Dove eravamo rimasti?
Indian Summer Sky
Per mio padre, il GGG. Un augurio e una preghiera
Sale sul treno trascinando dietro di sé quella valigia piccola ma capiente e la borsa del computer. Con lo sguardo cerca un posto libero nella carrozza, senza trovarlo, e rimane vicino alla porta, indeciso, finché il treno non riparte cigolando.
Percorrere i corridoi con la valigia alla ricerca di un sedile disturberebbe molte persone, ma il viaggio sarà lungo e la prospettiva di passarlo in piedi non è per nulla allettante.
E poi dovrei lavorare, pensa senza riuscire a impedirselo. Sente un misto di dolcezza e stizza: sa bene che sua moglie sbufferebbe a quelle parole e lo rimprovererebbe. “Ti verrà un esaurimento nervoso!”, direbbe. “Non puoi fare sempre l’agnellino mansueto, potresti anche decidere di andartene”.
Avrebbe ragione, naturalmente, ma in ditta tutti lavorano altrettanto e lui è l’unico a potersi occupare di certe cose.
L’azienda accetta numerosi incarichi e stipula vari contratti, afferrandoli al volo come tanti salvagenti da infilare sotto le braccia per non affondare nel grande mare dell’ingegneria spaziale. Già, spazio. Per non volare via nel cielo, allora, ma restare ancorati all’ESA.
Nel vagone successivo l’uomo trova un posto per sedersi. Sistema la valigia in modo che non dia fastidio, si toglie la giacca rimanendo in camicia – una camicia azzurra – e subito tira fuori il computer. Apre cartelle, file e grafici pieni di dati, poi comincia a digitare il testo di una e-mail in inglese veloce come un fulmine; in tedesco no, non sa ancora scrivere in questa lingua impossibile, figuriamoci, nonostante ormai siano due anni che lavora a Zurigo. O tre?
Troppi, comunque.
Con la mano destra si prende il mento e si accarezza la barba scura, dove si intravedono bei fili d’argento, mentre rilegge quello che ha scritto. Avrebbe bisogno di una pausa, di un caffè o almeno di un bicchiere d’acqua; ma quest’e-mail è troppo importante la finisco subito solo un momento poi mi fermo giuro.
Per una volta, lo fa davvero: deve essere esausto, altrimenti non smetterebbe fino all’arrivo a destinazione.
Preme la x rossa di tutte le finestre aperte, mette via il computer e poi fruga nelle tasche della giacca; una mano riemerge trionfante stringendo il lettore mp3 di sua figlia. Sullo sfondo di questo apparecchietto ci sono loro, tutti e cinque. L’ingegnere fa partire la musica e chiude gli occhi per qualche secondo, mentre Bono canta.
In the forest, there’s a clearing
I run there towards the light
Sky…
It’s a blue sky
Solleva le palpebre per guardare di nuovo i visi che gli sorridono dallo schermo. Lui e sua moglie sono al centro, lei con gli occhiali da professoressa e il sorriso da mamma; la figlia maggiore sta a sinistra con le labbra colorate di un rossetto che la fa sembrare diversa, troppo matura e grande. Ha già vent’un anni, ormai.
In the earth a hole dig deep, decide
If I could, I would
Up for air to swim against the tide
E poi, a destra, i ragazzi: uno è T. altissimo e magro, con i capelli scuri e crespi come quelli del padre e il viso che è quello del nonno quando era giovane; l’altro, P., con una faccetta da furbo, gli occhiali e i capelli a scodella. Tremendi.
To lose along the way
The spark that set the flame
To flicker and to fade
Gli mancano moltissimo, soprattutto la sera, quando non rientra nel suo appartamento fino alle dieci perché rimane in ufficio. Si cucina una pasta al sugo, mangia, guarda la televisione, va a dormire. Tutto da solo, nel silenzio, mentre a casa – immagina – corse su e giù per le scale, suoni, movimento, risate.
Gli manca essere un pendolare e dover prendere il treno ogni giorno, invece che una sola volta a settimana per tornare in Italia nel week-end. Preferirebbe doversi svegliare presto, andare in stazione e fare un breve viaggio per raggiungere l’ufficio, ma poi ripercorrere la stessa strada all’indietro, ed essere a casa la sera. Abbracciare sua moglie, aiutare T. con la matematica, chiedere a C. che autori stia studiando, sentire P. che suona il violino.
