Il battito della vita

Dove eravamo rimasti?

Parolina per il prossimo episodio. Desiderio. (45%)

Desiderio d’aria, desiderio di parole, desiderio di aiuto!

Giudicare gli altri è molto più facile, con noi stessi ci mettiamo più tempo, ma quando lo facciamo diventiamo giudici implacabili.

Forse, un giorno impareremo ad essere più clementi verso i nostri errori. Forse, un giorno impareremo a perdonarci con più facilità.

Da bambini disegniamo la nostra vita come un sogno, immaginandoci adulti infallibili e realizzati. Non sono previste cadute. Fallimenti. Ferite.

* * *

Silvana siede sul bordo del letto, girando tra le dita la vera dorata, il simbolo dell’unione di due persone, la realizzazione di un progetto comune…quell’idea del per sempre tu, per sempre insieme.

“Come si fa ad ipotecare il futuro, quando non sappiamo cosa può succedere oggi stesso? Come ci si può illudere di poter controllare tutto, di essere gli artefici del nostro destino, così come ci hanno sempre fatto credere…così come ci ho creduto io fino a poco fa!”

Le ritorna in mente il ritornello di una canzone che le piace molto: “Se per tutte le cose ci fosse un punto di stabilità, sarebbe un mondo perfetto, sarebbe che tu resti qua. E invece vai se l’hai deciso tu…”

E Silvana pensa che lei è rimasta spettatrice inerme della sua vita con l’illusione, invece, di comandarla, di dirigerla, di averla tra le mani, quando gli altri avevano già deciso anche per lei.

La mattina è letteralmente scappata dalla sala colazione, desiderando il silenzio, la solitudine. Ora, invece, la stanza sembra soffocarla, l’isolamento forzato in cui s’è voluta richiudere l’attanaglia come una morsa, come una forza oscura che avvolge il suo corpo e la sua mente impedendole di respirare. Risente le voci del mattino e un desiderio di compagnia si fa improvviso, sempre più deciso.

Affannata, si alza e si catapulta fuori dalla sua stanza.

Aria.

Aria di fresco.

Aria di aperto.

Respira.

* * *

Marilù si guarda allo specchio, alla ricerca di un segno, di una traccia del suo cambiamento, ma non ci riesce, almeno per il momento. Si passa una mano tra i capelli arruffati e sorride. Sorride pensando a quante volte la mano di Aldo s’è incastrata tra i suoi riccioli ribelli. Ribelli come la sua età. Come il suo carattere.

Vent’anni e la vita immaginata come un film.

“Ma a vent’anni, Marilù, sì proprio tu, puoi immaginare una vita diversa? Te la immagini a scale o tutta in discesa?” – domanda alla sua immagine riflessa.

“Non lo sai, eh? Io, invece, la mia vita l’ho già progettata. Sì, sì, un programma perfetto. Conseguire la laurea in Marketing, fare un master in America e come coronamento trovare lavoro a Washington. E viaggiare. Salire e scendere da un aereo per lavoro e per piacere. Non c’è posto per gli altri, lo capisci questo? E, invece, una mattina ti svegli con una mazzata in testa e pensi che il traumatico risveglio è solo colpa tua. Colpa mia, ti rendi conto?” – continua Marilù in un dialogo con se stessa ad una sola voce.

Ripensa all’ultimo messaggio di Aldo, il suo ragazzo, in cui le dice che non può affrontare tutto da sola. Non può e non deve.

Marilù scuote il capo, la vita è solo sua e lei decide cosa è meglio. Giusto.

Rivede gli occhi dolci di Aldo.

“E’ amore il mio? Non lo so, perché l’ho immaginato come una parentesi della mia vita, non come un punto stabile. Ma di questo passo, non riuscirò mai a capire con lucidità.” – pensa sconsolata.

Avrebbe voglia di parlare col signor Enrico, le è parso un uomo gentile e sensibile. Si raccoglie i capelli, afferra la borsa e lascia la stanza.

Desidera parlare. Confrontarsi.

* * *  

Enrico è comodamente seduto nella piccola ma accogliente sala lettura di Villa Lucia. Il brutto tempo non gli ha concesso una bella passeggiata all’aria aperta, ma la compagnia di Spark e di un buon libro non gli fanno sentire alcuna mancanza.

Sente il cellulare vibrare nella tasca, lo prende e legge il nome di sua figlia. E’ solo, può rispondere senza disturbare nessuno.

“Pronto?”

La voce alterata della donna lo aggredisce senza riuscire a capire una parola.

“Mariangela, per favore, abbassa il tono e parla con calma.”

Ma Enrico continua a sentire le grida di sua figlia che non accenna a calmarsi, cogliendo solo parole come “pazzo”, “fuori di testa”, “avvocato”, e no, Enrico non ha proprio voglia di stare a sentire e chiude la comunicazione.

Si passa una mano sulla testa ornata ormai da pochi capelli bianchi e sospira.

