Il battito della vita

Dove eravamo rimasti?

Pardon per l'attesa... Silvana. Il suo sentimento: Dolore. (57%)

Un mondo dorato in frantumi!

Silvana ha lo sguardo vuoto, fissa un punto senza vederlo davvero. Le voci le arrivano ovattate, prepotenti invece i battiti del cuore. Quando scoprì, dopo due anni di matrimonio, di non poter avere figli, pensò che il dolore provato in quei momenti sarebbe stato indelebile, una cicatrice a fuoco sulla sua pelle candida. A poco a poco, col dolore ci impari a convivere, non lo superi, ma non lasci che ti distrugga. Poi, bastano due parole di una sconosciuta per capire che il dolore, invece, ha vinto e ti ha annientato. E ti ha impedito di amare.

Si guarda le mani lisce con le unghie perfettamente curate e sente la sua voce cominciare a raccontare, una voce atona, meccanica: “Mi chiamo Silvana, ho da poco festeggiato i 45anni, vivo a Roma, ma da lì sono scappata. Sono fuggita dal mondo perfetto che pensavo di essermi costruita, quella fortezza dorata inaccessibile, la giusta prigionia in cui rinchiudere un essere a metà e costruirci su una vita apparentemente scintillante. Io e mio marito ci siamo sposati 18anni fa, giovani forti pieni di sogni…Ci siamo costruiti le nostre carriere, lui è un architetto abbastanza famoso e io sono riuscita a diventare la direttrice di una rivista per le donne…”

Si ferma, lo sguardo rivolto sempre ad un punto imprecisato della stanza, come se parlasse a se stessa e non a due sconosciuti.

Enrico e Marilù sono concentrati, entrambi consapevoli che la donna s’è costruita una corazza per difendersi dall’esterno, ma pur sempre vulnerabile ed esposta agli attacchi.

“18anni di un amore” -riprende Silvana- “che solo io credevo perfetto e sincero… Quando scoprimmo di non poter avere figli per la mia sterilità, ci aggrappammo l’uno all’altro come due naufraghi, diventando un corpo solo, contrastando la corrente del mare che cercava di dividerci e affondarci, fino a quando le acque non si sono placate, riuscendo a raggiungere la riva…Nonostante l’unione, il dolore mi rendeva vulnerabile. Allora, giorno dopo giorno, ho iniziato a costruire una torre fortificata, rendendo la mia vita luminosa, invidiata: un bel lavoro, una casa elegante, viaggi, vacanze e tutto quello che di superfluo si può accumulare, così da non ricordarmi di essere incompleta. Una vita così perfetta da impedire agli altri di ricordarmi di essere una donna imperfetta…”

“Signora…” -interrompe Marilù.

“No, non dire nulla…Io non capirò mai fino in fondo le tue preoccupazioni e tu non capirai il mio dolore…Dovresti solo ricordare che nulla è impossibile, che non bisogna necessariamente sacrificare qualcosa e scegliere tra la famiglia e i sogni…”

Silvana tace.

Marilù si alza di scatto e s’inginocchia davanti la donna, prendendole le mani e stringendole.

Enrico, in silenzio, guarda commosso le due donne così diverse tra loro, così arrabbiate con la vita…una sofferente e una angosciata dal futuro.

Silvana resta impassibile, non accoglie né rifiuta la stretta di Marilù. Le labbra prendono una piega amara mentre ricomincia a raccontarsi: “Dentro questa fortezza, c’è stato spazio, molto spazio, per l’apparenza. Io non volevo essere compatita, volevo essere capita. Ma spesso l’umanità gode delle sofferenze altrui, alimentando la bestia che giace dentro ognuno di noi…Ma alzare muri e costruire barriere non mi ha salvata. Come nei film più banali, il giorno dopo il mio compleanno, mi arriva un sms da un numero sconosciuto: Svegliati Bella Addormentata, tuo marito ha una relazione con Angelica da anni. Scacco Matto alla Regina nella Torre. Ho riso, pensando ad uno stupido scherzo. Quelli di poco gusto. Però ho cominciato a sentire la paura intrufolarsi dentro e creare un varco sempre più ampio…La sera ho mostrato il messaggio a mio marito, ha tentennato un attimo di troppo e ha sbattuto gli occhi come quando è nervoso e ho capito. Ho capito che era tutto vero. Per sette anni ha mantenuto una relazione con la sua socia e io cieca e sorda…Preoccupata solo di salvarmi dal dolore, dalla pietà, non mi sono accorta di quel che succedeva nella mia vita reale. E sono scappata qui.”

Silvana è senza fiato.

Marilù è scossa.

