Dove eravamo rimasti?
S(treni)eri - “Fa più rumore un albero che cade di un’intera foresta che cresce”.
L’intensità del silenzio in carrozza è direttamente proporzionale alla latitudine: più a Nord si sale in Europa, più i treni – e i viaggiatori nei vagoni – sono taciturni. Forse è per via dell’aria, che salendo verso il settentrione diventa più fredda e intirizzisce i pensieri e le corde vocali, o forse si tratta di qualcosa che scatta nell’anima viaggiando verso sud, dove negli occhi puoi avere il mare e nelle orecchie musica e caciara.
Oppure è un banale cliché.
…
Questo racconto avrebbe dovuto cominciare così. Vi avrei narrato di un grigio gennaio nordico e di un treno danese, da Copenhagen a Helsingor, i cui passeggeri sembravano fantasmi muti, e su cui due ragazzi italiani mangiavano – intimoriti ma divertiti, con le dita congelate – pane e salmone affumicato. E di un treno per Napoli, dell’incontro fra tre anime diversissime e chiassose.
Ho scritto queste prime righe tempo fa, ma adesso torno da voi con una storia diversa da quella che avevo programmato; le parole non possono uscire a comando e, a volte, dobbiamo ascoltare le nostre dita e seguirle fin dove ci conducono. Loro sanno quali sono i binari giusti.
È la prima volta che Alba vede la stazione da quando l’emergenza migranti ha scatenato polemiche e proteste; non pensava che così vicino a casa sua potesse trovare questo campo. In fondo nessuno pensa mai che possa accadergli qualcosa: disgrazie, gioie, avvenimenti qualsiasi sembrano capitare sempre agli altri, al di fuori di noi.
Ma è proprio Alba che, in questa mattina ancora buia, vede le tende stinte e storte, gli asciugamani stesi, i sacchi neri della spazzatura usati come bagaglio; è con i suoi occhi che osserva quel ragazzo in maniche corte – bianche, che si stagliano sulla sua pelle scurissima – seduto sulla statua delle grandi mani di metallo freddo; è lei a rabbrividire e a stringersi nella giacca, avvicinando un po’ di più al petto il suo bambino come per accumularne il calore e non sentirsi così ghiacciata dentro. Agghiacciata.
Non sono nemmeno le sette: la maggior parte della gente dorme, accatastata nelle tende ad igloo. Ma il ragazzo è lì, fuori, seduto con le braccia appoggiate alle ginocchia e la testa abbassata.
Alba improvvisamente rallenta e, senza sapere perché, si ferma a pochi passi dalla mano di metallo che sorregge il profugo – il migrante, insomma, il clandestino, il ne(g)ro. Hanno dato tanti nomi a questa gente, ma ad Alba sembra che quello che ha davanti sia solo un ragazzo. Giovane, per giunta, e stanco.
Resta a guardarlo immobile, senza sapere cosa fare ma sentendo l’urgenza di rivelarsi, finché il bambino tra le sue braccia si agita ed emette qualche piccolo strillo inquieto.
Il ragazzo alza la testa di scatto, come ripresosi di colpo da una lunga rêverie, e si alza agilmente pronto ad andarsene.
“Aspetta wait attende!”, sciorina Alba in tutte le lingue che le vengono in mente. L’aver rotto l’incanto di quell’immobilità la infastidisce e in qualche modo vuole rimediare, parlare. Il ragazzo si ferma dubbioso, ma il bambino prorompe in un pianto spaventato e fastidioso.
“Shhhhh, sveglierai tutti”, sussurra la mamma cullandolo e rivolgendo un sorriso di scuse al giovane che li fissa.
Forse proprio grazie a questo gesto, la diffidenza sembra scivolare via dal suo volto, e le spalle del ragazzo si rilassano.
“Comment il s’appelle?”, chiede avvicinandosi. La sua voce rivela un’età ancor minore di quella che Alba aveva sospettato. Vent’anni, al massimo.
“Giacomo. C’est-a-dire Jacques”.
“Hei, Jiacomò. Pas pleure”, fa lui con voce sommessa, allungando una mano verso la testa del bambino.
E Alba sente una voce nella mente – curiosamente col timbro petulante di sua madre – gridare un allarme: I neri sono sporchi portano malattie ci rubano il lavoro! Devi proprio andare in quella stazione, con tutti i modi che hai per spostarti? Almeno tieni Giacomino lontano da lì!
