L’unica, la prima e l’ultima

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo: Colpo di scena. (69%)

Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare.

Il caldo del tardo pomeriggio le stava sciogliendo persino le ossa. Pur essendo arrivata da quasi due settimane, Virginia non era ancora abituata al torrido clima siciliano. Tolto il lucchetto alla sua bicicletta nuova, aprì il cancello.

Da una settimana cercava di integrarsi nel caotico traffico di Palermo con la sua bici, senza grandi successi. Testarda com’era, continuava imperterrita per la sua strada, ignorando i clacson e gli insulti e godendosi il vento tra i capelli nell’afa dei primi giorni d’estate. Stava cominciando anche a orientarsi nella città e quel giorno, per la prima volta, avrebbe raggiunto una meta senza consultare la cartina. Tagliando per i vicoli ed evitando le strade principali, contava di arrivare entro un quarto d’ora.

Alcuni metri più indietro Marco faticava a districarsi tra la folla con la sua vecchia Vespa. Il casco nascondeva la sua inconfondibile chioma bionda ma era meglio tenersi a debita distanza per evitare di essere riconosciuto. I suoi sospetti riguardo a Virginia restavano minimi ma Roy aveva insistito affinché la seguisse e, vista la situazione, non si era opposto, certo di dimostrare l’innocenza della donna. 

In Corso Catalafimi si avanzava a passo d’uomo e ben presto Marco rischiò di perdere di vista la bicicletta gialla. Al limite del suo campo visivo la vide rallentare e infine fermarsi di fronte a antico edificio. Quando riconobbe quel palazzo, Marco frenò di colpo, rischiando di farsi investire dall’auto dietro di lui. Restò a guardare, con una sensazione di vuoto allo stomaco, Virginia suonare al campanello e sparire oltre la soglia.

Il cortile del palazzo era molto silenzioso, in pieno contrasto con i forti rumori della strada all’esterno. Sembrava quasi di essere capitati nel chiostro di un convento, con il piccolo giardino sviluppato attorno al grande pozzo e contornato da alte colonne.

La giovane segretaria la condusse oltre un grande portone di ferro battuto e ancora prima che gli occhi si abituassero alla penombra, l’odore della carta stampata invase le sue narici. Migliaia di libri erano riposti ordinatamente in scaffali di legno scuro alti fino al soffitto dell’ampia stanza circolare. Si fermò ad ammirare il soffitto a volta, alto più di tre metri, ma la ragazza si schiarì la voce per attirare la sua attenzione e la condusse oltre una piccola porta ad arco. La seconda stanza era più piccola della prima ma piena anch’essa di scaffali composti da grandi cassetti, su ognuno dei quali vi era una piccola targa di ottone.

“I giornali sono disposti per anno e mese. Non può tirarli fuori dalla pellicola e ne può leggere la prima pagina e l’ultima. Può utilizzare la scala nell’angolo. Io sarò qui fuori. La stanza è video sorvegliata.” Aggiunse scrutandola e uscì ondeggiando la chioma afro legata in un’alta coda.

Trovare l’articolo del quotidiano che Orlando le aveva mostrato sette anni prima fu facile, dal momento che ricordava la data di pubblicazione. Era un trafiletto in prima pagina su una discarica abusiva vicino al litorale più frequentato della città. Avrebbe tanto voluto aprire quel giornale e leggere l’articolo fino in fondo ma non lo fece. Non voleva rischiare di mandare tutto all’aria.

Scovare tracce di altri suoi articoli fu una vera impresa. Dopo due ore di ricerche, partendo a ritroso dai numeri più recenti a quelli più datati, riuscì a trovarne uno risalente a un anno e mezzo prima. A differenza degli altri giornali, tenuti in perfetto ordine tanto da sembrare mai sfogliati, a quest’ultimo era stato strappato un angolo sotto la sezione cronache. Il titolo –Scovato presunto traffico illegale di esseri umani pro…– non era completo e mancava anche parte del sommario –Migranti venduti come schiavi con l’aiuto di poliziotti corr…– ma la firma era ben visibile, appena sopra lo strappo: Orlando Pietra. Nella stanza era calato il buio quasi completo. Annotò mentalmente la data dell’articolo, ripose il giornale con cura nel suo cassetto e si allontanò, con addosso una strana sensazione di disagio.

