Lombardia
Quando Fernando Bodini arrivò in paese col treno delle cinque, capì subito di essere arrivato nel posto giusto. Tanto per dirne una, la baracca del ferroviere era tutta scrostata e aveva bisogno di una bella verniciata. Tirò giù dal treno il materiale con cui era solito lavorare e si diresse impettito come un gallo verso l’omino grasso col berretto da ferroviere.
– Fernando Bodini, imbianchino! – si presentò all’uomo in procinto di fischiare.
Questi lo guadò di traverso, diede un’altra occhiata all’orologio e, preso fiato come se stesse per suonare la tromba, soffiò nel fischietto e con un fischio di rimando il convoglio si mise in moto.
Per nulla scoraggiato, il Fernando prese su il secchio e il rullo e lo seguì.
– Allora, dove si può avere da mangiare e da dormire?
– Dalla Bettina. Più avanti lungo la via prendendo a destra quando esce. – rispose Enrico.
– Benissimo! Ma qui abbiamo bisogno di una verniciatina, non crede? – ribattè scrostando con aria disgustata l’intonaco dalla parete vicino all’ingresso.
– Eh, lo so bene, ma…
– Domani mattina, arriverò puntuale e ci penserò io. – disse gioviale il Fernando, e senza attendere risposta, si avviò nella direzione che gli aveva indicato il capostazione, ignorando il rifiuto dell’uomo.
*
Furono tre giorni di disagio. Non solo Enrico non era riuscito a far desistere l’imbianchino dal suo intento, ma non riusciva nemmeno a svolgere il suo lavoro: ovunque andava inciampava in un barattolo di vernice; la scala era sempre in mezzo ai piedi e i teloni messi a protezione della mobilia interna erano sempre pronti a fargli lo sgambetto.
Noncurante del disagio che creava, Fernando finì in tre giorni di pitturare tutto, dentro e fuori, non trascurando nemmeno un angolino. Al momento della paga, Enrico si scoprì soddisfatto del lavoro, sebbene mancasse il crocefisso.
– Ah, mai visto io! – replicò il Fernando intascando i soldi e salutando.
*
La sorte toccata alla stazione toccò anche alla Bettina, proprietaria della locanda in cui Fernando aveva messo radici. Non contento del colore bianco delle pareti, aveva iniziato a proporne altri, finchè la donna si era arresa all’evidenza e aveva optato per un color pesca.
Furono altri tre giorni di delirio, in cui tavoli e sedie furono impilati senza riguardi in cortile, i mobili spostati, le tendine tirate via e i teloni disposti a salvare il parquet. Le fotografie in bianco e nero della vita cittadina appese ai muri, spostate e poi rimesse quando la nuova tinta finì di asciugare.
La Bettina non pagò in denaro, ma offrì a Fernando quattro giorni di vitto e alloggio. Non aveva niente da ridire all’imbianchino, aveva lavorato bene e in fretta, ma gli premeva sapere dov’era finito il crocefisso che teneva appeso vicino alla cassa.
Il Fernando si grattò la testa. Sapeva niente lui di crocefissi.
*
Finiti i lavori nei due punti più frequentati del paese, il Fernando trovò lavoro presso il prete per imbiancare il soffitto della chiesetta. Per cinque giorni la chiesa fu un disastro: scale, mezzi ponteggi e panche intralciavano le vecchiette nell’ora del rosario. Fortunatamente, l’imbianchino era uno che lavorava sodo, e finì in fretta. Finita la messa della domenica sotto il nuovo soffitto, il prete lo prese da parte e disse: – Figliolo… rubare è un peccato, e rubare in chiesa lo è ancora di più!
Il Fernando non sapeva a cosa si riferisse il prete.
– Se vuoi un crocefisso lo puoi benissimo chiedere, ma portare via quello degli altri non va bene.
– Ma padre! Io non ho preso proprio niente!
