Dove eravamo rimasti?
Veneto
Il signor Bortot era matto come un cavallo, almeno a detta dei suoi compaesani.
Andava in giro dalla mattina alla sera parlando da solo e barcollando come un ubriaco, sebbene bevesse si e no mezzo bicchiere di vino a pranzo e poi solo acqua. Era magro, un vero e proprio stecco, con la pelle cerea e cascante, pochi capelli bianchi in testa e due occhi acquosi color ghiaccio. Nessuno sapeva quanti anni avesse, poteva essere lì dai tempi di matusalemme, e nemmeno se fosse nato lì o altrove. Ma una cosa era certa: era smemorato. Di mestiere aveva fatto il calzolaio, fino a quando non aveva mandato a fuoco la baracca dimenticandosi la pipa accesa vicino ad un giornale; da allora con la testa non era più tanto a posto.
Un giorno, la signorina Sartori fu svegliata dalle grida del Bortot. Inveiva come un indemoniato, facendo un gran fracasso nella casa accanto dove era andato ad abitare dopo l’incendio. Non che la Giovanna fosse contenta di quella sistemazione: avere un vicino pazzo non era consigliabile per una signorina, ma che poteva farci? L’avevano messo lì, e mo se lo doveva tenere. Non era insolito che il Goffredo Bortot iniziasse a far casino la mattina: nonostanze la sua corporatura da canna di bambù, riusciva a urtare mobili, sedie e tavolini, come se si dimenticasse di come fare a muovere il corpo in sincronia con l’ambiente.
Insomma, il casino di quella mattina era insolito anche per lui e la Giovanna iniziò a preoccuparsi. Chissà che cos’ha perso stavolta, pensò mentre usciva in strada ad indagare. Era risaputo che ogni giorno Bortot si dimenticava dove stava andando, di prendere il resto, di portar via un sacchetto o semplicemente anche di dove metteva le cose.
– Che ha? – chiese quando vide la comare che viveva dirimpetto a lei.
– Che ne so…
– Ma qualcuno vada a dirgli qualcosa! – disse un vicino.
– Vada, vada… poi ci faccia sapere! – replicò un altro.
– Io? E perchè io?
Le voci si accavallavano l’un l’altra, aggiungendosi al fracasso generale. Alla fine qualcuno propose di andare a chiamare il prete, l’unico che riuscisse a scalfire il velo di pazzia del Goffredo e a cavarci qualcosa di utile senza il rischio di venire percosso: perchè quando Goffredo pensava che qualcuno gli stesse dando dello stupido o dello smemorato, calava certi ceffoni da far girare la testa all’indietro.
Il prevosto arrivò, si rimboccò le maniche fece il segno della croce ed entrò. Seguì un minuto di silenzio, in cui tutti trattennero il fiato. Poi Goffredo emise un ruggito che mai s’era sentito fino ad allora, accompagnato da un frantumarsi di cocci. Il prete uscì di corsa con una mano sulla fronte sanguinante.
– Allora? – chiese la Giovanna.
– Ha perso il senno… – boccheggiò il canonico – o meglio… la pipa!
– L’avevo detto io che aveva perso qualcosa!
– Cercava la pipa!
– E s’è arrabbiato quando ha saputo che non ce l’avevate voi? – sghignazzò uno.
– O forse ce l’aveva in bocca? – chiese un altro.
– Proprio così! – disse il prete – Gliel’ho fatto notare e si è arrabbiato perchè pensava che gli stessi dando dello smemorato…
– Don… lei lo sa com’è il Bortot, non gli piace che gli si rinfacci che è uno stupido!
– Ma lo volevo solo aiutare!
