Il battito della vita

Dove eravamo rimasti?

Adesso scegliete una frase: "Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una." (Confucio) (47%)

Si hanno due vite. La prima comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una. (Confucio)

I tre si lanciano uno sguardo tra loro, gli occhi si cercano, si incontrano, si spostano, rimbalzando rapidi come una pallina da ping-pong; un turbine di emozioni differenti aleggia nella stanza.

Marilù allarga le braccia, è la prima a rompere il silenzio: “Vedo che siamo in sintonia, continuiamo a ritrovarci negli stessi posti agli stessi orari.” Sorride, andando a prendere posto di fronte ad Enrico.

* * *

Silvana resta impalata, si contorce le mani, indecisa se avanzare di un passo o se voltarsi e fuggire di nuovo nella sua stanza. Poi, rivolge un’occhiata un po’ più lunga agli altri due ospiti e nota nei loro occhi la sua stessa identica ombra, quell’ombra che fa soffrire, che spegne la luce, che porta inquietudine. Avanza di un passo, abbozza un saluto e punta la poltroncina nell’angolo. “Sono qui e tanto vale restare” – cerca di convincersi.

I piedi si muovono lentamente come se stesse su una passerella a mostrare al pubblico abiti favolosi, invece, lei si trova su un tappeto scolorito, sbiadito come il suo animo che pare volersi mostrare nudo ad occhi indiscreti, curiosi, estranei.

“La…la prego, si rimetta comodo” – dice, rivolgendosi all’uomo.

Volge un’occhiata all’altra donna, è molto giovane, carina, forse un po’ trascurata, ma giovane…e questo le procura una fitta all’altezza dello stomaco. La Silvana forte e potente sembra essersi volatilizzata per cedere il posto ad una brutta copia, sbiadita, senza forma né contorno e, forse, senza contenuto. Una specie di involucro svuotato che tende a ricaricarsi di sentimenti negativi. Rabbia. Gelosia. Invidia. Si sente già pentita della sua decisione di sedersi in mezzo a questi due estranei che con lei non hanno nulla da spartire. O, almeno, così vuole credere, in un alternarsi di contraddizioni.

* * *

Enrico pensa che l’universo femminile sia davvero una sconfinata distesa fatta di migliaia di sfumature, di microscopici punti luminosi che si scontrano e si fondono con una galassia di punti oscuri.

Guarda le due donne e cerca di cogliere gli impercettibili mutamenti d’umore. Marilù sembra rilassata, ogni tanto lo sguardo si fa vacuo rincorrendo la distesa infinita dei pensieri, o sorride.

L’altra donna è tesa, come se si fosse lasciata conquistare da un impulso fulmineo e momentaneo ed ora lo stesse maledicendo con tutta se stessa. Gli occhi sono scuri, lanciano scintille. E’ una donna che soffre.

Stranamente Enrico si ritrova senza parole, vorrebbe rispondere a Marilù, interrompere il silenzio imbarazzante che s’è venuto a creare, ma per quanto si sforzi non riesce a trovare un appiglio a cui aggrapparsi. Lui, lo stimato professore si è come accartocciato su se stesso. “Passerò per un vecchio impiccione che vuole entrare nelle vite altrui, perché magari non ne ha una sua.”

Abbassa la testa e un’improvvisa malinconia si fa strada nella sua testa e nel suo cuore e il pensiero inevitabile va alla sua adorata moglie scomparsa e ai suoi figli.

* * *

Marilù è entrata nella stanza animata da speranza e buoni propositi, cercando di rompere l’imbarazzo con l’irruenza dei suoi vent’anni, ma non c’è riuscita. Stranamente neanche Enrico ha risposto, le era sembrato quasi felice di vederle entrare, poi s’è rabbuiato, s’è nascosto dietro i ricordi, s’è rintanato nel suo mondo. Lo confessano gli occhi.

Gira la testa verso la donna e l’unica parola a cui riesce a pensare per definirla è “strana“. Inoltre, le sta lanciando lunghe occhiate che fa finta di non cogliere. E’ strana perché vorrebbe scappare e, invece, resta seduta, rigida come una bambina chiusa in un collegio; non potrebbe mai catapultarsi fuori di qui senza almeno una scusa. “Sarà una di quelle donne attentissime ai giudizi altrui, quelle persone che non fanno un passo senza avere ogni capello perfettamente in ordine” – riflette.

Poi, pensa alla sua massa ribelle e spesso informe di ricci, agli accostamenti poco probabili di colori e sente nascerle dentro una risata. Non vorrebbe, non dovrebbe, ma la sente crescere ed esplodere. Inizia a ridere. Ride così forte da diventare paonazza. Ride tanto che gli occhi le lacrimano. Più cerca di ricomporsi e di frenarsi, più sente la risata liberarsi felice. Butta la testa all’indietro, si passa il dorso della mano sugli occhi e pensa che la staranno prendendo per matta.

