Dove eravamo rimasti?
In pericolo
Dallo zerbino non s’intravedeva un granché dell’interno. Sulla sinistra si sviluppava una parete bianca, illuminata a giorno; il pavimento era in marmo grigio sfumato da fantasie nere. Il soffitto – per un elementare calcolo delle probabilità – ospitava grappoli di luci a led come addobbi luminosi perenni.
L’entrata era blindata da una massiccia porta in legno scuro. Nell’incavo si nascondevano otto cilindretti, indizi velati di una certa mania di sicurezza che teneva in ostaggio gli inquilini. Sulla facciata esterna, appena sotto lo spioncino, campeggiava un haiku anagrafico di due righe:
Nichelson
Burti
Gli occhi del ragazzo delle consegne saltavano da un dettaglio all’altro. Ogni particolare, a suo modo di vedere, raccontava una storia. La raccontava secondo una prospettiva ben precisa e senza accavallarsi ad altri particolari. Come il blocnotes a fianco al telefono, nella sua mappa mentale il nucleo dell’informazione si trasformava in una geometria di dettagli a sviluppo periferico.
Un altro dettaglio, ben più rumoroso dei precedenti, catturò definitivamente l’attenzione del ragazzo.
“Marisa! Ma l’hai visto il Burti?”, chiese la Barbieri alla dirimpettaia.
“Sì che l’ho visto! Starà meglio? La barba è sparita”, cinguettò la Riboni.
“E finalmente, dico io! Mi chiedo come facesse la Tina in questo periodo…”.
Il rapporto d’intelligence si interruppe subito. La porta si spalancò e l’uomo consegnò una pizza al ragazzo delle consegne.
“E ora vattene”, ringhiò.
“Le chiedo scusa, signore – rispose il ragazzo scoperchiando il cartone – ma la pizza sbagliata è quell’altra. Gliel’avrei specificato prima, ma non me ne ha dato il tempo”.
L’uomo fece per andarsene ma il ragazzo lo fermò prima di tornare in casa.
“Mi perdoni, signore, questa la può tenere – disse riconsegnando il cartone – così se la può mangiare”.
Esasperato, strappò la pizza dalle mani del ragazzo e tornò in casa dimenticandosi la porta.
Il ragazzo rimase a bocca aperta. La parete sinistra, quella bianca, che aveva intravisto dall’ingresso, era tappezzata di quadri. Fece un paio di passi all’interno. Non si trattava della solita collezione di opere pacchiane, prerogativa snob di chi non sa come riempire gli spazi. Dentro le cornici brillavano forme e colori. In un rettangolo a metà parete, i capelli della bambina e i petali del tarassaco splendevano d’oro. A fianco, il blu intenso di una Notte stellata di van Gogh pulsava di colore, vivo. Poco più in là, alto quasi quanto la parete, il profilo viola e argento di un uomo sbalzava dalla tela e si allungava a corteggiare una donna, tutta curve, incorniciata appena sopra. Uno a fianco all’altro i quadri si chiamavano, giocavano. Splendevano letteralmente, come fossero contenti di rimanere in quel posto. Persino una formichina, capitata lì per caso, sembrava a disagio in mezzo a tanta arte, dove la bellezza si rincorreva di cornice in cornice, magnetica, intervallata ogni tanto da riquadri più piccoli, con foto e autografi. C’era da temere, passando da un quadro all’altro, che il primo s’offendesse.
Ancora estasiato, il ragazzo si voltò verso il lato opposto al muro della bellezza. Rimase pietrificato.
Il vetro di una porta scorrevole nulla poteva contro la truce realtà della stanza. Lì, dentro, vagamente illuminata, traspariva la sagoma di una donna accasciata su una sedia.
Nessun quadro può rendere l’idea della paura. Non un colore, non un soggetto. È un fatto soggettivo, personale. In questa vita non siamo che cocchieri della paura e delle sue derivazioni. Ma per quanto unica, è anche ciò che accomuna il primo e l’ultimo degli esseri umani. Paura è l’assoluto dominio dell’emozione sull’intelletto. Paura è l’assenza di gravità quando il cielo di fa inferno. Paura è il cuore che manca un battito; esiste nulla di più lento della paura?
Come appena tornato a galla dopo un sogno, il ragazzo vide l’uomo uscire dalla cucina.
“Bastardo!”, gli gridò quest’ultimo.
Il ragazzo delle consegne guardò ancora una volta la sagoma. Poi l’uomo, che brandiva il cartone della piazza a mo’ di vassoio. Era a un passo da lui.
Ed ora?
- Il ragazzo si precipita fuori dall'appartamento: aveva raggiunto il suo obiettivo. (60%)
- Il ragazzo, pur avendo visto, affronta l'uomo e lo concia per le feste. (0%)
- Il ragazzo non riesce a scappare e l'uomo lo gonfia di botte. (40%)

28/12/2015 at 12:01
troppo veloce… non son riuscito a seguire la tua avventura
io sono tornato per la conclusione, se ci sei. ti aspetto
ciao
P.S. mi spiace per la lunga assenza, problemi seri purtroppo
02/12/2015 at 15:43
Un finale noir per un giallo intrigante e ben strutturato.
Complimenti Jaques.
02/12/2015 at 19:53
Sempre troppo gentile, Anna. Ancora grazie! 🙂
01/12/2015 at 23:49
Bella l’idea delle iniziali, anche se quello che mi è piaciuto di più del racconto è stato il lessico e l’uso di metafore ricercate, gli ho trovati simpaticamente rococò 🙂
02/12/2015 at 19:53
Mi fa molto piacere, Gabriele, e grazie per il complimento! 🙂
01/12/2015 at 18:45
Chiusa ironica, che chiude il cerchio… Spiegone finale necessario, che ti ha costretto a tenere un po’ a freno il tuo estro. Ti rinnovo i complimenti e spero di ritrovarti presto. Un solo consiglio: la prossima volta cerca di non essere troppo precipitoso e lascia passare più tempo tra un episodio e l’altro… Bravo davvero
02/12/2015 at 19:51
Grazie mille, Lou! La prossima volta cercherò di far le cose per bene 😉
30/11/2015 at 14:16
Bello, bravo. Anche ottima soluzione al mistero e non solo, bel finale. La chiusa con lui che torna alla sua quotidianità mi piace. Complimenti.
30/11/2015 at 20:27
Troppo gentile, davvero. Ancora grazie, e a presto! 🙂
29/11/2015 at 20:55
HELP….fantastico finale, complimenti 😉
30/11/2015 at 20:26
Esagerato! Ti ringrazio tanto, Danio. 🙂
29/11/2015 at 18:01
Bel finale! 🙂 solo, potevi aggiungerci anche gli ingredienti, così si sapevano (ingrediente con la U non mi viene in mente niente…. se ho capito bene) 🙂 alla prossima storia!
29/11/2015 at 19:27
Ciao Giulia! Hai ragione, tuttavia ho preferito non ripeterli; li ho messi nel capitolo 4 e riepilogarli adesso mi sembrava poco “professionale”, per berretto blu.
Grazie mille, buona continuazione a te!
p.s. Era così: acciughe, insalata, uova, tonno e olive. 😉
29/11/2015 at 20:53
Uova! Non ci avevo pensato! Grande! Sì, in effetti per berretto blu non sarebbe stato professionale… 🙂 😉
28/11/2015 at 20:06
Ho votato per l’opzione più scontata: spiegazione del caso. Sono per un finale da giallo classico, anche se tu per nove episodi ti sei divertito a sovvertire tutti gli stereotipi del genere. Ho letto i tre episodi che mi ero perso tutti di un fiato e devo dire che mi hai conquistato… Se dovessi ordinate una pizza direi: Grana Emmental Noci Insalatina e Olive…
29/11/2015 at 14:31
Non c’è che dire, Lou: hai davvero dei buoni gusti. 😉
Speriamo l’ultimo episodio non deluda! (Ci vediamo al tuo decimo)
28/11/2015 at 16:21
A conclusione del caso ci vuole la spiegazione del ragazzo delle consegne.