Il trambusto in casa del Goffredo era intanto ricominciato, segno che ancora non s’era accorto di avere in bocca la pipa. Continuò tutto il giorno poi, con la scusa di averla forse lasciata da qualche parte in paese, tipo al bar o al bocciodromo, uscì di casa. A metà tragitto dimenticò dove stava andando e quindi tornò indietro e si coricò a letto con grande sollievo dei vicini. Il giorno seguente uscì di buon mattino, contento di averla ritrovata ai piedi del letto quella mattina. Uscì per andare al bar, e a metà tragitto dimenticò che si stava recando lì e andò in drogheria. Comprò del tabacco ma si dimenticò della pipa. Iniziò a fermare chiunque domandando se l’avessero vista in giro. Nessuno voleva incorrere nell’ira del Bortot, e tutti rimasero sul vago, come si fa coi pazzi… perchè la pipa l’aveva in bilico tra le labbra sottili e secche, che ballonzolava ogni volta che l’uomo parlava e che non si capiva come riuscisse a stare al suo posto mentre inveiva. All’ennesima risposta vaga iniziò ad indispettirsi.
Smemorato e pazzo, ecco cos’era diventato quel relitto di uomo. Da quel primo giorno in cui aveva cacciato a suon di cocci il prete, tutti seppero, quando sentivano certe sue urla, che il Goffredo aveva perso la pipa… o meglio: non si ricordava di averla stretta tra le labbra. Morì in un incendio, causato dalla pipa dimenticata sul tavolino: l’aveva ritrovata dopo averla persa, o meglio dimenticata, per l’ennesima volta e stava festeggiando con una bottiglia di vino quando era caduto secco e sbronzo nel suo letto… troppo ubriaco per accorgersi in tempo che la casa andava a fuoco e troppo tardi per mettersi in salvo.
E così, di una persona smemorata si prese a dire:
l’è come quèl che cercàa la pipa e èl ghe l’aèa èn boca
(Trad. è come quello che cercava la pipa e ce l’aveva in bocca)
Voliamo in...
- Liguria (31%)
- Toscana (44%)
- Lazio (quasi a parimerito nella storia precedente con il veneto) (25%)

26/05/2016 at 17:46
Brava Giulia, aspetto il seguito, allora!
19/05/2016 at 11:36
Finale veramente stupendo! 😀
L’episodio molisano mi ha fatto veramente morire dal ridere. Complimenti! Hai avuto proprio una bella idea con queste serie di episodi dedicati a ogni regione. Aspetto il prossimo round. 😉
P.S anche se in tremendissimo ritardo, non credi di averti fatto i complimenti per la copertina. Molto belle e meritatissima.
12/05/2016 at 15:37
Bello e divertente il racconto e il detto sul Molise:
“Tempo d’inverno e culo di neonato non ti danno alcuna sicurezza”
In effetti è davvero così.. 🙂
Poi sei davvero bravissima per come riesci a trasmettere ” semplicità” nel modo tutto tuo di narrare.
Complimenti
11/05/2016 at 19:06
Simpatica conclusione per questa tua prova molto originale e ben scritta. A rileggerti Giulia 🙂
12/05/2016 at 11:33
Grazie Anna, giro presto anche sul tuo! Contenta che ti siano piaciute, e spero di essere riuscita a strapparti un sorriso con qualche storia! 😉
11/05/2016 at 17:40
Benissimo Giulia, ottima conclusione. Ti aspetto/aspettiamo, ma non farci attendere troppo!!! :-*
12/05/2016 at 11:32
Tranquilla, apoena ho un’idea chiara arrivo a tampinarvi! XD
Grazie per avermi seguito fino in Molise! 🙂
11/05/2016 at 16:18
Grazie a te per averci allietato con queste storie davvero simpatiche e scritte benissimo, ti aspetto 🙂
12/05/2016 at 11:31
Sono contenta di averti sempre in orima linea Danio! Grazie per il supporto che mi date voi lettori! Prima di scoprire questo sito pensavo che le mie idee e il mio modo di scrivere fossero orribili… è bello scoprire di essersi sbagliati! (Restando nella modestia che si può sempre migliorare!)