Poi, a poco a poco, sente placarsi, sente che il fiume in piena si sta ritirando. Tira un sospiro e dice: “Scusatemi, ma io il silenzio proprio non lo sopporto e qui è talmente imbarazzante.”

La donna ha sempre l’espressione truce e seria di chi sta per commettere un omicidio, mentre Enrico ritorna nella realtà.

Marilù, in realtà, ha paura del silenzio, teme di sentire la voce del suo animo e riprende a parlare: “Conoscete Thomas Mann? La Montagna Incantata? Un romanzone che non sono mai riuscita a portare a termine… Comunque, una volta ho letto una frase di questo Mann e sembra calzare a pennello: Il tempo raffredda, il tempo chiarifica, nessuno stato d’animo si può mantenere inalterato nello scorrere delle ore.”

Come i gatti si sono scrutati, curiosi l'uno dell'altro, ora nel prossimo chi comincia a raccontarsi? Finalmente, direte voi. 😀

  • Enrico. (21%)
    21
  • Marilù. (53%)
    53
  • Silvana. (26%)
    26
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467 Commenti

  • Ciao pink
    Finale filosofico e molto tenero, non deve essere stato facile mantenere la giusta atmosfera con il libro che ti abbiamo fatto scegliere. In fondo su questa piattaforma siamo tutti un po’ autostoppisti, quando ci facciamo trasportare da autori spesso sconosciuti all’interno dei loro mondi. Noi cerchiamo la nostra strada ma loro possono solo avvicinarci alla nostra meta. Quando scendiamo, qualche volta, proseguiamo con altri mezzi e ricambiamo il favore con qualche nuovo autostoppista.
    Che tu sia autostoppista o autista, solo una cosa è importante:
    Niente panico!
    Ciao Ciao

  • pink ha scritto l’ultimo capitolo, pink ha scritto l’ultimo capitolo!!!
    Che finale 😀

    “Ma non so se questo libro potrà darmi la soluzione.” – dice mogia Marilù.
    “Non è il libro a dovertela dare, sarà il tuo cuore”. (Yessss. I libri possono aiutare, ma siamo noi alla fine a doverci risollevare).
    “Escono dalla libreria, ognuno ha la propria copia tra le mani. Ognuno forse un po’ più sereno, forse più lucido, o forse ugualmente preoccupato, ma con la mente più aperta, sapendo che non si può scappare in eterno, che la fuga può essere uno stacco momentaneo, per poter poi tornare nella realtà e riprendere più forte di prima il cammino”. (Oh, sì. Perfetta frase, mi piace. Ora possono “tornare alla realtà” dopo un’esperienza di riflessione che, si spera, li aiuterà in futuro).
    “Perché prendersi questa briga? Che senso ha? Non vale la pena farsi coinvolgere da niente”. (Non credo di aver capito esattamente il significato di questa frase, invece. Non bisogna lasciarsi abbattere da niente, per quanto possibile, ma se gli avvenimenti della nostra vita ci passassero accanto senza coinvolgerci beh… Non si tratterebbe proprio di vita).

    Vedo che hai già cominciato una nuova storia (ma come fai?!) e quindi andrò a leggere presto 🙂

  • Ah Ah, la Guida Galattica in chiave filosofico/psicoterapeutica!
    Sono d’accordo col commento sotto, abbandoniamo questi tre all’inizio di un cammino. Mi aspettavo una storia completamente diversa, ma sta qui la bravura dell’autrice, condurci verso lidi per i quali solo lei conosce la strada. Approdiamo in una caletta serena e deserta e se non abbiamo il costume pazienza, possiamo nuotare in assoluta libertà!
    Per dirti quanto mi è piaciuta la Guida Galattica, sappi che l’IA figlia di Enkidu è stata battezzata in onore di questo libro, perché Kalisa Dhui è in assonanza con Cālīsa du’ī che in nepalese vuol dire… quarantadue!
    Ciao!

    • Ahahah, ecco tu studi e io perdicchio tempo. 🙂 Ma il nepalese lo conosci di tuo? 😀
      Non ricordo a chi lo dissi, ma mettere i titoli fu una scelta improvvisa, d’istinto, dettata dal momento… Poi, ho dovuto fare i conti… e mi è venuto fuori questo capitolo un poco diverso. Su una cosa ero certa, non avrei fatto un finale dove ognuno si dava una soluzione, non mi piaceva… questi tre avevano solo bisogno di liberarsi di un peso che si tenevano dentro, guardarlo da vicino e decidersi ad affrontarlo. Poi, come ognuno affronterà il suo, resterà nel loro intimo o nella testa di noi lettori!!! 😉

