L’unica, la prima e l’ultima

Dove eravamo rimasti?

Marco ha qualcosa da nascondere. La sua prossima mossa sarà: Non svelarle nulla e ostacolarla nella ricerca. (56%)

…e ti dirò, poi, perché uno nella vita scappa. Promesso.

Marco non ebbe quasi il tempo di portarsi il cellulare all’orecchio che l’interlocutore aveva già risposto. “Sono a lavoro.”

“Roy, abbiamo un problema.”

“Di che genere?”

“Una donna. È venuta a cercarlo.”

Pausa. Lunga Pausa.

“Roy?”

“Sono lì tra dieci minuti.”

“No, aspetta…” Ma Roy aveva già riattaccato. Non gli aveva nemmeno lasciato il tempo di dirgli che lei era proprio lì, in casa sua. Si avvicinò alla finestra della sua camera e spiò con circospezione oltre le tende. I colori del tramonto stavano per cedere il passo alla notte e l’unica luce nel giardino era quella artificiale di un computer.

Virginia era intenta a studiare la mappa satellitare di Palermo. L’indomani avrebbe cominciato la sua ricerca recandosi personalmente nei luoghi in cui Orlando avrebbe potuto lasciare qualche traccia di sé. E quelli che lei conosceva erano fin troppo pochi, fin troppo vaghi. Si stiracchiò. Aveva deciso di uscire quella sera. Camminare un po’ le avrebbe fatto bene, allontanando le sensazioni negative che i giorni precedenti le avevano lasciato addosso.

Chiuse la porta della sua nuova casa dietro di sé, immergendosi nell’aria salmastra e calma della sera. Lei era una delle poche persone che popolavano la strada. Camminava immersa nei suoi pensieri, senza una meta precisa, finché il suono di una sirena la riscosse. Una moto della polizia sfrecciò nella strada davanti a lei a tutta velocità, imboccando il vicolo dal quale era appena uscita.

Il rumore della frenata echeggiò in tutto il quartiere ma Roy non vi badò. Non fece in tempo a togliere il casco che la testa bionda di Marco sbucò dal familiare cancello rosso.

“L’hai mancata di poco. È appena uscita.” Sussurrò Marco quando si furono richiusi il cancello alle spalle. Roy si voltò a guardarlo, confuso.

“Ho mancato chi?”

“Virginia Bruni, o almeno così dice di chiamarsi.”

“L’hai portata a casa tua?” Sibilò tra i denti, percorrendo il cortile con lo sguardo.

“Lei abita qui. Era seduta accanto a me nell’aereo. Ha affittato il mio appartamento. Ha fatto in modo che trovassi una foto che la ritraeva con… Lui! Lei sa. Devi scoprire chi la manda e se è il caso che io scompaia di nuovo. E devi mettere al sicuro anche la nonna.”

“Minchia.” Avrebbe voluto prendere a calci qualcosa. “Che altro sai di lei?”

“Poco. Ha la mia età, credo. Dice di essere vedova e di conoscerlo da ben quindici anni.”

“Aspetta… Non hai detto che è appena uscita?”

“Sì.”

“Prendi le chiavi di riserva.”

–

La porta del secondo piano si aprì cigolando. Un cespuglio di capelli aggrovigliati fece capolino dallo spiraglio appena aperto e due occhi neri si piantarono nei suoi.

“Salve, sto cercando la famiglia Pietra. Abitavano qui…” Prima che potesse finire la frase la donna uscì di casa per spostarsi sul pianerottolo di fronte a lei. Indossava un lungo abito africano blu con una fantasia di elefanti stilizzati ed era tanto era più alta di lei da costringerla a guardarla con il mento all’insù.

“Qui non c’è nessuno con questo nome. Solo io e la mia famiglia.” Il suo italiano era perfetto, vi era solo un lieve accento di quello che le sembrò francese.

“Capisco. Posso chiederle da quanto tempo lei abita in questo posto? Sto cercando una persona e…”

“Da cinque anni.” 

“Sa dove posso trovare i precedenti inquilini?”

“Maman!” Trillò una vocina dietro la porta. “No, mi dispiace, non posso aiutarla. Devo andare adesso.” Le voltò le spalle e rientrò, chiudendole la porta in faccia.

