Dove eravamo rimasti?
L’amore sa di ruggine
“Ma dov’è questo benedetto treno?”.
Tutte queste persone eleganti, in giacca e cravatta o con indosso un bel tailleur in tinta con la borsa, aspettano il mezzo che le porterà in città.
Come me.
O non proprio come me, insomma, penso. La mia mano corre a sistemare il turbante, come sempre da un po’ di tempo; anche lei vuole assicurarsi che sia ben legato in testa. La stanchezza comincia a farsi sentire sulle gambe, intanto che aspettiamo di sentire l’annuncio di arrivo. Per fortuna, lui è qui con me ed è al suo braccio che ogni tanto mi aggrappo.
“Sempre la stessa storia”, borbotta un uomo di fianco a noi. “Ma non si rendono conto che c’è gente che lavora?”. L’ho già visto più volte; guarda l’orologio ogni minuto, come se si aspettasse di vedere che il tempo è trascorso più velocemente o più lentamente di quanto dovrebbe, ma comunque per lui sarebbe sempre troppo pigro. Come il treno come il macchinista come tutti tranne lui, perché lui sì che lavora.
A me, invece, sembra sempre che le lancette corrano troppo rapide e, se le guardo, anche il mio cuore accelera i battiti stanchi per star loro dietro. Ma no, non deve.
Finalmente gli altoparlanti, banditori invisibili di buone o pessime notizie, proclamano:
Il treno *** delle ore 7.35, proveniente da *** e diretto a *** è in arrivo al binario 3. Attenzione! Allontanarsi dalla linea gialla. Ferma in tutte le stazioni.
Erano buone, questa volta. Per fortuna.
“Allontanarsi dalla linea gialla”, ripete ogni volta.
Certo, mi dico; e sorrido sotto i baffi vedendo la massa brulicante di tutta la gente che invece si spinge il più vicino possibile ai binari, per cercare di conquistare l’eventuale ultimo posto non occupato dai passeggeri della stazione precedente. Un semplice miraggio, naturalmente.
Sospirando attendiamo il nostro turno di salire, in mezzo a questa selva di braccia, zaini, borse e fermagli per capelli.
Afferro la maniglia per aiutarmi e sollevo con l’altra mano la lunga gonna che indosso, per evitare che venga calpestata da una di queste belle scarpe da città.
Eccomi: a bordo. Spero che nessuno mi guardi e mi chieda se voglio sedermi.
*.*.*
Dalle loro facce, direi che siamo di nuovo in ritardo. Guardo l’orologio e quasi impallidisco, prima di alzare gli occhi al cielo e fare un profondo respiro. Mi auguro solo di arrivare in tempo a lezione.
Una donna distoglie la mia attenzione dal libro che sto leggendo. È alta e svetta su tutti i passeggeri. È proprio di fronte a me, in piedi, e posso vederla bene: dalla sciarpa arrotolata intorno alla testa non spunta nessuna ciocca di capelli.
Chemio?
Se così fosse, sarebbero straordinari quei colori, quell’energia che sprizza dalla sua pelle e la illumina.
Un ometto si sistema di fianco a lei. No, non è un ometto, è un uomo normale, solo che lei svetta su di lui, lo guarda da più di mezza testa di distanza.
Devono conoscersi abbastanza bene e, per tutto il resto del viaggio, conversano amabilmente del più e del meno. Due amici, forse.
No, aspetta. Manca poco alla stazione, ed ecco che i due si annodano in un abbraccio, e io non posso fare a meno di contemplarli stupita. Quell’uomo basso sembra quasi un bambino, tra le sue braccia.
Vedo la bocca di lui muoversi per sussurrare qualcosa, senza che lui lasci mai la presa, e vedo lei aprirsi nel sorriso più luminoso e vero.
Si porta una mano alla bocca per nascondere una risata sommessa, prima di allontanarsi dal corpo di quello che deve essere – ora lo vedo – suo marito e di annuire con gioia.
Forse la bambina è lei, piuttosto. Allegra, fragile e forte.
Dobbiamo scendere.
Raccatto le mie cose e getto un’ultima occhiata a questa strana coppia; l’uomo incrocia il mio sguardo e improvvisamente so che cosa le ha detto.
“Sorridi per me, per favore”. Ma in questa semplice frase quotidiana c’era tutto un mondo nascosto.
Sì, dev’essere così.