Ma quel gesto è così spontaneo e naturale che Alba stessa volta il bambino singhiozzante in modo che possa vedere il sorriso bianchissimo del ragazzo che lo accarezza più volte, sussurrando qualcosa.
“Il ne pleure plus”, nota Alba poco dopo, guardando stupita il giovane.
E in quegli occhi neri vede tutta la tenerezza di qualcuno che ha tenuto in braccio un bambino suo – un salvagente nel mare del dolore che quelle iridi si portano dentro. Avrebbe mille domande da fargli, ma non saprebbe comunicarle, e si limita a stringere il braccio del ragazzo.
Vuole dirgli che non è solo, che non sono soli, e che l’umanità esiste ancora, se si sa dove cercare.
Lui ricambia la stretta e, con lo stesso istinto che l’ha indotta a fermarsi, Alba sa che ha capito.
Si sorridono e Giacomo cerca di afferrare il dito del ragazzo con la sua manina cicciottella, per poi esplodere in una risatina.
Contemporaneamente, dalla tenda più vicina, giunge una voce – “Fahad!” – e il giovane volta la testa di scatto.
Quando lo riporta su Alba, il suo sguardo dice Devo andare e lei annuisce.
“Merci”,
dicono le loro voci
sovrapponendosi
e creando
un ultimo sorriso
complice e fugace.
Credo di sapere come sarà l'ultimo di questi racconti. Scegliete, quindi, una colonna sonora e specificate una traccia in particolare:
- Semplicità, qualcosa di POPolare italiano (44%)
- Energia e rock! (33%)
- Andiamo di eleganza e musica classica (22%)

27/09/2018 at 23:37
Chiara!
Solo rileggendoti ho avuto la piena consapevolezza di quanto tu mi sia mancata 😀
Sono felice che ti sia fatta viva!
Ciao, a presto
19/09/2018 at 12:05
Mi mancavano molto le tue emozioni scritte.
Un delizioso finale, dallo spirito pendolare, l’ho apprezzato pienamente, nonostante la mia avversione per il duo Battisti-Mogol.
Spero di rileggerti, in ogni caso, ti auguro un mondo di cose belle 🙂
17/09/2018 at 06:46
Ciao Chiara.
Felice di leggere il tuo ritorno. Stiamo tornando in tanti.
Ho letto finalmente la tua risposta al mio vecchio commento e gli ultimi due episodi. Spero che questo significhi che inizierai presto un nuovo racconto?
Mi è piaciuto il nono episodio. Anche il decimo. L’unica cosa che ti faccio notare è l’assenza di una trama: che non è detto che sia un male.
Grazie e alla prossima.
13/09/2017 at 22:38
Ciao, Chiara!
Che capitolo meraviglioso! Ora capisco perché sentivo tanto la mancanza delle tue storie. Riesci ad esprimere i pensieri con dolcezza e ogni volta lanci messaggi profondi. Complimenti! ^__^
Anche se in minoranza, voto “energia e rock” e ti propongo una canzone che adoro di uno dei miei gruppi preferiti: “Highway to hell” degli AC/DC.
Un abbraccio. A presto! 🙂
31/08/2017 at 13:14
Ciao Chiara, mi dispiace tanto di essere arrivata solo ora, ma da un lato leggere tutti i capitoli in una volta mi è piaciuto molto, perché mi hai fatto immergere in un’atmosfera meravigliosa, fatta di sguardi e sorrisi.
Sai essere profonda e leggera al tempo stesso, e ogni tuo capitolo è pieno di significato.
Ho apprezzato moltissimo molti dei messaggi che hai dato, in particolare con questo capitolo 9 e con quello del bimbo meraviglioso.
Ero molto indecisa sulla scelta finale, ma mi ha fatto sorridere il POPolare, e ho optato per quello, seppure non mi venga in mente una particolare canzone da consigliarti e penso lascerò la scelta a te…☺️
Una frase che mi è piaciuta moltissimo è questa:
“le parole non possono uscire a comando e, a volte, dobbiamo ascoltare le nostre dita e seguirle fin dove ci conducono. Loro sanno quali sono i binari giusti.”
Davvero stupenda, mi ha fatto riflettere tanto.
Anche quando hai descritto le giornate sì e quelle no, nel capitolo del bimbo, mi hai colpito, perché a volte è proprio così.
