L’unica, la prima e l’ultima

Dove eravamo rimasti?

Roy: Non arriverà. (44%)

Come abbiamo potuto non sapere, per così tanto tempo, nulla di ciò che era (…)?

Virginia aprì gli occhi nella completa oscurità. La schiena e il collo le dolevano parecchio per la posizione innaturale nella quale aveva dormito, riversa sulle scale. Quando, poi, si rese conto del perché si era svegliata, si paralizzò. Sentiva un leggero vociare provenire dall’esterno della casa.

Per poco non lanciò un grido quando qualcosa cozzò contro la porta di ferro provocando una tetra eco nella stanza vuota. Presa dal panico, si alzò in piedi ma non riuscì a muovere un solo muscolo. Rimase immobile, con il cuore che rischiava di esploderle nel petto.

La voce le arrivò alle orecchie, sconosciuta e chiara come se l’uomo a cui apparteneva si trovasse nella stanza con lei. “Il motore di Marco Caruso. È tornato, u sucaminchia.”

L’altro uomo era troppo distante perché lei riuscisse a capire le sue parole, se era davvero uno solo. Che stavano cercando? Dov’era finito Marco?

“Gli altri pensano che il terzo uomo fosse Orlando Pietra. È stato Caruso a farlo scappare l’ultima volta.”

Di nuovo lei non riuscì a cogliere la risposta. Udire il nome di Orlando però, le fece torcere lo stomaco. L’altro uomo in nero era lui? Possibile che Marco avesse mentito?

“Non te ne stupire. Caruso è stato un poliziotto per molti anni. Conosce bene il sistema e sa altrettanto bene come aggirarlo.”

“Pensi che Roy Pietra sia coinvolto?”

“No, lo teniamo costantemente d’occhio. Non sa nemmeno che il figlio è scomparso. Non si parlano da anni.”

“Chiama comunque la centrale. Richiedi di tracciare tutte le chiamate in entrata e in uscita dal suo cellulare.”

“Sì, capo.”

“Adesso ci dividiamo. Non possono essere lontani. Ricorda, devi prendere Pietra vivo. Caruso è mio. Puoi uccidere la donna.”

Una mano si posò sulla bocca di Virginia, impedendole di urlare. Era la fine.

–

“Sono io, non fiatare. Seguimi. Nessun rumore o siamo morti. Prova a scappare e siamo morti.” Il tono di voce di Marco fu poco più che un sussurro nell’orecchio di Virginia. Quando tolse la mano dalla sua bocca, lei si voltò a guardarlo con una strana espressione dipinta sul volto. Quello, però, non era né il tempo, né il luogo adatto per discutere.

Quasi quattro piani più su, udirono il sinistro rumore della porta che veniva divelta. Marco si voltò per pochi secondi, quelli necessari per agguantare la mano di Virginia e cominciare a scappare sul serio. Insieme corsero sui restanti gradini che li separavano dall’ultimo piano e poi nel sottotetto, che aveva un soffitto così basso che lui fu costretto a camminare piegato in due. Raggiunsero senza fare troppo rumore il piccolo balcone sbarrato dalle assi di legno.

Roy gli aveva mostrato come fare per scappare dal tetto. Lo stesso Roy che non era mai arrivato. Lo stesso che era irreperibile da ore. Scosse la testa e cercò di non pensarci.

Sollevò una grossa asse di legno, fece cenno a Virginia di uscire e la seguì dappresso, rimettendo l’asse al proprio posto, con i rumori degli inseguitori nelle orecchie. Un piccolo saltello e riuscì ad aggrapparsi al cornicione e a issarsi sul tetto. Rapido si voltò e protese le mani verso Virginia che, invece di afferrarle, saltò e si aggrappò al cornicione come aveva fatto lui. La aiutò comunque a tirarsi su e poi si guardò intorno. La maggior parte delle tegole era saltata via ma lui riusciva a intravedere in quei vuoti una via di fuga ben precisa. “Dammi la mano.”

“Non possiamo camminare sui tetti!” La sua espressione era di terrore puro.

Le afferrò di nuovo la mano e cominciò ad avanzare con cautela. “È l’unica alternativa che abbiamo.”