Alla prossima mia e all’attuale tua allora! 🙂
11/05/2016 at 13:22
Ciao!! 😀
Bellissime tutte le storielle che ci hai proposto! Complimenti per esserti inventata questi racconti a partire da un detto regionale! 😀
Non vedo l’ora di leggerti nuovamente nella prossima storia che pubblicherai!
A presto!! ^-^
12/05/2016 at 11:29
Ciao Mika, è stato un viaggio emozionante in effetti, e ammetto sconsideratamente di non aver saputo, finomad ora, nemmeno uno di questi detti!
Ci vediamo da te, intanto che scelgo su che genere buttarmi (comico o avventura? Aaarghhhh) 😉
11/05/2016 at 11:44
Bravissima! 🙂 Tutti racconti bellissimi! *–*
Mi sono piaciuti dal primo all’ultimo! Mi mancheranno queste storie!
Ancora tanti complimenti!Torna presto! 🙂
12/05/2016 at 11:27
Sono contenta che il finale ti sia piaciuto! Ho già in mente qualche cosa, due a dire il vero, ma non so decidermi! Appena avrò qualcosa di concreto riprendo!
Intanto ci vediamo sul tuo! 🙂
06/05/2016 at 15:50
Ciao, arrivo in ritardo, spero non troppo tardi per porti i miei complimenti per i tuoi racconti…
Ho letto il primo e il il nono, mi riprometto di leggere i restanti capitoli..
Ho provato molto interesse nel leggerti. Come è interessante il tuo modo di narrare.
Per cui grazie, mi avermi reso il pomeriggio meno “ostico” del solito e più speranzoso..
Complimenti
12/05/2016 at 11:25
Sono contenta che ti sia piaciuto, e ti ringrazio di avermi raggiunto anche all’ultimo! Spero apprezzerai anche la conclusione e magari mi raggiungerai sul nuovo racconto, quando lo posterò! 🙂
27/04/2016 at 17:28
Scegli tu la regione.
Devo dire che ho preferito altri episodi a questo ma sono certa che saprai terminare col botto.
29/04/2016 at 20:10
Sinceramente, ammetto che Umbria mi ha messo in difficoltà! 🙂 spero di nin deluderti con l’ultimo allora! Grazie per essere passata!
27/04/2016 at 15:12
Ora tocca all’autrice! 🙂
29/04/2016 at 20:08
Ciao! Grazie, speriamo di concludere in grande stile allora! 😀
27/04/2016 at 14:34
Fantastico questo capitolo e viva la franchezza. 😉 Peccato siamo alla fine, mi spiace, perché i tuoi racconti sono una ventata di freschezza originalità e leggerezza. 🙂 A tua scelta, cara Giulia. 😉
29/04/2016 at 20:08
Ciao Pinky! Grazie per i complimenti, ovviamente mi fa molto piacere sapere che sono apprezzati…. tranquilla che cmq ho già una nuova idea, sempre humor da proporre! (Ho quasi deciso di fare due racconti per ogni genere…)
A me la scelta…. io la delego al caso, sappilo! Farò a estrazione 😀
27/04/2016 at 13:56
Per il gran finale, voto una regione tra quelle scartate durante il nostro viaggio! (e non perché l’ha votato anche Mika, ma perché spero che esca la Liguria *w* XD)
Bellissima anche questa storia! Guglielmo mi è piaciuto molto! Mi sono immaginata benissimo la faccia sconvolta di suo padre! AhahXD
Alla prossima! 🙂
29/04/2016 at 20:03
Ahahahah! Tranquilla, ho trovato un caoitolo dove hai votato diverso da Mika! 😉
Per la regione a scelta, in tutta sincerità non so ancora quale fare, metterò dei bigliettini in una ciotola e pescherò una regione… 🙂 pari opportunità per tutte! Vedremo quake sarà
Semore contenta che ti piacciano i personaggi, spero di nkn deluderti nel finale!
29/04/2016 at 20:04
(Dovessi scrivere tutti i racconti al table sarebbero sgrammaticati all’inverosimile! D:)