Buona giornata, non vedo l’ora di leggere il finale!?
24/08/2017 at 22:58
Ciao Chiara, era da tempo che volevo leggere la tua storia e finalmente eccomi qui.
Mi piace tanto l’idea di proporre un frammento di vita quotidiana in ogni capitolo, brava davvero. Aspetto il finale 🙂
Ps: il mio preferito è stato il settimo capitolo, ma in ogni episodio ho trovato qualcosa di familiare.
A presto!
01/06/2017 at 03:48
Sono arrivato un pò tardi, al nono capitolo, ma complimenti sinceri! L’ho letto tutto di fila! e non posso far altro che concludere con ENERGIA E ROCK!
08/05/2017 at 19:33
Semplicità, quindi POPolare italiano 😉
Ciao Chiara, felice che tu abbia ripreso a scrivere questo racconto e, nel caso non l’avessi fatto, complimenti per la copertina.
Un abbraccio
12/03/2017 at 14:54
Avrei detto qualcosa di POPolare, ma anche la musica classica va bene. 🙂
11/03/2017 at 23:51
Ciao,
capacità descrittiva e immersiva notevole, dopo questi capitoli mi sembra di aver viaggiato pure io negli ultimi 30 minuti hahaha.
energia e rock, ma vedo che sono in minoranza purtroppo.
a presto,
Istinto
15/03/2017 at 09:41
Ciao,
Che meraviglia avere un nuovo lettore, grazie! E grazie soprattutto perché è molto raro che qui qualcuno decida di spararsi le storie che sono già avanzate di più di 4 capitoli. E poi ti ringrazio anche per le tue parole, perché sembra che il mio obiettivo sia stato raggiunto, se sei riuscito a viaggiare con me 🙂
Chissà che non vinca comunque la tua opzione.
A presto!
07/03/2017 at 12:51
Temo di non avere speranza perchè mi sono buttata sul popolare italiano….
sono contenta che tu sia tornata, anche se per poco, ma conto di leggerti ancora, Chiara. Perchè è un piacere leggere buone penne e privarsene è sempre un piccolo dolore. In quanto a questo viaggio devo ammettere che è stato bellissimo, come gli altri viaggi fatti episodio dopo episodio, certo, ma stavolta con una coscienza diversa, ancora più toccante.
Al gran finale! 😉
10/03/2017 at 11:01
La speranza è l’ultima a morire… E perché mai dovrebbe essere scarsa col popolare italiano? 😉
Grazie mille, AmoMarta. Mi hai fatto un complimento enorme dandomi – proprio tu! – della “buona penna” e dicendomi che hai apprezzato questo episodio. Grazie grazie.
Al gran finale! 😀
06/03/2017 at 15:29
Ciao! 😀
Bentornata, Chiara! Accidenti, che bello questo racconto! Poche battute, un incontro tra mondi diversi, un piccolo gesto che va dritto al cuore del lettore. Complimenti! ^-^
Per l’ultimo capitolo voto eleganza e musica classica.
Alla prossima!
10/03/2017 at 10:59
Ciao Mika!! 😀 Grazie, e bentornata qui anche a te. Sei in fase di scrittura, vero? Aspetto il prossimo episodio… Ci avviciniamo alla fine di entrambi i nostri racconti.
A presto!
26/04/2017 at 09:42
Mi sono resa conto che nessuno di voi ha specificato una traccia in particolare, e a me servirebbe tantissimo un po’ di ispirazione musicale per questo ultimo capitolo. Quindi, visto anche che il tuo capitolo 8 era finito con la scelta fra tre tracce, ti chiedo che cosa vorresti sentire 🙂
E poi… Mika, dove sei finita?! “Il Sigillo del Demone” attende :*
06/03/2017 at 08:23
Ciao Chiara
in poche righe, sei riuscita i a catturare un momento di vita, carico di sentimento e emozioni.
Brava.
PS curiosa l’immagina capovolta del profilo, alla maniera “Baselitziana”.
10/03/2017 at 10:50
Maria, ti ringrazio moltissimo per essere passata pur dopo la mia lunga assenza, e per le tue parole! 🙂
Per il PS, quella è l’immagine che ho avuto fin dall’inizio dell’iscrizione sul sito. In realtà Baselitz non è stato la mia fonte d’ispirazione, semplicemente perché quella foto è stata scattata davvero al contrario 😀 E in uno dei posti che più ho amato al mondo.