Tanto era assorta nei suoi pensieri mentre la segretaria la riaccompagnava alla porta che a malapena riuscì a pronunciare un saluto quando lei la congedò. Una volta all’esterno i rumori del traffico la riscossero e sulla strada del ritorno verso casa, non riusciva a credere che l’ultimo articolo reperibile di Orlando fosse stato censurato casualmente. Doveva trovare un altro collezionista e cercare di leggere quell’articolo.

Era in un vicolo deserto e poco illuminato quando una moto nera sbucò dal nulla tagliandole la strada, rischiando di farle perdere l’equilibrio. Quando alzò la testa vide due individui coperti di nero da capo a piedi, scendere dalla sella e si dirigersi verso di lei.

Il panico si insinuò nella sua mente e le impedì di ragionare. Cercò inutilmente di indietreggiare ma cadde a terra, sotto il peso della bicicletta. Così impaurita da non riuscire nemmeno a gridare, chiuse gli occhi e attese, impotente, il suo destino.

Nel prossimo episodio:

  • Stazione di polizia, il giorno dopo. Virginia racconta a un poliziotto l'accaduto. (14%)
    14
  • Continuiamo con Virginia. (7%)
    7
  • Torniamo a Marco, due ore prima. (79%)
    79
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242 Commenti

  • Bellissima storia romantica l’inizio si lega alla fine e da quel tocco di classe che a me piace… Gli errori ? Allora grazie alla presbiopia non li ho visti ma io scrivo peggio di te… è una bella storia ricca di emozioni i personaggi sono delineati bene il capitolo finale mi è piaciuto molto. Virginia mi piace è un bel personaggio. Brava. Meglio leggere tutto alla fine che non leggere affatto non trovi ?

  • E il cerchio si chiude così come si era aperto. Brava, Mia. Una storia godibile fino alla fine, un intrigo ben architettato. Un sentimento di nostalgia che si avverte tra le righe di questi ultimi atti, come succede quando storie un po’ action, un po’ thriller, diventato umane e prendono forma, una forma sensibile che solo un’autrice sensibile può regalare.
    Spero di rileggerti presto.

    • Ale, sei sempre troppo gentile.
      Mi penderò una pausa, credo anche abbastanza lunga, visto che il mio computer è morto ed è solo grazie alla pazienza della mia coinquilina che ho potuto pubblicare la fine di questa storia. Spero di poter almeno leggere e votare le vostre storie ogni tanto, sempre approfittando della pazienza altrui e se, poi, non leggerai i miei commenti in giro saprai il perché. A presto, Ale e grazie di tutto 😉

  • Ringrazio tutti e mi scuso con voi lettori perché questo finale -e la storia in generale- non è andato esattamente come avevo immaginato. Rileggendola ora mi accorgo di tutti quegli errori stupidi che avrei potuto non fare e di tutte le cose che mancano e che avrei potuto -e voluto- aggiungere. Non ho fatto esattamente del mio meglio ma spero comunque che la storia vi abbia tenuto almeno un po’ di compagnia e ringrazio tutti voi per ogni consiglio, critica, apprezzamento. Grazie davvero di cuore, Mia 🙂

  • Avvenimenti tristi: non essere riuscita a beccarti dall’inizio della storia. Mi farò perdonare con la prossima, prometto!

    Sceglierei aria, ma so cosa vuol dire avere il “panico da pareggio” per questo motivo, scelgo acqua. Davvero una gran bella storia, bella, bella, bella.

      • Bhe, se una storia é bella c’è poco da fare 🙂 comunque non ti preoccupare, anche i siciliani hanno difficoltà a rendere bene quello che hanno intorno, la Sicilia è una terra complessa e te lo dice una Palermitana 😉 comunque non vedo l’ora di leggere la prossima storia! Magari poi da un’occhiata alla mia e mi dici che te ne pare ;D

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