Il battito della vita

Dove eravamo rimasti?

Ultimo protagonista: Enrico Saggezza (38%)

Il cerchio della vita!

Il vento sibila così forte da far tremare i vetri. Le onde del mare sembrano emettere urla strazianti. Quasi come se la natura avesse deciso di solidarizzare con i tre ospiti di Villa Lucia, farli sentire meno soli, far compagnia alla loro inquietudine.

Silvana si è confessata senza una lacrima, come se fosse una narratrice esterna, ma ora è senza fiato, svuotata di forze e parole. “Ora non so che fare, mio marito non ha dato cenni e io sono così frastornata.”

“Signora, solo il suo cuore potrà suggerire la strada migliore. Si prenda del tempo per pensare, ricordando che si trova solo a metà del suo cammino e ha così tanto tempo ancora da gestire al meglio delle sue forze” – dice Enrico.

Marilù scuote il capo, si alza e torna al suo posto. “Un bel calcio in quel posto lì a quel fedifrago!”

Silvana non risponde, non sa neanche lei come sia potuto succedere, come abbia fatto a non vedere, a non capire…Forse, se avessero adottato un bambino sarebbe andato tutto diversamente. Forse, sarebbe andato allo stesso modo, chissà! Si è sfogata, ma ora non ha voglia di interrogarsi, ha ancora bisogno di elaborare. Si rivolge ad Enrico: “E lei come mai è qui?”

Enrico giunge le mani, coprendosi la bocca e parte del naso, un gesto familiare, un gesto per prender tempo quando deve trovare le parole opportune. Anche all’università lo faceva spesso, quando qualche studente aveva difficoltà o gli poneva una domanda complessa e lui cercava il modo di chiarire dubbi e concetti.

“Forse, la mia fuga è diversa dalla vostra. Voi, per motivi differenti, siete scappate per un gesto istintivo, dettato dal momento. Invece, la mia è stata meditata, ecco. Consapevole. Vedi Marilù, i figli ti danno delle gioie impagabili, ti donano sentimenti ed esperienze che mai potrai trovare altrove, ti arricchiscono, ti completano, ma ogni tanto danno anche qualche batosta. Ho amato e amo i miei figli sopra qualsiasi cosa, badando alla qualità del mio tempo che alla quantità. Dovevo terminare una pubblicazione ma c’erano le partite di calcio di Giacomo? Io sceglievo mio figlio. Una lezione da preparare? Il saggio di danza di Mariangela era per me imperdibile, anche se non sono mai riuscito a memorizzare i nomi esatti dei passi!” – si ferma e sorride.

“Una vita completa, la sua…” – dice Silvana.

“Sì, è vero e so che il mio racconto è per lei un altro colpo al cuore già ferito…Ma mi creda sarebbe inutile tormentarsi la vita con la storia infinita dei se…Se avessi conosciuto un’altra donna al posto di mia moglie, la mia vita avrebbe potuto prendere una piega differente…migliore ma anche insoddisfacente. No?”

Entrambe le donne annuiscono.

“Vedete, in termini d’affetto fino a poco tempo fa, credevo di essere stato un padre sufficientemente promosso. Io e mia moglie abbiamo cercato di trasmettere loro dei valori essenziali, di spronarli, di crescere dinanzi alle difficoltà e alle responsabilità e, invece, mi rendo conto di aver fallito nel mio ruolo più importante. I miei figli sono aridi ed egoisti, forse come tutti noi figli, però non mi aspettavo certo che decidessero di chiudermi in un ospizio, di farmi passare per un incapace, per un vecchio non più autonomo e spartirsi la vendita della mia villa. Ho cercato di capire l’errore, di trovare il momento esatto in cui i miei figli sono diventati senz’anima, avidi e indifferenti, e, ahimè, non sono riuscito a trovarlo. Con questa mia fuga o colpo di testa, poi, vorrebbero farmi passare per matto…Ma io matto non lo sono. Sono venuto qui per dimostrare a me stesso che sono ancora un vecchio capace e con una dignità. Sapete, essere anziano è un po’ come essere bambino, alla ricerca di rassicurazioni e di fiducia. Voglio decidere io come passare il resto dei miei giorni, non chiuso in un posto dove non c’è spazio per l’amore. Un luogo freddo ed estraneo dove morire da solo con sconosciuti intorno. E se devo morire da solo, preferisco farlo qui…dove sono stato felice con mia moglie e i miei figli. E sapete? Il mio ultimo augurio è ancora per loro: sperare che l’amore che io e mia moglie gli abbiamo dato possa un giorno ritornare nei loro cuori, ma non per me… Per loro stessi e le loro vite, per le persone che vorranno avere accanto.”

Marilù ha le lacrime agli occhi e pensa che Enrico sia un uomo di rara umanità e dolcezza.

