Storie su ruote

Dove eravamo rimasti?

Penso che la storia vera sia stata a lieto fine. Chiedo scusa a coloro che (non) sto leggendo. Nel prossimo episodio... Una trousse contro il mondo (35%)

Bùbu-sèttete

Ci sono giornate in cui si ha il sorriso stampato in faccia e non importa cosa possa accadere; si può essere sorpresi da un temporale e bagnarsi da capo a piedi, si possono seguire ore di lezioni più noiose del solito eppure, nel tornare a casa pesanti di stanchezza, il sorriso aleggia ancora sulle labbra come la promessa di qualcosa di buono che verrà o come il riconoscimento del fatto che la giornata pessima è stata buona, davvero buona. Ci sono dei giorni in cui si è felici per il semplice (ma forse non banale) motivo che si è vivi, che si respira l’aria, che si incontrano persone e che si fanno cose – non importa cosa.

Invece poi ci sono giornate orribili in cui il buon umore non esiste. Beh, se esiste riesce a nascondersi molto bene, tra le pieghe delle palpebre stanche o dentro i tagli di labbra screpolate. Allora risulta ai limiti dell’impossibile trovare qualcosa che ci rassereni e ci faccia dire “Non è poi così male”.

Bianca stava vivendo una di queste giornate.

Aveva passato un’ora sul bus in fila, perché la strada era bloccata da una frana – aveva piovuto talmente tanto che pure la montagna se n’era stufata – aveva perso il treno era arrivata in ritardo non aveva trovato posto si era seduta per terra e per terra era bagnato perché pioveva aveva mangiato le solite schifezze e in quel momento era crollata, finalmente, sul treno del ritorno. Tornava a casa presto rispetto al solito, ma le sembrava che questa fosse l’unica nota azzeccata di una sinfonia totalmente stridente.

Si era gettata sul sedile come se avesse voluto sprofondarvi e aveva appoggiato la testa contro il finestrino, con la sciarpa fino alle orecchie e la giacca ancora addosso.

Potrei quasi dormire, per una volta. Lei che in treno non dormiva mai.

Probabilmente si era addormentata davvero perché, quando aveva riaperto gli occhi, il treno era lontano dalla città e di fronte a lei c’erano due enormi perle color castagna che la fissavano attraverso lo spazio tra i sedili.

Non aveva potuto impedirsi di sorridere ed ecco che, sotto le castagne, nel viso sfumato di cannella, si era aperta una finestra bianca di felicità e allegria. Un bambino piccolo – sui due anni, tenuto in braccio petto contro petto da una donna di cui si poteva vedere solo il velo sulla nuca – sorrideva come se Bianca fosse la persona più meravigliosissima sulla faccia della Terra.

La sua mamma parlava in una veloce lingua mista di arabo, inglese e italiano con un’amica, accarezzando la testa del bimbo senza vederne la faccia, che era rivolta verso Bianca. Non sorrideva più, ma sembrava estremamente curiosa.

Ciao ciao, aveva fatto Bianca aprendo e chiudendo le dita e la bocca. L’immediata reazione era stata una risatina silenziosa che aveva toccato il corpo della ragazza e l’aveva risvegliato. Il cuore aveva ricominciato a pompare il sangue nelle vene, e le braccia avevano sentito un po’ meno freddo. Anche i piedi bagnati.

Si era staccata dal finestrino e aveva fissato lo sguardo in quello pieno d’attesa del bambino. Aveva l’immenso potere di farlo ridere solo con un semplice movimento, così come quello di deluderlo profondamente se avesse deciso di smettere di giocare. Ma perché avrebbe dovuto farlo?

Con una mano si era coperta gli occhi, nascondendoli alla vista del bimbo per dei lunghissimi istanti, e poi l’aveva tolta di scatto, facendo riapparire il proprio viso e facendo sussultare di sorpresa e gioia il bambino.

Va bene, e se invece non ti guardassi?

Si era voltata ostentatamente verso il paesaggio che scorreva veloce fuori da quel serpentone di metallo e aveva finto di ignorare il bambino; ma ogni singola volta che con la coda dell’occhio lo sbirciava, quelle perle scure erano ancora fisse su di lei, su ogni dettaglio di lei, attente e pronte a cogliere il mo(vi)mento con cui Bianca avrebbe loro rivolto di nuovo la sua attenzione.

Allora giochiamo.

E avevano giocato, per tutto il viaggio, nel rassicurante ritmo della ripetizione di un racconto minimo che suonava così:

Io mi nascondo e tu sei triste, ma poi io torno e tu sei felice di nuovo e io anche. Non ti preoccupare, perché non ti lascerò mai da solo troppo a lungo, credimi. Torno sempre, lo vedi?, perché mi piace vedere che quando torno sorridi e mi piace sentire che quando sorridi tu lo faccio anch’io.
Perché mi piace vedere che ci vogliamo bene, anche se io sono bianca, strana e senza velo e tu sei splendido e color cannella
.

 

Ma ecco che, improvvisamente, il cicaleccio instancabile delle due donne era finito. La mamma si era alzata, aveva raccattato la borsa e si era guardata intorno per controllare di non aver dimenticato niente, lasciando scivolare lo sguardo anche su Bianca, ma senza vederla.

