Lui

Dove eravamo rimasti?

Nuovo personaggio: Nuvola: la moglie di Falco (very sad) (60%)

Nuvola e Falco

«Buon giorno.» la voce di Falco rotta dal sonno mi fa ben sperare che, almeno lui, abbia passato una notte serena. 

Lo osservo prepararsi il caffè, mentre fa finta di ignorare il mio continuare a dormire.

«So che sei sveglia da come respiri. Dovrai alzarti da li e rivolgermi la parola.» ringhia.

Mi volto, coprendomi totalmente col piumone.

Nuvola è in viaggio e lo strazio che Roberto sente dentro lo percepisco.

Appoggia la mano sulla mia schiena, per poi sospirare al sentirmi piangere.

«Voglio andare via da qui. Voglio che tu te ne vada via… Via, capisci? Vattene.» dico, singhiozzando.

L’uomo si sdraia accanto a me, appoggiando il suo petto contro la mia schiena.

«Vattene via, Falco.» dico, tra le lacrime.

«Sono Roberto. Sono io…» l’uomo mi prende le mani e mi stringe a sé.

«La lascerò e avremo un figlio nostro. Una casa nostra e…»

«Smettila. Tu non lo farai. Io non sarò la tua missione per sempre. Merito di meglio di questo, io.»

Appena Nuvola citofona, l’uomo che era dentro le mie lenzuola scatta sugli attenti.

Apre la porta e la donna si toglie il passamontagna.

«Amore!» esclama da dentro gli occhi azzurri.

Roberto spalanca le braccia e la donna gli salta in braccio.

Si baciano forte, fortissimo e il nodo in gola sembra quasi strozzarmi.

Mi alzo in piedi e mi dirigo verso il bagno, catturando la loro attenzione.

«Benedetta, io sono Chiara, ti ricordi di me?» dice, porgendomi la mano.

«Ridicoli.» ringhio, contro entrambi, per poi chiudermi dentro il box doccia.

Piango.

Stupidamente forte.

Ho bisogno assoluto che questo strazio venga ascoltato.

E consolato.

«Maschio di serie? Che razza di maschio è uno così?» dico a me stessa.

Il sapone di Marsiglia e l’acqua bollente non possono lavare via l’umiliazione che sento.

«Che modo è di reagire? E questa è quella per cui tu hai rischiato la carriera?» le sento dire, sulla porta del bagno.

«Lasciala stare, Chiara. Ha bisogno di tempo.» le risponde lui, accarezzandole i capelli.

Nuvola entra nelle braccia di Falco, poi lui alza lo sguardo e trova il mio.

«Benedetta, abbiamo notizie per te. Siediti.»

Mi appoggio al frigorifero della cucina e incrocio le braccia.

«L’uomo era a Lenno per motivazioni distanti da “Cosa Nostra”. Ti ha riconosciuta dal tatuaggio che hai al polso. Ma non possiamo garantirti che l’uomo stia in silenzio. Abbiamo motivi a sufficienza per consegnarlo alla giustizia, ma se la tua famiglia dovesse sapere…»

«Non andrò da un’altra parte.» lo interrompo.

«Che cosa?»

«Avete sentito bene. Rinuncio alla scorta, rinuncio a qualsiasi tipo di protezione che lo Stato ha intenzione di offrirmi. Non cambierò identità un’altra volta. Non ho la minima intenzione di cambiare tutto, ancora. Quindi ve ne potete andare.» rispondo, per poi sospirare.

Libera dal peso di quelle parole che sono le più difficili da dire.

Per me.

Per Eva, la donna che sono diventata sulle sponde di questo lago e per Benedetta, la ragazzina che è scappata tremando, da un padre e da leggi mafiose che ancora oggi non ha il potere di comprendere.

«Ti prego, non fare cazzate.» mugugna l’uomo.

Chiara lo blocca e si scaraventa contro di me.

«Fare l’eroina non è quello che serve a te, a noi… allo stato!»

«Sbraita, fai pure. La realtà è che tu, brutta puttanella, hai mentito. I miei non sapevano che Falco e io stavamo insieme, lui non era morto. Lo hai preso e legato a te con l’inganno. Non mi spedirai distante da qui. Io non me ne andrò. Questa è la MIA terra, quella che per te è una pozza, è il MIO lago. Prenditi tuo marito e sparite dalla mia esistenza. Se e quando mio padre saprà dove sono io sarò al sicuro.»

Roberto sgrana gli occhi, mentre io sono sono sotto la tempesta che ho creato.

Chiara si avventa su di me, prendendomi per la maglia sbattendomi contro il muro.

«Quelle come te non si meritano niente.» ringhia la ragazza, spaventata dallo sguardo del suo uomo.

«E tu non sei diversa dai mafiosi che mi hanno violentata e spinta quella sera in caserma. Della stessa pasta.»

Chiara mi scaraventa addosso uno schiaffo.

Forse meritato, chissà.

«Lasciala stare!» urla l’uomo.

Ma Nuvola non lo ascolta e nella colluttazione sbatto la testa contro lo spigolo del tavolo.

 

***

 

«Mi senti Eva?» una voce dolcissima mi risveglia da un sonno doloroso.

«Dove sono?» chiedo, toccandomi la testa.

Un ago canula dentro il braccio non fa presagire nulla di nuovo.

«Eccola, è sveglia. Chiama il dottore, presto!» continua.

Quando riesco a mettere a fuoco, un paio di occhi neri e una barba incolta mi colpiscono.

«Ciao Eva, io sono Tommaso. È un piacere conoscerti.»

 

Lui ha una voce dolce.

Lui si prenderà cura di me.

profumo:

  • di dolce. (9%)
    9
  • di buono (45%)
    45
  • di zagara (45%)
    45
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92 Commenti

  1. Ma così giochi sporco uff!
    Non puoi tentarmi con rasoi e cucine… tu sai bene cosa immagina la mia mente se parli di due persone in cucina, per fortuna non c’era una birra nei paraggi!

    Mettiamo un bel po’ di pepe in questa storia, gli ingredienti ci sono tutti… adesso facci assaggiare un bel piatto prelibato! 😉
    <3

    • quale onoreeeeee l’unica signora dell’EROS di questo sito!!!!!
      signori, silenzio!!!!
      Grazie Mily, per me sarà un onore tornare a scrivere con e per te.
      (questa meravigliosa canzone me la tengo buona per la prossima!)

      • la mente correva più velocemente di quanto le dita riuscissero a cogliere… sì, un paio di volte mi sono chiesto quali fossero le parole che evidentemente mancavano.
        Anche se hai il dono di scrivere così di getto, dedicare poco tempo ad una veloce rilettura, sarebbe segno di maggior considerazione per i lettori che ti seguono… che comunque ti apprezzano e sono soddisfatti.
        Adesso vado a leggermi la seconda puntata.

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