Storie su ruote

Dove eravamo rimasti?

Ritorno alla normalità totale, alla quotidianità. E la prossima volta? Amore silenzioso (46%)

Amore silenzioso

Ispirato a Silent Love e a un’altra storia, (probabilmente) vera

 

“Mi innamoro in un istante, Anna”, mi dice. “Ci metto un attimo. Uno sguardo incrociato sull’autobus, un sorriso appena accennato e sono già perso”.

“Che sciocchezze”, gli rispondo. “Puoi solo guardare una ragazza e dire di esserne innamorato se neppure la conosci? Non penso che innamorato sia la parola giusta”.

“Sì, invece. Innamorato perso, cotto come una pera. Mi ci faccio pure i film, sul nostro futuro insieme e su una casa con tre bambini e un cane”.

Gli concedo un sorrisetto. “Non scadere nel banale sogno americano da filmetto, Ale. Sappiamo tutti e due che non è quello che vuoi”.

“Può darsi”, ammette, chiudendo la conversazione e pigiando il bottone per la fermata. “Ci vediamo”. E scende.

Stupidaggini, penso io per tutto il tragitto. Non ci si innamora così.

 

*  *  *

Non ci si innamora così, mi ritrovo a pensare questa mattina. Invece vorrei poter dire che s’innamorerà di me solo puntando il suo sguardo nel mio per qualche secondo. Le sciocche serie romantiche di mia nonna mi hanno contaminato, oppure l’hanno fatto questi occhi verdi, che leggono attenti un quaderno di appunti; quelle lentiggini sul naso questo naso drittissimo e affilato quelle labbra morbide ma un po’ screpolate per il vento.

Guardami. Eddai, guardami, solo un secondo.

Mi volto di scatto sperando di non aver espresso il pensiero ad alta voce, ma nessuno mi sta fissando, per fortuna. Nemmeno lei, però.

Ora che ci penso, l’ho già vista su questo treno. Probabilmente alla stessa ora tutte le mattine; ma è senza dubbio la prima volta che ci sediamo l’uno di fronte all’altra. Peccato non averlo fatto prima.

 

 

Si chiama Anna e studia letteratura. Lo so perché da giorni mi siedo vicino a lei; l’ho ascoltata parlare con un paio di amiche e ho sbirciato quelle pagine di Stendhal, di Wells e di ChissàChi che legge in modo così appassionato.

No, beh, anche annoiato, a volte.

Ho leggiucchiato anch’io, tra un dondolio e l’altro, tra una fermata e l’altra. Ogni volta che mi sembrava che lei si stesse volgendo dalla mia parte, infastidita da quell’invadente di fianco, guardavo fuori dal finestrino.

Anna. Studia letteratura.

Ma va, che facoltà è “letteratura”? Magari lingue.

Ad Anna, che forse studia lingue, non ho ancora rivolto la parola. Come attacchi discorso su un treno con una ragazza, senza sembrare un marpione? O un idiota. Non saprei dire esattamente che cosa sia peggio.

Eppure, anche se non le ho mai parlato, la conosco. So che quando fuori c’è la nebbia non sbuffa come gli altri ma lascia che sul suo viso aleggi un sorriso di soddisfazione, come se quel mare bianco fosse un vecchio amico. So che se le amiche la invitano a ballare nei suoi occhi passa l’indecisione – vado e mi annoio o resto a casa e le snobbo?

Ho scoperto che musica ascolta, quando il volume delle cuffie è alto abbastanza da lasciarmi sentire qualcosa; ho visto i ghirigori tra gli appunti, gli occhi cerchiati di una giornata storta, le labbra morsicate per il nervoso, la luce di un giorno fortunato.

Sì, mi sembra di conoscerti, Anna. Devo solo farmi conoscere a mia volta.

 

 

Rimango a fissare la pagina facebook di Spotted: Ferrovie ***. Rileggo il messaggio che avrei intenzione di mandare – ogni settimana ce ne sono tanti di annunci fatti in questo modo.

Alla ragazza con l’ombrello giallo che il lunedì prende il ***. Volevo conoscerti, ma non ho mai trovato l’occasione per parlarti. Metti mi piace al post.

Oppure:

Treno per *** delle 14.30. Ragazza bionda con vestito rosso e borsa di Gucci, la tua bellezza mi ha ipnotizzato. Non sono riuscito a parlarti. Se leggi, palesati, e ti offrirò un caffè.

“Palesati”, borbotto. “Che sciocchezze!”.

Cancello d’un colpo il messaggio ed esco dalla pagina di Spotted, facendo il lungo sospiro di chi è felice di aver superato la tentazione.

Le parlerò di persona, romperò io questo silenzio, decido, spegnendo lo smartphone e rigirandomi tra le coperte.

Domani, forse.

 

*  *  *

 

Forse si chiama Jacopo e credo che faccia ingegneria, ma suppongo che anche la letteratura gli piaccia, visto che butta sempre l’occhio su quello che studio. Non so molto, ma ormai conosco a memoria i suoi colori – quelli dei suoi maglioni, così come quelli delle sue giornate storte o felici – e potrei disegnare le sue mani, con quelle dita lunghe. Le tiene sempre sulle ginocchia, o incrociate sulle gambe.