– Dalla Bettina e dall’Enrico dopo il tuo passaggio sono spariti dei crocefissi… non metto in dubbio la tua fede, ragazzo, ma non è buona cosa. Anche adesso ne manca uno: in quella cappella c’era quello di legno. Come gli altri che son spariti!
– Reverendo, le giuro che io non c’entro nulla, qualcun altro avrà osato, ma io mai ruberei dei crocefissi, tanto meno di legno! Non saprei che farmene nemmeno di uno, figuriamoci di tre!
Il prete lo guardò fisso negli occhi, e vide che non mentiva. Assieme rivoltarono la chiesa come un calzino, ma il crocefisso mancante non saltò fuori.
*
L’imbianchino venne chiamato per lavori di tinteggiatura dai privati: chi la cucina, chi il salottino, chi la camera da letto… tutti avevano almeno un lavoretto da fare. Chi lo chiamava, avendo sentito la storia dei crocefissi, provvedeva a mettere in salvo i propri chiudendoli a chiave in comodini e credenze. Non perchè il Fernando fosse accusato di furto, ma perchè era meglio non correre il rischio. Ma nonostante queste precauzioni, essi sparivano. E nessuno sapeva spiegarsi come, dal momento che molti presero a controllare ogni sua mossa. Anche i carabinieri fecero un’indagine e non risolsero assolutamente nulla: il Fernando lavorava onestamente e niente portava via.
Quindi la cosa finì in un detto:
‘ndo ‘l rìa ‘l pitùr à l’iscàpa anch’al Signùr.
(trad. Dove arriva l’imbianchino va via anche il Crocefisso – oggi usato per indicare il soqquadro che generano i lavori di imbiancatura.)
In quale regione ci trasferiamo per il prossimo episodio?
- Sicilia (45%)
- Veneto (30%)
- Lazio (25%)

26/05/2016 at 17:46
Brava Giulia, aspetto il seguito, allora!
19/05/2016 at 11:36
Finale veramente stupendo! 😀
L’episodio molisano mi ha fatto veramente morire dal ridere. Complimenti! Hai avuto proprio una bella idea con queste serie di episodi dedicati a ogni regione. Aspetto il prossimo round. 😉
P.S anche se in tremendissimo ritardo, non credi di averti fatto i complimenti per la copertina. Molto belle e meritatissima.
12/05/2016 at 15:37
Bello e divertente il racconto e il detto sul Molise:
“Tempo d’inverno e culo di neonato non ti danno alcuna sicurezza”
In effetti è davvero così.. 🙂
Poi sei davvero bravissima per come riesci a trasmettere ” semplicità” nel modo tutto tuo di narrare.
Complimenti
11/05/2016 at 19:06
Simpatica conclusione per questa tua prova molto originale e ben scritta. A rileggerti Giulia 🙂
12/05/2016 at 11:33
Grazie Anna, giro presto anche sul tuo! Contenta che ti siano piaciute, e spero di essere riuscita a strapparti un sorriso con qualche storia! 😉
11/05/2016 at 17:40
Benissimo Giulia, ottima conclusione. Ti aspetto/aspettiamo, ma non farci attendere troppo!!! :-*
12/05/2016 at 11:32
Tranquilla, apoena ho un’idea chiara arrivo a tampinarvi! XD
Grazie per avermi seguito fino in Molise! 🙂
11/05/2016 at 16:18
Grazie a te per averci allietato con queste storie davvero simpatiche e scritte benissimo, ti aspetto 🙂
12/05/2016 at 11:31
Sono contenta di averti sempre in orima linea Danio! Grazie per il supporto che mi date voi lettori! Prima di scoprire questo sito pensavo che le mie idee e il mio modo di scrivere fossero orribili… è bello scoprire di essersi sbagliati! (Restando nella modestia che si può sempre migliorare!)
Alla prossima mia e all’attuale tua allora! 🙂
11/05/2016 at 13:22
Ciao!! 😀
Bellissime tutte le storielle che ci hai proposto! Complimenti per esserti inventata questi racconti a partire da un detto regionale! 😀
Non vedo l’ora di leggerti nuovamente nella prossima storia che pubblicherai!
A presto!! ^-^
12/05/2016 at 11:29
Ciao Mika, è stato un viaggio emozionante in effetti, e ammetto sconsideratamente di non aver saputo, finomad ora, nemmeno uno di questi detti!
Ci vediamo da te, intanto che scelgo su che genere buttarmi (comico o avventura? Aaarghhhh) 😉
11/05/2016 at 11:44
Bravissima! 🙂 Tutti racconti bellissimi! *–*
Mi sono piaciuti dal primo all’ultimo! Mi mancheranno queste storie!
Ancora tanti complimenti!Torna presto! 🙂
12/05/2016 at 11:27
Sono contenta che il finale ti sia piaciuto! Ho già in mente qualche cosa, due a dire il vero, ma non so decidermi! Appena avrò qualcosa di concreto riprendo!
Intanto ci vediamo sul tuo! 🙂
06/05/2016 at 15:50
Ciao, arrivo in ritardo, spero non troppo tardi per porti i miei complimenti per i tuoi racconti…
Ho letto il primo e il il nono, mi riprometto di leggere i restanti capitoli..
Ho provato molto interesse nel leggerti. Come è interessante il tuo modo di narrare.
Per cui grazie, mi avermi reso il pomeriggio meno “ostico” del solito e più speranzoso..
Complimenti
12/05/2016 at 11:25
Sono contenta che ti sia piaciuto, e ti ringrazio di avermi raggiunto anche all’ultimo! Spero apprezzerai anche la conclusione e magari mi raggiungerai sul nuovo racconto, quando lo posterò! 🙂
27/04/2016 at 17:28
Scegli tu la regione.
Devo dire che ho preferito altri episodi a questo ma sono certa che saprai terminare col botto.
29/04/2016 at 20:10
Sinceramente, ammetto che Umbria mi ha messo in difficoltà! 🙂 spero di nin deluderti con l’ultimo allora! Grazie per essere passata!
27/04/2016 at 15:12
Ora tocca all’autrice! 🙂
29/04/2016 at 20:08
Ciao! Grazie, speriamo di concludere in grande stile allora! 😀
27/04/2016 at 14:34
Fantastico questo capitolo e viva la franchezza. 😉 Peccato siamo alla fine, mi spiace, perché i tuoi racconti sono una ventata di freschezza originalità e leggerezza. 🙂 A tua scelta, cara Giulia. 😉
29/04/2016 at 20:08
Ciao Pinky! Grazie per i complimenti, ovviamente mi fa molto piacere sapere che sono apprezzati…. tranquilla che cmq ho già una nuova idea, sempre humor da proporre! (Ho quasi deciso di fare due racconti per ogni genere…)
A me la scelta…. io la delego al caso, sappilo! Farò a estrazione 😀
27/04/2016 at 13:56
Per il gran finale, voto una regione tra quelle scartate durante il nostro viaggio! (e non perché l’ha votato anche Mika, ma perché spero che esca la Liguria *w* XD)
Bellissima anche questa storia! Guglielmo mi è piaciuto molto! Mi sono immaginata benissimo la faccia sconvolta di suo padre! AhahXD
Alla prossima! 🙂
29/04/2016 at 20:03
Ahahahah! Tranquilla, ho trovato un caoitolo dove hai votato diverso da Mika! 😉
Per la regione a scelta, in tutta sincerità non so ancora quale fare, metterò dei bigliettini in una ciotola e pescherò una regione… 🙂 pari opportunità per tutte! Vedremo quake sarà
Semore contenta che ti piacciano i personaggi, spero di nkn deluderti nel finale!
29/04/2016 at 20:04
(Dovessi scrivere tutti i racconti al table sarebbero sgrammaticati all’inverosimile! D:)