Silvana guarda rapita l’uomo, donare tanto amore e ritrovarsi soli… La vita distribuisce croci e dolori un po’ per tutti…

“E’ buio perché ti stai sforzando troppo. (…) Con leggerezza, bimba, con leggerezza. Impara a fare ogni cosa con leggerezza. (…) Sì, usa la leggerezza nel sentire, anche quando il sentire è profondo. Con leggerezza lascia che le cose accadano e con leggerezza affrontale. (…) Dunque getta via il tuo bagaglio e procedi. Sei circondata da sabbie mobili, che ti risucchiano i piedi, che cercano di risucchiarti nella paura, nell’autocommiserazione e nella disperazione. Ecco perché devi camminare con tale leggerezza. Con leggerezza, tesoro mio.”

Aldous Huxley

 

Per il finale vi propongo un libro da scegliere, ognuno per motivi e periodi diversi ha rappresentato una lettura per me speciale.

  • Vivere per raccontarla, Gabriel Garcia Marquez. (26%)
    26
  • Guida galattica per gli autostoppisti, Douglas Adams. (44%)
    44
  • Chiedi alla polvere, John Fante. (30%)
    30
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467 Commenti

  • Ciao pink
    Finale filosofico e molto tenero, non deve essere stato facile mantenere la giusta atmosfera con il libro che ti abbiamo fatto scegliere. In fondo su questa piattaforma siamo tutti un po’ autostoppisti, quando ci facciamo trasportare da autori spesso sconosciuti all’interno dei loro mondi. Noi cerchiamo la nostra strada ma loro possono solo avvicinarci alla nostra meta. Quando scendiamo, qualche volta, proseguiamo con altri mezzi e ricambiamo il favore con qualche nuovo autostoppista.
    Che tu sia autostoppista o autista, solo una cosa è importante:
    Niente panico!
    Ciao Ciao

  • pink ha scritto l’ultimo capitolo, pink ha scritto l’ultimo capitolo!!!
    Che finale 😀

    “Ma non so se questo libro potrà darmi la soluzione.” – dice mogia Marilù.
    “Non è il libro a dovertela dare, sarà il tuo cuore”. (Yessss. I libri possono aiutare, ma siamo noi alla fine a doverci risollevare).
    “Escono dalla libreria, ognuno ha la propria copia tra le mani. Ognuno forse un po’ più sereno, forse più lucido, o forse ugualmente preoccupato, ma con la mente più aperta, sapendo che non si può scappare in eterno, che la fuga può essere uno stacco momentaneo, per poter poi tornare nella realtà e riprendere più forte di prima il cammino”. (Oh, sì. Perfetta frase, mi piace. Ora possono “tornare alla realtà” dopo un’esperienza di riflessione che, si spera, li aiuterà in futuro).
    “Perché prendersi questa briga? Che senso ha? Non vale la pena farsi coinvolgere da niente”. (Non credo di aver capito esattamente il significato di questa frase, invece. Non bisogna lasciarsi abbattere da niente, per quanto possibile, ma se gli avvenimenti della nostra vita ci passassero accanto senza coinvolgerci beh… Non si tratterebbe proprio di vita).

    Vedo che hai già cominciato una nuova storia (ma come fai?!) e quindi andrò a leggere presto 🙂

  • Ah Ah, la Guida Galattica in chiave filosofico/psicoterapeutica!
    Sono d’accordo col commento sotto, abbandoniamo questi tre all’inizio di un cammino. Mi aspettavo una storia completamente diversa, ma sta qui la bravura dell’autrice, condurci verso lidi per i quali solo lei conosce la strada. Approdiamo in una caletta serena e deserta e se non abbiamo il costume pazienza, possiamo nuotare in assoluta libertà!
    Per dirti quanto mi è piaciuta la Guida Galattica, sappi che l’IA figlia di Enkidu è stata battezzata in onore di questo libro, perché Kalisa Dhui è in assonanza con Cālīsa du’ī che in nepalese vuol dire… quarantadue!
    Ciao!

    • Ahahah, ecco tu studi e io perdicchio tempo. 🙂 Ma il nepalese lo conosci di tuo? 😀
      Non ricordo a chi lo dissi, ma mettere i titoli fu una scelta improvvisa, d’istinto, dettata dal momento… Poi, ho dovuto fare i conti… e mi è venuto fuori questo capitolo un poco diverso. Su una cosa ero certa, non avrei fatto un finale dove ognuno si dava una soluzione, non mi piaceva… questi tre avevano solo bisogno di liberarsi di un peso che si tenevano dentro, guardarlo da vicino e decidersi ad affrontarlo. Poi, come ognuno affronterà il suo, resterà nel loro intimo o nella testa di noi lettori!!! 😉

