetti per berretto blu non sarebbe stato professionale… 🙂 😉
28/11/2015 at 20:06
Ho votato per l’opzione più scontata: spiegazione del caso. Sono per un finale da giallo classico, anche se tu per nove episodi ti sei divertito a sovvertire tutti gli stereotipi del genere. Ho letto i tre episodi che mi ero perso tutti di un fiato e devo dire che mi hai conquistato… Se dovessi ordinate una pizza direi: Grana Emmental Noci Insalatina e Olive…
29/11/2015 at 14:31
Non c’è che dire, Lou: hai davvero dei buoni gusti. 😉
Speriamo l’ultimo episodio non deluda! (Ci vediamo al tuo decimo)
28/11/2015 at 16:21
A conclusione del caso ci vuole la spiegazione del ragazzo delle consegne.
Ciao Jaques, credo che tu debba valutare seriamente l’ipotesi di darti all’humor, il tuo stile è davvero esilarante, mi piace molto. Complimenti, al gran finale.
29/11/2015 at 14:27
Ciao Anna, ti ringrazio molto! Nel prossimo racconto, magari, ci proverò – anche se rimanere “nel genere” è sempre difficilissimo. 🙂
28/11/2015 at 12:02
Ultimo capitolo, quindi c’è da fare un commento etico, oltre che narrativo: per quel che riguarda il secondo direi che la spiegazione del caso non può mancare (voglio vedere se l’ho azzeccata!); a livello etico, la brioche per berretto blu mi sembra un buon premio (in tutti i sensi) per gli sbattimeti e la fiducia al ragazzo. Aspetto il finale! 🙂
28/11/2015 at 12:45
Be’, non hai tutti i torti. Credevo Berretto blu sarebbe risultato più antipatico, invece in molti lo vorrebbero viziare. Vedremo cosa accadrà nella’episodio finale. E grazie del commento 🙂
27/11/2015 at 14:24
Storia a tratti fumosa per i periodi lunghi e un tergiversare evitabilissimo, ( soprattutto nel primo episodio in cui lui ce la mette tutta per farci perdere la pazienza 😉 ) tuttavia trama intelligente, ben congegnata e titolo incredibilmente accattivante. Sei stato più veloce della luce a pubblicare tutti gli episodi, starti dietro non mi sarebbe stato possibile, non riesco a venire spesso in The Incipit, ma leggerti è stato un piacere.
Il ragazzo delle consegne, prima di chiudere il sipario, deve darci qualche spiegazione, che dici? 😉
28/11/2015 at 11:55
Anzitutto grazie, e dico davvero. 🙂
Suppongo il ragazzo abbia ancora qua sa da dire; quindi, chissà! Per quanto riguarda la storia non hai certo torto: sono andato veloce per non perdere la trama. Inoltre, mi sono dovuto “adattare” alla struttura, ma la prossima volta cercherò di ragionarla meglio e lasciare più tempo ai veri protagonisti.
A presto! 😉
27/11/2015 at 00:09
Tanto curiosa di arrivare alla soluzione completa del caso, quanto dispiaciuta che stia per terminare questo racconto! 🙂
28/11/2015 at 11:48
Sempre fin troppo lusinghiera. Arrossisco! 🙂
26/11/2015 at 21:47
La spiegazione delle iniziali delle pizza non l’ho mica capita… ho pareggiato due opzioni, ma inserire la brioche al cioccolato costa niente in confronto a una spiegazione che dovrai tirare fuori dal cappello! 😀 cmq scrivi come un treno, ho dovuto recuperare anche il capitolo precedente! Dovresti dare un pò più di tempo ai lettori… ma capisco la fregola di finire o di procedere prima che le idee scappino! 😉 son curiosa della chiusura, quindi in questo caso… su su! XD
26/11/2015 at 21:51
No, ok, scusa, avevo letto troppo di fretta per recuperare l’episodio e mi sono sbagliata! Ho capito le iniziali! 🙂 perdon!
28/11/2015 at 11:47
Ciao Giulia, hai ragione: avevo la storia a fil di dito e non volevo perderla. La prossima la lascerò decantare per bene!
P.s. l’ultimo capitolo lo pubblicherò in settimana, credo. 🙂
26/11/2015 at 21:06
Beh una brioche al cioccolato… come rifiutare??
28/11/2015 at 11:44
Peccati di gola: i più difficili da evitare! 😀
26/11/2015 at 20:53
Una brioche al cioccolato per Berretto blu, credo ne abbia proprio bisogno!
28/11/2015 at 11:43
Fosse per me sarebbe già a pane e cipolle. Ma, pensandoci, una ricompensa la meriterebbe anche lui. 🙂
26/11/2015 at 20:33
La spiegazione, come in un classico giallo, visto che non è un classico giallo 🙂
28/11/2015 at 11:41
Chiaro, lineare, ineccepibile. 😉