Un tetto, un terrazzo sulla destra, il terrazzo dritto, il tetto ancora a destra. Quest’ultimo, però, era più basso, rispetto al terrazzo, di più di due metri. Lui riuscì ad appendersi alla ringhiera e atterrare con facilità ma Virginia era parecchio più bassa di lui e oscillò a lungo prima di mollare la presa. Nell’afferrarla per la vita, Marco si sbilanciò e scivolarono insieme per un buon mezzo metro finché lei non ebbe la freddezza di afferrare il filo di un’antenna, arrestando la loro corsa verso la morte certa.

Ansimanti e terrorizzati si guardarono negli occhi per un istante. “Ci siamo quasi.” Marco non sapeva se quella era la cosa giusta da fare ma in mancanza di Roy e con quegli uomini alle calcagna, quella che stava per fare era l’unica scelta che gli restava.

Il lucernario si trovava a poca distanza da loro e Marco si costrinse a riprendere il cammino. Aprì la finestrella con un calcio, si calò al suo interno e quando anche Virginia ebbe saltato, la richiuse con una lunga asta di legno. L’ultima fatica fu scendere le scale dello stabile fino alla cantina, attraversare una porta nascosta dietro un vecchio armadio e salire fino al terzo piano, la loro destinazione, il loro posto sicuro.

Prese l’unica copia delle chiavi di quella porta e l’aprì. Non appena la porta si richiuse, il calcio che lo raggiunse negli stinchi rischiò di farlo cadere.

“Sei un bugiardo!” Disse Virginia tra i denti.

Nell’oscurità più totale si levò una rauca risata. “Non posso che concordare.”

Ringrazio tutti voi di essere arrivati -quasi- alla fine di questa mia avventura. L'ultima -particolare- scelta per voi è:

  • Aria. (12%)
    12
  • Acqua. (47%)
    47
  • Terra. (41%)
    41
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

242 Commenti

  • Bellissima storia romantica l’inizio si lega alla fine e da quel tocco di classe che a me piace… Gli errori ? Allora grazie alla presbiopia non li ho visti ma io scrivo peggio di te… è una bella storia ricca di emozioni i personaggi sono delineati bene il capitolo finale mi è piaciuto molto. Virginia mi piace è un bel personaggio. Brava. Meglio leggere tutto alla fine che non leggere affatto non trovi ?

  • E il cerchio si chiude così come si era aperto. Brava, Mia. Una storia godibile fino alla fine, un intrigo ben architettato. Un sentimento di nostalgia che si avverte tra le righe di questi ultimi atti, come succede quando storie un po’ action, un po’ thriller, diventato umane e prendono forma, una forma sensibile che solo un’autrice sensibile può regalare.
    Spero di rileggerti presto.

    • Ale, sei sempre troppo gentile.
      Mi penderò una pausa, credo anche abbastanza lunga, visto che il mio computer è morto ed è solo grazie alla pazienza della mia coinquilina che ho potuto pubblicare la fine di questa storia. Spero di poter almeno leggere e votare le vostre storie ogni tanto, sempre approfittando della pazienza altrui e se, poi, non leggerai i miei commenti in giro saprai il perché. A presto, Ale e grazie di tutto 😉

  • Ringrazio tutti e mi scuso con voi lettori perché questo finale -e la storia in generale- non è andato esattamente come avevo immaginato. Rileggendola ora mi accorgo di tutti quegli errori stupidi che avrei potuto non fare e di tutte le cose che mancano e che avrei potuto -e voluto- aggiungere. Non ho fatto esattamente del mio meglio ma spero comunque che la storia vi abbia tenuto almeno un po’ di compagnia e ringrazio tutti voi per ogni consiglio, critica, apprezzamento. Grazie davvero di cuore, Mia 🙂

  • Avvenimenti tristi: non essere riuscita a beccarti dall’inizio della storia. Mi farò perdonare con la prossima, prometto!

    Sceglierei aria, ma so cosa vuol dire avere il “panico da pareggio” per questo motivo, scelgo acqua. Davvero una gran bella storia, bella, bella, bella.

      • Bhe, se una storia é bella c’è poco da fare 🙂 comunque non ti preoccupare, anche i siciliani hanno difficoltà a rendere bene quello che hanno intorno, la Sicilia è una terra complessa e te lo dice una Palermitana 😉 comunque non vedo l’ora di leggere la prossima storia! Magari poi da un’occhiata alla mia e mi dici che te ne pare ;D

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi