Dove eravamo rimasti?
Toscana
Paliocchi Lorenzo veniva chiamato “Biccialla” perchè capitava sovente che parlasse un dialetto fiorentino talmente antiquato la cui unica parola comprensibile era appunto biccialla. Era un bel giovanotto, robusto e piacente, con occhi verdi, capelli castani dai riflessi rossi e portava un pizzetto di un colore rosso fiamma, tanto che pareva, da lontano, che gli stesse andando a fuoco la faccia.
Il Lorenzo lavorava come maniscalco nella bottega del fabbro, curandosi di sistemare i ferri ai cavalli e sotto il grembiale di cuoio macchiato di fuliggine e carbone, portava sovente dei pantaloni attillati di un azzurro cielo. Quando non lavorava, abbinata ai calzoni aveva una camicia bianca talmente linda che spiccava come un pavone in mezzo al pollaio.
Tutti volevano bene a quel giovane che, se gliene si dava l’occasione, si vantava di essere un grande letterato, un amante delle arti, in particolar modo della poesia e della lirica. Strano ma vero, sapeva leggere e scrivere, ma dove avesse imparato nessuno sapeva dirlo: era arrivato in paese malconcio e affamato all’età di dieci anni e aveva trovato rifugio presso il fabbro solo perchè sapeva far di conto. Crescendo aveva iniziato ad apprendere il mestiere. Il problema era che il giovanotto spendeva la sua parte di denaro in libri, e anche quando lavorava declamava versi senza senso, presumibilmente di sua invenzione e con parole altrettante inventate. I suoi amici lo prendevano bonariamente in giro per questo, poiché a parer loro, sapeva sì far di conto, ma non sapeva leggere più di tre lettere di fila.
Una sera, Lorenzo arrivò al bar con sguardo sognante. Prese posto a un tavolo e si accorse solo dopo dieci minuti che era seduto a quello sbagliato. Gli amici sghignazzavano tra loro, ma erano curiosi di sapere che cosa bolliva in pentola. Quando si fu sistemato al tavolo giusto, dopo aver rischiato di mancare la sedia di ben dieci centimetri, gli chiesero che fosse successo.
– Allora Biccialla, cos’è quello sguardo da cascamorto?
– Aahh – sospirò questi – mai più dama trafiggerà il mio cuor in esta maniera.
Gli amici risero di gusto alla parlata dell’amico: era già la milionesima volta che il Lorenzo mirava da lontano una qualche donna e poi rimaneva a sognare ad occhi aperti sul suo incontro e sui suoi impossibili sviluppi.
– Sì? E chi è la fortunata di turno?
– Caterina!
– La figlia del panettiere?
Biccialla guardò male l’amico: – Del panettiere? Una dama ‘sì fina non può esser figlia di un grezzo uomo come il panettiere! – rispose risentito.
– Allora sarà un’altra Caterina. – ribattè ammiccando agli altri l’amico. Ordinò un giro di birre e la questione finì lì, almeno per quella sera.
Per due giorni, il Lorenzo fantasticò sulla donna poi, come al solito, convinto che ciò che aveva immaginato fose realmente accaduto, raccontò agli amici la sua versione: – E così esta dama s’è rivolta a me, con sguardo implorante, dicendomi di prenderla lì, nella bottega del fabbro. Ma mai avrei potuto assecondare simile richiesta!
– E perchè no?
– Perchè fu la stessa richiesta che mi fece Genoveffa! Non si posson prender due dame nello stesso luogo.
– Ma Genoveffa non… – incominciò uno, ma all’occhiataccia che gli lanciò un altro, tacque e ascoltò il seguito.
– Il nido d’amore uno deve essere, e uno sarà, per ciascuna di quelle donne. Genoveffa nella bottega può andare, ma Caterina! Caterina merita un letto di piume e lenzuola di raso!
