L’unica, la prima e l’ultima

Dove eravamo rimasti?

Non è finita qui per Virginia e Marco. Si rincontreranno ma dove? A Montepellegrino, nel santuario di Santa Rosalia. (47%)

Sono qui perché se mi arrendo questa volta mi arrenderò tutta la vita.

Virginia osservava le gocce sgorgare dalla roccia, formarsi lentamente e ricadere nella vasca sottostante, nel religioso silenzio del santuario di Santa Rosalia. Era ipnotizzata da quel ripetersi incessante e maniacale. In piedi, le braccia strette al petto, la testa china di lato, era completamente persa nei suoi pensieri, estranea a tutto ciò che le era intorno. Se solo si fosse voltata, avrebbe certamente riconosciuto la cascata di riccioli biondi china sulle mani giunte. E se Marco avesse alzato la testa, di certo non gli sarebbe sfuggito il nevrotico movimento delle mani che l’aveva tanto disturbato quella mattina.

Entrambi a loro modo stavano combattendo una guerra contro loro stessi, chiusi in due mondi così vicini e, allo stesso tempo, lontanissimi.

Ricordatasi dell’imminente appuntamento nel piccolo bar ai piedi delle ripide scale, Virginia uscì, lo sguardo fisso sull’orologio. Aveva parlato a telefono con una donna dal forte accento palermitano, quella mattina. Le aveva detto che suo nipote l’avrebbe raggiunta lì per accompagnarla in quella che, per quell’estate, sarebbe stata la sua casa.

Dopo pochi minuti di attesa, l’affabile barista le consegnò la sua granita al limone. Chiunque dovesse presentarsi all’appuntamento, invece, era in ritardo. Cinque minuti. Dieci. Quindici.

Marco perdeva sempre la cognizione del tempo in quel luogo. Le sue visite alla Santa erano sempre troppo poche e le cose da raccontare invece, tante. Quando il suo sguardo si posò sull’orologio, il suo cuore saltò un battito. Quindici minuti di ritardo! Uscì in fretta e una volta fuori corse, saltando le scale a due a due come faceva quando era ragazzino. Il bar non era affollato e i pochi tavoli erano vuoti ad eccezione di uno. Qualcuno tamburellava le dita sul bordo del tavolo, qualcuno di familiare.

“Ma che… ” Marco era incredulo. Grondante di sudore si avvicinò alla donna. “Signora Bruni?”

Gli enigmatici occhi verdi che lo trafissero passarono repentinamente dalla preoccupazione mista a rabbia, alla pura sorpresa. “Tu sei… Tu devi essere il nipote della signora Rosa.”

“Sono io. Scusa il ritardo, sono stato… trattenuto. Non ci posso credere.” disse, ancora col fiato corto, prendendo posto nella sedia accanto alla sua. “Questa storia ha dell’incredibile. Quante possibilità c’erano che il tuo futuro vicino di casa si sedesse sull’aereo accanto a te?”

“Alquanto poche, suppongo. Avevo cominciato a pensare che non si sarebbe presentato nessuno, ma non avrei mai immaginato di rivedere di nuovo te. Non sembri affatto un palermitano.”

“Da tempo ho imparato a nascondere la mia sicilianità.” Solo allora Marco notò l’anello al suo anulare sinistro. “Tu, invece, sei sposata anche se viaggi da sola. L’appartamento è molto confortevole, vi troverete bene anche in due.”

A quelle parole la patina di tristezza nei suoi occhi riemerse dalle profondità nelle quali era celata. “Sono vedova ma sono certa che mi troverò bene anche da sola.”

“Oh, io… Scusami. Non volevo…” Era inquietante la sua capacità di dire sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato. Aveva la guance in fiamme.

“Tranquillo, non preoccuparti.” Il sorriso affabile di Virginia lo rassicurò un poco. “Piuttosto devi sdebitarti per avermi lasciata qui ad aspettare. Spero che almeno mi offrirai un passaggio verso casa.”

Marco sorrise. “Mi sembra il minimo.”

–

Al loro ingresso la calorosa signora Rosa, una donnina raggrinzita ma energica, stritolò suo nipote in un caloroso abbraccio. “Marco, bìeddu miu!”

“Piano, nonna, piano! Come stai? Questa è la signora Bruni, hai parlato con lei a telefono questa mattina.”

“Salve signora, mi chiami pure Virginia.”