  • Ciao Pink! Eccomi!
    Veramente bello questo finale! Mi è piaciuto molto!
    Non sappiamo quale strada decideranno di intraprendere i nostri tre protagonisti, ma sicuramente dirigeranno i loro passi verso un futuro diverso. Saranno forti e non si lasceranno abbattere, neanche dagli ostacoli più duri!
    Grazie per questo bellissimo racconto! Ho visto che ne hai appena pubblicato un nuovo, perciò ci troviamo lì! 😉 Bacio! 😀

  • CiaoPink, aspetto di leggere il tuo prossimo racconto. Mi fa sempre piacere leggerti. oggi ho letto un tuo articolo interessantissimo, tanto per essere sincera, e ho trovato la tua analisi molto ben data. Brava. per questo mi chiedo come mai invece in questo epilogo, proprio nella chiusa dici: non vale la pena farsi coinvolgere da niente. Mi pare che l’evoluzione della storia e dei personaggi ci avesse appena spiegato il contrario…

    • Cara Amo, alla tua obiezione non ho proprio nulla da ribattere. Hai ragione, sembra andare nel senso opposto a tutta la storia. E’ una frase tratta dal libro e giustificandomi do questa visione: un monito per ricordare che nulla ci abbatte completamente.
      Non so quale articolo tu abbia letto, ma il tuo commento mi fa onore e mi inorgoglisce. Grazie mille. 🙂

  • Mi è piaciuta molto la frase finale di Enrico con gli indovinelli, meno quella di Silvana, col cammino impervio e il sole che splende: mi è smebrata un po’ forzata, pomposa ( giuro che ho cercato se ci fosse la parentesi con l’autore della citazione 🙂 ).
    Ma il finale è davvero riuscito, e vero: inutile scappare, prima o poi i problemi bisogna affrontarli. E niente panico (lo ripeto sempre a mio figlio che dall’alto dei suoi 8 anni vive ogni contrarietà come la fine del mondo! 🙂 )
    Alla prossima (prima o dopo le vacanze in Provenza?)

    P.S. Prima o poi dovrò leggerla sta Guida, sono anni che certi amici nerd me la decantano. Ho visto il film e non mi ha convinto, ma immagino che il libro sia altra cosa.

    • Come dicevo a Maria, di quella frase neanche io ero eccessivamente convinta, però non riuscivo a partorire nulla di meglio o di diverso e l’ho lasciata lì. Grazie Befana per avermi fatto compagnia… 🙂 Torno, torno… Ho un incipit già pronto (che pubblicherò penso a breve, non riesco a stare ferma) e poi sto “studiando” qualcosa di “diverso” dalle mie corde e vediamo un po’… Purtroppo per la Provenza manca ancora più di un mese… Uff! Il Luberon non sono riuscita ad inserirlo, ci sarebbero voluti più giorni…però Hyères, Porquerolles, il Verdon, Aix, Bonnieux, Grasse, Vence ci sono insieme a Nizza Cannes Antibes… Ci vorrebbe almeno un mese…
      P.S. ti rispondo al ps col ps, non rientra nei miei generi preferiti, però è carino e simpatico. Ci sono affezionata perché me lo regalarono in un momento triste della mia vita in cui anche una caduta di ciglia era vista come un evento catastrofico.

  • Un finale bellissimo!
    Ho adorato questo finale dalla prima parola all’ultima. Davvero, bravissima!
    Enrico che aiuta le altre due a trovare sicurezza in sé stesse tramite un libro: è assolutamente geniale! 😀
    Fantastico. Questa storia mi ha fatto riflettere parecchio, come hai notato anche tu stessa, in molte parti. Per questo motivo mi è piaciuta particolarmente e penso sia una delle più belle che io abbia letto.
    A presto, Pinkerella!! Attendo l’inizio di una tua nuova storia!!

    • Ivana ne sono felicissima. Sono queste parole che mi danno il coraggio e poi la forza di continuare. 🙂 Grazie mille. *__* Beh, non ricordo se lo scrissi a te, misi i titoli sulla spinta dell’istinto, senza sapere assolutamente come legarli poi al racconto. Alla fine, ho pensato così e mi pare sia piaciuta! A prestissimo. 🙂

  • Un viaggio nell’animo umano, attraverso storie di gente comune per condurci di fronte a quella verità che spesso non si vuole vedere: prima o poi il viaggio finisce e si deve necessariamente tornare a casa, affrontare ciò che ci spaventa, avere il coraggio di prendere una decisione per quanto dolorosa possa essere. Sono contenta di aver intrapreso questo viaggio con te, soprattutto in questo momento della mia vita. Un’altra lezione che mi terrò stretta 😉
    Un abbraccio.

  • Cara pinkerella,
    Nel mio primo racconto c’è un riferimento alla Guida Galattica, anche se è decisamente nascosto e… cerco un aggettivo… mi viene ‘maccheronico’. In realtà c’è anche nel racconto in corso. Per cui non potrei votare altro. Molto toccante e molto vera l’ultima considerazione di Enrico: nonostante tutto l’ultimo augurio è per i figli.
    Ciao a presto!

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