Dove eravamo rimasti?
Dentro Marilyn
In queste condizioni, proprio ora, sarebbe impossibile rendere giustizia alla descrizione che berretto blu fornì al ragazzo delle consegne. E non certo per la qualità della narrazione, scevra da noie nella memoria degli avvenimenti e squisitamente dettagliata. Semplicemente, il ragazzo ebbe modo di scoprire la più grande passione – dopo la giustizia, s’intende – dell’uomo col berretto: la mondanità. Parlava senza mai interrompersi: i “si dice” e le allusioni erano parentesi che farciva di pettegolezzi e confessioni in conto terzi. Riprendeva fiato in pause rare e concise, costituite perlopiù dalle domande del ragazzo. Quel che quest’ultimo capì è pressappoco quanto segue.
Marilyn Nichelson non era sempre stata ricca. Era figlia di un agricoltore e di una casalinga, una formula famigliare molto diffusa, quando la città era poco più che un grumo di industrie accerchiate da un anello di campi e coltivazioni. Viveva nella modestia, e non le spiaceva. Aveva frequentato le scuole e si era diplomata in ragioneria e contabilità. A lezione ci andava quasi tutti i giorni, quando non doveva aiutare a casa, ma la città – con il suo esser piena di tutto – non l’affascinava affatto. Tutt’altro. E che felicità quando anche i campi tornarono luoghi quasi deserti!
Avvenne pochi anni prima della Seconda età d’oro del grano. Accanto alle ciminiere e alle caserme della produzione, piccole casupole iniziarono a svilupparsi verso le nuvole. Molte persone, dai campi e dai paesi vicini, cominciarono la migrazione verso la città. I palazzi divennero sempre più alti e più numerosi; fiorirono quartieri residenziali; le case più tozze vennero messe a dieta ed appese alle gru, per farle crescere più in fretta; gli enormi prismi di cemento – da cui entravano ed uscivano tute e caschetti – diventavano sempre più grossi per poi scindersi e moltiplicarsi. Le persone continuavano ad affluire e le case a crescere, finché un giorno avvenne il patatrac: le risorse, provenienti dalla campagna, non bastavano più per tutti gli abitanti della città.
Qualcuno fiutò l’affare, ma i contadini – vecchie vipere dell’economia domestica – anticiparono i tempi comprando quasi tutti i terreni lasciati orfani nel fuggifuggi centripeto. L’industria iniziò a danzare secondo i ritmi delle coltivazioni. Qualcuno s’arricchì parecchio, tanto da dover spostare i buoi fuori dalla stalla per far posto a covoni di denari. Ciononostante le risorse iniziarono a scarseggiare. Mancava il cibo, mancavano le riserve; le risorse – ancor di più quelle alimentari – venivano centellinate. Meno cose c’erano, più costavano. E proprio in quel momento il diavolo ebbe una delle pensate più geniali: pensò di vendere qualcosa di invisibile e impalpabile, ma che al mondo non è mai mancata: la speranza. La chiamò finanza, la fine della speranza, e la mise in commercio in altissimi palazzi di vetro, affidandola a luoghi immaginari ed astratti, ma funzionali: i mercati finanziari. L’uomo della città iniziò a mangiare derivati e leggere titoli di Stato, per non sembrare ignorante; iniziò a interessarsi anche alla Borsa, con la tacita compiacenza delle signore; comprò Cct, Ctz e anche Bond: impareggiabile quello con Sean Connery. Alla fine, nonostante tutto, ammise di non averci capito un Bot.
Erano gli anni d’oro e la signora Nichelson prese marito: un vicino di fattoria, a quanto pare, il migliore amico del signor Burti – che mariterà a sua volta ma solo molto tempo dopo. Durò 10 anni, il marito, poi finì il suo tempo qui sulla terra in circostanze che tutt’ora si nascondono agli inquirenti. Quando lui smise di respirare, la signora Nichelson non pianse poi molto. Ma, chissà perché, da quel giorno cambiò tutto: si trasferì in città, lei che l’aveva sempre odiata. Mollò il lavoro e la famiglia ed iniziò a giocare in Borsa l’eredità del marito, trasformando piccolo somme in discrete fortune. Alla morte dei suoi genitori si giocò anche il loro impero agrario. E da qui iniziò la sua popolarità. Fecero a gara con la lama tra i denti per accaparrarsi i suoi beni, e una volta venduta una tempesta distrusse tutto. La sua operazione finanziaria finì su tutti i giornali e spopolò le rubriche di gossip.
L’onda della fama svenne subitanea. La signora Nichelson smise di giocare e si ritirò a vita monacale. Corteggiata dalla finanza, adulata dai rotocalchi, acclamata come esempio dalle signorinelle della buona società, decise di far perdere totalmente le sue tracce. Il gossip le dedicò ancora qualche breve trafiletto molti anni dopo, per dare notizia delle sue seconde nozze con il signor Burti, “gentiluomo che le s’addice molto”, scrissero. Dopodiché, ancora il silenzio.
L’uomo col berretto aveva quasi finito la spiegazione e l’ossigeno, quando il ragazzo delle consegne iniziò a ravanarsi l’interno coscia dalla tasca dei pantaloni. Estrasse il telefono ancora vibrane. Lo aprì, e quello emise un ruggito:
“Sì?”, rispose il ragazzo.
“Pensi di tornare al lavoro oppure ti spediamo a casa la liquidazione?”.
Le cose si mettono male: cosa farà il ragazzo delle consegne?
- Temporeggerà cercando disperatamente un'altra digressione narrativa. (0%)
- Tornerà alla base e lascerà lavorare la polizia. Ma solo per ora: prima bisogna riflettere. (88%)
- Si impunterà e rimarrà lì. A fare cosa, è tutto da capire. (13%)

28/12/2015 at 12:01
troppo veloce… non son riuscito a seguire la tua avventura
io sono tornato per la conclusione, se ci sei. ti aspetto
ciao
P.S. mi spiace per la lunga assenza, problemi seri purtroppo
02/12/2015 at 15:43
Un finale noir per un giallo intrigante e ben strutturato.
Complimenti Jaques.
02/12/2015 at 19:53
Sempre troppo gentile, Anna. Ancora grazie! 🙂
01/12/2015 at 23:49
Bella l’idea delle iniziali, anche se quello che mi è piaciuto di più del racconto è stato il lessico e l’uso di metafore ricercate, gli ho trovati simpaticamente rococò 🙂
02/12/2015 at 19:53
Mi fa molto piacere, Gabriele, e grazie per il complimento! 🙂
01/12/2015 at 18:45
Chiusa ironica, che chiude il cerchio… Spiegone finale necessario, che ti ha costretto a tenere un po’ a freno il tuo estro. Ti rinnovo i complimenti e spero di ritrovarti presto. Un solo consiglio: la prossima volta cerca di non essere troppo precipitoso e lascia passare più tempo tra un episodio e l’altro… Bravo davvero
02/12/2015 at 19:51
Grazie mille, Lou! La prossima volta cercherò di far le cose per bene 😉
30/11/2015 at 14:16
Bello, bravo. Anche ottima soluzione al mistero e non solo, bel finale. La chiusa con lui che torna alla sua quotidianità mi piace. Complimenti.
30/11/2015 at 20:27
Troppo gentile, davvero. Ancora grazie, e a presto! 🙂
29/11/2015 at 20:55
HELP….fantastico finale, complimenti 😉
30/11/2015 at 20:26
Esagerato! Ti ringrazio tanto, Danio. 🙂
29/11/2015 at 18:01
Bel finale! 🙂 solo, potevi aggiungerci anche gli ingredienti, così si sapevano (ingrediente con la U non mi viene in mente niente…. se ho capito bene) 🙂 alla prossima storia!
29/11/2015 at 19:27
Ciao Giulia! Hai ragione, tuttavia ho preferito non ripeterli; li ho messi nel capitolo 4 e riepilogarli adesso mi sembrava poco “professionale”, per berretto blu.
Grazie mille, buona continuazione a te!
p.s. Era così: acciughe, insalata, uova, tonno e olive. 😉
29/11/2015 at 20:53
Uova! Non ci avevo pensato! Grande! Sì, in effetti per berretto blu non sarebbe stato professionale… 🙂 😉
28/11/2015 at 20:06
Ho votato per l’opzione più scontata: spiegazione del caso. Sono per un finale da giallo classico, anche se tu per nove episodi ti sei divertito a sovvertire tutti gli stereotipi del genere. Ho letto i tre episodi che mi ero perso tutti di un fiato e devo dire che mi hai conquistato… Se dovessi ordinate una pizza direi: Grana Emmental Noci Insalatina e Olive…
29/11/2015 at 14:31
Non c’è che dire, Lou: hai davvero dei buoni gusti. 😉
Speriamo l’ultimo episodio non deluda! (Ci vediamo al tuo decimo)
28/11/2015 at 16:21
A conclusione del caso ci vuole la spiegazione del ragazzo delle consegne.