Enrico vorrebbe consolare la donna, ma sa di poter cadere nell’errore della pietà, del compatimento, quei sentimenti che Silvana rifiuta con tutta se stessa e che non le sarebbero d’alcun aiuto. La vita sa accanirsi con tenacia, quando ci si mette. Perché Enrico sa che il marito è condannabile, ma Silvana non ne esce assolta, poiché gli errori sono divisi, forse iniquamente, ma comunque divisi nella coppia…Chiusa nel dolore e nella paura, Silvana si è resa inaccessibile anche per il marito e l’uomo, vigliaccamente, anziché spronare la moglie, ha preferito rifugiarsi in un altro lido…calmo e tranquillo, scegliendo la via più comoda e vile, tacitando a bastonate l’ultimo vagito della coscienza.

Alcuni dicono che il tempo sana tutte le ferite. Io non sono d’accordo. Le ferite rimangono. Col tempo, la mente, per proteggere se stessa, le cicatrizza, e il dolore diminuisce, ma non se ne vanno mai.

Rose Kennedy

Ultimo protagonista: Enrico

  • Turbolenza (31%)
    31
  • Serenità (31%)
    31
  • Saggezza (38%)
    38
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467 Commenti

  • Ciao pink
    Finale filosofico e molto tenero, non deve essere stato facile mantenere la giusta atmosfera con il libro che ti abbiamo fatto scegliere. In fondo su questa piattaforma siamo tutti un po’ autostoppisti, quando ci facciamo trasportare da autori spesso sconosciuti all’interno dei loro mondi. Noi cerchiamo la nostra strada ma loro possono solo avvicinarci alla nostra meta. Quando scendiamo, qualche volta, proseguiamo con altri mezzi e ricambiamo il favore con qualche nuovo autostoppista.
    Che tu sia autostoppista o autista, solo una cosa è importante:
    Niente panico!
    Ciao Ciao

  • pink ha scritto l’ultimo capitolo, pink ha scritto l’ultimo capitolo!!!
    Che finale 😀

    “Ma non so se questo libro potrà darmi la soluzione.” – dice mogia Marilù.
    “Non è il libro a dovertela dare, sarà il tuo cuore”. (Yessss. I libri possono aiutare, ma siamo noi alla fine a doverci risollevare).
    “Escono dalla libreria, ognuno ha la propria copia tra le mani. Ognuno forse un po’ più sereno, forse più lucido, o forse ugualmente preoccupato, ma con la mente più aperta, sapendo che non si può scappare in eterno, che la fuga può essere uno stacco momentaneo, per poter poi tornare nella realtà e riprendere più forte di prima il cammino”. (Oh, sì. Perfetta frase, mi piace. Ora possono “tornare alla realtà” dopo un’esperienza di riflessione che, si spera, li aiuterà in futuro).
    “Perché prendersi questa briga? Che senso ha? Non vale la pena farsi coinvolgere da niente”. (Non credo di aver capito esattamente il significato di questa frase, invece. Non bisogna lasciarsi abbattere da niente, per quanto possibile, ma se gli avvenimenti della nostra vita ci passassero accanto senza coinvolgerci beh… Non si tratterebbe proprio di vita).

    Vedo che hai già cominciato una nuova storia (ma come fai?!) e quindi andrò a leggere presto 🙂

  • Ah Ah, la Guida Galattica in chiave filosofico/psicoterapeutica!
    Sono d’accordo col commento sotto, abbandoniamo questi tre all’inizio di un cammino. Mi aspettavo una storia completamente diversa, ma sta qui la bravura dell’autrice, condurci verso lidi per i quali solo lei conosce la strada. Approdiamo in una caletta serena e deserta e se non abbiamo il costume pazienza, possiamo nuotare in assoluta libertà!
    Per dirti quanto mi è piaciuta la Guida Galattica, sappi che l’IA figlia di Enkidu è stata battezzata in onore di questo libro, perché Kalisa Dhui è in assonanza con Cālīsa du’ī che in nepalese vuol dire… quarantadue!
    Ciao!

    • Ahahah, ecco tu studi e io perdicchio tempo. 🙂 Ma il nepalese lo conosci di tuo? 😀
      Non ricordo a chi lo dissi, ma mettere i titoli fu una scelta improvvisa, d’istinto, dettata dal momento… Poi, ho dovuto fare i conti… e mi è venuto fuori questo capitolo un poco diverso. Su una cosa ero certa, non avrei fatto un finale dove ognuno si dava una soluzione, non mi piaceva… questi tre avevano solo bisogno di liberarsi di un peso che si tenevano dentro, guardarlo da vicino e decidersi ad affrontarlo. Poi, come ognuno affronterà il suo, resterà nel loro intimo o nella testa di noi lettori!!! 😉

  • Ciao Pink! Eccomi!
    Veramente bello questo finale! Mi è piaciuto molto!
    Non sappiamo quale strada decideranno di intraprendere i nostri tre protagonisti, ma sicuramente dirigeranno i loro passi verso un futuro diverso. Saranno forti e non si lasceranno abbattere, neanche dagli ostacoli più duri!
    Grazie per questo bellissimo racconto! Ho visto che ne hai appena pubblicato un nuovo, perciò ci troviamo lì! 😉 Bacio! 😀