Ciao Jaques, credo che tu debba valutare seriamente l’ipotesi di darti all’humor, il tuo stile è davvero esilarante, mi piace molto. Complimenti, al gran finale.
29/11/2015 at 14:27
Ciao Anna, ti ringrazio molto! Nel prossimo racconto, magari, ci proverò – anche se rimanere “nel genere” è sempre difficilissimo. 🙂
28/11/2015 at 12:02
Ultimo capitolo, quindi c’è da fare un commento etico, oltre che narrativo: per quel che riguarda il secondo direi che la spiegazione del caso non può mancare (voglio vedere se l’ho azzeccata!); a livello etico, la brioche per berretto blu mi sembra un buon premio (in tutti i sensi) per gli sbattimeti e la fiducia al ragazzo. Aspetto il finale! 🙂
28/11/2015 at 12:45
Be’, non hai tutti i torti. Credevo Berretto blu sarebbe risultato più antipatico, invece in molti lo vorrebbero viziare. Vedremo cosa accadrà nella’episodio finale. E grazie del commento 🙂
27/11/2015 at 14:24
Storia a tratti fumosa per i periodi lunghi e un tergiversare evitabilissimo, ( soprattutto nel primo episodio in cui lui ce la mette tutta per farci perdere la pazienza 😉 ) tuttavia trama intelligente, ben congegnata e titolo incredibilmente accattivante. Sei stato più veloce della luce a pubblicare tutti gli episodi, starti dietro non mi sarebbe stato possibile, non riesco a venire spesso in The Incipit, ma leggerti è stato un piacere.
Il ragazzo delle consegne, prima di chiudere il sipario, deve darci qualche spiegazione, che dici? 😉
28/11/2015 at 11:55
Anzitutto grazie, e dico davvero. 🙂
Suppongo il ragazzo abbia ancora qua sa da dire; quindi, chissà! Per quanto riguarda la storia non hai certo torto: sono andato veloce per non perdere la trama. Inoltre, mi sono dovuto “adattare” alla struttura, ma la prossima volta cercherò di ragionarla meglio e lasciare più tempo ai veri protagonisti.
A presto! 😉
27/11/2015 at 00:09
Tanto curiosa di arrivare alla soluzione completa del caso, quanto dispiaciuta che stia per terminare questo racconto! 🙂
28/11/2015 at 11:48
Sempre fin troppo lusinghiera. Arrossisco! 🙂
26/11/2015 at 21:47
La spiegazione delle iniziali delle pizza non l’ho mica capita… ho pareggiato due opzioni, ma inserire la brioche al cioccolato costa niente in confronto a una spiegazione che dovrai tirare fuori dal cappello! 😀 cmq scrivi come un treno, ho dovuto recuperare anche il capitolo precedente! Dovresti dare un pò più di tempo ai lettori… ma capisco la fregola di finire o di procedere prima che le idee scappino! 😉 son curiosa della chiusura, quindi in questo caso… su su! XD
26/11/2015 at 21:51
No, ok, scusa, avevo letto troppo di fretta per recuperare l’episodio e mi sono sbagliata! Ho capito le iniziali! 🙂 perdon!
28/11/2015 at 11:47
Ciao Giulia, hai ragione: avevo la storia a fil di dito e non volevo perderla. La prossima la lascerò decantare per bene!
P.s. l’ultimo capitolo lo pubblicherò in settimana, credo. 🙂
26/11/2015 at 21:06
Beh una brioche al cioccolato… come rifiutare??
28/11/2015 at 11:44
Peccati di gola: i più difficili da evitare! 😀
26/11/2015 at 20:53
Una brioche al cioccolato per Berretto blu, credo ne abbia proprio bisogno!
28/11/2015 at 11:43
Fosse per me sarebbe già a pane e cipolle. Ma, pensandoci, una ricompensa la meriterebbe anche lui. 🙂
26/11/2015 at 20:33
La spiegazione, come in un classico giallo, visto che non è un classico giallo 🙂
28/11/2015 at 11:41
Chiaro, lineare, ineccepibile. 😉