“Figghia mia, amunì entra! Ti faccio vedere la casa.”

A Virginia l’appartamento piacque molto. La cucina verde e bianca era piccola ed essenziale. La camera da letto, accogliente e spaziosa, con un grande tappeto damascato a coprire il granito scuro del pavimento. Dal comodo salottino si accedeva alla parte della casa che lei preferiva in assoluto. Lungo tutto il perimetro dello spazioso giardino, rose di ogni tipo crescevano curate e ordinate, insieme a palme e tipici fiori marittimi fucsia, di cui non conosceva il nome. Nel mezzo del giardino vi era un gazebo di legno scuro, dotato di tavolo e panca: il luogo adatto per lavorare nelle torride mattine d’estate.

“Allora ci vediamo, Virginia.” Alle sue spalle, Marco era appoggiato allo stipite della portafinestra.

“Si, Marco.”

“Se hai bisogno di qualcosa, sai dove trovarmi.”

“Ti ringrazio.” Lo guardò andare via e quando sentì la porta di casa richiudersi con un piccolo tonfo, si diresse pigramente in camera da letto.

Impiegò tutto il pomeriggio per disfare la valigia e sistemare i suoi pochi effetti personali in giro per la casa. La luce che filtrava dalla finestra era ormai poca quando Virginia finalmente intravide il fondo della valigia. La solitaria bustina ingiallita dal tempo era l’ultimo oggetto rimasto lì dentro. Lo recuperò sospirando.

La sua avventura era appena cominciata.

Da dove partiranno le ricerche di Virginia?

  • Dall'incontro con un vecchio amico di Orlando, Matteo. (47%)
    47
  • Dalla redazione del giornale Palermo Oggi. (35%)
    35
  • Dall'indirizzo della casa della famiglia di Orlando. (18%)
    18
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242 Commenti

  • Bellissima storia romantica l’inizio si lega alla fine e da quel tocco di classe che a me piace… Gli errori ? Allora grazie alla presbiopia non li ho visti ma io scrivo peggio di te… è una bella storia ricca di emozioni i personaggi sono delineati bene il capitolo finale mi è piaciuto molto. Virginia mi piace è un bel personaggio. Brava. Meglio leggere tutto alla fine che non leggere affatto non trovi ?

  • E il cerchio si chiude così come si era aperto. Brava, Mia. Una storia godibile fino alla fine, un intrigo ben architettato. Un sentimento di nostalgia che si avverte tra le righe di questi ultimi atti, come succede quando storie un po’ action, un po’ thriller, diventato umane e prendono forma, una forma sensibile che solo un’autrice sensibile può regalare.
    Spero di rileggerti presto.

    • Ale, sei sempre troppo gentile.
      Mi penderò una pausa, credo anche abbastanza lunga, visto che il mio computer è morto ed è solo grazie alla pazienza della mia coinquilina che ho potuto pubblicare la fine di questa storia. Spero di poter almeno leggere e votare le vostre storie ogni tanto, sempre approfittando della pazienza altrui e se, poi, non leggerai i miei commenti in giro saprai il perché. A presto, Ale e grazie di tutto 😉

  • Ringrazio tutti e mi scuso con voi lettori perché questo finale -e la storia in generale- non è andato esattamente come avevo immaginato. Rileggendola ora mi accorgo di tutti quegli errori stupidi che avrei potuto non fare e di tutte le cose che mancano e che avrei potuto -e voluto- aggiungere. Non ho fatto esattamente del mio meglio ma spero comunque che la storia vi abbia tenuto almeno un po’ di compagnia e ringrazio tutti voi per ogni consiglio, critica, apprezzamento. Grazie davvero di cuore, Mia 🙂

  • Avvenimenti tristi: non essere riuscita a beccarti dall’inizio della storia. Mi farò perdonare con la prossima, prometto!

    Sceglierei aria, ma so cosa vuol dire avere il “panico da pareggio” per questo motivo, scelgo acqua. Davvero una gran bella storia, bella, bella, bella.

      • Bhe, se una storia é bella c’è poco da fare 🙂 comunque non ti preoccupare, anche i siciliani hanno difficoltà a rendere bene quello che hanno intorno, la Sicilia è una terra complessa e te lo dice una Palermitana 😉 comunque non vedo l’ora di leggere la prossima storia! Magari poi da un’occhiata alla mia e mi dici che te ne pare ;D

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