*.*.*
Assapora la malinconia, fallo un’ultima volta: presto non dovrai più sopportarla, se avrai fiducia e continuerai la tua lotta silenziosa.
Ti sento.
Eccoti le mie dita, che non sono mie, ma tue, come tutto quello che ho. Un bacio scivola dalle mie alle tue labbra, lieve, senza farti male né lacerarti oltre.
Una volta mi dicesti: “L’amore sa di ruggine”, e non aggiungesti altro. Ruggine sangue, ruggine dolore, ruggine cosa?
Promettimi che non ti ossiderai, che resisterai per mantenere libero ogni centimetro del tuo corpo dal male che potrebbe coglierti.
Alle catene che ti rendono schiava di te stessa, penserò io. Le scioglierò tutte, una per una, con i baci o con il profumo di un fiore.
Ti guiderò, se saprai mettere le suole sulle mie orme, senza timore. Altrimenti ti prenderò la mano, ti afferrerò la vita e poggerò i tuoi piedi nudi sopra i miei, per portarti con me; allora supereremo insieme le correnti, i suoni e i dolori.
Berrò la tua voce, costruirò delle mura di carta attorno a te, e le piegheremo insieme fino a farle scomparire in allegri origami. Non siamo altro che foglietti piegati troppe volte, tu ed io, come questa muraglia che va già fuggendo.
Spero di essere migliorata, fatemi sapere. Nel prossimo capitolo...
- Una donna e il suo trucco (24%)
- Il pendolare (41%)
- Una ragazza che non si piace. O sono due? O nessuna? (35%)

27/09/2018 at 23:37
Chiara!
Solo rileggendoti ho avuto la piena consapevolezza di quanto tu mi sia mancata 😀
Sono felice che ti sia fatta viva!
Ciao, a presto
19/09/2018 at 12:05
Mi mancavano molto le tue emozioni scritte.
Un delizioso finale, dallo spirito pendolare, l’ho apprezzato pienamente, nonostante la mia avversione per il duo Battisti-Mogol.
Spero di rileggerti, in ogni caso, ti auguro un mondo di cose belle 🙂
17/09/2018 at 06:46
Ciao Chiara.
Felice di leggere il tuo ritorno. Stiamo tornando in tanti.
Ho letto finalmente la tua risposta al mio vecchio commento e gli ultimi due episodi. Spero che questo significhi che inizierai presto un nuovo racconto?
Mi è piaciuto il nono episodio. Anche il decimo. L’unica cosa che ti faccio notare è l’assenza di una trama: che non è detto che sia un male.
Grazie e alla prossima.
13/09/2017 at 22:38
Ciao, Chiara!
Che capitolo meraviglioso! Ora capisco perché sentivo tanto la mancanza delle tue storie. Riesci ad esprimere i pensieri con dolcezza e ogni volta lanci messaggi profondi. Complimenti! ^__^
Anche se in minoranza, voto “energia e rock” e ti propongo una canzone che adoro di uno dei miei gruppi preferiti: “Highway to hell” degli AC/DC.
Un abbraccio. A presto! 🙂
31/08/2017 at 13:14
Ciao Chiara, mi dispiace tanto di essere arrivata solo ora, ma da un lato leggere tutti i capitoli in una volta mi è piaciuto molto, perché mi hai fatto immergere in un’atmosfera meravigliosa, fatta di sguardi e sorrisi.
Sai essere profonda e leggera al tempo stesso, e ogni tuo capitolo è pieno di significato.
Ho apprezzato moltissimo molti dei messaggi che hai dato, in particolare con questo capitolo 9 e con quello del bimbo meraviglioso.
Ero molto indecisa sulla scelta finale, ma mi ha fatto sorridere il POPolare, e ho optato per quello, seppure non mi venga in mente una particolare canzone da consigliarti e penso lascerò la scelta a te…☺️
Una frase che mi è piaciuta moltissimo è questa:
“le parole non possono uscire a comando e, a volte, dobbiamo ascoltare le nostre dita e seguirle fin dove ci conducono. Loro sanno quali sono i binari giusti.”
Davvero stupenda, mi ha fatto riflettere tanto.
Anche quando hai descritto le giornate sì e quelle no, nel capitolo del bimbo, mi hai colpito, perché a volte è proprio così.
Buona giornata, non vedo l’ora di leggere il finale!?
24/08/2017 at 22:58
Ciao Chiara, era da tempo che volevo leggere la tua storia e finalmente eccomi qui.
Mi piace tanto l’idea di proporre un frammento di vita quotidiana in ogni capitolo, brava davvero. Aspetto il finale 🙂
Ps: il mio preferito è stato il settimo capitolo, ma in ogni episodio ho trovato qualcosa di familiare.
A presto!
01/06/2017 at 03:48
Sono arrivato un pò tardi, al nono capitolo, ma complimenti sinceri! L’ho letto tutto di fila! e non posso far altro che concludere con ENERGIA E ROCK!
08/05/2017 at 19:33
Semplicità, quindi POPolare italiano 😉
Ciao Chiara, felice che tu abbia ripreso a scrivere questo racconto e, nel caso non l’avessi fatto, complimenti per la copertina.
Un abbraccio
12/03/2017 at 14:54
Avrei detto qualcosa di POPolare, ma anche la musica classica va bene. 🙂
11/03/2017 at 23:51
Ciao,
capacità descrittiva e immersiva notevole, dopo questi capitoli mi sembra di aver viaggiato pure io negli ultimi 30 minuti hahaha.
energia e rock, ma vedo che sono in minoranza purtroppo.
a presto,
Istinto
15/03/2017 at 09:41
Ciao,
Che meraviglia avere un nuovo lettore, grazie! E grazie soprattutto perché è molto raro che qui qualcuno decida di spararsi le storie che sono già avanzate di più di 4 capitoli. E poi ti ringrazio anche per le tue parole, perché sembra che il mio obiettivo sia stato raggiunto, se sei riuscito a viaggiare con me 🙂
Chissà che non vinca comunque la tua opzione.
A presto!
07/03/2017 at 12:51
Temo di non avere speranza perchè mi sono buttata sul popolare italiano….
sono contenta che tu sia tornata, anche se per poco, ma conto di leggerti ancora, Chiara. Perchè è un piacere leggere buone penne e privarsene è sempre un piccolo dolore. In quanto a questo viaggio devo ammettere che è stato bellissimo, come gli altri viaggi fatti episodio dopo episodio, certo, ma stavolta con una coscienza diversa, ancora più toccante.
Al gran finale! 😉
10/03/2017 at 11:01
La speranza è l’ultima a morire… E perché mai dovrebbe essere scarsa col popolare italiano? 😉
Grazie mille, AmoMarta. Mi hai fatto un complimento enorme dandomi – proprio tu! – della “buona penna” e dicendomi che hai apprezzato questo episodio. Grazie grazie.
Al gran finale! 😀
06/03/2017 at 15:29
Ciao! 😀
Bentornata, Chiara! Accidenti, che bello questo racconto! Poche battute, un incontro tra mondi diversi, un piccolo gesto che va dritto al cuore del lettore. Complimenti! ^-^
Per l’ultimo capitolo voto eleganza e musica classica.
Alla prossima!
10/03/2017 at 10:59
Ciao Mika!! 😀 Grazie, e bentornata qui anche a te. Sei in fase di scrittura, vero? Aspetto il prossimo episodio… Ci avviciniamo alla fine di entrambi i nostri racconti.
A presto!
26/04/2017 at 09:42
Mi sono resa conto che nessuno di voi ha specificato una traccia in particolare, e a me servirebbe tantissimo un po’ di ispirazione musicale per questo ultimo capitolo. Quindi, visto anche che il tuo capitolo 8 era finito con la scelta fra tre tracce, ti chiedo che cosa vorresti sentire 🙂
E poi… Mika, dove sei finita?! “Il Sigillo del Demone” attende :*
06/03/2017 at 08:23
Ciao Chiara
in poche righe, sei riuscita i a catturare un momento di vita, carico di sentimento e emozioni.
Brava.
PS curiosa l’immagina capovolta del profilo, alla maniera “Baselitziana”.
10/03/2017 at 10:50
Maria, ti ringrazio moltissimo per essere passata pur dopo la mia lunga assenza, e per le tue parole! 🙂
Per il PS, quella è l’immagine che ho avuto fin dall’inizio dell’iscrizione sul sito. In realtà Baselitz non è stato la mia fonte d’ispirazione, semplicemente perché quella foto è stata scattata davvero al contrario 😀 E in uno dei posti che più ho amato al mondo.