Virginia fissò la porta chiusa per qualche minuto, interdetta e un po’ offesa. Aveva come l’impressione che quella donna l’avesse liquidata troppo in fretta. Con un sospiro prese a salire le scale. Raggiunto il pianerottolo, si diresse all’appartamento Tre B, la casa dei nonni paterni. O almeno, la loro casa quindici anni prima. Schiacciato il campanello, nessun suono risuonò all’interno. Il dito però, era impregnato di una sostanza bianca e appiccicosa. Vernice! Recuperò una moneta dal portafogli e cominciò a rimuoverla. Sotto la vernice grattata via, la targhetta recitava S. Pietra.

–

Marco si sentiva uno straccio. Aveva passato la notte ad analizzare il contenuto del computer di Virginia. Tra montagne di libri digitali, pratiche catastali, disegni in cad e un noto sito di pirateria streaming tra i preferiti del suo browser, solo una cartella aveva attirato la sua attenzione.

Possedeva una marea di foto di Orlando da piccolo e da giovane, nessuna da adulto o degli ultimi anni. Aveva anche conservato alcuni screenshots delle loro conversazioni, da cui era riuscito a risalire a un contatto msn. Avrebbe pensato a scovare la password in un secondo momento per leggere le loro conversazioni e avere la conferma dei suoi sospetti.

Era convinto che Virginia stesse dicendo la verità. Nella sua casella email non c’erano conversazioni né contatti sospetti. Roy era di un altro avviso, però.

“Dovresti sapere meglio di me di cosa sono capaci.” Erano state le sue caustiche parole. “Mi occuperò io di lei. Tu tieniti pronto a sparire. Ti farò avere un passaporto falso entro domani.”

Nel prossimo capitolo:

  • Colpo di scena. (69%)
    69
  • Passi indietro. (0%)
    0
  • Progressi. (31%)
    31
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242 Commenti

  • Bellissima storia romantica l’inizio si lega alla fine e da quel tocco di classe che a me piace… Gli errori ? Allora grazie alla presbiopia non li ho visti ma io scrivo peggio di te… è una bella storia ricca di emozioni i personaggi sono delineati bene il capitolo finale mi è piaciuto molto. Virginia mi piace è un bel personaggio. Brava. Meglio leggere tutto alla fine che non leggere affatto non trovi ?

  • E il cerchio si chiude così come si era aperto. Brava, Mia. Una storia godibile fino alla fine, un intrigo ben architettato. Un sentimento di nostalgia che si avverte tra le righe di questi ultimi atti, come succede quando storie un po’ action, un po’ thriller, diventato umane e prendono forma, una forma sensibile che solo un’autrice sensibile può regalare.
    Spero di rileggerti presto.

    • Ale, sei sempre troppo gentile.
      Mi penderò una pausa, credo anche abbastanza lunga, visto che il mio computer è morto ed è solo grazie alla pazienza della mia coinquilina che ho potuto pubblicare la fine di questa storia. Spero di poter almeno leggere e votare le vostre storie ogni tanto, sempre approfittando della pazienza altrui e se, poi, non leggerai i miei commenti in giro saprai il perché. A presto, Ale e grazie di tutto 😉

  • Ringrazio tutti e mi scuso con voi lettori perché questo finale -e la storia in generale- non è andato esattamente come avevo immaginato. Rileggendola ora mi accorgo di tutti quegli errori stupidi che avrei potuto non fare e di tutte le cose che mancano e che avrei potuto -e voluto- aggiungere. Non ho fatto esattamente del mio meglio ma spero comunque che la storia vi abbia tenuto almeno un po’ di compagnia e ringrazio tutti voi per ogni consiglio, critica, apprezzamento. Grazie davvero di cuore, Mia 🙂

  • Avvenimenti tristi: non essere riuscita a beccarti dall’inizio della storia. Mi farò perdonare con la prossima, prometto!

    Sceglierei aria, ma so cosa vuol dire avere il “panico da pareggio” per questo motivo, scelgo acqua. Davvero una gran bella storia, bella, bella, bella.

      • Bhe, se una storia é bella c’è poco da fare 🙂 comunque non ti preoccupare, anche i siciliani hanno difficoltà a rendere bene quello che hanno intorno, la Sicilia è una terra complessa e te lo dice una Palermitana 😉 comunque non vedo l’ora di leggere la prossima storia! Magari poi da un’occhiata alla mia e mi dici che te ne pare ;D

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