Nel palazzo
Doppio crudo, doppia mozzarella, niente pomodoro. Tre birre e una gassosa. Conto saldato con carta elettronica. Indirizzo… Dove cazzo è l’indirizzo? Eccolo: Palazzo Nuovo, via Settembrini 49/a, interno 2. Suonare Fonetti, quinto piano. “Il solito barbone che ha paura a sganciare la mancia”, rifletteva il ragazzo delle consegne consultando il biglietto di riepilogo. Dedurre i clienti dalle ordinazioni gli veniva normale. Nulla di sorprendente o di stravagante, s’intende. Catalogare le relazioni umane è istintivo per chiunque abbia a che fare con molti clienti. All’inizio è solo curiosità, che si cerca di sopprime, invano. Poi subentra l’abitudine. Quindi si passa alla schedatura automatica. Piaccia o no, è una legge di natura: “nasci monaco e muori portinaio”.
Con una sgommata di tutto rispetto, il furgone era già per strada. Insieme ad altre migliaia di veicoli procedeva a singhiozzo per le strade della città. Macchine e camion intasavano il reticolo cittadino colorandolo di fanali gialli e rossi. Lunghe file di stress inneggiavano il ritorno a casa con concerti di clacson. Qualcuno non gradiva, e per chiamare all’ordine l’orchestra di trombe si improvvisava direttore con il dito medio fuori dal finestrino.
Per dribblare la noia e c’era anche chi si inventava pilota: chi cercava di superare in tripla fila, alzando le mani dispiaciuto se dall’altra parte contestavano la manovra; chi passava sui marciapiedi e sulle ciclabili, andando fino in fondo o fermandosi dal chiosco per prendere un hot dog da viaggio; chi, ancora, rimaneva in coda col motore spento, lasciandosi trasportare dalle onde del traffico. Ingorgo pulsante; flusso di smog; sistole e diastole di biografie e marmitte fumanti: era la città che viveva, dimenandosi, da mattina a sera. Solo di notte il tump-tump urbano si assottigliava fino a percepirsi appena.
Ora, in quel preciso istante, qualcuno stava aspettando la propria ordinazione. Il ragazzo delle consegne aveva appena parcheggiato davanti all’entrata del palazzo, tra marciapiede e porta d’ingresso. In fondo al grande atrio tre bocche metalliche verticali spalancavano le fauci mostrando un interno dallo stile schizofrenico: specchio alla parete centrale, pulsantiera in radica e bottoni d’ottone, e ai lati pareti di moquette rossa zebrata a strisce sottili in bianco e nero; un chiaro indizio, semmai ve ne fosse bisogno, delle preferenze sessuali dell’arredatore.
Giunto al quinto piano l’ascensore si spalancò, vomitando dolcemente l’ospite al suo esterno, per poi tornare, subito dopo, dabbasso.
Dopo aver consultato alcune targhette appese alle porte, il ragazzo suonò il campanello. Dalla porta, la serratura sbloccò quattro mandate.
“Buonasera – disse il ragazzo offrendo pizza e birre – e per la mancia non si disturbi”.
“Come dice?”, chiese l’inquilino con un punto di disagio.
“Dico che non c’è bisogno che s’imbarazzi a quel modo, specie per due spiccioli”.
“No, via!, e perché mai? Se aspetta solo un momento…”
“Davvero, non si preoccupi. A lei i soldi non mancano di certo, perché gli straccioni qui nemmeno ci entrano. Lei è probabilmente un professionista, e questo spiega due cose: sia il motivo per cui riesce a permettersi l’affitto, sia il pagamento online, che solo chi è abituato ad utilizzare sfrutta per pagare un conto così modesto. A proposito della pizza, è chiaro che non la mangerà da solo, e questo lo spiegano le bottiglie di birra. Doppio salame e doppia mozzarella: significa che la sua ospite le ha lasciato scegliere i gusti, quindi possiamo dire che siete già in confidenza, ma non abbastanza da uscire a cena insieme. L’ha fatta preparare senza pomodoro, e il perché è evidente dal colore della sua pelle: un professionista non può certo apparire cadaverico, e lei in passato ha abusato delle vitamine del pomodoro cercando di mantenere un colorito abbronzato anche nelle stagioni fredde; questo le ha causato un’intolleranza piuttosto seccante, che la costringe al lettino abbronzante e mangiare solamente pizze bianche. Infine, da come mi sta guardando, sono abbastanza certo che questa sia una relazione fresca, e lei ci tiene a fare bella figura: ecco perché ha preferito pagare prima: per evitare di mostrare quanto disagio le crea dare la mancia, perché in fondo lei è un gran taccagno. Buona serata, signor Fonetti”.