Ciao Jaques, credo che tu debba valutare seriamente l’ipotesi di darti all’humor, il tuo stile è davvero esilarante, mi piace molto. Complimenti, al gran finale.
29/11/2015 at 14:27
Ciao Anna, ti ringrazio molto! Nel prossimo racconto, magari, ci proverò – anche se rimanere “nel genere” è sempre difficilissimo. 🙂
28/11/2015 at 12:02
Ultimo capitolo, quindi c’è da fare un commento etico, oltre che narrativo: per quel che riguarda il secondo direi che la spiegazione del caso non può mancare (voglio vedere se l’ho azzeccata!); a livello etico, la brioche per berretto blu mi sembra un buon premio (in tutti i sensi) per gli sbattimeti e la fiducia al ragazzo. Aspetto il finale! 🙂
28/11/2015 at 12:45
Be’, non hai tutti i torti. Credevo Berretto blu sarebbe risultato più antipatico, invece in molti lo vorrebbero viziare. Vedremo cosa accadrà nella’episodio finale. E grazie del commento 🙂
27/11/2015 at 14:24
Storia a tratti fumosa per i periodi lunghi e un tergiversare evitabilissimo, ( soprattutto nel primo episodio in cui lui ce la mette tutta per farci perdere la pazienza 😉 ) tuttavia trama intelligente, ben congegnata e titolo incredibilmente accattivante. Sei stato più veloce della luce a pubblicare tutti gli episodi, starti dietro non mi sarebbe stato possibile, non riesco a venire spesso in The Incipit, ma leggerti è stato un piacere.
Il ragazzo delle consegne, prima di chiudere il sipario, deve darci qualche spiegazione, che dici? 😉
28/11/2015 at 11:55
Anzitutto grazie, e dico davvero. 🙂
Suppongo il ragazzo abbia ancora qua sa da dire; quindi, chissà! Per quanto riguarda la storia non hai certo torto: sono andato veloce per non perdere la trama. Inoltre, mi sono dovuto “adattare” alla struttura, ma la prossima volta cercherò di ragionarla meglio e lasciare più tempo ai veri protagonisti.
A presto! 😉
27/11/2015 at 00:09
Tanto curiosa di arrivare alla soluzione completa del caso, quanto dispiaciuta che stia per terminare questo racconto! 🙂
28/11/2015 at 11:48
Sempre fin troppo lusinghiera. Arrossisco! 🙂
26/11/2015 at 21:47
La spiegazione delle iniziali delle pizza non l’ho mica capita… ho pareggiato due opzioni, ma inserire la brioche al cioccolato costa niente in confronto a una spiegazione che dovrai tirare fuori dal cappello! 😀 cmq scrivi come un treno, ho dovuto recuperare anche il capitolo precedente! Dovresti dare un pò più di tempo ai lettori… ma capisco la fregola di finire o di procedere prima che le idee scappino! 😉 son curiosa della chiusura, quindi in questo caso… su su! XD
26/11/2015 at 21:51
No, ok, scusa, avevo letto troppo di fretta per recuperare l’episodio e mi sono sbagliata! Ho capito le iniziali! 🙂 perdon!
28/11/2015 at 11:47
Ciao Giulia, hai ragione: avevo la storia a fil di dito e non volevo perderla. La prossima la lascerò decantare per bene!
P.s. l’ultimo capitolo lo pubblicherò in settimana, credo. 🙂
26/11/2015 at 21:06
Beh una brioche al cioccolato… come rifiutare??
28/11/2015 at 11:44
Peccati di gola: i più difficili da evitare! 😀
26/11/2015 at 20:53
Una brioche al cioccolato per Berretto blu, credo ne abbia proprio bisogno!
28/11/2015 at 11:43
Fosse per me sarebbe già a pane e cipolle. Ma, pensandoci, una ricompensa la meriterebbe anche lui. 🙂
26/11/2015 at 20:33
La spiegazione, come in un classico giallo, visto che non è un classico giallo 🙂
28/11/2015 at 11:41
Chiaro, lineare, ineccepibile. 😉