Il battito della vita

Il giorno della fuga!

Ci sono delle situazioni, a volte, che non riusciamo proprio a spiegarci. Ricerchiamo costantemente la causa. La colpa. Ci scagliamo contro il destino, ce la prendiamo con la sfortuna o, ancor di più, con l’invidia. Chiediamo a Dio perché proprio a noi ci sia successa “quella cosa“.

Ci poniamo mille domande perché quel programma perfetto che consideriamo la nostra vita all’improvviso non ci sembra più tanto perfetto.

E quando nella nostra vita perfettamente disegnata arriva l’imprevisto o quello che può accadere agli altri ma non a noi, ci ritroviamo in balia della destabilizzazione.

Tra gli artigli della crisi interiore.

E come una zattera scossa dalla ferocia di un mare agitato, ci affidiamo a quella forza atavica che alberga dentro noi per non affondare.

Dolore. Paura. Disperazione. Incertezza.

Ma dopo la tempesta arriva il sereno.

Dopo che il vento le ha strappate ai loro alberi, le foglie trovano pace sulla terra fredda.

Dopo un litigio arriva la pace.

Dopo le profondità dell’abisso si guarda alla risalita.

Arriva la rinascita.

* * *

Enrico si stringe nel giubbotto dando riparo anche a Spark, il suo amato Jack Russell,  che si guarda intorno spaesato, ma allo stesso tempo curioso.

Enrico, invece, non è curioso. Lui vorrebbe solo un riparo. Un luogo sicuro nel quale rifugiarsi.

Il traghetto procede lentamente nella manovra di entrata nel porto di Ischia. Il cielo è limpido, ma si avverte un forte vento. E’ talmente forte che sembra voler strappar via ogni cosa. E portarsela chissà dove. O semplicemente si diverte a sballottolarla per il cielo finché stanco la getta via. Lontana.

“Ah, se potesse tirar fuori anche i miei brutti pensieri.” – dice, rivolto al cane.

Trovare una pensione aperta a Marzo è stata una fortuna. La gente non sceglie le località marittime in questa stagione. Ma Enrico non vuole godersi una vacanza.

Lui sta scappando. Ha bisogno di dimostrare a se stesso che può ancora farcela.

Un uomo dell’equipaggio interrompe il flusso dei suoi pensieri, invitando i pochi passeggeri a scendere.

Una volta messo piede sulla banchina, una folata gelida lo colpisce in pieno viso. Arranca col bagaglio, mette a terra Spark e si avvia alla postazione dei taxi.

“Villa Lucia, per favore.”

* * *

Marilù si sta mangiucchiando le unghie, fra poco saranno così corte che la carne comincerà a bruciarle.

E’ scesa dal traghetto già da un quarto d’ora e dell’autobus neanche l’ombra.

Stringe a sé la borsa, come se potesse emanare calore umano e riscaldarla.

Marilù odia l’inverno. Odia il vento gelido che comanda come un terribile dittatore.

Sente le lacrime pungerle gli occhi.

“Non posso. Non posso. Non devo piangere.” – si ripete come un mantra.

“Come mi è venuto in mente di venire qui? Come?” – una muta domanda a se stessa.

Ma due sere prima, le immagini di “Villa Lucia”, aperta a Sant’Angelo d’Ischia, le erano sembrate un segno. Un messaggio.

E lei aveva bisogno di scappare.

Marilù si sente come le onde che si scagliano contro gli scogli, fino a quando non battono in dolce ritirata.

La sua non è stata una ritirata, però. Ma una fuga. E neanche dolce.

Si volta e vede, lento, avanzare l’autobus.

* * *

Silvana stringe forte i manici della borsa come se le potesse scappare all’improvviso.

Scappare. Quello che sta facendo lei.

Scende dal traghetto, trascinandosi il trolley, come in trans.

Sente intorno la presenza di altre persone. Ma non le vede.

Non riesce a vedere neanche se stessa. 

Non avverte neanche la forza del vento.