Sediamo vicini da tre mesi. È come avere un compagno di viaggio, silenzioso ma sempre presente. Rassicurante, nel modo in cui lo sono le abitudini e le cose morbide e calde quando fuori piove.

Ale si farebbe quattro risate – o ben più di quattro, conoscendolo – se sapesse che proprio io, che lo prendevo in giro, adesso vorrei che avesse ragione.

Non ho nessuna intenzione di definire qualcosa di complesso come l’amore, o l’innamoramento, niente di simile. So che vorrei soltanto poter dire ciao e sorridere proprio a lui, una volta. Così, per vedere che effetto fa.

Spero di avere almeno il coraggio di presentarmi, prima di trasferirmi.

Penso che la storia vera sia stata a lieto fine. Chiedo scusa a coloro che (non) sto leggendo. Nel prossimo episodio...

  • Un treno per Helsingør (31%)
    31
  • Bubu-settete (35%)
    35
  • Una trousse contro il mondo (35%)
    35
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357 Commenti

  • Ciao Chiara.

    Felice di leggere il tuo ritorno. Stiamo tornando in tanti.

    Ho letto finalmente la tua risposta al mio vecchio commento e gli ultimi due episodi. Spero che questo significhi che inizierai presto un nuovo racconto?

    Mi è piaciuto il nono episodio. Anche il decimo. L’unica cosa che ti faccio notare è l’assenza di una trama: che non è detto che sia un male.

    Grazie e alla prossima.

  • Ciao, Chiara!
    Che capitolo meraviglioso! Ora capisco perché sentivo tanto la mancanza delle tue storie. Riesci ad esprimere i pensieri con dolcezza e ogni volta lanci messaggi profondi. Complimenti! ^__^
    Anche se in minoranza, voto “energia e rock” e ti propongo una canzone che adoro di uno dei miei gruppi preferiti: “Highway to hell” degli AC/DC.
    Un abbraccio. A presto! 🙂

  • Ciao Chiara, mi dispiace tanto di essere arrivata solo ora, ma da un lato leggere tutti i capitoli in una volta mi è piaciuto molto, perché mi hai fatto immergere in un’atmosfera meravigliosa, fatta di sguardi e sorrisi.
    Sai essere profonda e leggera al tempo stesso, e ogni tuo capitolo è pieno di significato.
    Ho apprezzato moltissimo molti dei messaggi che hai dato, in particolare con questo capitolo 9 e con quello del bimbo meraviglioso.
    Ero molto indecisa sulla scelta finale, ma mi ha fatto sorridere il POPolare, e ho optato per quello, seppure non mi venga in mente una particolare canzone da consigliarti e penso lascerò la scelta a te…☺️
    Una frase che mi è piaciuta moltissimo è questa:
    “le parole non possono uscire a comando e, a volte, dobbiamo ascoltare le nostre dita e seguirle fin dove ci conducono. Loro sanno quali sono i binari giusti.”
    Davvero stupenda, mi ha fatto riflettere tanto.
    Anche quando hai descritto le giornate sì e quelle no, nel capitolo del bimbo, mi hai colpito, perché a volte è proprio così.
    Buona giornata, non vedo l’ora di leggere il finale!?

  • Ciao Chiara, era da tempo che volevo leggere la tua storia e finalmente eccomi qui.
    Mi piace tanto l’idea di proporre un frammento di vita quotidiana in ogni capitolo, brava davvero. Aspetto il finale 🙂
    Ps: il mio preferito è stato il settimo capitolo, ma in ogni episodio ho trovato qualcosa di familiare.
    A presto!

    • Ciao,
      Che meraviglia avere un nuovo lettore, grazie! E grazie soprattutto perché è molto raro che qui qualcuno decida di spararsi le storie che sono già avanzate di più di 4 capitoli. E poi ti ringrazio anche per le tue parole, perché sembra che il mio obiettivo sia stato raggiunto, se sei riuscito a viaggiare con me 🙂
      Chissà che non vinca comunque la tua opzione.
      A presto!

  • Temo di non avere speranza perchè mi sono buttata sul popolare italiano….
    sono contenta che tu sia tornata, anche se per poco, ma conto di leggerti ancora, Chiara. Perchè è un piacere leggere buone penne e privarsene è sempre un piccolo dolore. In quanto a questo viaggio devo ammettere che è stato bellissimo, come gli altri viaggi fatti episodio dopo episodio, certo, ma stavolta con una coscienza diversa, ancora più toccante.
    Al gran finale! 😉

    • La speranza è l’ultima a morire… E perché mai dovrebbe essere scarsa col popolare italiano? 😉
      Grazie mille, AmoMarta. Mi hai fatto un complimento enorme dandomi – proprio tu! – della “buona penna” e dicendomi che hai apprezzato questo episodio. Grazie grazie.

      Al gran finale! 😀

    • Maria, ti ringrazio moltissimo per essere passata pur dopo la mia lunga assenza, e per le tue parole! 🙂
      Per il PS, quella è l’immagine che ho avuto fin dall’inizio dell’iscrizione sul sito. In realtà Baselitz non è stato la mia fonte d’ispirazione, semplicemente perché quella foto è stata scattata davvero al contrario 😀 E in uno dei posti che più ho amato al mondo.

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