Il suo infinito senso del dovere verso l’azienda in cui si trova l’ha trattenuto a lungo, logorandolo per mesi e tendendo i suoi nervi fin quasi a farli spezzare. La scorsa settimana, però, ha letto un’inserzione…
So wind blow through to my heart
So wind blow through my soul
Soffia attraverso la mia anima. Portati via tutti i rifiuti.
Lasciami libero.
…
Con un guizzo improvviso, l’uomo riaccende il computer e riapre la posta elettronica. Si stiracchia e allunga le dita, prima di aprire il file con il suo curriculum e restare a fissare lo schermo per un po’. Sistema qualche parola, sceglie una foto da inserire – a sua moglie piace tanto, quella foto – e rilegge tutto.
Potrebbe avere un’occasione per ritornare pendolare. Per tornare a casa. Gli mancava solo la forza di volontà per non farsi travolgere dagli eventi.
Digita ancora qualcosa, apre un messaggio vuoto, inserisce il destinatario, l’allegato. E invia.
Sorride.
So wind blow through my soul
So wind go through to my heart…
D’ora in poi decido io.
Questo episodio è, per me, ancor più vero degli altri. Chi sceglierete per il prossimo? Vi pregherei di motivarlo nei commenti.
- La signora del trucco (25%)
- Una ragazza che non si piace. O forse sono due? O nessuna? (50%)
- Una ragazza e un bambino (25%)

27/09/2018 at 23:37
Chiara!
Solo rileggendoti ho avuto la piena consapevolezza di quanto tu mi sia mancata 😀
Sono felice che ti sia fatta viva!
Ciao, a presto
19/09/2018 at 12:05
Mi mancavano molto le tue emozioni scritte.
Un delizioso finale, dallo spirito pendolare, l’ho apprezzato pienamente, nonostante la mia avversione per il duo Battisti-Mogol.
Spero di rileggerti, in ogni caso, ti auguro un mondo di cose belle 🙂
17/09/2018 at 06:46
Ciao Chiara.
Felice di leggere il tuo ritorno. Stiamo tornando in tanti.
Ho letto finalmente la tua risposta al mio vecchio commento e gli ultimi due episodi. Spero che questo significhi che inizierai presto un nuovo racconto?
Mi è piaciuto il nono episodio. Anche il decimo. L’unica cosa che ti faccio notare è l’assenza di una trama: che non è detto che sia un male.
Grazie e alla prossima.
13/09/2017 at 22:38
Ciao, Chiara!
Che capitolo meraviglioso! Ora capisco perché sentivo tanto la mancanza delle tue storie. Riesci ad esprimere i pensieri con dolcezza e ogni volta lanci messaggi profondi. Complimenti! ^__^
Anche se in minoranza, voto “energia e rock” e ti propongo una canzone che adoro di uno dei miei gruppi preferiti: “Highway to hell” degli AC/DC.
Un abbraccio. A presto! 🙂
31/08/2017 at 13:14
Ciao Chiara, mi dispiace tanto di essere arrivata solo ora, ma da un lato leggere tutti i capitoli in una volta mi è piaciuto molto, perché mi hai fatto immergere in un’atmosfera meravigliosa, fatta di sguardi e sorrisi.
Sai essere profonda e leggera al tempo stesso, e ogni tuo capitolo è pieno di significato.
Ho apprezzato moltissimo molti dei messaggi che hai dato, in particolare con questo capitolo 9 e con quello del bimbo meraviglioso.
Ero molto indecisa sulla scelta finale, ma mi ha fatto sorridere il POPolare, e ho optato per quello, seppure non mi venga in mente una particolare canzone da consigliarti e penso lascerò la scelta a te…☺️
Una frase che mi è piaciuta moltissimo è questa:
“le parole non possono uscire a comando e, a volte, dobbiamo ascoltare le nostre dita e seguirle fin dove ci conducono. Loro sanno quali sono i binari giusti.”
Davvero stupenda, mi ha fatto riflettere tanto.
Anche quando hai descritto le giornate sì e quelle no, nel capitolo del bimbo, mi hai colpito, perché a volte è proprio così.
Buona giornata, non vedo l’ora di leggere il finale!?
