Pizza ad omicidio

Dove eravamo rimasti?

L'atteggiamento dell'uomo è sospetto, e il mistero non è ancora stato risolto: che fare? Rischiare ed entrare in casa, sfidando le minacce: bisogna andare a fondo del mistero. (80%)

In pericolo

Dallo zerbino non s’intravedeva un granché dell’interno. Sulla sinistra si sviluppava una parete bianca, illuminata a giorno; il pavimento era in marmo grigio sfumato da fantasie nere. Il soffitto – per un elementare calcolo delle probabilità – ospitava grappoli di luci a led come addobbi luminosi perenni.
L’entrata era blindata da una massiccia porta in legno scuro. Nell’incavo si nascondevano otto cilindretti, indizi velati di una certa mania di sicurezza che teneva in ostaggio gli inquilini. Sulla facciata esterna, appena sotto lo spioncino, campeggiava un haiku anagrafico di due righe:

Nichelson
Burti

Gli occhi del ragazzo delle consegne saltavano da un dettaglio all’altro. Ogni particolare, a suo modo di vedere, raccontava una storia. La raccontava secondo una prospettiva ben precisa e senza accavallarsi ad altri particolari. Come il blocnotes a fianco al telefono, nella sua mappa mentale il nucleo dell’informazione si trasformava in una geometria di dettagli a sviluppo periferico.

Un altro dettaglio, ben più rumoroso dei precedenti, catturò definitivamente l’attenzione del ragazzo. 

“Marisa! Ma l’hai visto il Burti?”, chiese la Barbieri alla dirimpettaia.
“Sì che l’ho visto! Starà meglio? La barba è sparita”, cinguettò la Riboni.
“E finalmente, dico io! Mi chiedo come facesse la Tina in questo periodo…”.

Il rapporto d’intelligence si interruppe subito. La porta si spalancò e l’uomo consegnò una pizza al ragazzo delle consegne. 

“E ora vattene”, ringhiò.
“Le chiedo scusa, signore – rispose il ragazzo scoperchiando il cartone – ma la pizza sbagliata è quell’altra. Gliel’avrei specificato prima, ma non me ne ha dato il tempo”.

L’uomo fece per andarsene ma il ragazzo lo fermò prima di tornare in casa.
“Mi perdoni, signore, questa la può tenere – disse riconsegnando il cartone – così se la può mangiare”.
Esasperato, strappò la pizza dalle mani del ragazzo e tornò in casa dimenticandosi la porta.

Il ragazzo rimase a bocca aperta. La parete sinistra, quella bianca, che aveva intravisto dall’ingresso, era tappezzata di quadri. Fece un paio di passi all’interno. Non si trattava della solita collezione di opere pacchiane, prerogativa snob di chi non sa come riempire gli spazi. Dentro le cornici brillavano forme e colori. In un rettangolo a metà parete, i capelli della bambina e i petali del tarassaco splendevano d’oro. A fianco, il blu intenso di una Notte stellata di van Gogh pulsava di colore, vivo. Poco più in là, alto quasi quanto la parete, il profilo viola e argento di un uomo sbalzava dalla tela e si allungava a corteggiare una donna, tutta curve, incorniciata appena sopra. Uno a fianco all’altro i quadri si chiamavano, giocavano. Splendevano letteralmente, come fossero contenti di rimanere in quel posto. Persino una formichina, capitata lì per caso, sembrava a disagio in mezzo a tanta arte, dove la bellezza si rincorreva di cornice in cornice, magnetica, intervallata ogni tanto da riquadri più piccoli, con foto e autografi. C’era da temere, passando da un quadro all’altro, che il primo s’offendesse.

Ancora estasiato, il ragazzo si voltò verso il lato opposto al muro della bellezza. Rimase pietrificato.
Il vetro di una porta scorrevole nulla poteva contro la truce realtà della stanza. Lì, dentro, vagamente illuminata, traspariva la sagoma di una donna accasciata su una sedia.

Nessun quadro può rendere l’idea della paura. Non un colore, non un soggetto. È un fatto soggettivo, personale. In questa vita non siamo che cocchieri della paura e delle sue derivazioni. Ma per quanto unica, è anche ciò che accomuna il primo e l’ultimo degli esseri umani. Paura è l’assoluto dominio dell’emozione sull’intelletto. Paura è l’assenza di gravità quando il cielo di fa inferno. Paura è il cuore che manca un battito; esiste nulla di più lento della paura?

Come appena tornato a galla dopo un sogno, il ragazzo vide l’uomo uscire dalla cucina. 

“Bastardo!”, gli gridò quest’ultimo. 

Il ragazzo delle consegne guardò ancora una volta la sagoma. Poi l’uomo, che brandiva il cartone della piazza a mo’ di vassoio. Era a un passo da lui.

Ed ora?

  • Il ragazzo si precipita fuori dall'appartamento: aveva raggiunto il suo obiettivo. (60%)
    60
  • Il ragazzo, pur avendo visto, affronta l'uomo e lo concia per le feste. (0%)
    0
  • Il ragazzo non riesce a scappare e l'uomo lo gonfia di botte. (40%)
    40
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121 Commenti

  • Ultimo capitolo, quindi c’è da fare un commento etico, oltre che narrativo: per quel che riguarda il secondo direi che la spiegazione del caso non può mancare (voglio vedere se l’ho azzeccata!); a livello etico, la brioche per berretto blu mi sembra un buon premio (in tutti i sensi) per gli sbattimeti e la fiducia al ragazzo. Aspetto il finale! 🙂

  • Storia a tratti fumosa per i periodi lunghi e un tergiversare evitabilissimo, ( soprattutto nel primo episodio in cui lui ce la mette tutta per farci perdere la pazienza 😉 ) tuttavia trama intelligente, ben congegnata e titolo incredibilmente accattivante. Sei stato più veloce della luce a pubblicare tutti gli episodi, starti dietro non mi sarebbe stato possibile, non riesco a venire spesso in The Incipit, ma leggerti è stato un piacere.
    Il ragazzo delle consegne, prima di chiudere il sipario, deve darci qualche spiegazione, che dici? 😉

    • Anzitutto grazie, e dico davvero. 🙂
      Suppongo il ragazzo abbia ancora qua sa da dire; quindi, chissà! Per quanto riguarda la storia non hai certo torto: sono andato veloce per non perdere la trama. Inoltre, mi sono dovuto “adattare” alla struttura, ma la prossima volta cercherò di ragionarla meglio e lasciare più tempo ai veri protagonisti.
      A presto! 😉

  • La spiegazione delle iniziali delle pizza non l’ho mica capita… ho pareggiato due opzioni, ma inserire la brioche al cioccolato costa niente in confronto a una spiegazione che dovrai tirare fuori dal cappello! 😀 cmq scrivi come un treno, ho dovuto recuperare anche il capitolo precedente! Dovresti dare un pò più di tempo ai lettori… ma capisco la fregola di finire o di procedere prima che le idee scappino! 😉 son curiosa della chiusura, quindi in questo caso… su su! XD

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