– Senti un po’, Biccialla… ma almeno una potresti anche…
– Osi mettere in dubbio che io non abbia mai… – iniziò irato il Lorenzo, che era pronto a tutto, ma non a sentirsi dare del bugiardo. Gli amici risero, ordinarono un giro di birre e lasciarono cadere l’argomento. Inutile dire che il Biccialla non aveva realmente mai visto una donna nella sua interezza, figuriamoci essersela portata a letto. Invano gli amici avevano tentato di portarlo con loro in una casa di donne, ma il Lorenzo non ne aveva mai voluto sapere. Giammai sarebbe andato con una meretrice! Le grandi dame erano disposte ad accoglierlo e quindi perchè accontentarsi delle donnicciole? Caterina, Genoveffa, Isabella, Lucrezia e altre, andavano da lui come api al miele, perchè quindi pagare, quando poteva avere ciò che voleva anche solo schioccando le dita?
Inutile dire anche, che le suddette ragazze, se proprio era capitato che parlassero con lui, nulla di più avevano mai detto se non “si è azzoppato il cavallo”. E non erano nemmeno dame di grande classe: Caterina era veramente la figlia del panettiere, Genoveffa e Isabella erano anche loro figlie di commercianti e Lucrezia era una novizia del vicino convento.
Da quando scoprirono che il Lorenzo inventava tutte le sue storie amorose ma non concludeva assolutamente niente, i toscani presero a dire:
e tu fa la fin di Biccialla, ‘he morì senz’assaggialla
(Trad. Farai la fine di Biccialla, che morì senza aver avuto il piacere di una donna – per indicare appunto chi si vanta di qualcosa senza averlo realmente.)
Dove andiamo adesso? (Dal prox cap, le regioni scartate non verranno più riproposte, così come Lazio, fino al 9 cap)
- Sardegna (67%)
- Piemonte (25%)
- Liguria (8%)

26/05/2016 at 17:46
Brava Giulia, aspetto il seguito, allora!
19/05/2016 at 11:36
Finale veramente stupendo! 😀
L’episodio molisano mi ha fatto veramente morire dal ridere. Complimenti! Hai avuto proprio una bella idea con queste serie di episodi dedicati a ogni regione. Aspetto il prossimo round. 😉
P.S anche se in tremendissimo ritardo, non credi di averti fatto i complimenti per la copertina. Molto belle e meritatissima.
12/05/2016 at 15:37
Bello e divertente il racconto e il detto sul Molise:
“Tempo d’inverno e culo di neonato non ti danno alcuna sicurezza”
In effetti è davvero così.. 🙂
Poi sei davvero bravissima per come riesci a trasmettere ” semplicità” nel modo tutto tuo di narrare.
Complimenti
11/05/2016 at 19:06
Simpatica conclusione per questa tua prova molto originale e ben scritta. A rileggerti Giulia 🙂
12/05/2016 at 11:33
Grazie Anna, giro presto anche sul tuo! Contenta che ti siano piaciute, e spero di essere riuscita a strapparti un sorriso con qualche storia! 😉
11/05/2016 at 17:40
Benissimo Giulia, ottima conclusione. Ti aspetto/aspettiamo, ma non farci attendere troppo!!! :-*
12/05/2016 at 11:32
Tranquilla, apoena ho un’idea chiara arrivo a tampinarvi! XD
Grazie per avermi seguito fino in Molise! 🙂
11/05/2016 at 16:18
Grazie a te per averci allietato con queste storie davvero simpatiche e scritte benissimo, ti aspetto 🙂
12/05/2016 at 11:31
Sono contenta di averti sempre in orima linea Danio! Grazie per il supporto che mi date voi lettori! Prima di scoprire questo sito pensavo che le mie idee e il mio modo di scrivere fossero orribili… è bello scoprire di essersi sbagliati! (Restando nella modestia che si può sempre migliorare!)