Si sente pizzicare la gola, un colpo incerto di tosse, quasi timido, le esce dalla bocca.

Istintivamente, stringe ancora di più la borsa. Le unghie premono sul palmo.

Si guarda intorno, alla ricerca di non sa che cosa. Si avvia verso un chioschetto di giornali.

“Buongiorno, avrei bisogno di un’informazione.” – dice con voce sottile.

“Buongiorno, mi dica pure.” – le risponde, cordiale, l’uomo.

“Dovrei raggiungere…” – si ferma per cercare l’indirizzo sulla prenotazione dal suo iPhone – “ecco, Villa Lucia, Sant’Angelo…”

“Sì, ho capito… Ed è fortunata, perché in questo periodo è uno dei pochi ad essere aperti… Sa aspettiamo almeno la primavera… Qui funzionano gli hotel con le terme… Comunque, o prende l’autobus oppure un taxi…”

“Non è raggiungibile a piedi?”

“No, Signora. Assolutamente, è lontano. Prima volta ad Ischia?”

“Capisco… Sì, prima volta. La ringrazio. Buona giornata.”

“Arrivederci.”

Silvana si sente scoraggiata. Non v’è più traccia dentro di lei della donna che era, sembra essere stata un’altra persona. Un’altra vita. O una vita fa. Ma sembra essersi volatilizzata.

Ha paura.

La mano, ormai, le duole.

Ma deve proseguire nella sua fuga.

 

Iniziamo il viaggio... Scegliete una frase:

  • Aroma di croissant. (29%)
    29
  • Profumo di mare. (32%)
    32
  • Odore di chiuso. (39%)
    39
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

467 Commenti

  • Io dico croissant, decisamente croissant, non è mai il momento sbagliato per un croissant 😀
    Mi piacciono le storie di gente dal passato difficile e dal futuro incerto, e tu stai creando con finezza i presupposti 🙂

    Piccolo dubbio: a quanto pare, questa “Villa Lucia” ad Ischia esiste davvero. Sicura di poterla infilare così, con “nome e cognome”, in un racconto di fantasia?
    Altro dubbio, quando presenti Silvana: “Scende dal traghetto, trascinandosi il trolley, come in trans”. Volevi scrivere “in trance” o sono io che ignoro qualcosa?
    Ciao 😀

    • Ciao Pisolo, innanzitutto ti ringrazio per la visita e il commento. E grazie per il complimento, spero di non perdermi per la strada. 🙂 eheh. Allora, sei stato l’unico a notare il mio errore… Ovviamente è trance, no trans…Non medito nessuna trasformazione di genere. Io di solito pubblico la mattina o dopo pranzo, questo è il risultato di aver pubblicato di sera. 🙁
      Villa Lucia “reale” si trova alla parte opposta della mia “finta”. Trovare un nome che ad Ischia non compare per un hotel è cosa assai ardua. 😉 Poi, alla fine mi serve come “appoggio”. 🙂

  • Ciao cara,
    nel giro di poco da scarpone diverrai copertina!
    Interessantissimo questo scandalo a Villa Lucia. Brava.
    I tuoi personaggi sono ad Ischia e i miei a Salò! Mi piace la cosa.
    Sei abile a descrivere i sentimenti umani, senza per questo risultare pesante.
    Ho votato mare.

  • Il capitolo inizia stupendamente con delle immagini magnifiche, si susseguono le une alle altre con un ritmo incalzante, ne sono rimasto molto colpito! C’è di tutto qui dentro, il tocco sottile e leggermente malinconico che traspariva dai racconti di Mario (ps, non è che il traghettatore per caso è suo cugino? 😀 ), una nota di mistero, e ovviamente la prospettiva di un’avventura niente male.
    C’è l’aria di “qualsiasi cosa sto per fare, tutto quanto combacerà alla fine!”, una partenza divisa per tre che si riunirà come un puzzle! 🙂
    Ovviamente ti seguo anche io 😉
    A presto pink!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi