L’unica, la prima e l’ultima

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio: Torniamo a Marco, due ore prima. (79%)

“Culo stretto e pistole cariche, ragazzo. Il resto è poesia inutile.“

Roy si presentò puntuale in sella a una moto nera senza targa, dieci minuti dopo la sua telefonata. Un cenno con la testa e Marco lo seguì con la sua Vespa nel dedalo delle stradine sovraffollate di bancarelle, automobili e pedoni.

Pochi isolati dopo imboccarono un vicolo completamente immerso nell’ombra, che Marco non aveva nemmeno notato, tra due palazzi fatiscenti. Dovette fare attenzione alle ginocchia, tanto era stretto e buio. Terminava in quello che era stato un piccolo cortile, ora abbandonato e deserto. Spense il motore e scese.

Non ebbe nemmeno il tempo di togliere il casco che Roy lo guidò verso una massiccia porta mangiata dalla ruggine. Gettando più di un’occhiata alle sue spalle, tirò fuori una chiave, aprì e lo spinse oltre la soglia.

“Dove siamo?”

“Abbiamo usato questo locale per sorvegliare Rizzo qualche mese fa. Qui non ci disturberà nessuno e potremo controllare le mosse della ragazza.”

L’interno dello stabile era ancora più fatiscente dell’esterno. Il pavimento era interamente ricoperto di vetri rotti e calcinacci e le pareti erano affrescate da graffiti e macchie di colore scuro, su cui era meglio non rimuginare troppo. L’unica stanza in cui era sopravvissuto del mobilio era al piano superiore. Un vecchio tavolo, due sedie rovesciate e un armadio senza ante riempivano l’enorme stanza, illuminata dai pochi raggi del sole morente che filtravano da un’enorme finestra sprangata da numerose assi di legno.

Roy infilò la mano sotto l’armadio e ne tirò fuori una busta. La lanciò e lui la prese al volo. “Cambiati.” E ,con fare da poliziotto, guardò con cautela fuori dalla finestra.

All’interno della busta sigillata, Marco trovò dei pantaloni e una maglia neri. Si tolse di dosso i propri vestiti, poggiandoli con cautela sull’involto di plastica rotto per evitare di sporcarli. “Come hai intenzione di procedere?”

“Voglio solo spaventarla un po’. Testare le sue reazioni sotto pressione. La donna non sta mentendo. I documenti sono veri ed è pulita. Ha raccontato la verità su lei e Orlando. E non ci sono prove di precedenti contatti tra lei e Rizzo.”

Una gamba dentro e una fuori dai pantaloni, Marco rimase pietrificato, sempre più convinto dell’innocenza di Virginia. “Ma… Allora potrebbe essere vittima di un grosso equivoco! Potrebbe essere andata lì per caso o…”

“Che tu ci creda o no, ci sono molti modi per comunicare lontano da orecchie e occhi indiscreti.”

“Perché mettersi in gioco con la sua vera identità? Perché non mentire anche su quello, allora?”

Roy non rispose subito. Si voltò a guardarlo e disse lentamente: “La migliore copertura, a volte, è proprio la verità.”

Marco capì che Roy non avrebbe ammesso altre obiezioni. Non su quella faccenda. “Andiamoci piano, però. Intesi?”

“Arrimìnati. Potrebbe uscire da un momento all’altro.”

–

Quando Virginia uscì da quella casa, quasi due ore dopo, loro corsero in strada con la moto. La raggiunsero poco lontano, nei pressi di un incrocio in via Ponziano, da poco chiusa al traffico e fortunatamente deserta.

Marco aveva il compito di prenderla e portarla di forza sulla moto di Roy per poi recuperare la bicicletta e raggiungerli nel vicolo. Sceso dalla moto, l’aveva praticamente raggiunta quando un’auto sbucata dal nulla si fermò al centro dell’incrocio e scaricò una raffica di proiettili nella loro direzione.

Di riflesso, Marco afferrò Virginia per le spalle e la tirò su di peso, trasportandola oltre l’angolo del palazzo più vicino. Tirò fuori la pistola e sparò in direzione dell’auto, sperando di coprire al meglio Roy che, ancora in sella alla moto, sparì oltre l’angolo del palazzo di fronte.

L’auto ripartì e si dileguò, veloce come era arrivata.