I suoi figli non capiscono nulla, sono chiusi nel loro mondo di egoismo e di egocentrismo, pensando di poter invertire i ruoli a loro piacimento, facendolo passare come un vecchio rimbambito per ripulirsi le coscienze.

Ma Enrico non glielo permetterà. Il suo desiderio è quello di sentirsi ancora utile. Vivo. Gli piacerebbe poter parlare con le due donne sole, poterle ascoltare ed essere loro d’aiuto nel caso in cui avessero bisogno. Enrico vorrebbe sentirsi ancora importante.

Ma è chiaro che per i suoi figli non lo è più. O chissà se lo è mai stato davvero per loro.

Alza gli occhi e come evocate dai suoi pensieri, vede entrare la donna trafelata, seguita da Marilù.

Si alza.

Forse, il suo desiderio può ancora realizzarsi. 

Adesso scegliete una frase:

  • "Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una." (Confucio) (47%)
    47
  • "Dai a ogni giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita." (M. Twain) (27%)
    27
  • "La vita è un'enorma tela: rovescia su di essa tutti i colori che puoi." (D. Kaye) (27%)
    27
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467 Commenti

  • Ciao pink
    Finale filosofico e molto tenero, non deve essere stato facile mantenere la giusta atmosfera con il libro che ti abbiamo fatto scegliere. In fondo su questa piattaforma siamo tutti un po’ autostoppisti, quando ci facciamo trasportare da autori spesso sconosciuti all’interno dei loro mondi. Noi cerchiamo la nostra strada ma loro possono solo avvicinarci alla nostra meta. Quando scendiamo, qualche volta, proseguiamo con altri mezzi e ricambiamo il favore con qualche nuovo autostoppista.
    Che tu sia autostoppista o autista, solo una cosa è importante:
    Niente panico!
    Ciao Ciao

  • pink ha scritto l’ultimo capitolo, pink ha scritto l’ultimo capitolo!!!
    Che finale 😀

    “Ma non so se questo libro potrà darmi la soluzione.” – dice mogia Marilù.
    “Non è il libro a dovertela dare, sarà il tuo cuore”. (Yessss. I libri possono aiutare, ma siamo noi alla fine a doverci risollevare).
    “Escono dalla libreria, ognuno ha la propria copia tra le mani. Ognuno forse un po’ più sereno, forse più lucido, o forse ugualmente preoccupato, ma con la mente più aperta, sapendo che non si può scappare in eterno, che la fuga può essere uno stacco momentaneo, per poter poi tornare nella realtà e riprendere più forte di prima il cammino”. (Oh, sì. Perfetta frase, mi piace. Ora possono “tornare alla realtà” dopo un’esperienza di riflessione che, si spera, li aiuterà in futuro).
    “Perché prendersi questa briga? Che senso ha? Non vale la pena farsi coinvolgere da niente”. (Non credo di aver capito esattamente il significato di questa frase, invece. Non bisogna lasciarsi abbattere da niente, per quanto possibile, ma se gli avvenimenti della nostra vita ci passassero accanto senza coinvolgerci beh… Non si tratterebbe proprio di vita).

    Vedo che hai già cominciato una nuova storia (ma come fai?!) e quindi andrò a leggere presto 🙂

  • Ah Ah, la Guida Galattica in chiave filosofico/psicoterapeutica!
    Sono d’accordo col commento sotto, abbandoniamo questi tre all’inizio di un cammino. Mi aspettavo una storia completamente diversa, ma sta qui la bravura dell’autrice, condurci verso lidi per i quali solo lei conosce la strada. Approdiamo in una caletta serena e deserta e se non abbiamo il costume pazienza, possiamo nuotare in assoluta libertà!
    Per dirti quanto mi è piaciuta la Guida Galattica, sappi che l’IA figlia di Enkidu è stata battezzata in onore di questo libro, perché Kalisa Dhui è in assonanza con Cālīsa du’ī che in nepalese vuol dire… quarantadue!
    Ciao!

    • Ahahah, ecco tu studi e io perdicchio tempo. 🙂 Ma il nepalese lo conosci di tuo? 😀
      Non ricordo a chi lo dissi, ma mettere i titoli fu una scelta improvvisa, d’istinto, dettata dal momento… Poi, ho dovuto fare i conti… e mi è venuto fuori questo capitolo un poco diverso. Su una cosa ero certa, non avrei fatto un finale dove ognuno si dava una soluzione, non mi piaceva… questi tre avevano solo bisogno di liberarsi di un peso che si tenevano dentro, guardarlo da vicino e decidersi ad affrontarlo. Poi, come ognuno affronterà il suo, resterà nel loro intimo o nella testa di noi lettori!!! 😉

