Dove eravamo rimasti?
Calabria
Lorena era famosa in tutto il paese e anche nei dintorni per la sua cocciutaggine. Non per niente, era una mula.
Aveva un pelo bellissimo e grigio, costantemente tenuto lucido dal lungo strigliare che il padrone effettuava due volte al giorno. Aveva una dentatura da far invidia a qualsiasi altro asino, bella grande e bianca, pronta a scattare se qualcuno faceva qualcosa che non le garbava. Tipo metterle il basto. Non si sarebbe mai abbassata a portare sul groppo qualcosa o qualcuno, nemmeno se quel qualcuno era Giovanni, il suo padrone. Più volte costui aveva provato, sia con il bastone che con la carota, a farle portare qualcosa ma sistematicamente, l’asina scagliava per terra il peso, o scappava ancora prima che riuscisse a posarglielo in groppa. Giovanni ci aveva infine rinunciato, asserendo che con un carattere così era probabilmente improntata a ben più aulici compiti… quali ad esempio procreare.
Messosi in testa che Lorena era pronta per far da mamma, il buon Giufà (come veniva chiamato dagli amici) decise di iniziare la ricerca di un potenziale marito per la sua protetta. Visitò le stalle dei vicini, andò fino a Reggio per vedere la fiera degli asini che si teneva annualmente, ma a suo parere nessuno dei possibili candidati aveva possibilità di piacere a Lorena. La mula dal canto suo si divertiva: mai si era allontanata così tanto e aveva visto posti nuovi. La gente si fermava a carezzarle il muso e a complimentarsi della sua bellezza. Un paio di volte rischiò di esser rapita: sulla strada si aggiravano i briganti, ma lei era pronta a difendere se stessa e il padrone a colpi di zoccolo e morsi. Passò un’intera stagione in cui Giufà girò per il suo paese a piedi, accompagnando la mula per la cavezza e portando sulla schiena il peso del bagaglio, peraltro modesto, che Lorena si rifiutava di portare. Quando lo fermavano per chiedergli spiegazioni, era solito rispondere che la sua mula era troppo bella per rovinarsi portando i carichi. Deriso da quelli che lo ascoltavano, continuava imperterrito nel suo viaggio.
Quando fece ritorno al suo paese, tutti si presentarono alla sua stalla per salutarlo e videro una cosa sconcertante: Lorena era stesa sulla paglia fresca, bella gialla e profumata, con un canovaccio bagnato sulla fronte, e Giufà che si affaccendava lì intorno con un cesto di verdura, mettendo sotto il naso della mula i più disperati frutti.
– Giufà… ma che succede? È malata? – chiese un vicino.
– No, no! È pregna! – rispose l’uomo felice.
I compaesani si guardarono l’un l’altro, poi uno si decise a parlargli: – Guarda che i muli sono sterili!
Lorena emise un raglio di disprezzo. Giufà sbuffò: – Ti dico che è pregna! Me l’ha confermato il fatto che lei non vuole più carote, vedi? – disse mettendo una carota sotto il naso della mula, la quale si voltò schifata e ragliò mostrando i denti – è come mia moglie: quando rimase incinta le presero strane voglie.
Nessuno osò contraddire quanto diceva, ma ognuno nutriva i suoi dubbi.
Passarono tre mesi e Giufà divenne sempre più povero e più misero: sua moglie e i tre figli ormai grandi lo lasciarono per Reggio e una maggior fortuna, ma lui aveva la sua asina e tanto gli bastava.
Lorena era divertita: bastava ragliare e disdegnare quello che Giufà le metteva sotto il naso per vedersi proporre del cibo nuovo e diverso. Per due settimane mangiò solo insalata, poi si stufò e pretese solo carote. Poi arrivò il turno delle mele… e la divertiva vedere il padrone disperato quando rifiutava il cibo. Ma non era solo riguardo agli alimenti che faceva i capricci. Quando erano tornati dal lungo viaggio, Lorena aveva prediletto la paglia gialla e profumata. Un giorno però Giufà, non trovando più paglia fresca, le aveva cambiato lo stallo e aveva messo del fieno verde brillante. Lorena si era rifiutata di entrare e il povero Giufà aveva passato la notte in bianco accanto alla mula fuori dalla stalla tenendo una coperta sospesa sopra di loro mentre una pioggia torrenziale cadeva incessante. Aveva poi trovato un posticino nella stalla del vicino, che possedeva un gregge di pecore e aveva chiesto se poteva lasciare lì Lorena in cambio del suo latte per un paio di giorni in attesa che trovasse della paglia fresca. La mula si era adattata fin troppo bene: la lana della pecora le piaceva, era soffice e calda. Quando Giufà la ricondusse nel suo stallo, ora preparato con la paglia fresca come piaceva a lei, Lorena si impuntò e tornò nella stalla del vicino senza che il povero Giovanni potesse fare alcunchè. La seguì e vide che si appoggiava alle pecore. Capì, e si disperò: provò col bastone e con la carota, ma Lorena era una mula, e solo quando ebbe abbastanza lana nello stallo, si degnò di tornare da Giufà. Immaginatevi come diventò dopo che ebbe partorito!
In paese divenne famosa nel detto:
aviri cchju vizi ra mula i Giufà
(trad. Avere più vizi della mula di Giufà – avere cattive abitudini e pretendere sempre qualcosa)
Voliamo in...
- Molise (ebbene sì, in questo sconosciuto! :D) (19%)
- Puglia (13%)
- Valle d'Aosta (69%)

26/05/2016 at 17:46
Brava Giulia, aspetto il seguito, allora!
19/05/2016 at 11:36
Finale veramente stupendo! 😀
L’episodio molisano mi ha fatto veramente morire dal ridere. Complimenti! Hai avuto proprio una bella idea con queste serie di episodi dedicati a ogni regione. Aspetto il prossimo round. 😉
P.S anche se in tremendissimo ritardo, non credi di averti fatto i complimenti per la copertina. Molto belle e meritatissima.
12/05/2016 at 15:37
Bello e divertente il racconto e il detto sul Molise:
“Tempo d’inverno e culo di neonato non ti danno alcuna sicurezza”
In effetti è davvero così.. 🙂
Poi sei davvero bravissima per come riesci a trasmettere ” semplicità” nel modo tutto tuo di narrare.
Complimenti
11/05/2016 at 19:06
Simpatica conclusione per questa tua prova molto originale e ben scritta. A rileggerti Giulia 🙂
12/05/2016 at 11:33
Grazie Anna, giro presto anche sul tuo! Contenta che ti siano piaciute, e spero di essere riuscita a strapparti un sorriso con qualche storia! 😉
11/05/2016 at 17:40
Benissimo Giulia, ottima conclusione. Ti aspetto/aspettiamo, ma non farci attendere troppo!!! :-*
12/05/2016 at 11:32
Tranquilla, apoena ho un’idea chiara arrivo a tampinarvi! XD
Grazie per avermi seguito fino in Molise! 🙂
11/05/2016 at 16:18
Grazie a te per averci allietato con queste storie davvero simpatiche e scritte benissimo, ti aspetto 🙂
12/05/2016 at 11:31
Sono contenta di averti sempre in orima linea Danio! Grazie per il supporto che mi date voi lettori! Prima di scoprire questo sito pensavo che le mie idee e il mio modo di scrivere fossero orribili… è bello scoprire di essersi sbagliati! (Restando nella modestia che si può sempre migliorare!)
Alla prossima mia e all’attuale tua allora! 🙂
11/05/2016 at 13:22
Ciao!! 😀
Bellissime tutte le storielle che ci hai proposto! Complimenti per esserti inventata questi racconti a partire da un detto regionale! 😀
Non vedo l’ora di leggerti nuovamente nella prossima storia che pubblicherai!
A presto!! ^-^
12/05/2016 at 11:29
Ciao Mika, è stato un viaggio emozionante in effetti, e ammetto sconsideratamente di non aver saputo, finomad ora, nemmeno uno di questi detti!
Ci vediamo da te, intanto che scelgo su che genere buttarmi (comico o avventura? Aaarghhhh) 😉
11/05/2016 at 11:44
Bravissima! 🙂 Tutti racconti bellissimi! *–*
Mi sono piaciuti dal primo all’ultimo! Mi mancheranno queste storie!
Ancora tanti complimenti!Torna presto! 🙂
12/05/2016 at 11:27
Sono contenta che il finale ti sia piaciuto! Ho già in mente qualche cosa, due a dire il vero, ma non so decidermi! Appena avrò qualcosa di concreto riprendo!
Intanto ci vediamo sul tuo! 🙂
06/05/2016 at 15:50
Ciao, arrivo in ritardo, spero non troppo tardi per porti i miei complimenti per i tuoi racconti…
Ho letto il primo e il il nono, mi riprometto di leggere i restanti capitoli..
Ho provato molto interesse nel leggerti. Come è interessante il tuo modo di narrare.
Per cui grazie, mi avermi reso il pomeriggio meno “ostico” del solito e più speranzoso..
Complimenti
12/05/2016 at 11:25
Sono contenta che ti sia piaciuto, e ti ringrazio di avermi raggiunto anche all’ultimo! Spero apprezzerai anche la conclusione e magari mi raggiungerai sul nuovo racconto, quando lo posterò! 🙂
27/04/2016 at 17:28
Scegli tu la regione.
Devo dire che ho preferito altri episodi a questo ma sono certa che saprai terminare col botto.
29/04/2016 at 20:10
Sinceramente, ammetto che Umbria mi ha messo in difficoltà! 🙂 spero di nin deluderti con l’ultimo allora! Grazie per essere passata!
27/04/2016 at 15:12
Ora tocca all’autrice! 🙂
29/04/2016 at 20:08
Ciao! Grazie, speriamo di concludere in grande stile allora! 😀
27/04/2016 at 14:34
Fantastico questo capitolo e viva la franchezza. 😉 Peccato siamo alla fine, mi spiace, perché i tuoi racconti sono una ventata di freschezza originalità e leggerezza. 🙂 A tua scelta, cara Giulia. 😉
29/04/2016 at 20:08
Ciao Pinky! Grazie per i complimenti, ovviamente mi fa molto piacere sapere che sono apprezzati…. tranquilla che cmq ho già una nuova idea, sempre humor da proporre! (Ho quasi deciso di fare due racconti per ogni genere…)
A me la scelta…. io la delego al caso, sappilo! Farò a estrazione 😀
27/04/2016 at 13:56
Per il gran finale, voto una regione tra quelle scartate durante il nostro viaggio! (e non perché l’ha votato anche Mika, ma perché spero che esca la Liguria *w* XD)
Bellissima anche questa storia! Guglielmo mi è piaciuto molto! Mi sono immaginata benissimo la faccia sconvolta di suo padre! AhahXD
Alla prossima! 🙂
29/04/2016 at 20:03
Ahahahah! Tranquilla, ho trovato un caoitolo dove hai votato diverso da Mika! 😉
Per la regione a scelta, in tutta sincerità non so ancora quale fare, metterò dei bigliettini in una ciotola e pescherò una regione… 🙂 pari opportunità per tutte! Vedremo quake sarà
Semore contenta che ti piacciano i personaggi, spero di nkn deluderti nel finale!
29/04/2016 at 20:04
(Dovessi scrivere tutti i racconti al table sarebbero sgrammaticati all’inverosimile! D:)