Mentre lei si allontanava con in braccio il suo bambino, le castagne erano rimaste rivolte verso Bianca, che aveva portato un dito alle labbra e aveva salutato di nuovo. Ciao ciao.

Il bambino aveva sorriso e aveva aperto e chiuso il pugno, restando in silenzio, complice.

Era il loro segreto, il loro racconto.

 

Bùbu-sèttete.

Eccomi da voi, di certo un po' arrugginita (scusate). Manca pochissimo alla fine! La prossima volta...

  • S(treni)eri (39%)
    39
  • Di rossetto, mascara e di altre schiocchezze ... (perché l'altra volta siamo arrivati quasi in parità precisa, quindi ve la ri-rimetto) (43%)
    43
  • Tre personaggi (17%)
    17
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357 Commenti

  • Ciao Chiara.

    Felice di leggere il tuo ritorno. Stiamo tornando in tanti.

    Ho letto finalmente la tua risposta al mio vecchio commento e gli ultimi due episodi. Spero che questo significhi che inizierai presto un nuovo racconto?

    Mi è piaciuto il nono episodio. Anche il decimo. L’unica cosa che ti faccio notare è l’assenza di una trama: che non è detto che sia un male.

    Grazie e alla prossima.

  • Ciao, Chiara!
    Che capitolo meraviglioso! Ora capisco perché sentivo tanto la mancanza delle tue storie. Riesci ad esprimere i pensieri con dolcezza e ogni volta lanci messaggi profondi. Complimenti! ^__^
    Anche se in minoranza, voto “energia e rock” e ti propongo una canzone che adoro di uno dei miei gruppi preferiti: “Highway to hell” degli AC/DC.
    Un abbraccio. A presto! 🙂

  • Ciao Chiara, mi dispiace tanto di essere arrivata solo ora, ma da un lato leggere tutti i capitoli in una volta mi è piaciuto molto, perché mi hai fatto immergere in un’atmosfera meravigliosa, fatta di sguardi e sorrisi.
    Sai essere profonda e leggera al tempo stesso, e ogni tuo capitolo è pieno di significato.
    Ho apprezzato moltissimo molti dei messaggi che hai dato, in particolare con questo capitolo 9 e con quello del bimbo meraviglioso.
    Ero molto indecisa sulla scelta finale, ma mi ha fatto sorridere il POPolare, e ho optato per quello, seppure non mi venga in mente una particolare canzone da consigliarti e penso lascerò la scelta a te…☺️
    Una frase che mi è piaciuta moltissimo è questa:
    “le parole non possono uscire a comando e, a volte, dobbiamo ascoltare le nostre dita e seguirle fin dove ci conducono. Loro sanno quali sono i binari giusti.”
    Davvero stupenda, mi ha fatto riflettere tanto.
    Anche quando hai descritto le giornate sì e quelle no, nel capitolo del bimbo, mi hai colpito, perché a volte è proprio così.
    Buona giornata, non vedo l’ora di leggere il finale!?

  • Ciao Chiara, era da tempo che volevo leggere la tua storia e finalmente eccomi qui.
    Mi piace tanto l’idea di proporre un frammento di vita quotidiana in ogni capitolo, brava davvero. Aspetto il finale 🙂
    Ps: il mio preferito è stato il settimo capitolo, ma in ogni episodio ho trovato qualcosa di familiare.
    A presto!

    • Ciao,
      Che meraviglia avere un nuovo lettore, grazie! E grazie soprattutto perché è molto raro che qui qualcuno decida di spararsi le storie che sono già avanzate di più di 4 capitoli. E poi ti ringrazio anche per le tue parole, perché sembra che il mio obiettivo sia stato raggiunto, se sei riuscito a viaggiare con me 🙂
      Chissà che non vinca comunque la tua opzione.
      A presto!

  • Temo di non avere speranza perchè mi sono buttata sul popolare italiano….
    sono contenta che tu sia tornata, anche se per poco, ma conto di leggerti ancora, Chiara. Perchè è un piacere leggere buone penne e privarsene è sempre un piccolo dolore. In quanto a questo viaggio devo ammettere che è stato bellissimo, come gli altri viaggi fatti episodio dopo episodio, certo, ma stavolta con una coscienza diversa, ancora più toccante.
    Al gran finale! 😉

    • La speranza è l’ultima a morire… E perché mai dovrebbe essere scarsa col popolare italiano? 😉
      Grazie mille, AmoMarta. Mi hai fatto un complimento enorme dandomi – proprio tu! – della “buona penna” e dicendomi che hai apprezzato questo episodio. Grazie grazie.

      Al gran finale! 😀

    • Maria, ti ringrazio moltissimo per essere passata pur dopo la mia lunga assenza, e per le tue parole! 🙂
      Per il PS, quella è l’immagine che ho avuto fin dall’inizio dell’iscrizione sul sito. In realtà Baselitz non è stato la mia fonte d’ispirazione, semplicemente perché quella foto è stata scattata davvero al contrario 😀 E in uno dei posti che più ho amato al mondo.

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