  • CiaoPink, aspetto di leggere il tuo prossimo racconto. Mi fa sempre piacere leggerti. oggi ho letto un tuo articolo interessantissimo, tanto per essere sincera, e ho trovato la tua analisi molto ben data. Brava. per questo mi chiedo come mai invece in questo epilogo, proprio nella chiusa dici: non vale la pena farsi coinvolgere da niente. Mi pare che l’evoluzione della storia e dei personaggi ci avesse appena spiegato il contrario…

    • Cara Amo, alla tua obiezione non ho proprio nulla da ribattere. Hai ragione, sembra andare nel senso opposto a tutta la storia. E’ una frase tratta dal libro e giustificandomi do questa visione: un monito per ricordare che nulla ci abbatte completamente.
      Non so quale articolo tu abbia letto, ma il tuo commento mi fa onore e mi inorgoglisce. Grazie mille. 🙂

  • Mi è piaciuta molto la frase finale di Enrico con gli indovinelli, meno quella di Silvana, col cammino impervio e il sole che splende: mi è smebrata un po’ forzata, pomposa ( giuro che ho cercato se ci fosse la parentesi con l’autore della citazione 🙂 ).
    Ma il finale è davvero riuscito, e vero: inutile scappare, prima o poi i problemi bisogna affrontarli. E niente panico (lo ripeto sempre a mio figlio che dall’alto dei suoi 8 anni vive ogni contrarietà come la fine del mondo! 🙂 )
    Alla prossima (prima o dopo le vacanze in Provenza?)

    P.S. Prima o poi dovrò leggerla sta Guida, sono anni che certi amici nerd me la decantano. Ho visto il film e non mi ha convinto, ma immagino che il libro sia altra cosa.

    • Come dicevo a Maria, di quella frase neanche io ero eccessivamente convinta, però non riuscivo a partorire nulla di meglio o di diverso e l’ho lasciata lì. Grazie Befana per avermi fatto compagnia… 🙂 Torno, torno… Ho un incipit già pronto (che pubblicherò penso a breve, non riesco a stare ferma) e poi sto “studiando” qualcosa di “diverso” dalle mie corde e vediamo un po’… Purtroppo per la Provenza manca ancora più di un mese… Uff! Il Luberon non sono riuscita ad inserirlo, ci sarebbero voluti più giorni…però Hyères, Porquerolles, il Verdon, Aix, Bonnieux, Grasse, Vence ci sono insieme a Nizza Cannes Antibes… Ci vorrebbe almeno un mese…
      P.S. ti rispondo al ps col ps, non rientra nei miei generi preferiti, però è carino e simpatico. Ci sono affezionata perché me lo regalarono in un momento triste della mia vita in cui anche una caduta di ciglia era vista come un evento catastrofico.

  • Un finale bellissimo!
    Ho adorato questo finale dalla prima parola all’ultima. Davvero, bravissima!
    Enrico che aiuta le altre due a trovare sicurezza in sé stesse tramite un libro: è assolutamente geniale! 😀
    Fantastico. Questa storia mi ha fatto riflettere parecchio, come hai notato anche tu stessa, in molte parti. Per questo motivo mi è piaciuta particolarmente e penso sia una delle più belle che io abbia letto.
    A presto, Pinkerella!! Attendo l’inizio di una tua nuova storia!!

    • Ivana ne sono felicissima. Sono queste parole che mi danno il coraggio e poi la forza di continuare. 🙂 Grazie mille. *__* Beh, non ricordo se lo scrissi a te, misi i titoli sulla spinta dell’istinto, senza sapere assolutamente come legarli poi al racconto. Alla fine, ho pensato così e mi pare sia piaciuta! A prestissimo. 🙂

  • Un viaggio nell’animo umano, attraverso storie di gente comune per condurci di fronte a quella verità che spesso non si vuole vedere: prima o poi il viaggio finisce e si deve necessariamente tornare a casa, affrontare ciò che ci spaventa, avere il coraggio di prendere una decisione per quanto dolorosa possa essere. Sono contenta di aver intrapreso questo viaggio con te, soprattutto in questo momento della mia vita. Un’altra lezione che mi terrò stretta 😉
    Un abbraccio.

  • Cara pinkerella,
    Nel mio primo racconto c’è un riferimento alla Guida Galattica, anche se è decisamente nascosto e… cerco un aggettivo… mi viene ‘maccheronico’. In realtà c’è anche nel racconto in corso. Per cui non potrei votare altro. Molto toccante e molto vera l’ultima considerazione di Enrico: nonostante tutto l’ultimo augurio è per i figli.
    Ciao a presto!

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