Alla prossima mia e all’attuale tua allora! 🙂
11/05/2016 at 13:22
Ciao!! 😀
Bellissime tutte le storielle che ci hai proposto! Complimenti per esserti inventata questi racconti a partire da un detto regionale! 😀
Non vedo l’ora di leggerti nuovamente nella prossima storia che pubblicherai!
A presto!! ^-^
12/05/2016 at 11:29
Ciao Mika, è stato un viaggio emozionante in effetti, e ammetto sconsideratamente di non aver saputo, finomad ora, nemmeno uno di questi detti!
Ci vediamo da te, intanto che scelgo su che genere buttarmi (comico o avventura? Aaarghhhh) 😉
11/05/2016 at 11:44
Bravissima! 🙂 Tutti racconti bellissimi! *–*
Mi sono piaciuti dal primo all’ultimo! Mi mancheranno queste storie!
Ancora tanti complimenti!Torna presto! 🙂
12/05/2016 at 11:27
Sono contenta che il finale ti sia piaciuto! Ho già in mente qualche cosa, due a dire il vero, ma non so decidermi! Appena avrò qualcosa di concreto riprendo!
Intanto ci vediamo sul tuo! 🙂
06/05/2016 at 15:50
Ciao, arrivo in ritardo, spero non troppo tardi per porti i miei complimenti per i tuoi racconti…
Ho letto il primo e il il nono, mi riprometto di leggere i restanti capitoli..
Ho provato molto interesse nel leggerti. Come è interessante il tuo modo di narrare.
Per cui grazie, mi avermi reso il pomeriggio meno “ostico” del solito e più speranzoso..
Complimenti
12/05/2016 at 11:25
Sono contenta che ti sia piaciuto, e ti ringrazio di avermi raggiunto anche all’ultimo! Spero apprezzerai anche la conclusione e magari mi raggiungerai sul nuovo racconto, quando lo posterò! 🙂
27/04/2016 at 17:28
Scegli tu la regione.
Devo dire che ho preferito altri episodi a questo ma sono certa che saprai terminare col botto.
29/04/2016 at 20:10
Sinceramente, ammetto che Umbria mi ha messo in difficoltà! 🙂 spero di nin deluderti con l’ultimo allora! Grazie per essere passata!
27/04/2016 at 15:12
Ora tocca all’autrice! 🙂
29/04/2016 at 20:08
Ciao! Grazie, speriamo di concludere in grande stile allora! 😀
27/04/2016 at 14:34
Fantastico questo capitolo e viva la franchezza. 😉 Peccato siamo alla fine, mi spiace, perché i tuoi racconti sono una ventata di freschezza originalità e leggerezza. 🙂 A tua scelta, cara Giulia. 😉
29/04/2016 at 20:08
Ciao Pinky! Grazie per i complimenti, ovviamente mi fa molto piacere sapere che sono apprezzati…. tranquilla che cmq ho già una nuova idea, sempre humor da proporre! (Ho quasi deciso di fare due racconti per ogni genere…)
A me la scelta…. io la delego al caso, sappilo! Farò a estrazione 😀
27/04/2016 at 13:56
Per il gran finale, voto una regione tra quelle scartate durante il nostro viaggio! (e non perché l’ha votato anche Mika, ma perché spero che esca la Liguria *w* XD)
Bellissima anche questa storia! Guglielmo mi è piaciuto molto! Mi sono immaginata benissimo la faccia sconvolta di suo padre! AhahXD
Alla prossima! 🙂
29/04/2016 at 20:03
Ahahahah! Tranquilla, ho trovato un caoitolo dove hai votato diverso da Mika! 😉
Per la regione a scelta, in tutta sincerità non so ancora quale fare, metterò dei bigliettini in una ciotola e pescherò una regione… 🙂 pari opportunità per tutte! Vedremo quake sarà
Semore contenta che ti piacciano i personaggi, spero di nkn deluderti nel finale!
29/04/2016 at 20:04
(Dovessi scrivere tutti i racconti al table sarebbero sgrammaticati all’inverosimile! D:)