24/08/2017 at 22:58
Ciao Chiara, era da tempo che volevo leggere la tua storia e finalmente eccomi qui.
Mi piace tanto l’idea di proporre un frammento di vita quotidiana in ogni capitolo, brava davvero. Aspetto il finale 🙂
Ps: il mio preferito è stato il settimo capitolo, ma in ogni episodio ho trovato qualcosa di familiare.
A presto!
01/06/2017 at 03:48
Sono arrivato un pò tardi, al nono capitolo, ma complimenti sinceri! L’ho letto tutto di fila! e non posso far altro che concludere con ENERGIA E ROCK!
08/05/2017 at 19:33
Semplicità, quindi POPolare italiano 😉
Ciao Chiara, felice che tu abbia ripreso a scrivere questo racconto e, nel caso non l’avessi fatto, complimenti per la copertina.
Un abbraccio
12/03/2017 at 14:54
Avrei detto qualcosa di POPolare, ma anche la musica classica va bene. 🙂
11/03/2017 at 23:51
Ciao,
capacità descrittiva e immersiva notevole, dopo questi capitoli mi sembra di aver viaggiato pure io negli ultimi 30 minuti hahaha.
energia e rock, ma vedo che sono in minoranza purtroppo.
a presto,
Istinto
15/03/2017 at 09:41
Ciao,
Che meraviglia avere un nuovo lettore, grazie! E grazie soprattutto perché è molto raro che qui qualcuno decida di spararsi le storie che sono già avanzate di più di 4 capitoli. E poi ti ringrazio anche per le tue parole, perché sembra che il mio obiettivo sia stato raggiunto, se sei riuscito a viaggiare con me 🙂
Chissà che non vinca comunque la tua opzione.
A presto!
07/03/2017 at 12:51
Temo di non avere speranza perchè mi sono buttata sul popolare italiano….
sono contenta che tu sia tornata, anche se per poco, ma conto di leggerti ancora, Chiara. Perchè è un piacere leggere buone penne e privarsene è sempre un piccolo dolore. In quanto a questo viaggio devo ammettere che è stato bellissimo, come gli altri viaggi fatti episodio dopo episodio, certo, ma stavolta con una coscienza diversa, ancora più toccante.
Al gran finale! 😉
10/03/2017 at 11:01
La speranza è l’ultima a morire… E perché mai dovrebbe essere scarsa col popolare italiano? 😉
Grazie mille, AmoMarta. Mi hai fatto un complimento enorme dandomi – proprio tu! – della “buona penna” e dicendomi che hai apprezzato questo episodio. Grazie grazie.
Al gran finale! 😀
06/03/2017 at 15:29
Ciao! 😀
Bentornata, Chiara! Accidenti, che bello questo racconto! Poche battute, un incontro tra mondi diversi, un piccolo gesto che va dritto al cuore del lettore. Complimenti! ^-^
Per l’ultimo capitolo voto eleganza e musica classica.
Alla prossima!
10/03/2017 at 10:59
Ciao Mika!! 😀 Grazie, e bentornata qui anche a te. Sei in fase di scrittura, vero? Aspetto il prossimo episodio… Ci avviciniamo alla fine di entrambi i nostri racconti.
A presto!
26/04/2017 at 09:42
Mi sono resa conto che nessuno di voi ha specificato una traccia in particolare, e a me servirebbe tantissimo un po’ di ispirazione musicale per questo ultimo capitolo. Quindi, visto anche che il tuo capitolo 8 era finito con la scelta fra tre tracce, ti chiedo che cosa vorresti sentire 🙂
E poi… Mika, dove sei finita?! “Il Sigillo del Demone” attende :*
06/03/2017 at 08:23
Ciao Chiara
in poche righe, sei riuscita i a catturare un momento di vita, carico di sentimento e emozioni.
Brava.
PS curiosa l’immagina capovolta del profilo, alla maniera “Baselitziana”.
10/03/2017 at 10:50
Maria, ti ringrazio moltissimo per essere passata pur dopo la mia lunga assenza, e per le tue parole! 🙂
Per il PS, quella è l’immagine che ho avuto fin dall’inizio dell’iscrizione sul sito. In realtà Baselitz non è stato la mia fonte d’ispirazione, semplicemente perché quella foto è stata scattata davvero al contrario 😀 E in uno dei posti che più ho amato al mondo.