  • Ciao Pink! Eccomi!
    Veramente bello questo finale! Mi è piaciuto molto!
    Non sappiamo quale strada decideranno di intraprendere i nostri tre protagonisti, ma sicuramente dirigeranno i loro passi verso un futuro diverso. Saranno forti e non si lasceranno abbattere, neanche dagli ostacoli più duri!
    Grazie per questo bellissimo racconto! Ho visto che ne hai appena pubblicato un nuovo, perciò ci troviamo lì! 😉 Bacio! 😀

  • CiaoPink, aspetto di leggere il tuo prossimo racconto. Mi fa sempre piacere leggerti. oggi ho letto un tuo articolo interessantissimo, tanto per essere sincera, e ho trovato la tua analisi molto ben data. Brava. per questo mi chiedo come mai invece in questo epilogo, proprio nella chiusa dici: non vale la pena farsi coinvolgere da niente. Mi pare che l’evoluzione della storia e dei personaggi ci avesse appena spiegato il contrario…

    • Cara Amo, alla tua obiezione non ho proprio nulla da ribattere. Hai ragione, sembra andare nel senso opposto a tutta la storia. E’ una frase tratta dal libro e giustificandomi do questa visione: un monito per ricordare che nulla ci abbatte completamente.
      Non so quale articolo tu abbia letto, ma il tuo commento mi fa onore e mi inorgoglisce. Grazie mille. 🙂

  • Mi è piaciuta molto la frase finale di Enrico con gli indovinelli, meno quella di Silvana, col cammino impervio e il sole che splende: mi è smebrata un po’ forzata, pomposa ( giuro che ho cercato se ci fosse la parentesi con l’autore della citazione 🙂 ).
    Ma il finale è davvero riuscito, e vero: inutile scappare, prima o poi i problemi bisogna affrontarli. E niente panico (lo ripeto sempre a mio figlio che dall’alto dei suoi 8 anni vive ogni contrarietà come la fine del mondo! 🙂 )
    Alla prossima (prima o dopo le vacanze in Provenza?)

    P.S. Prima o poi dovrò leggerla sta Guida, sono anni che certi amici nerd me la decantano. Ho visto il film e non mi ha convinto, ma immagino che il libro sia altra cosa.

    • Come dicevo a Maria, di quella frase neanche io ero eccessivamente convinta, però non riuscivo a partorire nulla di meglio o di diverso e l’ho lasciata lì. Grazie Befana per avermi fatto compagnia… 🙂 Torno, torno… Ho un incipit già pronto (che pubblicherò penso a breve, non riesco a stare ferma) e poi sto “studiando” qualcosa di “diverso” dalle mie corde e vediamo un po’… Purtroppo per la Provenza manca ancora più di un mese… Uff! Il Luberon non sono riuscita ad inserirlo, ci sarebbero voluti più giorni…però Hyères, Porquerolles, il Verdon, Aix, Bonnieux, Grasse, Vence ci sono insieme a Nizza Cannes Antibes… Ci vorrebbe almeno un mese…
      P.S. ti rispondo al ps col ps, non rientra nei miei generi preferiti, però è carino e simpatico. Ci sono affezionata perché me lo regalarono in un momento triste della mia vita in cui anche una caduta di ciglia era vista come un evento catastrofico.

  • Un finale bellissimo!
    Ho adorato questo finale dalla prima parola all’ultima. Davvero, bravissima!
    Enrico che aiuta le altre due a trovare sicurezza in sé stesse tramite un libro: è assolutamente geniale! 😀
    Fantastico. Questa storia mi ha fatto riflettere parecchio, come hai notato anche tu stessa, in molte parti. Per questo motivo mi è piaciuta particolarmente e penso sia una delle più belle che io abbia letto.
    A presto, Pinkerella!! Attendo l’inizio di una tua nuova storia!!

    • Ivana ne sono felicissima. Sono queste parole che mi danno il coraggio e poi la forza di continuare. 🙂 Grazie mille. *__* Beh, non ricordo se lo scrissi a te, misi i titoli sulla spinta dell’istinto, senza sapere assolutamente come legarli poi al racconto. Alla fine, ho pensato così e mi pare sia piaciuta! A prestissimo. 🙂

  • Un viaggio nell’animo umano, attraverso storie di gente comune per condurci di fronte a quella verità che spesso non si vuole vedere: prima o poi il viaggio finisce e si deve necessariamente tornare a casa, affrontare ciò che ci spaventa, avere il coraggio di prendere una decisione per quanto dolorosa possa essere. Sono contenta di aver intrapreso questo viaggio con te, soprattutto in questo momento della mia vita. Un’altra lezione che mi terrò stretta 😉
    Un abbraccio.

  • Cara pinkerella,
    Nel mio primo racconto c’è un riferimento alla Guida Galattica, anche se è decisamente nascosto e… cerco un aggettivo… mi viene ‘maccheronico’. In realtà c’è anche nel racconto in corso. Per cui non potrei votare altro. Molto toccante e molto vera l’ultima considerazione di Enrico: nonostante tutto l’ultimo augurio è per i figli.
    Ciao a presto!

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