Così dicendo il ragazzo delle pizze fece un cenno con la testa e si congedò. fischiettando in direzione delle scale. Di due cose era certo: in primo luogo – e di questo se ne compiaceva – col discorsetto al signor pizze bianche aveva fatto centro; in secondo luogo, ora era assolutamente certo che di mance, dal signor pizze bianche, non avrebbe mai viste.
Soddisfatto e amareggiato allo stesso tempo, scendeva le scale. Era appena approdato al secondo piano, quando gli ultimi residui di pensiero vennero spazzati via da qualcosa che monopolizzò la sua attenzione. L’ascensore si stava dirigendo al piano terra e un urlo, proveniente dall’appartamento centrale, rimbombò sul pianerottolo.
"Cosa sarà successo?", pensò il ragazzo. Cosa avrebbe dovuto fare?
- Uscire dal palazzo e chiamare le forze dell'ordine: quell'urlo è sospetto. (0%)
- Abbandonare ogni sospetto e rientrare alla base: il lavoro è il lavoro. (0%)
- Seguire l'istinto e la curiosità: e se fosse successo qualcosa di grave? (100%)

28/12/2015 at 12:01
troppo veloce… non son riuscito a seguire la tua avventura
io sono tornato per la conclusione, se ci sei. ti aspetto
ciao
P.S. mi spiace per la lunga assenza, problemi seri purtroppo
02/12/2015 at 15:43
Un finale noir per un giallo intrigante e ben strutturato.
Complimenti Jaques.
02/12/2015 at 19:53
Sempre troppo gentile, Anna. Ancora grazie! 🙂
01/12/2015 at 23:49
Bella l’idea delle iniziali, anche se quello che mi è piaciuto di più del racconto è stato il lessico e l’uso di metafore ricercate, gli ho trovati simpaticamente rococò 🙂
02/12/2015 at 19:53
Mi fa molto piacere, Gabriele, e grazie per il complimento! 🙂
01/12/2015 at 18:45
Chiusa ironica, che chiude il cerchio… Spiegone finale necessario, che ti ha costretto a tenere un po’ a freno il tuo estro. Ti rinnovo i complimenti e spero di ritrovarti presto. Un solo consiglio: la prossima volta cerca di non essere troppo precipitoso e lascia passare più tempo tra un episodio e l’altro… Bravo davvero
02/12/2015 at 19:51
Grazie mille, Lou! La prossima volta cercherò di far le cose per bene 😉
30/11/2015 at 14:16
Bello, bravo. Anche ottima soluzione al mistero e non solo, bel finale. La chiusa con lui che torna alla sua quotidianità mi piace. Complimenti.
30/11/2015 at 20:27
Troppo gentile, davvero. Ancora grazie, e a presto! 🙂
29/11/2015 at 20:55
HELP….fantastico finale, complimenti 😉
30/11/2015 at 20:26
Esagerato! Ti ringrazio tanto, Danio. 🙂
29/11/2015 at 18:01
Bel finale! 🙂 solo, potevi aggiungerci anche gli ingredienti, così si sapevano (ingrediente con la U non mi viene in mente niente…. se ho capito bene) 🙂 alla prossima storia!
29/11/2015 at 19:27
Ciao Giulia! Hai ragione, tuttavia ho preferito non ripeterli; li ho messi nel capitolo 4 e riepilogarli adesso mi sembrava poco “professionale”, per berretto blu.
Grazie mille, buona continuazione a te!
p.s. Era così: acciughe, insalata, uova, tonno e olive. 😉
29/11/2015 at 20:53
Uova! Non ci avevo pensato! Grande! Sì, in effetti per berretto blu non sarebbe stato professionale… 🙂 😉
28/11/2015 at 20:06
Ho votato per l’opzione più scontata: spiegazione del caso. Sono per un finale da giallo classico, anche se tu per nove episodi ti sei divertito a sovvertire tutti gli stereotipi del genere. Ho letto i tre episodi che mi ero perso tutti di un fiato e devo dire che mi hai conquistato… Se dovessi ordinate una pizza direi: Grana Emmental Noci Insalatina e Olive…
29/11/2015 at 14:31
Non c’è che dire, Lou: hai davvero dei buoni gusti. 😉
Speriamo l’ultimo episodio non deluda! (Ci vediamo al tuo decimo)
28/11/2015 at 16:21
A conclusione del caso ci vuole la spiegazione del ragazzo delle consegne.