  • Ciao Pink! Eccomi!
    Veramente bello questo finale! Mi è piaciuto molto!
    Non sappiamo quale strada decideranno di intraprendere i nostri tre protagonisti, ma sicuramente dirigeranno i loro passi verso un futuro diverso. Saranno forti e non si lasceranno abbattere, neanche dagli ostacoli più duri!
    Grazie per questo bellissimo racconto! Ho visto che ne hai appena pubblicato un nuovo, perciò ci troviamo lì! 😉 Bacio! 😀

  • CiaoPink, aspetto di leggere il tuo prossimo racconto. Mi fa sempre piacere leggerti. oggi ho letto un tuo articolo interessantissimo, tanto per essere sincera, e ho trovato la tua analisi molto ben data. Brava. per questo mi chiedo come mai invece in questo epilogo, proprio nella chiusa dici: non vale la pena farsi coinvolgere da niente. Mi pare che l’evoluzione della storia e dei personaggi ci avesse appena spiegato il contrario…

    • Cara Amo, alla tua obiezione non ho proprio nulla da ribattere. Hai ragione, sembra andare nel senso opposto a tutta la storia. E’ una frase tratta dal libro e giustificandomi do questa visione: un monito per ricordare che nulla ci abbatte completamente.
      Non so quale articolo tu abbia letto, ma il tuo commento mi fa onore e mi inorgoglisce. Grazie mille. 🙂

  • Mi è piaciuta molto la frase finale di Enrico con gli indovinelli, meno quella di Silvana, col cammino impervio e il sole che splende: mi è smebrata un po’ forzata, pomposa ( giuro che ho cercato se ci fosse la parentesi con l’autore della citazione 🙂 ).
    Ma il finale è davvero riuscito, e vero: inutile scappare, prima o poi i problemi bisogna affrontarli. E niente panico (lo ripeto sempre a mio figlio che dall’alto dei suoi 8 anni vive ogni contrarietà come la fine del mondo! 🙂 )
    Alla prossima (prima o dopo le vacanze in Provenza?)

    P.S. Prima o poi dovrò leggerla sta Guida, sono anni che certi amici nerd me la decantano. Ho visto il film e non mi ha convinto, ma immagino che il libro sia altra cosa.

    • Come dicevo a Maria, di quella frase neanche io ero eccessivamente convinta, però non riuscivo a partorire nulla di meglio o di diverso e l’ho lasciata lì. Grazie Befana per avermi fatto compagnia… 🙂 Torno, torno… Ho un incipit già pronto (che pubblicherò penso a breve, non riesco a stare ferma) e poi sto “studiando” qualcosa di “diverso” dalle mie corde e vediamo un po’… Purtroppo per la Provenza manca ancora più di un mese… Uff! Il Luberon non sono riuscita ad inserirlo, ci sarebbero voluti più giorni…però Hyères, Porquerolles, il Verdon, Aix, Bonnieux, Grasse, Vence ci sono insieme a Nizza Cannes Antibes… Ci vorrebbe almeno un mese…
      P.S. ti rispondo al ps col ps, non rientra nei miei generi preferiti, però è carino e simpatico. Ci sono affezionata perché me lo regalarono in un momento triste della mia vita in cui anche una caduta di ciglia era vista come un evento catastrofico.

  • Un finale bellissimo!
    Ho adorato questo finale dalla prima parola all’ultima. Davvero, bravissima!
    Enrico che aiuta le altre due a trovare sicurezza in sé stesse tramite un libro: è assolutamente geniale! 😀
    Fantastico. Questa storia mi ha fatto riflettere parecchio, come hai notato anche tu stessa, in molte parti. Per questo motivo mi è piaciuta particolarmente e penso sia una delle più belle che io abbia letto.
    A presto, Pinkerella!! Attendo l’inizio di una tua nuova storia!!

    • Ivana ne sono felicissima. Sono queste parole che mi danno il coraggio e poi la forza di continuare. 🙂 Grazie mille. *__* Beh, non ricordo se lo scrissi a te, misi i titoli sulla spinta dell’istinto, senza sapere assolutamente come legarli poi al racconto. Alla fine, ho pensato così e mi pare sia piaciuta! A prestissimo. 🙂

  • Un viaggio nell’animo umano, attraverso storie di gente comune per condurci di fronte a quella verità che spesso non si vuole vedere: prima o poi il viaggio finisce e si deve necessariamente tornare a casa, affrontare ciò che ci spaventa, avere il coraggio di prendere una decisione per quanto dolorosa possa essere. Sono contenta di aver intrapreso questo viaggio con te, soprattutto in questo momento della mia vita. Un’altra lezione che mi terrò stretta 😉
    Un abbraccio.

  • Cara pinkerella,
    Nel mio primo racconto c’è un riferimento alla Guida Galattica, anche se è decisamente nascosto e… cerco un aggettivo… mi viene ‘maccheronico’. In realtà c’è anche nel racconto in corso. Per cui non potrei votare altro. Molto toccante e molto vera l’ultima considerazione di Enrico: nonostante tutto l’ultimo augurio è per i figli.
    Ciao a presto!

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