L’unica, la prima e l’ultima

È un viaggio per viandanti pazienti, un libro.

Gli occhi le dolevano per il prolungato contatto con la forte luce dello schermo del computer. Con frustrazione, gettò gli occhiali sulla scrivania e strofinò forte gli occhi stanchi con entrambe le mani.

Dopo giorni di incessanti ricerche non era riuscita a trovare nulla che potesse portare a lui. Non un indirizzo, nessun contatto. Nemmeno una traccia della sua esistenza. Era sicura che lui avesse un account Facebook e molto più che sicura dell’esistenza di quello Twitter. Eppure su entrambe le piattaforme il nome di quell’utente era inesistente.

Le era parso sospetto anche il comportamento della redazione del giornale. Nonostante fossero passati sette anni, Virginia ricordava perfettamente l’articolo di cronaca firmato Orlando Pietra sul quotidiano Palermo Oggi. L’impiegata che aveva interagito telefonicamente con lei, invece, aveva ribadito più volte, stizzita dalla sua insistenza, che nessun Signor Pietra aveva mai lavorato per loro. Era finanche arrivata a scovare il numero dello studio legale di quella che all’epoca era la fidanzata, e futura moglie, di Orlando ma risultava staccato.

Con un sospiro prese dalla scrivania il biglietto ingiallito e lo rilesse per l’ennesima volta.

Sangu miu, sapevo che ce l’avresti fatta. Se tra altri sette anni sarai sola, vecchia e infelice vieni tu a cercare me.

La notte prima della partenza trascorse insonne e lenta per Virginia. Più stanca che mai, alle sei del mattino si alzò dal letto per mettersi in marcia.

Quando arrivò, il cimitero era deserto. I primi raggi del sole da poco sorto provocavano strane iridescenze sulla tomba di marmo bianco. Ogni volta che si trovava a fissare quella lapide, il vuoto che aveva nel cuore diventava pesante, così pesante da impedirle persino di respirare.

Con il viso rigato di lacrime, allungò la sua esile mano a sfiorare quella foto sorridente. “Spero tu possa capire.”

Un improvviso raggio di sole la costrinse a ripararsi il viso con le mani. Forse suo marito aveva già capito.

–

La donna seduta accanto a lui si tormentava le mani in modo ossessivo. Quei movimenti nevrotici all’interno del suo campo visivo disturbavano la sua lettura e non poteva tollerarli oltre. Come sempre quando qualcuno di fastidioso gli sedeva accanto in un volo, Marco cercava di intavolare una conversazione, senza mai staccare gli occhi dal suo libro. Quando, poi, cominciavano le lunghe, noiose storie, lui riprendeva la lettura annuendo tra una pausa e l’altra per sembrare interessato. Con le donne funzionava sempre. “Paura di volare?”

Virginia voltò la testa verso di lui. “No. Nessuna paura.”

“Rivolgerò la stessa domanda alle sue mani allora, ho come l’impressione che non saranno d’accordo.” Replicò lui, tenendo testardamente gli occhi fissi sulla pagina.

“Oh. Non mi ero accorta di infastidirla. La smetto subito.” Marco restò così interdetto da quella risposta, insieme sagace e gentile, da staccare gli occhi dal suo libro. Non si azzardò a guardarla, però. Avrebbe esternato fin troppo interesse. Preferì guardare il sedile di fronte a se.

“Nessun disturbo.” mentì, spostando nuovamente lo sguardo sulla pagina. “Un buon metodo per evitare al passeggero la paura del volo è intraprendere una buona conversazione e distrarlo. O, nel caso in cui il passeggero sia una bella donna, trascinarla in bagno e vivere il corso degli eventi.” Forse aveva un tantino esagerato. Si ritrovò a sperare che lei cogliesse l’ironia.

“Quest’ultimo è un suo particolare metodo per trarre vantaggio delle paure di una signora?” 

“Ho un diverso modo di vedere la faccenda. È un mio particolare metodo per imprimere nella suddetta signora un buon ricordo del suo volo!” Rispose voltando la pagina, rincuorato dal tono giocoso della donna. 

“E, mi dica, ha mai funzionato?”

“Meno volte di quanto io sia disposto ad ammettere.”

Lei rise di gusto. “Molto originale. Credo però che opterò per il silenzio, lasciandole godere il suo libro in perfetta immobilità.”

A questo punto non potè non staccare gli occhi dal libro e fissarli su di lei. Doveva avere poco più di 30 anni. I capelli neri le ricadevano sulle spalle in piccole onde morbide, incorniciando il volto dai lineamenti delicati. Il suo sorriso era bello ma non si estendeva mai agli occhi verde oliva, che sembravano nascondere una profonda sofferenza che lo intrigava.

Lei, dal canto suo, aveva trovato molto strano quel signore che le parlava senza mai staccare gli occhi dalla sua lettura. La risposta impertinente a quei velati- non poi così velati- metodi intolleranti doveva, però, averlo colpito tanto da fargli mettere da parte il libro. Il suo sguardo cadde su un vistoso tatuaggio nascosto quasi interamente dalla camicia, sul polso sinistro dell’uomo. Marco se ne accorse e le spiegò che i tatuaggi erano la sua passione segreta.

E così, il tempo prese una piega insolita. Quasi non si accorsero del decollo e si stupirono non poco dell’atterraggio. Solo troppo tardi, quando furono ormai ognuno nel proprio taxi, si accorsero di non essersi nemmeno detti i loro nomi.

Non è finita qui per Virginia e Marco. Si rincontreranno ma dove?

  • A Montepellegrino, nel santuario di Santa Rosalia. (47%)
    47
  • Sul lungomare di Mondello. (27%)
    27
  • In un bar di piazza "Politeama" (Ruggero Settimo). (27%)
    27
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

242 Commenti

    • Solo quando ho cominciato a scrivere il secondo capitolo mi sono resa conto che con la domanda finale dell’incipit mi sono complicata la vita. Ho dovuto mettere da parte la “vera” avventura per concentrarmi su una parte di trama che avrei potuto inserire anche in un secondo momento. È andata così, spero di farmi perdonare entrando nel vivo nel prossimo episodio! 🙂

  • Eccomi qua mia, voto per un bar, mi sembra il luogo più adatto per 1 incontro casuale e non voluto. Mi piace come hai impostato l’incipit. Però ho qualche appunto da farti: sarò schietta ma solo per farti migliorare; la seconda parte va molto bene, incalzante e coinvolgente, sia dal punto di vista contenutistico sia per quanto riguardare lo stile e la scrittura, mentre l’inizio è un po lento, non mi convince, forse troppe descrizioni, ti consiglio di alternare descrizioni, a dialoghi e stati d’animo per non annoiare il lettore. poi in particolare ricorda che l’attacco è molto importante, ad es. sai cosa faccio quando vado in libreria e sono indecisa se comprare un libro? leggo neanche la prima pagina, le prime righe, e poi decido. 😀 Ti seguo al prossimo capitolo.

    • Ciao Vudi.loca, grazie per essere passata 😀
      Qui i consigli sono sempre ben accetti, hai fatto benissimo! All’inizio non ci sono dialoghi perché volevo si notasse chiaramente la solitudine iniziale di Virginia e il cambiamento all’incontro con Marco. Mi rendo conto, però che partire in quarta con lo svolgimento della storia sia un azzardo e rallenti molto la lettura. Ho riscritto tante di quelle volte questo incipit che non riesco nemmeno contarle e l’ho voluto pubblicare tanto in fretta per evitare di cambiare idea di nuovo da non aver assolutamente pensato alla pesantezza iniziale, spero di recuperare in seguito. In ogni modo grazie mille della dritta 😉

      • Sempre un poco acciaccata. Sto somatizzando molto e sono a letto con una forte emicrania, non riesco a capire se è ancora influenza, se è rabbia per gli amori impossibili e uomini cojons che mi capitano….Se mi sono mangiata un rinoceronte e ancora lo devo digerire, bho non ti saprei dire sto proprio a tocchetti… Il capitolo lo devo scrivere entro domani mal di testa permettendo. The incipit pure fa i capricci per trovare la tua storia che non mi appare tra storie seguite ho dovuto cliccare sulla vecchia…Intanto ci sono immagini di sponsor credo nelle figurine affianco ai titoli delle storie, sarò io che ho preso un virus pure al pc oppure è un sabotaggio alla piattaforma…o ancora lavori in corso…Il tuo incipit mi piace assai…Non ti dimenticare mia sorella qui sotto Rossella ti aspetta….. bacio

    • “ebbene sì”, come a dire che ti dispiace ammetterlo!
      Si hai ragione, avrei dovuto scriverlo quel numero ma questo incipit l’ho riscritto non so più quante volte e, giunta a un risultato per me accettabile, l’ho pubblicato alla velocità della luce per evitare di cambiare idea per l’ennesima volta. Sono felice (e anche un po’ lusingata, lo ammetto) che ti sia piaciuto. Alla prossima 😉

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi