Regione che vai…detto che trovi!

Dove eravamo rimasti?

In quale regione ci trasferiamo per il prossimo episodio? Sicilia (45%)

Sicilia

Peppino Costa fece quattro grandi affari nell’arco di tutta la sua vita. E sapeva che erano tali perchè immancabilmente e inspiegabilmente una quaglia gli usciva dal cappello sotto il quale se ne stava nascosta all’insaputa dell’interessato.

Il primo lo fece a otto anni, quando scambiò deriso dai coetanei, una fionda con un telaio da bicicletta arrugginito e all’apparenza inservibile. Sancito lo scambio, levò il cappello in segno di saluto e con un frullio di ali una quaglia svolazzò ai piedi del mandorlo. Gli venne quasi un colpo, fifone com’era, ma gli altri risero di buon grado e apprezzarono il gioco, che gioco non era. Passò un paio di giorni a chiedersi come la quaglia fosse finita sotto il suo cappello, ma non trovò risposta. In compenso, il telaio arrugginito della bicicletta recò grandi benefici alla sua famiglia: poteva fare piccole commissioni guadagnandosi così qualche favore a destra e sinistra, una focaccia in cambio di una consegna per il panettiere, due arance per aver aiutato il fruttivendolo e anche qualche pezzo di carne quando il macellaio gli chiedeva di consegnare roba alla vedova che non poteva venire a prenderla. Gli altri bambini non si scordarono mai del Peppino, che aveva fatto volare un uccello per la contentezza di aver scambiato la sua fionda con un telaio di bicicletta da buttare, ma ammisero che aveva fatto un grande affare.

*

Il secondo grande affare della sua vita lo fece a ventidue anni quando sposò Concetta. Peppino era un bel ragazzo, ma di sposarsi non ne voleva proprio sapere. Fu colpa di una pecora. Stava andando a Messina quando aveva visto l’animale sbarrargli la strada. Aveva sbandato e si era rotta la sua amata bicicletta aggiustata e rattoppata talmente tante di quelle volte che ormai stava assieme solo per miracolo. Il Costa maledì l’animale, poi con l’intento di farsi risarcire, cercò il padrone, trovò la figlia e come risarcimento si trovò ammogliato. Il gruppo di ragazzini che erano cresciuti con lui lo prese in giro molto per questa storia, ridevano di lui e lo schernivano, ma Peppino non se ne curava, era proprio innamorato! Ma capì di aver fatto un grande affare quando il giorno del matrimonio, salutando l’arrivo della sposa, alzò il cappello e una quaglia volò ai piedi di un albero di arance vicino al gazebo. Gli amici risero di lui ancora, ricordando il vecchio episodio della bicicletta e pensando anche stavolta ad una messinscena… ma si ricredettero quando capirono che sposare quella donna era stata un’ottima scelta: aveva fegato e un intuito per gli affari, e presto Peppino si ritrovò abbastanza ricco da potersi trasferire e dal poter comprare una mandria di pecore tutta sua, che fece la fortuna della sua famiglia. Concetta gli diede inoltre sei figli, tutti maschi sani e forti.

*

Il terzo grande affare lo fece un giorno di Marzo a cinquantatrè anni. La quaglia volò con immenso stupore degli astanti, dal suo cappello di paglia, quando se lo levò di fronte all’impresario edile e all’architetto venuti a comprare il terreno della sua famiglia.

Tutti pensavano fosse uno scherzo, invece il Peppino vendeva sul serio. Era stanco delle minacce e delle ritorsioni, inoltre pagavano una buona cifra, e per questo si era deciso, con grande rammarico di Concetta e dei figli. Ma quando la quaglia volò via dal cappello, con grande imbarazzo dell’avvocato, Peppino si rilassò e tutti pensarono che forse aveva fatto un altro grande affare. Il Costa e la quaglia ormai erano una sorta di leggenda, quindi nessuno si stupì che nel giro di pochi mesi, avesse una casa a Messina e una barca con cui pescare al posto di una cascina e delle pecore. Imparò in fretta il mestiere e lo tramandò ai suoi figli.

*

L’ultimo grande affare della sua vita lo fece il giorno in cui morì. Sedeva sul molo rammendando una rete, quando vide venire verso di lui la Signora, avvolta nel suo mantello nero, con una falce posata su una spalla ossuta.

– E’ giunta l’ora? – chiese senza scomporsi.

Presumo di sì, se sei Ninuccio Costa.

– No, io sono Peppino, Ninuccio è mio figlio.

Allora non sei tu… disse la Morte, e fece per andarsene.

– Aspetta! – disse agitato Peppino – Perchè non prendi me al posto suo?

Perchè?

Peppino glielo spiegò e così morì un giorno di Gennaio del 1940. Aveva ottantacinque anni e al suo funerale parteciparono tutti quelli che l’avevano conosciuto, e anche chi aveva sentito parlare di lui. Nello scendere i gradini della chiesa per portarlo al cimitero, un colpo di vento strappò il cappello posato sul capo del Peppino e una quaglia si alzò in volo posandosi sul carro che lo attendeva. Gli astanti ammutolirono. Come poteva essere un buon affare? Nessuno lo capì finchè la guerra non chiamò Ninuccio e i suoi fratelli alle armi. Dei sei maschi, solo Ninuccio tornò dal fronte. Suo padre aveva salvato lui e con lui tutta la sua discendenza.

Da allora, a conclusione di un buon affare, si prese a dire:

Fari vulari la quagghia

(Trad. Far volare la quaglia – usato per indicare di aver fatto un buon affare)

Quale sarà la prossima regione?

  • Veneto (Lazio verrà riproposto nel prossimo episodio) (42%)
    42
  • Emilia Romagna (47%)
    47
  • Sardegna (11%)
    11
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188 Commenti

  • Finale veramente stupendo! 😀
    L’episodio molisano mi ha fatto veramente morire dal ridere. Complimenti! Hai avuto proprio una bella idea con queste serie di episodi dedicati a ogni regione. Aspetto il prossimo round. 😉
    P.S anche se in tremendissimo ritardo, non credi di averti fatto i complimenti per la copertina. Molto belle e meritatissima.

  • Bello e divertente il racconto e il detto sul Molise:
    “Tempo d’inverno e culo di neonato non ti danno alcuna sicurezza”
    In effetti è davvero così.. 🙂
    Poi sei davvero bravissima per come riesci a trasmettere ” semplicità” nel modo tutto tuo di narrare.
    Complimenti

    • Sono contenta di averti sempre in orima linea Danio! Grazie per il supporto che mi date voi lettori! Prima di scoprire questo sito pensavo che le mie idee e il mio modo di scrivere fossero orribili… è bello scoprire di essersi sbagliati! (Restando nella modestia che si può sempre migliorare!)
      Alla prossima mia e all’attuale tua allora! 🙂

  • Ciao, arrivo in ritardo, spero non troppo tardi per porti i miei complimenti per i tuoi racconti…
    Ho letto il primo e il il nono, mi riprometto di leggere i restanti capitoli..
    Ho provato molto interesse nel leggerti. Come è interessante il tuo modo di narrare.
    Per cui grazie, mi avermi reso il pomeriggio meno “ostico” del solito e più speranzoso..
    Complimenti

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