Ciao Jaques, credo che tu debba valutare seriamente l’ipotesi di darti all’humor, il tuo stile è davvero esilarante, mi piace molto. Complimenti, al gran finale.
29/11/2015 at 14:27
Ciao Anna, ti ringrazio molto! Nel prossimo racconto, magari, ci proverò – anche se rimanere “nel genere” è sempre difficilissimo. 🙂
28/11/2015 at 12:02
Ultimo capitolo, quindi c’è da fare un commento etico, oltre che narrativo: per quel che riguarda il secondo direi che la spiegazione del caso non può mancare (voglio vedere se l’ho azzeccata!); a livello etico, la brioche per berretto blu mi sembra un buon premio (in tutti i sensi) per gli sbattimeti e la fiducia al ragazzo. Aspetto il finale! 🙂
28/11/2015 at 12:45
Be’, non hai tutti i torti. Credevo Berretto blu sarebbe risultato più antipatico, invece in molti lo vorrebbero viziare. Vedremo cosa accadrà nella’episodio finale. E grazie del commento 🙂
27/11/2015 at 14:24
Storia a tratti fumosa per i periodi lunghi e un tergiversare evitabilissimo, ( soprattutto nel primo episodio in cui lui ce la mette tutta per farci perdere la pazienza 😉 ) tuttavia trama intelligente, ben congegnata e titolo incredibilmente accattivante. Sei stato più veloce della luce a pubblicare tutti gli episodi, starti dietro non mi sarebbe stato possibile, non riesco a venire spesso in The Incipit, ma leggerti è stato un piacere.
Il ragazzo delle consegne, prima di chiudere il sipario, deve darci qualche spiegazione, che dici? 😉
28/11/2015 at 11:55
Anzitutto grazie, e dico davvero. 🙂
Suppongo il ragazzo abbia ancora qua sa da dire; quindi, chissà! Per quanto riguarda la storia non hai certo torto: sono andato veloce per non perdere la trama. Inoltre, mi sono dovuto “adattare” alla struttura, ma la prossima volta cercherò di ragionarla meglio e lasciare più tempo ai veri protagonisti.
A presto! 😉
27/11/2015 at 00:09
Tanto curiosa di arrivare alla soluzione completa del caso, quanto dispiaciuta che stia per terminare questo racconto! 🙂
28/11/2015 at 11:48
Sempre fin troppo lusinghiera. Arrossisco! 🙂
26/11/2015 at 21:47
La spiegazione delle iniziali delle pizza non l’ho mica capita… ho pareggiato due opzioni, ma inserire la brioche al cioccolato costa niente in confronto a una spiegazione che dovrai tirare fuori dal cappello! 😀 cmq scrivi come un treno, ho dovuto recuperare anche il capitolo precedente! Dovresti dare un pò più di tempo ai lettori… ma capisco la fregola di finire o di procedere prima che le idee scappino! 😉 son curiosa della chiusura, quindi in questo caso… su su! XD
26/11/2015 at 21:51
No, ok, scusa, avevo letto troppo di fretta per recuperare l’episodio e mi sono sbagliata! Ho capito le iniziali! 🙂 perdon!
28/11/2015 at 11:47
Ciao Giulia, hai ragione: avevo la storia a fil di dito e non volevo perderla. La prossima la lascerò decantare per bene!
P.s. l’ultimo capitolo lo pubblicherò in settimana, credo. 🙂
26/11/2015 at 21:06
Beh una brioche al cioccolato… come rifiutare??
28/11/2015 at 11:44
Peccati di gola: i più difficili da evitare! 😀
26/11/2015 at 20:53
Una brioche al cioccolato per Berretto blu, credo ne abbia proprio bisogno!
28/11/2015 at 11:43
Fosse per me sarebbe già a pane e cipolle. Ma, pensandoci, una ricompensa la meriterebbe anche lui. 🙂
26/11/2015 at 20:33
La spiegazione, come in un classico giallo, visto che non è un classico giallo 🙂
28/11/2015 at 11:41
Chiaro, lineare, ineccepibile. 😉