Marco, incredulo, teneva ancora stretta la pistola tra le mani quando Roy li raggiunse. “Pigghiala e vattinni. Sempre dritto, al primo incrocio a destra. Cammina a luci spente e non fare rumore. Sarò lì tra poco. E tu.” Aggiunse rivolto a Virginia. “Fa come ti dico e non ti sarà fatto alcun male. Intesi?”

Virginia annuì debolmente e si lasciò trascinare da Marco verso la moto nera. Sgusciarono silenziosamente per le strade ormai deserte fino al vicolo cieco, dove Marco spense il motore e avanzò in folle.

Poteva sentire Virginia tremare sulla sua schiena.

Si fermò prima di arrivare al cortile per evitare che lei vedesse la Vespa e la condusse nell’oscurità più completa verso la porta. Trafficava con la chiave quando la sentì correre. La inseguì imprecando e riuscì ad afferrarla appena fuori dal vicolo, sotto la luce gialla di un lampione.

Si guardarono negli occhi per un solo istante ma fu abbastanza. Lei si irrigidì e il respiro le si mozzò in gola. L’aveva riconosciuto.

Marco sentì uno stridere di ruote in lontananza. Strinse più saldamente la presa su Virginia e la condusse di nuovo al sicuro nel buio. La spinse sotto l’arco di una porta e, premendole la mano contro la bocca, sperò con tutto sé stesso di scomparire nell’ombra mentre la stessa auto rossa di poco prima sfrecciava a tutta velocità a pochi metri di distanza da loro.

Posizione scomoda per Marco. Nel prossimo capitolo:

  • Mezza verità e mezza menzogna. (55%)
    55
  • Una menzogna. (9%)
    9
  • Una verità. (36%)
    36
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242 Commenti

  • Bellissima storia romantica l’inizio si lega alla fine e da quel tocco di classe che a me piace… Gli errori ? Allora grazie alla presbiopia non li ho visti ma io scrivo peggio di te… è una bella storia ricca di emozioni i personaggi sono delineati bene il capitolo finale mi è piaciuto molto. Virginia mi piace è un bel personaggio. Brava. Meglio leggere tutto alla fine che non leggere affatto non trovi ?

  • E il cerchio si chiude così come si era aperto. Brava, Mia. Una storia godibile fino alla fine, un intrigo ben architettato. Un sentimento di nostalgia che si avverte tra le righe di questi ultimi atti, come succede quando storie un po’ action, un po’ thriller, diventato umane e prendono forma, una forma sensibile che solo un’autrice sensibile può regalare.
    Spero di rileggerti presto.

    • Ale, sei sempre troppo gentile.
      Mi penderò una pausa, credo anche abbastanza lunga, visto che il mio computer è morto ed è solo grazie alla pazienza della mia coinquilina che ho potuto pubblicare la fine di questa storia. Spero di poter almeno leggere e votare le vostre storie ogni tanto, sempre approfittando della pazienza altrui e se, poi, non leggerai i miei commenti in giro saprai il perché. A presto, Ale e grazie di tutto 😉

  • Ringrazio tutti e mi scuso con voi lettori perché questo finale -e la storia in generale- non è andato esattamente come avevo immaginato. Rileggendola ora mi accorgo di tutti quegli errori stupidi che avrei potuto non fare e di tutte le cose che mancano e che avrei potuto -e voluto- aggiungere. Non ho fatto esattamente del mio meglio ma spero comunque che la storia vi abbia tenuto almeno un po’ di compagnia e ringrazio tutti voi per ogni consiglio, critica, apprezzamento. Grazie davvero di cuore, Mia 🙂

  • Avvenimenti tristi: non essere riuscita a beccarti dall’inizio della storia. Mi farò perdonare con la prossima, prometto!

    Sceglierei aria, ma so cosa vuol dire avere il “panico da pareggio” per questo motivo, scelgo acqua. Davvero una gran bella storia, bella, bella, bella.

      • Bhe, se una storia é bella c’è poco da fare 🙂 comunque non ti preoccupare, anche i siciliani hanno difficoltà a rendere bene quello che hanno intorno, la Sicilia è una terra complessa e te lo dice una Palermitana 😉 comunque non vedo l’ora di leggere la prossima storia! Magari poi da un’occhiata alla mia e mi dici che te ne pare ;D

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